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10 gen 2026

17 pagine

Alessandro Manzoni e l'Analisi de I Promessi Sposi

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Alessandra Toma

@alsndrr

Alessandro Manzoni è una figura chiave della letteratura italiana dell'Ottocento... Mostra di più

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# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

La vita e la formazione di Manzoni

Hai mai pensato a come un'infanzia difficile possa forgiare uno dei più grandi scrittori italiani? Alessandro Manzoni nasce nel 1785 da una famiglia nobile, ma con un segreto: probabilmente suo vero padre era Giovanni Verri, amante di sua madre Giulia Beccaria.

A sei anni viene spedito in collegio dai religiosi, dove rimane fino ai 16 anni con regole durissime imposte dai monaci. Intanto sua madre si separa e va a Parigi con Carlo Imbonati. Quando esce dal collegio, Alessandro si ribella con un'adolescenza dissoluta - relazioni tempestose, frequentazioni di luoghi poco raccomandabili.

La sua prima poesia "Del trionfo della libertà" celebra la rivoluzione francese con uno stile illuminista tipico dell'epoca. Il padre, preoccupato per la sua condotta, lo allontana da Milano mandandolo a Venezia, dove conosce Foscolo e Vincenzo Monti.

Curiosità: Monti assume un ruolo quasi paterno con Manzoni, invitandolo a cambiare vita attraverso un epistolario che ci è giunto fino ad oggi.

Nel 1805 viene chiamato a Parigi dalla madre dopo la morte di Imbonati. Qui scrive l'ode "In morte di Carlo Imbonati" e frequenta i salotti degli ideologi, intellettuali che ancora speravano negli ideali illuministici nonostante il fallimento della rivoluzione.

# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

La conversione religiosa e il ritorno a Milano

Il 1810 segna la svolta decisiva nella vita di Manzoni. Si era sposato con una donna ginevrina di fede calvinista, e proprio da questo matrimonio nasce la famosa conversione al cattolicesimo.

L'aneddoto della conversione è incredibile: durante una festa per l'imperatore nel 1809, Manzoni perde di vista la moglie tra la folla. Preso dall'agorafobia (una delle sue vulnerabilità personali), si rifugia in una chiesa e prega di ritrovarla. Pochi secondi dopo, la moglie apre la stessa porta della chiesa!

Questo evento lo convince a convertirsi al cattolicesimo in senso giansenista. I giansenisti credevano che l'uomo nasca con una propensione al male e debba riscattarsi per tutta la vita. Manzoni abbraccia anche la visione provvidenziale: gli eventi della storia sono tasselli che, visti singolarmente, sembrano inspiegabili, ma agli occhi di Dio formano un disegno perfetto.

Nota importante: La conversione è così convincente che anche la moglie decide di convertirsi e far battezzare la figlia Giulia.

Sentendo che il clima parigino non coincide più con le sue nuove convinzioni, torna definitivamente a Milano nel 1810, stabilendosi in una casa centrale per rimanere aggiornato sui fatti della città.

# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

Il periodo di massima produzione (1817-1827)

Dopo la conversione, Manzoni inizia subito a scrivere gli Inni Sacri - un progetto ambizioso di 12 componimenti per celebrare le principali festività cattoliche. Ne completa però solo cinque, fermandosi nel 1815 quando la situazione politica cambia drasticamente.

La caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna riportano gli austriaci in Italia, distruggendo le speranze di indipendenza. Manzoni vive un tumulto interiore che esprime in due canzoni politiche non pubblicate: "Aprile 1814" e "Il proclama di Rimini".

Questo periodo difficile porta alla "crisi del '17" - due anni di blocco creativo. Ma dal 1817 al 1827 esplode il suo periodo di massima produzione: teatro, odi civili, il romanzo e persino un "romanzo-inchiesta" chiamato "Appendice storica su la colonna infame" sui processi agli untori durante la peste del Seicento.

Momento storico: Durante questo decennio avvengono i moti carbonari del '21, e Manzoni si espone pubblicamente sul fronte politico tramite la letteratura, invitando i membri del "Conciliatore" a casa sua.

