La Satira nel Rinascimento e Ariosto
Pensate alla satira come a una forma di poesia che per i romani e i rinascimentali era considerata arte vera e propria. Ariosto si ispira direttamente alle satire di Orazio, creando un genere chiamato "satura" (che significa "piena") perché ricco di argomenti diversi.
Le sue sette satire sono scritte come epistole in versi, usando endecasillabi e terzine dantesche con un linguaggio volutamente rozzo e popolare. A differenza delle satire antiche di Lucilio, Persio e Giovenale - che erano cattive e crudeli - Ariosto adotta un tono più costruttivo e autoironico.
Il poeta si presenta come un uomo pieno di difetti, umile e senza pretese, che preferisce la povertà alla schiavitù. Questa scelta stilistica rende le sue critiche più efficaci e meno aggressive.
Curiosità: La Prima Satira del 1517 è indirizzata formalmente ai fratelli Alessandro Ariosto e Ludovico da Bagno, ma il vero destinatario è Ippolito d'Este, che voleva portare Ariosto in Ungheria per ottenere una sede vescovile.



