Il pensiero filosofico di Leopardi
Ti sei mai chiesto perché spesso ti senti insoddisfatto anche quando ottieni quello che volevi? Leopardi aveva trovato una spiegazione geniale a questo fenomeno universale.
Secondo Leopardi, l'uomo identifica la felicità con il piacere, ma non desidera un singolo piacere - vuole IL piacere, infinito nel tempo e nello spazio. Dato che nessun piacere particolare può soddisfare questa brama infinita, nasce in noi un vuoto incolmabile dell'anima e il senso della nullità di tutto.
Nella prima fase del suo pensiero, Leopardi credeva che la natura fosse benigna e avesse dato all'uomo un rimedio: l'immaginazione e le illusioni. Gli antichi vivevano meglio perché erano pieni di illusioni che li spingevano ad azioni eroiche. Il progresso della ragione ci ha invece mostrato la cruda verità, rendendoci infelici.
💡 Ricorda: Il pessimismo storico attribuisce l'infelicità al progresso umano, non alla natura stessa.
Col tempo però Leopardi cambia idea radicalmente. Si rende conto che la natura non è una madre amorosa, ma un meccanismo cieco e crudele che mira solo alla conservazione della specie, sacrificando il benessere del singolo. È la natura stessa ad aver messo in noi il desiderio di felicità infinita senza darci i mezzi per raggiungerla.
Nasce così il pessimismo cosmico: se la colpa è della natura, tutti gli uomini di ogni epoca sono destinati all'infelicità. Non è più questione di progresso storico, ma di condizione universale e immutabile.