Nel 1827 arrivano i primi riconoscimenti internazionali: Goethe traduce personalmente "Il 5 maggio" e legge "I Promessi Sposi". Manzoni si trasferisce temporaneamente a Firenze per perfezionare la lingua del suo romanzo, frequentando i circoli culturali più importanti.

# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

Gli ultimi anni e l'impegno civile

Il ritorno a Milano nel 1833 coincide con eventi personali drammatici: muore la moglie e l'anno dopo la primogenita (sposata con Massimo d'Azeglio). Manzoni mantiene salda la fede, vedendo in questi dolori un disegno provvidenziale incomprensibile ma necessario.

In questo periodo abbandona quasi completamente l'arte letteraria, eccetto l'ultima edizione de "I Promessi Sposi" del 1842. Nel 1837 si risposa con Teresa Borri, probabilmente per non rimanere solo - lei però non va d'accordo con sua madre Giulia Beccaria.

Gli ultimi anni sono dedicati all'impegno civile per l'Italia unita. Manzoni vede realizzarsi il sogno dell'unità e va persino a votare Vittorio Emanuele II come re d'Italia.

Riconoscimento nazionale: Diventa presidente della commissione per l'unificazione della lingua italiana - un ruolo fondamentale per costruire l'identità nazionale.

Viene nominato senatore a vita nel 1859 e scrive un lungo trattato su come diffondere la lingua italiana. La sua casa milanese diventa un punto di riferimento culturale per l'Italia che si sta formando. Muore a Milano il 22 maggio 1873, dopo aver visto nascere il paese per cui aveva sempre lottato con la penna.

# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

La poetica manzoniana: dal classicismo al vero

Come fa uno scrittore a rivoluzionare completamente il modo di fare letteratura? Manzoni ci riesce passando dal classicismo illuminista a una poetica basata sulla ricerca del vero.

All'inizio scrive come tutti: poesie in latino, temi mitologici, linguaggio aulico e figure retoriche a profusione. Ma già si intravede la sua ossessione per la libertà - persino in una poesia latina, "Volucres", fa dialogare uccelli in gabbia con anatre libere.

La svolta arriva con "In morte di Carlo Imbonati", dove immagina che il patrigno gli dia tre consigli fondamentali:

  • Mediare tra ragione e sentimento (non solo illuminismo!)
  • Non tradire mai la verità nelle opere
  • Non svilire la virtù né esaltare il vizio

Dopo la conversione, questi principi si trasformano in senso cristiano. La ragione illuminista resta, ma viene integrata dalla fede per rispondere alle domande che la sola ragione non può risolvere.

Principio rivoluzionario: La letteratura è utile solo se veicola contenuti veri, a differenza del classicismo che racconta miti falsi e adulazioni ipocrite.

Per Manzoni la verità è sia storica che morale: deve aderire a fatti realmente accaduti e l'autore deve essere sincero, senza maschere tra sé e l'io lirico. Questo significa rappresentare anche il male e tutte le classi sociali, senza enfatizzazioni.

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e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

Le opere teoriche: verso una letteratura rivoluzionaria

Ti sei mai chiesto come Manzoni riuscì a convincere il mondo letterario che aveva ragione a infrangere regole millenarie? Lo fece con tre opere teoriche che spiegano perfettamente la sua poetica rivoluzionaria.

La Prefazione al "Conte di Carmagnola" è un manifesto contro le unità aristoteliche. Manzoni dimostra che sono semplici "osservazioni", non regole sacre. Cita la tragedia di Corneille "Cinna": in 24 ore si organizza un complotto, c'è un tradimento, la scoperta e il perdono imperiale. Completamente inverosimile!

Invece i poeti spagnoli e inglesi che infrangevano queste regole ottenevano grande successo. Per raccontare la vera storia del conte di Carmagnola (7 anni, due città diverse) la verità storica vale più delle regole di Aristotele.

La "Lettera a Monsieur Chauveau" risponde alle critiche spiegando l'unità d'azione. Come lo storico racconta eventi legati da causa-effetto anche se distanti nel tempo, così può fare il poeta. La differenza? L'artista usa "spazi per l'immaginazione" - dialoghi e riflessioni dei personaggi non documentate storicamente.

