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3,341
•
Aggiornato Mar 18, 2026
•
Aurora Prestanicola
@auriraaa
Il Barocco rappresenta un'epoca di grandi trasformazioni nella storia europea... Mostra di più











La guerra dei Trent'anni (1618-1648) ha rimodellato completamente l'Europa, con Francia, Olanda e Inghilterra che emergono come potenze dominanti mentre la Spagna inizia il suo declino. In questo periodo, Luigi XIV in Francia rappresenta il modello dell'assolutismo monarchico, organizzando lo Stato con l'aiuto di Richelieu e Mazarino.
Le divisioni religiose hanno frammentato l'Europa: il Nord prevalentemente protestante e il Sud cattolico, con frequenti scontri interni come il massacro degli ugonotti nella notte di San Bartolomeo e le persecuzioni dei puritani in Inghilterra.
L'Italia vive un periodo di debolezza politica, con Milano e Napoli sotto il dominio spagnolo e le repubbliche marinare di Genova e Venezia in declino. Il papato cerca di rafforzare la propria posizione come difensore del cattolicesimo.
Ti servirà sapere! Il colonialismo, avviato dalle scoperte geografiche del secolo precedente, ha spostato le principali rotte commerciali dall'Italia all'Atlantico, causando una significativa decadenza dell'economia italiana.
Sul piano culturale, la figura del cortigiano si trasforma in quella del segretario del principe, sviluppando competenze amministrative e diplomatiche. L'immagine del potere viene affidata sempre più ad artisti e architetti, mentre si diffondono opere encomiastiche che sacrificano l'indipendenza di pensiero in cambio di una posizione stabile a corte.
Il Concilio di Trento, nato per trovare una mediazione con i protestanti, si concluse invece con posizioni intransigenti della Chiesa cattolica contro ogni forma di rinnovamento. Questo portò alla condanna di importanti pensatori come Galileo Galilei, Giordano Bruno e Tommaso Campanella.

Roma, capitale del papato, diventa promotrice di importanti iniziative artistico-culturali con l'avvento del barocco. Nell'editoria si affermano soprattutto opere devozionali e di evasione, riflettendo i gusti e le esigenze del pubblico dell'epoca.
Le accademie assumono un ruolo fondamentale nella cultura barocca. Le più importanti sono l'Accademia della Crusca a Firenze (1585), che difendeva la tradizione della lingua italiana, e l'Accademia dell'Arcadia a Roma (1690). A Venezia, l'Accademia degli Incogniti raccoglieva intellettuali dalle idee anticonformistiche. In ambito scientifico spiccano l'Accademia dei Lincei, di cui era socio Galileo Galilei, e l'Accademia del Cimento fondata dai suoi allievi.
Il Seicento è ricordato come il secolo della rivoluzione scientifica. Le discipline come matematica, astronomia, chimica e fisica si arricchiscono di nuovi metodi d'indagine e strumenti sempre più sofisticati. Galileo Galilei contribuisce al perfezionamento del microscopio, del cannocchiale e successivamente anche del barometro e del termometro.
Curiosità! Il termine "barocco" probabilmente deriva dal portoghese "barocco", che indica un tipo di perla dalla forma irregolare, simbolo perfetto dell'estetica non lineare e sorprendente di questo movimento.
L'astronomia raggiunge risultati straordinari grazie a Isaac Newton, Giovanni Keplero e Galileo Galilei. Parallelamente si sviluppa una nuova riflessione filosofica legata all'epistemologia, cioè alla filosofia della scienza.
Nel Barocco letterario è frequente l'uso di metafore e concetti che mirano a suscitare emozioni sorprendenti. Giovan Battista Marino, con il suo poema "l'Adone", diventa il caposcuola di questa tendenza. Il barocco rappresenta una nuova visione del mondo che rifiuta il principio rinascimentale dell'imitazione, proponendo invece una continua ricerca di originalità e meraviglia.

