La battaglia tra classici e romantici in Italia
La discussione tra classici e romantici esplode nel 1816 con l'articolo di Madame de Staël "Sulla materia e utilità delle traduzioni". I classicisti rispondono polemicamente, mentre i romantici appoggiano le idee della scrittrice francese.
Le differenze sono nette: i classici sostengono l'eternità del bello, l'imitazione degli antichi, si rivolgono a un pubblico elitario e usano una lingua aulica. I romantici invece credono nel bello storico, nell'originalità, si rivolgono al "popolo" (la borghesia) e vogliono una lingua comune.
Sul piano teatrale, i classici rispettano le unità aristoteliche (tempo, luogo, azione), mentre i romantici le rifiutano per dare più libertà espressiva. I temi si dividono tra mitologia antica (classici) e cristianesimo e attualità (romantici).
Dal punto di vista sociale, nell'età del Risorgimento troviamo ancora scrittori aristocratici come Manzoni e Leopardi (entrambi conti), ma spesso acquisiscono una mentalità borghese. Manzoni, pur essendo nobile, si comporta da imprenditore e investe nell'editoria.
💡 Punto chiave: Il dibattito non è solo estetico ma politico - i romantici vogliono creare una cultura nazionale per unificare l'Italia!