Intuizione geniale: Il poeta supera lo storico proprio attraverso questi spazi di verosimile, senza manipolare i fatti.

La "Lettera al marchese Cesare d'Azeglio" dichiara l'adesione al romanticismo moderato. Condivide il rifiuto dell'elemento mitologico, delle convenzioni irragionevoli e del classicismo in generale. La formula finale è perfetta: l'utile per lo scopo, il vero per il soggetto, l'interessante per mezzo.

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Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

Gli Inni Sacri: la religione diventa poesia popolare

Immagina di voler trasformare la fede in canzoni che tutto il popolo possa cantare insieme. È esattamente quello che fa Manzoni con gli Inni Sacri - il primo grande progetto dopo la conversione.

Sceglie l'inno sacro perché è un genere millenario perfetto per veicolare il messaggio evangelico. Tecnicamente usa strofe uguali con versi brevi (mai endecasillabi) per facilitare memorizzazione e canto. I versi parisillabi hanno l'accento sempre sulle stesse sillabe - provate a cantarli!

Il progetto originale prevedeva 12 inni per le principali feste liturgiche. Vuole dimostrare che il cristianesimo abbraccia l'intera esistenza. Scrive i primi quattro in due anni: "Resurrezione" (inizia con questa perché si sente "risorto" dalla conversione), "Il nome di Maria", "Il Natale" e "La Passione".

Li pubblica nel 1815, ma quando scrive il quinto - "La Pentecoste" - il mondo cambia. Napoleone muore, c'è il Congresso di Vienna... Manzoni si dedica alle odi civili e completa "La Pentecoste" solo nel 1822, consapevole che non continuerà il progetto.

Capolavoro nascosto: "La Pentecoste" è l'unico inno con vero valore letterario. Descrive la discesa dello Spirito Santo raccontandone gli effetti - un tema impossibile da rappresentare direttamente.

Una caratteristica stilistica fondamentale: Manzoni ama dualismi e antitesi. Gli piacciono situazioni contrastanti, ossimori, parallelismi che suggeriscono il ribaltamento dell'esistenza con l'incontro con Dio - molto biblico come approccio.

# Manzoni

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e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

Le Odi Civili: quando la poesia diventa impegno politico

Le Odi Civili dimostrano che Manzoni non era affatto marginale nella lotta politica, anche se viveva sotto il controllo austriaco. Si chiamano "civili" e non "politiche" perché si concentrano sull'unità nazionale e sui diritti dei cittadini.

Le prime due - "Aprile 1814" e "Proclama di Rimini" - sono canzoni petrarchesche incomplete, scritte quando gli austriaci non erano ancora tornati a Milano. Nella prima si augura l'indipendenza dopo la caduta di Napoleone. Nella seconda commenta l'insurrezione di Gioacchino Murat nel Regno di Napoli contro i Borbone.

"Marzo 1821" è dedicata ai moti carbonari. Manzoni invita tutti i patrioti a unirsi e spera nell'intervento dell'esercito piemontese di Carlo Alberto. Non può pubblicarla subito per la censura - esce un anno dopo.

Il capolavoro è "Il 5 Maggio", scritta in tre giorni nel luglio 1821 dopo la morte di Napoleone. Ma attenzione: Manzoni non lo celebra come eroe tradizionale! Lo vede con occhi cristiani, concentrandosi sulla sua rinascita ultraterrena.

Scelta poetica geniale: Napoleone non viene mai nominato nell'ode. Si parla di chi ha dominato il mondo e poi è rimasto solo coi ricordi.

La cosa che colpisce Manzoni è il contrasto drammatico: l'uomo più potente del mondo muore abbandonato da tutti. L'ode parla di prigionia rispetto alle proprie ambizioni e di come solo la fede possa dare senso a una caduta così rovinosa. Un sacerdote appoggiò un crocifisso sulla coperta di Napoleone morente, e lui non lo scansò.

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Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

Il teatro rivoluzionario: "Il Conte di Carmagnola"

Pensi che rompere tradizioni millenarie sia facile? Manzoni ci riesce con le sue tragedie rivoluzionarie che infrangono le unità aristoteliche per la prima volta nella storia del teatro italiano.