La lirica barocca si caratterizza per il suo spirito anticlassicista, che rifiuta l'omogeneità dei canzonieri petrarcheschi preferendo la frammentarietà e le tematiche slegate tra loro. Non c'è più il tentativo di costruire una storia organica dei propri sentimenti, ma prevale la varietà e la sorpresa.
Giovan Battista Marino è il principale esponente della lirica barocca in Italia. Con la sua raccolta "La lira", inaugura un nuovo modo di fare poesia che si distacca completamente dalla tradizione petrarchesca. La sua poesia è caratterizzata da un linguaggio ricco di metafore, iperboli e concetti che mirano a creare effetti di stupore.
I marinisti, seguaci di Marino, intensificano ulteriormente l'uso di immagini poetiche e giochi di parole per indagare aspetti unici della realtà. La loro poetica è fondata sulla "ricerca della meraviglia", ottenuta attraverso l'uso di linguaggio metaforico e figure retoriche come ossimori, iperboli e antitesi.
Attenzione! La rappresentazione della donna nella lirica barocca è radicalmente diversa da quella petrarchesca: non più sublimazione dell'ideale femminile, ma "dissezione anatomica" della sua fisicità. Anche i difetti fisici e le imperfezioni diventano oggetto di trasfigurazione poetica.
In Europa, si distinguono le poesie di William Shakespeare in Inghilterra e quelle di Luis de Góngora in Spagna, che portano avanti, ciascuno a suo modo, le istanze del gusto barocco.
In controtendenza rispetto alla moda barocca sono invece Gabriello Chiabrera, che cerca ritmi più composti e tradizionali, e Tommaso Campanella, le cui poesie riflettono una durezza espressiva legata alla sua personale sofferenza.
Il poema mitologico "L'Adone" di Marino rappresenta l'esempio più significativo del gusto barocco in Italia. Quest'opera sostituisce ai temi della guerra quelli dell'amore e del piacere, in contrasto con la tradizione epica precedente. Alessandro Tassoni, con "La secchia rapita", crea invece un poema eroicomico che irride i valori eroici ormai stereotipati.

Nato a Napoli nel 1569, Giovan Battista Marino ebbe una vita movimentata che lo portò a spostarsi tra diverse corti italiane e francesi. Fu costretto ad abbandonare la sua città natale per aver falsificato documenti, soggiornando poi a Roma, Ravenna e Torino.
A Torino, alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia, entrò in conflitto con il poeta Gaspare Murtola, dando vita a uno scambio di invettive poetiche raccolte nelle "fischiate" di Murtoleide e nelle "risate" di Marineide. Nel 1611 trascorse alcuni mesi in carcere per motivi non del tutto chiari.
Nel 1615 si trasferì a Parigi, dove ottenne grande successo. In Francia si dedicò alla revisione e pubblicazione della maggior parte delle sue opere, tra cui il poema "L'Adone", le "Dicerie sacre", "La Sampogna" e "La galeria". Tornò infine in Italia, morendo a Napoli nel 1625.
Lo sapevi? "L'Adone" è un poema monumentale composto da 20 libri e ben 5.033 ottave, una delle opere più vaste della letteratura italiana.
Marino è considerato il principale diffusore del gusto barocco nella letteratura italiana, fondato sulla "poetica della meraviglia". Il suo obiettivo era esprimere attraverso la poesia i molteplici aspetti del reale, suscitando stupore e sorpresa nel pubblico.
Se "La lira" appartiene solo parzialmente alla poesia barocca, "La galeria" rappresenta pienamente il nuovo gusto. Il titolo stesso allude alla catalogazione enciclopedica del reale, mentre le prose dell'autore sono ricche di analogie, assonanze e simmetrie tipicamente barocche.
La vera novità dell'"Adone" sta nella sostituzione del tema della guerra con quello dell'amore, in un'atmosfera di voluttuoso abbandono ed edonismo. Il racconto è ricco di digressioni ed eleganti descrizioni, rifiutando completamente le caratteristiche tradizionali dell'epica.

