L'esitazione di Dante e l'invocazione
Siamo nella sera del Venerdì Santo del 1300, nella misteriosa selva oscura. Dante inizia con l'invocazione alle Muse (tipica dei grandi poemi epici) per aiutarlo a ricordare tutto quello che vedrà nel suo viaggio.
Mentre cala la notte e Virgilio lo conduce verso le Porte dell'Inferno, Dante viene colto da enormi dubbi. Si paragona a Enea e San Paolo, che avevano compiuto viaggi simili negli Inferi, ma con motivazioni ben precise: Enea per fondare Roma (sede del papato) e Paolo per rafforzare la fede cristiana.
La domanda che tormenta Dante è semplice ma devastante: "Chi sono io per meritare questo privilegio?". Con la famosa frase "io non Enea, io no Paulo sono", esprime tutta la sua inadeguatezza di fronte a un'impresa così grandiosa.
Nota bene: Questo canto segue lo stile elevato e solenne, pieno di latinismi e perifrasi, per sottolineare l'importanza dell'impresa che sta per iniziare.