Sceglie la tragedia perché è il genere poetico per eccellenza - tutti i grandi poeti se ne sono occupati. Ma vuole narrare storie vere mantenendo lo scopo educativo, perché la verità coinvolge di più e contiene sempre una morale.

"Il Conte di Carmagnola" (1820) racconta la storia vera di Francesco, capitano di ventura del '400. Prima serve il ducato di Milano sotto Filippo Visconti, che lo nomina conte. Questo scatena l'invidia dei milanesi che volevano quel titolo per sé.

Francesco scappa temendo imboscate e entra al servizio di Venezia, nemica di Milano. Quando scoppia la guerra tra le due città, si trova a combattere contro i suoi ex compagni. Venezia vince, ma quando gli ordinano di inseguire e imprigionare i nemici milanesi, Francesco rifiuta.

Viene trascinato in tribunale con un inganno, processato per tradimento e condannato a morte. La tragedia si svolge in due città diverse nell'arco di sette anni - addio alle unità di tempo e luogo!

Innovazione teatrale: Il coro non è più costituito da veri personaggi, ma diventa lo spazio per le riflessioni personali di Manzoni - soprattutto nel secondo atto dove biasima tutte le guerre tra città italiane.

Manzoni si documenta storicamente (fonte: lo storico Sismondi) e ammette di aver fatto alcune modifiche biografiche per esigenze drammatiche, ma il fatto è realmente accaduto.

# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

"Adelchi": il capolavoro teatrale

Se "Il Conte di Carmagnola" aveva fatto scalpore, "Adelchi" (1821) rappresenta la maturità teatrale di Manzoni. Ambientata nell'VIII secolo, racconta lo scontro tra Longobardi e Franchi per il controllo dell'Italia.

La storia inizia con Ermengarda, principessa ripudiata da Carlo Magno, che si rifugia presso re Desiderio (padre di Adelchi). Non cerca vendetta - vuole solo ritirarsi in convento dalla sorella Ansberga. Intanto Carlo Magno accusa Desiderio di aver occupato territori della Chiesa in Emilia-Romagna.

Scoppia la guerra. Carlo Magno sta per ritirarsi quando un traditore longobardo (invenzione di Manzoni) gli rivela la strada per aggirare l'esercito nemico. I Longobardi vengono presi alle spalle e sconfitti. Desiderio e Adelchi si rifugiano rispettivamente a Verona e Pavia, ma senza rifornimenti sono spacciati.

Il quarto atto è struggente: Ermengarda muore in convento. Chiede di Carlo Magno per perdonarlo e vuole essere tumulata nella tomba reale ad Aquisgrana. Ansberga le rivela che lui si è risposato e non riprenderà nemmeno la sua salma. Ermengarda perdona ugualmente e muore senza rancore.

Nell'ultimo atto Adelchi tenta di scappare per ricongiungersi al padre, ma viene catturato e ferito. Portato da Carlo Magno, lo perdona e chiede solo di risparmiare il padre, poi muore davanti ai suoi occhi.

Significato profondo: Manzoni modifica la storia vera (Adelchi in realtà scappa a Costantinopoli) per il "vero morale". Ermengarda e Adelchi muoiono da innocenti perdonando i loro assassini - il loro prototipo è Gesù sulla croce.

La tragedia rompe ancora le unità aristoteliche (si svolge in due anni) ma per servire una verità più alta: il perdono cristiano come unica risposta alla violenza del potere.



Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....

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Sudenaz Ocak

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Hai mai pensato a come un'infanzia difficile possa forgiare uno dei più grandi scrittori italiani? Alessandro Manzoni nasce nel 1785 da una famiglia nobile, ma con un segreto: probabilmente suo vero padre era Giovanni Verri, amante di sua madre Giulia Beccaria.

A sei anni viene spedito in collegio dai religiosi, dove rimane fino ai 16 anni con regole durissime imposte dai monaci. Intanto sua madre si separa e va a Parigi con Carlo Imbonati. Quando esce dal collegio, Alessandro si ribella con un'adolescenza dissoluta - relazioni tempestose, frequentazioni di luoghi poco raccomandabili.