Nel Seicento i modelli dell'Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata continuano ad essere molto popolari, tanto da generare un acceso dibattito su quale delle due opere fosse superiore. Galileo, ad esempio, si espresse a favore dell'Orlando Furioso.
In questo periodo si diffondono anche numerose continuazioni del poema tassiano, come la "Roccella espugnata" o la "Crociera acquistata" di Bracciolini, anche se in questi testi inizia a risultare evidente l'esaurirsi della materia epica tradizionale.
L'Adone di Marino rappresenta una svolta decisiva: riprende dalla Gerusalemme Liberata l'elemento erotico (il giardino incantato di Armida) ma lo trasforma nel tema centrale dell'opera. La vera novità risiede nella sostituzione del tema della guerra con quello dell'amore, tanto che il critico Scipione Errico definirà l'opera un "poema amatorio".
Approfondimento! Marino concepisce il suo "Adone" non come un'imitazione dei poeti precedenti, ma come un tentativo di emulazione e superamento. Tra i modelli antichi, si ispira particolarmente a Ovidio.
Alessandro Tassoni, con "La secchia rapita", segue invece un'altra strada: sottopone le caratteristiche del poema epico a un processo di deformazione parodica, negando la possibilità di credere ancora nei valori della tradizione eroica. Il suo stile comico trasforma il racconto in un travestimento farsesco della materia epica.
"L'Adone" fu pubblicato nel 1623, negli ultimi anni di vita di Marino, e ottenne un successo non solo italiano ma anche internazionale. L'opera fu stampata a Parigi con il sussidio di Luigi XIII e con una prefazione del famoso letterato francese Jean Chapelain, che la definisce un "poema di pace", destinato a una società aristocratica stanca delle continue guerre europee.

Ne "L'Adone", Marino non è particolarmente attento all'unità dell'azione; anzi, l'azione è quasi inesistente. Il racconto ruota intorno all'amore di Venere per il bellissimo Adone e alla morte del giovane, ucciso da un cinghiale aizzato da Marte per gelosia.
Su questo nucleo mitologico si innestano numerosi racconti e digressioni che costituiscono narrazioni di altre vicende mitologiche o descrizioni di realtà raffinate e sensuose. La trama segue le avventure di Adone che, dopo essere stato accolto da Venere nel Giardino del piacere, vive con lei un idillio amoroso, per poi affrontare una serie di peripezie quando Marte, geloso, lo costringe ad allontanarsi.
Il poema contiene due significati principali:
Concetto chiave! Ne "L'Adone" il rapporto tra natura e cultura è risolto in modo armonico, superando il conflitto presente nell'Aminta del Tasso. La conciliazione tra questi due elementi si esprime nei giardini del piacere di Venere e di Adone.
Diverso è l'approccio di Miguel de Cervantes che, con il suo Don Chisciotte, apre le porte al romanzo moderno. Scritto in prosa anziché in versi, il Don Chisciotte si inserisce nella polemica contro il genere cavalleresco, ma va oltre, proponendo una visione alternativa della realtà e nuove prospettive di conoscenza.
La follia di Don Chisciotte rappresenta un valore positivo capace di mettere in discussione l'eredità del passato, mentre il rapporto tra il protagonista e il suo scudiero Sancho Panza evidenzia le ambiguità e le contraddizioni nel rapporto tra apparenza e realtà.

