"Adelchi": il capolavoro teatrale
Se "Il Conte di Carmagnola" aveva fatto scalpore, "Adelchi" (1821) rappresenta la maturità teatrale di Manzoni. Ambientata nell'VIII secolo, racconta lo scontro tra Longobardi e Franchi per il controllo dell'Italia.
La storia inizia con Ermengarda, principessa ripudiata da Carlo Magno, che si rifugia presso re Desiderio (padre di Adelchi). Non cerca vendetta - vuole solo ritirarsi in convento dalla sorella Ansberga. Intanto Carlo Magno accusa Desiderio di aver occupato territori della Chiesa in Emilia-Romagna.
Scoppia la guerra. Carlo Magno sta per ritirarsi quando un traditore longobardo (invenzione di Manzoni) gli rivela la strada per aggirare l'esercito nemico. I Longobardi vengono presi alle spalle e sconfitti. Desiderio e Adelchi si rifugiano rispettivamente a Verona e Pavia, ma senza rifornimenti sono spacciati.
Il quarto atto è struggente: Ermengarda muore in convento. Chiede di Carlo Magno per perdonarlo e vuole essere tumulata nella tomba reale ad Aquisgrana. Ansberga le rivela che lui si è risposato e non riprenderà nemmeno la sua salma. Ermengarda perdona ugualmente e muore senza rancore.
Nell'ultimo atto Adelchi tenta di scappare per ricongiungersi al padre, ma viene catturato e ferito. Portato da Carlo Magno, lo perdona e chiede solo di risparmiare il padre, poi muore davanti ai suoi occhi.
Significato profondo: Manzoni modifica la storia vera (Adelchi in realtà scappa a Costantinopoli) per il "vero morale". Ermengarda e Adelchi muoiono da innocenti perdonando i loro assassini - il loro prototipo è Gesù sulla croce.
La tragedia rompe ancora le unità aristoteliche (si svolge in due anni) ma per servire una verità più alta: il perdono cristiano come unica risposta alla violenza del potere.