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Curiosità: Monti assume un ruolo quasi paterno con Manzoni, invitandolo a cambiare vita attraverso un epistolario che ci è giunto fino ad oggi.

Nel 1805 viene chiamato a Parigi dalla madre dopo la morte di Imbonati. Qui scrive l'ode "In morte di Carlo Imbonati" e frequenta i salotti degli ideologi, intellettuali che ancora speravano negli ideali illuministici nonostante il fallimento della rivoluzione.

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L'aneddoto della conversione è incredibile: durante una festa per l'imperatore nel 1809, Manzoni perde di vista la moglie tra la folla. Preso dall'agorafobia (una delle sue vulnerabilità personali), si rifugia in una chiesa e prega di ritrovarla. Pochi secondi dopo, la moglie apre la stessa porta della chiesa!

Questo evento lo convince a convertirsi al cattolicesimo in senso giansenista. I giansenisti credevano che l'uomo nasca con una propensione al male e debba riscattarsi per tutta la vita. Manzoni abbraccia anche la visione provvidenziale: gli eventi della storia sono tasselli che, visti singolarmente, sembrano inspiegabili, ma agli occhi di Dio formano un disegno perfetto.

Nota importante: La conversione è così convincente che anche la moglie decide di convertirsi e far battezzare la figlia Giulia.

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La caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna riportano gli austriaci in Italia, distruggendo le speranze di indipendenza. Manzoni vive un tumulto interiore che esprime in due canzoni politiche non pubblicate: "Aprile 1814" e "Il proclama di Rimini".

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Momento storico: Durante questo decennio avvengono i moti carbonari del '21, e Manzoni si espone pubblicamente sul fronte politico tramite la letteratura, invitando i membri del "Conciliatore" a casa sua.

Nel 1827 arrivano i primi riconoscimenti internazionali: Goethe traduce personalmente "Il 5 maggio" e legge "I Promessi Sposi". Manzoni si trasferisce temporaneamente a Firenze per perfezionare la lingua del suo romanzo, frequentando i circoli culturali più importanti.

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In questo periodo abbandona quasi completamente l'arte letteraria, eccetto l'ultima edizione de "I Promessi Sposi" del 1842. Nel 1837 si risposa con Teresa Borri, probabilmente per non rimanere solo - lei però non va d'accordo con sua madre Giulia Beccaria.

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La poetica manzoniana: dal classicismo al vero

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  • Non svilire la virtù né esaltare il vizio

Dopo la conversione, questi principi si trasformano in senso cristiano. La ragione illuminista resta, ma viene integrata dalla fede per rispondere alle domande che la sola ragione non può risolvere.

Principio rivoluzionario: La letteratura è utile solo se veicola contenuti veri, a differenza del classicismo che racconta miti falsi e adulazioni ipocrite.

Per Manzoni la verità è sia storica che morale: deve aderire a fatti realmente accaduti e l'autore deve essere sincero, senza maschere tra sé e l'io lirico. Questo significa rappresentare anche il male e tutte le classi sociali, senza enfatizzazioni.

# Manzoni

Lui vive in prima persona le tre guerre d'indipendenza e le cinque giornate di Milano,
e muore nel 1873, dopo l'unità d'Italia. N

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Le opere teoriche: verso una letteratura rivoluzionaria

Ti sei mai chiesto come Manzoni riuscì a convincere il mondo letterario che aveva ragione a infrangere regole millenarie? Lo fece con tre opere teoriche che spiegano perfettamente la sua poetica rivoluzionaria.

La Prefazione al "Conte di Carmagnola" è un manifesto contro le unità aristoteliche. Manzoni dimostra che sono semplici "osservazioni", non regole sacre. Cita la tragedia di Corneille "Cinna": in 24 ore si organizza un complotto, c'è un tradimento, la scoperta e il perdono imperiale. Completamente inverosimile!

Invece i poeti spagnoli e inglesi che infrangevano queste regole ottenevano grande successo. Per raccontare la vera storia del conte di Carmagnola (7 anni, due città diverse) la verità storica vale più delle regole di Aristotele.