Miguel de Cervantes (1547-1616) ebbe una vita avventurosa e difficile. Nato in Spagna, si trasferì in Italia a vent'anni per evitare una condanna. Intraprese poi la carriera militare, partecipando alla battaglia di Lepanto dove perse l'uso della mano sinistra. Fu anche catturato da pirati turchi e venduto come schiavo, rimanendo in cattività per cinque anni prima di essere riscattato.
Tornato in Spagna, fu incarcerato diverse volte, e probabilmente fu proprio durante un periodo di prigionia a Siviglia che maturò l'idea del Don Chisciotte. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Madrid, dove morì nel 1616, lo stesso anno della morte di Shakespeare.
Il Don Chisciotte fu pubblicato in due parti: la prima nel 1605, intitolata "L'ingegnoso cavaliere Don Chisciotte della Mancia", e la seconda nel 1615, chiamata "Seconda parte dell'ingegnoso cavaliere Don Chisciotte della Mancia". Da notare il cambiamento del titolo spagnolo da "Hidalgo" (nobile di rango inferiore) a "Cavallero" (cavaliere), che indica una promozione onorifica del protagonista.
Curiosità letteraria! Nel 1614, un anno prima dell'uscita della seconda parte ufficiale, fu pubblicata una continuazione apocrifa dell'opera da parte di Alonso Fernández de Avellaneda. Cervantes si riferisce ironicamente a questo falso nella sua seconda parte, creando un gioco sulla veridicità dei fatti narrati.
La struttura narrativa del Don Chisciotte è particolarmente complessa. Nel prologo della prima parte, il narratore afferma di essere solo il "patrigno" e non il "padre" dell'opera. Nel nono capitolo, rivela che la storia è rimasta incompleta e che solo il ritrovamento di un manoscritto dello storico arabo Cide Hamete Benengeli ha permesso di proseguirla. Questo gioco di narratori fa del Don Chisciotte un vero e proprio metaromanzo, un romanzo che riflette sul modo in cui si costruisce un romanzo.

Il Don Chisciotte rappresenta una rivoluzione nella storia della letteratura: è considerato il primo romanzo moderno e inaugura un nuovo genere letterario che nasce dalla dissoluzione del classicismo e dal rifiuto delle regole dell'epos.
Nel prologo della prima parte, Cervantes espone le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere quest'opera, manifestando il suo distacco dalla tradizione e il rifiuto del principio rinascimentale dell'imitazione. La trama segue le avventure di un gentiluomo decaduto della regione spagnola della Mancia che, dopo aver letto troppi romanzi cavallereschi, impazzisce e decide di farsi cavaliere errante.
Alla base della narrazione c'è la trasfigurazione della realtà causata dalla fantasia allucinata di Don Chisciotte, la cui immaginazione crea una realtà inesistente: scambia mulini a vento per giganti, pecore per eserciti nemici. Il suo "doppio", Sancho Panza, cerca di riportarlo alla realtà pur continuando a credere nelle sue promesse.
Concetto fondamentale! Don Chisciotte è una figura complessa che porta avanti nobili ideali in un mondo che non li comprende più. Il suo comportamento anacronistico evidenzia l'incompatibilità tra i suoi valori ideali e una realtà priva di alti principi.
La prima parte si conclude con il ritorno a casa dell'eroe. Nella seconda parte, dopo ulteriori avventure, Sancho ottiene il governo dell'isola di Barataria, e alla fine Don Chisciotte torna definitivamente a casa dove, prima di morire, detta il suo testamento.
L'ironia è fondamentale nel romanzo e porta avanti il racconto su due registri: quello della verità e quello della finzione. Le folli imprese di Don Chisciotte vengono paradossalmente definite come una "veridica storia" o "fatti perfettamente veri".
Il Don Chisciotte è caratterizzato anche da una struttura stratificata con numerose digressioni e racconti nel racconto, come la novella "L'indagatore indiscreto" o "La storia del prigioniero". Questa struttura irregolare e anticonformistica rifiuta schemi e modelli precedenti, presentando al lettore situazioni strane e paradossali.

