Il palazzo di Atlante e la pazzia di Orlando
Nel Palazzo dei destini incrociati, Ariosto crea una perfetta metafora dell'illusione umana. Orlando insegue quello che crede essere Angelica e finisce nel castello di Atlante, dove ogni personaggio vede ciò che sta cercando, ma è tutto un'illusione.
Il palazzo rappresenta l'impotenza dell'uomo di fronte al caso: i nostri desideri costituiscono una gabbia che ci toglie la libertà, creando false speranze di felicità.
La storia di Cloridano e Medoro, due soldati saraceni che cercano di recuperare il corpo del loro re per seppellirlo, introduce il personaggio che cambierà tutto: Medoro si innamorerà di Angelica.
La pazzia di Orlando è il culmine dell'opera. Orlando scopre che Angelica si è sposata con Medoro vedendo i loro nomi incisi e ricevendo un bracciale da un pastore. Prima cerca spiegazioni razionali, poi la realtà si impone brutalmente.
La descrizione della follia è magistrale: Orlando urla, non mangia né dorme per tre giorni, si toglie i vestiti, sradica un pino e usa un pastore come mazza. La pazzia è descritta come una selva dove ci si perde, conseguenza delle passioni che l'uomo non riesce a controllare.
Astolfo sulla Luna conclude il ciclo: va a recuperare la ragione di Orlando, che si trova sulla Luna insieme a tutte le cose perdute sulla Terra.