La "Lettera a Monsieur Chauveau" risponde alle critiche spiegando l'unità d'azione. Come lo storico racconta eventi legati da causa-effetto anche se distanti nel tempo, così può fare il poeta. La differenza? L'artista usa "spazi per l'immaginazione" - dialoghi e riflessioni dei personaggi non documentate storicamente.

Intuizione geniale: Il poeta supera lo storico proprio attraverso questi spazi di verosimile, senza manipolare i fatti.

La "Lettera al marchese Cesare d'Azeglio" dichiara l'adesione al romanticismo moderato. Condivide il rifiuto dell'elemento mitologico, delle convenzioni irragionevoli e del classicismo in generale. La formula finale è perfetta: l'utile per lo scopo, il vero per il soggetto, l'interessante per mezzo.

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Gli Inni Sacri: la religione diventa poesia popolare

Immagina di voler trasformare la fede in canzoni che tutto il popolo possa cantare insieme. È esattamente quello che fa Manzoni con gli Inni Sacri - il primo grande progetto dopo la conversione.

Sceglie l'inno sacro perché è un genere millenario perfetto per veicolare il messaggio evangelico. Tecnicamente usa strofe uguali con versi brevi (mai endecasillabi) per facilitare memorizzazione e canto. I versi parisillabi hanno l'accento sempre sulle stesse sillabe - provate a cantarli!

Il progetto originale prevedeva 12 inni per le principali feste liturgiche. Vuole dimostrare che il cristianesimo abbraccia l'intera esistenza. Scrive i primi quattro in due anni: "Resurrezione" (inizia con questa perché si sente "risorto" dalla conversione), "Il nome di Maria", "Il Natale" e "La Passione".

Li pubblica nel 1815, ma quando scrive il quinto - "La Pentecoste" - il mondo cambia. Napoleone muore, c'è il Congresso di Vienna... Manzoni si dedica alle odi civili e completa "La Pentecoste" solo nel 1822, consapevole che non continuerà il progetto.

Capolavoro nascosto: "La Pentecoste" è l'unico inno con vero valore letterario. Descrive la discesa dello Spirito Santo raccontandone gli effetti - un tema impossibile da rappresentare direttamente.

Una caratteristica stilistica fondamentale: Manzoni ama dualismi e antitesi. Gli piacciono situazioni contrastanti, ossimori, parallelismi che suggeriscono il ribaltamento dell'esistenza con l'incontro con Dio - molto biblico come approccio.

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Le Odi Civili: quando la poesia diventa impegno politico

Le Odi Civili dimostrano che Manzoni non era affatto marginale nella lotta politica, anche se viveva sotto il controllo austriaco. Si chiamano "civili" e non "politiche" perché si concentrano sull'unità nazionale e sui diritti dei cittadini.

Le prime due - "Aprile 1814" e "Proclama di Rimini" - sono canzoni petrarchesche incomplete, scritte quando gli austriaci non erano ancora tornati a Milano. Nella prima si augura l'indipendenza dopo la caduta di Napoleone. Nella seconda commenta l'insurrezione di Gioacchino Murat nel Regno di Napoli contro i Borbone.

"Marzo 1821" è dedicata ai moti carbonari. Manzoni invita tutti i patrioti a unirsi e spera nell'intervento dell'esercito piemontese di Carlo Alberto. Non può pubblicarla subito per la censura - esce un anno dopo.

Il capolavoro è "Il 5 Maggio", scritta in tre giorni nel luglio 1821 dopo la morte di Napoleone. Ma attenzione: Manzoni non lo celebra come eroe tradizionale! Lo vede con occhi cristiani, concentrandosi sulla sua rinascita ultraterrena.

Scelta poetica geniale: Napoleone non viene mai nominato nell'ode. Si parla di chi ha dominato il mondo e poi è rimasto solo coi ricordi.

La cosa che colpisce Manzoni è il contrasto drammatico: l'uomo più potente del mondo muore abbandonato da tutti. L'ode parla di prigionia rispetto alle proprie ambizioni e di come solo la fede possa dare senso a una caduta così rovinosa. Un sacerdote appoggiò un crocifisso sulla coperta di Napoleone morente, e lui non lo scansò.