Nel Cinquecento era ancora diffusa la narrativa cavalleresca, con l'Orlando Furioso di Ariosto al centro dell'attenzione. Sia in Ariosto che in Cervantes c'è la consapevolezza che i valori cavallereschi siano ormai tramontati, causando la follia dei rispettivi protagonisti, ma con approcci diversi: Ariosto mantiene un distacco ironico senza rifiutare completamente le fantasie cavalleresche, mentre Cervantes crea una parodia che mette in crisi tutto il sistema di valori cavallereschi.
Il Don Chisciotte è considerato un esempio perfetto di "romanzo carnevalesco" secondo la definizione di Bachtin. Don Chisciotte e Sancho Panza formano una coppia di "figure accoppiate, scelte per contrasto": Don Chisciotte vive in una dimensione ideale, Sancho è completamente immerso nella realtà materiale. Anche fisicamente rappresentano un contrasto: il primo è allampanato, il secondo tozzo.
Aspetto interessante! Nel romanzo, le prospettive mutano continuamente, creando una visione aperta e multiforme della realtà. I personaggi non rimangono statici ma evolvono: Don Chisciotte alla fine recupera la ragione, mentre Sancho Panza impara a governare autonomamente.
La presenza di diversi punti di vista conferisce all'opera un carattere polifonico, che si articola su diversi livelli di stile a seconda dei personaggi. La compresenza di elementi comici e seri è una caratteristica tipicamente carnevalesca.
Un aspetto linguistico peculiare del romanzo è la polionomasia: nell'incipit, Cervantes utilizza tre nomi diversi per il protagonista. Questo bisogno di Don Chisciotte di rinominare le cose deriva dalla sovrapposizione tra la sua identità sociale e quella surreale, da cui nasce la sua follia.
Il Don Chisciotte è quindi un'opera rivoluzionaria che, partendo dalla parodia della letteratura cavalleresca, introduce le future prospettive del romanzo moderno, caratterizzate da complessità psicologica, pluralità di punti di vista e ricchezza stilistica.

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Il Seicento è ricordato come il secolo della rivoluzione scientifica. Le discipline come matematica, astronomia, chimica e fisica si arricchiscono di nuovi metodi d'indagine e strumenti sempre più sofisticati. Galileo Galilei contribuisce al perfezionamento del microscopio, del cannocchiale e successivamente anche del barometro e del termometro.
Curiosità! Il termine "barocco" probabilmente deriva dal portoghese "barocco", che indica un tipo di perla dalla forma irregolare, simbolo perfetto dell'estetica non lineare e sorprendente di questo movimento.
L'astronomia raggiunge risultati straordinari grazie a Isaac Newton, Giovanni Keplero e Galileo Galilei. Parallelamente si sviluppa una nuova riflessione filosofica legata all'epistemologia, cioè alla filosofia della scienza.
Nel Barocco letterario è frequente l'uso di metafore e concetti che mirano a suscitare emozioni sorprendenti. Giovan Battista Marino, con il suo poema "l'Adone", diventa il caposcuola di questa tendenza. Il barocco rappresenta una nuova visione del mondo che rifiuta il principio rinascimentale dell'imitazione, proponendo invece una continua ricerca di originalità e meraviglia.

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La lirica barocca si caratterizza per il suo spirito anticlassicista, che rifiuta l'omogeneità dei canzonieri petrarcheschi preferendo la frammentarietà e le tematiche slegate tra loro. Non c'è più il tentativo di costruire una storia organica dei propri sentimenti, ma prevale la varietà e la sorpresa.
Giovan Battista Marino è il principale esponente della lirica barocca in Italia. Con la sua raccolta "La lira", inaugura un nuovo modo di fare poesia che si distacca completamente dalla tradizione petrarchesca. La sua poesia è caratterizzata da un linguaggio ricco di metafore, iperboli e concetti che mirano a creare effetti di stupore.
I marinisti, seguaci di Marino, intensificano ulteriormente l'uso di immagini poetiche e giochi di parole per indagare aspetti unici della realtà. La loro poetica è fondata sulla "ricerca della meraviglia", ottenuta attraverso l'uso di linguaggio metaforico e figure retoriche come ossimori, iperboli e antitesi.
Attenzione! La rappresentazione della donna nella lirica barocca è radicalmente diversa da quella petrarchesca: non più sublimazione dell'ideale femminile, ma "dissezione anatomica" della sua fisicità. Anche i difetti fisici e le imperfezioni diventano oggetto di trasfigurazione poetica.
In Europa, si distinguono le poesie di William Shakespeare in Inghilterra e quelle di Luis de Góngora in Spagna, che portano avanti, ciascuno a suo modo, le istanze del gusto barocco.
In controtendenza rispetto alla moda barocca sono invece Gabriello Chiabrera, che cerca ritmi più composti e tradizionali, e Tommaso Campanella, le cui poesie riflettono una durezza espressiva legata alla sua personale sofferenza.
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A Torino, alla corte di Carlo Emanuele I di Savoia, entrò in conflitto con il poeta Gaspare Murtola, dando vita a uno scambio di invettive poetiche raccolte nelle "fischiate" di Murtoleide e nelle "risate" di Marineide. Nel 1611 trascorse alcuni mesi in carcere per motivi non del tutto chiari.
Nel 1615 si trasferì a Parigi, dove ottenne grande successo. In Francia si dedicò alla revisione e pubblicazione della maggior parte delle sue opere, tra cui il poema "L'Adone", le "Dicerie sacre", "La Sampogna" e "La galeria". Tornò infine in Italia, morendo a Napoli nel 1625.
Lo sapevi? "L'Adone" è un poema monumentale composto da 20 libri e ben 5.033 ottave, una delle opere più vaste della letteratura italiana.
Marino è considerato il principale diffusore del gusto barocco nella letteratura italiana, fondato sulla "poetica della meraviglia". Il suo obiettivo era esprimere attraverso la poesia i molteplici aspetti del reale, suscitando stupore e sorpresa nel pubblico.
Se "La lira" appartiene solo parzialmente alla poesia barocca, "La galeria" rappresenta pienamente il nuovo gusto. Il titolo stesso allude alla catalogazione enciclopedica del reale, mentre le prose dell'autore sono ricche di analogie, assonanze e simmetrie tipicamente barocche.
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Nel Seicento i modelli dell'Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata continuano ad essere molto popolari, tanto da generare un acceso dibattito su quale delle due opere fosse superiore. Galileo, ad esempio, si espresse a favore dell'Orlando Furioso.
In questo periodo si diffondono anche numerose continuazioni del poema tassiano, come la "Roccella espugnata" o la "Crociera acquistata" di Bracciolini, anche se in questi testi inizia a risultare evidente l'esaurirsi della materia epica tradizionale.
L'Adone di Marino rappresenta una svolta decisiva: riprende dalla Gerusalemme Liberata l'elemento erotico (il giardino incantato di Armida) ma lo trasforma nel tema centrale dell'opera. La vera novità risiede nella sostituzione del tema della guerra con quello dell'amore, tanto che il critico Scipione Errico definirà l'opera un "poema amatorio".
Approfondimento! Marino concepisce il suo "Adone" non come un'imitazione dei poeti precedenti, ma come un tentativo di emulazione e superamento. Tra i modelli antichi, si ispira particolarmente a Ovidio.
Alessandro Tassoni, con "La secchia rapita", segue invece un'altra strada: sottopone le caratteristiche del poema epico a un processo di deformazione parodica, negando la possibilità di credere ancora nei valori della tradizione eroica. Il suo stile comico trasforma il racconto in un travestimento farsesco della materia epica.
"L'Adone" fu pubblicato nel 1623, negli ultimi anni di vita di Marino, e ottenne un successo non solo italiano ma anche internazionale. L'opera fu stampata a Parigi con il sussidio di Luigi XIII e con una prefazione del famoso letterato francese Jean Chapelain, che la definisce un "poema di pace", destinato a una società aristocratica stanca delle continue guerre europee.