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Il teatro rivoluzionario: "Il Conte di Carmagnola"

Pensi che rompere tradizioni millenarie sia facile? Manzoni ci riesce con le sue tragedie rivoluzionarie che infrangono le unità aristoteliche per la prima volta nella storia del teatro italiano.

Sceglie la tragedia perché è il genere poetico per eccellenza - tutti i grandi poeti se ne sono occupati. Ma vuole narrare storie vere mantenendo lo scopo educativo, perché la verità coinvolge di più e contiene sempre una morale.

"Il Conte di Carmagnola" (1820) racconta la storia vera di Francesco, capitano di ventura del '400. Prima serve il ducato di Milano sotto Filippo Visconti, che lo nomina conte. Questo scatena l'invidia dei milanesi che volevano quel titolo per sé.

Francesco scappa temendo imboscate e entra al servizio di Venezia, nemica di Milano. Quando scoppia la guerra tra le due città, si trova a combattere contro i suoi ex compagni. Venezia vince, ma quando gli ordinano di inseguire e imprigionare i nemici milanesi, Francesco rifiuta.

Viene trascinato in tribunale con un inganno, processato per tradimento e condannato a morte. La tragedia si svolge in due città diverse nell'arco di sette anni - addio alle unità di tempo e luogo!

Innovazione teatrale: Il coro non è più costituito da veri personaggi, ma diventa lo spazio per le riflessioni personali di Manzoni - soprattutto nel secondo atto dove biasima tutte le guerre tra città italiane.

Manzoni si documenta storicamente (fonte: lo storico Sismondi) e ammette di aver fatto alcune modifiche biografiche per esigenze drammatiche, ma il fatto è realmente accaduto.

# Manzoni

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"Adelchi": il capolavoro teatrale

Se "Il Conte di Carmagnola" aveva fatto scalpore, "Adelchi" (1821) rappresenta la maturità teatrale di Manzoni. Ambientata nell'VIII secolo, racconta lo scontro tra Longobardi e Franchi per il controllo dell'Italia.

La storia inizia con Ermengarda, principessa ripudiata da Carlo Magno, che si rifugia presso re Desiderio (padre di Adelchi). Non cerca vendetta - vuole solo ritirarsi in convento dalla sorella Ansberga. Intanto Carlo Magno accusa Desiderio di aver occupato territori della Chiesa in Emilia-Romagna.

Scoppia la guerra. Carlo Magno sta per ritirarsi quando un traditore longobardo (invenzione di Manzoni) gli rivela la strada per aggirare l'esercito nemico. I Longobardi vengono presi alle spalle e sconfitti. Desiderio e Adelchi si rifugiano rispettivamente a Verona e Pavia, ma senza rifornimenti sono spacciati.

Il quarto atto è struggente: Ermengarda muore in convento. Chiede di Carlo Magno per perdonarlo e vuole essere tumulata nella tomba reale ad Aquisgrana. Ansberga le rivela che lui si è risposato e non riprenderà nemmeno la sua salma. Ermengarda perdona ugualmente e muore senza rancore.

Nell'ultimo atto Adelchi tenta di scappare per ricongiungersi al padre, ma viene catturato e ferito. Portato da Carlo Magno, lo perdona e chiede solo di risparmiare il padre, poi muore davanti ai suoi occhi.

Significato profondo: Manzoni modifica la storia vera (Adelchi in realtà scappa a Costantinopoli) per il "vero morale". Ermengarda e Adelchi muoiono da innocenti perdonando i loro assassini - il loro prototipo è Gesù sulla croce.

La tragedia rompe ancora le unità aristoteliche (si svolge in due anni) ma per servire una verità più alta: il perdono cristiano come unica risposta alla violenza del potere.

Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....

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Dove posso scaricare l'applicazione Knowunity?

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Recensioni dei nostri utenti. Ci adorano - e anche tu, vedrai .

4.9/5

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4.8/5

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Greenlight Bonnie

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Chiara

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Andrea

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