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Ne "L'Adone", Marino non è particolarmente attento all'unità dell'azione; anzi, l'azione è quasi inesistente. Il racconto ruota intorno all'amore di Venere per il bellissimo Adone e alla morte del giovane, ucciso da un cinghiale aizzato da Marte per gelosia.
Su questo nucleo mitologico si innestano numerosi racconti e digressioni che costituiscono narrazioni di altre vicende mitologiche o descrizioni di realtà raffinate e sensuose. La trama segue le avventure di Adone che, dopo essere stato accolto da Venere nel Giardino del piacere, vive con lei un idillio amoroso, per poi affrontare una serie di peripezie quando Marte, geloso, lo costringe ad allontanarsi.
Il poema contiene due significati principali:
Concetto chiave! Ne "L'Adone" il rapporto tra natura e cultura è risolto in modo armonico, superando il conflitto presente nell'Aminta del Tasso. La conciliazione tra questi due elementi si esprime nei giardini del piacere di Venere e di Adone.
Diverso è l'approccio di Miguel de Cervantes che, con il suo Don Chisciotte, apre le porte al romanzo moderno. Scritto in prosa anziché in versi, il Don Chisciotte si inserisce nella polemica contro il genere cavalleresco, ma va oltre, proponendo una visione alternativa della realtà e nuove prospettive di conoscenza.
La follia di Don Chisciotte rappresenta un valore positivo capace di mettere in discussione l'eredità del passato, mentre il rapporto tra il protagonista e il suo scudiero Sancho Panza evidenzia le ambiguità e le contraddizioni nel rapporto tra apparenza e realtà.

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Miguel de Cervantes (1547-1616) ebbe una vita avventurosa e difficile. Nato in Spagna, si trasferì in Italia a vent'anni per evitare una condanna. Intraprese poi la carriera militare, partecipando alla battaglia di Lepanto dove perse l'uso della mano sinistra. Fu anche catturato da pirati turchi e venduto come schiavo, rimanendo in cattività per cinque anni prima di essere riscattato.
Tornato in Spagna, fu incarcerato diverse volte, e probabilmente fu proprio durante un periodo di prigionia a Siviglia che maturò l'idea del Don Chisciotte. Trascorse gli ultimi anni della sua vita a Madrid, dove morì nel 1616, lo stesso anno della morte di Shakespeare.
Il Don Chisciotte fu pubblicato in due parti: la prima nel 1605, intitolata "L'ingegnoso cavaliere Don Chisciotte della Mancia", e la seconda nel 1615, chiamata "Seconda parte dell'ingegnoso cavaliere Don Chisciotte della Mancia". Da notare il cambiamento del titolo spagnolo da "Hidalgo" (nobile di rango inferiore) a "Cavallero" (cavaliere), che indica una promozione onorifica del protagonista.
Curiosità letteraria! Nel 1614, un anno prima dell'uscita della seconda parte ufficiale, fu pubblicata una continuazione apocrifa dell'opera da parte di Alonso Fernández de Avellaneda. Cervantes si riferisce ironicamente a questo falso nella sua seconda parte, creando un gioco sulla veridicità dei fatti narrati.
La struttura narrativa del Don Chisciotte è particolarmente complessa. Nel prologo della prima parte, il narratore afferma di essere solo il "patrigno" e non il "padre" dell'opera. Nel nono capitolo, rivela che la storia è rimasta incompleta e che solo il ritrovamento di un manoscritto dello storico arabo Cide Hamete Benengeli ha permesso di proseguirla. Questo gioco di narratori fa del Don Chisciotte un vero e proprio metaromanzo, un romanzo che riflette sul modo in cui si costruisce un romanzo.

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Il Don Chisciotte rappresenta una rivoluzione nella storia della letteratura: è considerato il primo romanzo moderno e inaugura un nuovo genere letterario che nasce dalla dissoluzione del classicismo e dal rifiuto delle regole dell'epos.
Nel prologo della prima parte, Cervantes espone le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere quest'opera, manifestando il suo distacco dalla tradizione e il rifiuto del principio rinascimentale dell'imitazione. La trama segue le avventure di un gentiluomo decaduto della regione spagnola della Mancia che, dopo aver letto troppi romanzi cavallereschi, impazzisce e decide di farsi cavaliere errante.
Alla base della narrazione c'è la trasfigurazione della realtà causata dalla fantasia allucinata di Don Chisciotte, la cui immaginazione crea una realtà inesistente: scambia mulini a vento per giganti, pecore per eserciti nemici. Il suo "doppio", Sancho Panza, cerca di riportarlo alla realtà pur continuando a credere nelle sue promesse.
Concetto fondamentale! Don Chisciotte è una figura complessa che porta avanti nobili ideali in un mondo che non li comprende più. Il suo comportamento anacronistico evidenzia l'incompatibilità tra i suoi valori ideali e una realtà priva di alti principi.
La prima parte si conclude con il ritorno a casa dell'eroe. Nella seconda parte, dopo ulteriori avventure, Sancho ottiene il governo dell'isola di Barataria, e alla fine Don Chisciotte torna definitivamente a casa dove, prima di morire, detta il suo testamento.
L'ironia è fondamentale nel romanzo e porta avanti il racconto su due registri: quello della verità e quello della finzione. Le folli imprese di Don Chisciotte vengono paradossalmente definite come una "veridica storia" o "fatti perfettamente veri".
Il Don Chisciotte è caratterizzato anche da una struttura stratificata con numerose digressioni e racconti nel racconto, come la novella "L'indagatore indiscreto" o "La storia del prigioniero". Questa struttura irregolare e anticonformistica rifiuta schemi e modelli precedenti, presentando al lettore situazioni strane e paradossali.

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Nel Cinquecento era ancora diffusa la narrativa cavalleresca, con l'Orlando Furioso di Ariosto al centro dell'attenzione. Sia in Ariosto che in Cervantes c'è la consapevolezza che i valori cavallereschi siano ormai tramontati, causando la follia dei rispettivi protagonisti, ma con approcci diversi: Ariosto mantiene un distacco ironico senza rifiutare completamente le fantasie cavalleresche, mentre Cervantes crea una parodia che mette in crisi tutto il sistema di valori cavallereschi.
Il Don Chisciotte è considerato un esempio perfetto di "romanzo carnevalesco" secondo la definizione di Bachtin. Don Chisciotte e Sancho Panza formano una coppia di "figure accoppiate, scelte per contrasto": Don Chisciotte vive in una dimensione ideale, Sancho è completamente immerso nella realtà materiale. Anche fisicamente rappresentano un contrasto: il primo è allampanato, il secondo tozzo.
Aspetto interessante! Nel romanzo, le prospettive mutano continuamente, creando una visione aperta e multiforme della realtà. I personaggi non rimangono statici ma evolvono: Don Chisciotte alla fine recupera la ragione, mentre Sancho Panza impara a governare autonomamente.
La presenza di diversi punti di vista conferisce all'opera un carattere polifonico, che si articola su diversi livelli di stile a seconda dei personaggi. La compresenza di elementi comici e seri è una caratteristica tipicamente carnevalesca.
Un aspetto linguistico peculiare del romanzo è la polionomasia: nell'incipit, Cervantes utilizza tre nomi diversi per il protagonista. Questo bisogno di Don Chisciotte di rinominare le cose deriva dalla sovrapposizione tra la sua identità sociale e quella surreale, da cui nasce la sua follia.
Il Don Chisciotte è quindi un'opera rivoluzionaria che, partendo dalla parodia della letteratura cavalleresca, introduce le future prospettive del romanzo moderno, caratterizzate da complessità psicologica, pluralità di punti di vista e ricchezza stilistica.

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Appunti sul Barocco in Italia ed Europa, sia sulla produzione letteraria (artisti visti: Galileo Galilei e Gianbattista Marino) che su quella teatrale (artista visto: Shakespeare).
Dal neoclassicismo al romanticismo
letteratura europea e italiana
(Manierismo, Barocco, Rococò, la condizione degli intellettuali e l'organizzazione della cultura, l'estetica e le poetiche, il sistema dei generi letterari e il pubblico)
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