Parliamo dell'Europa tra fine '800 e inizio '900, un periodo... Mostra di più
Imperi Antichi e Nuove Potenze emergenti








Vecchi Imperi e Potenze Nascenti
Alla fine dell'800, l'Europa stava cambiando rapidamente. Il Kaiser Guglielmo II salì al trono tedesco nel 1888 con idee molto diverse da quelle di Bismarck: voleva fare della Germania la protagonista assoluta della scena mondiale.
Il nuovo imperatore costrinse Bismarck alle dimissioni nel 1890 e stravolse completamente la politica tedesca. Sosteneva la modernità e la tecnologia, ma soprattutto era un convinto militarista che non si curava degli equilibri internazionali. La Germania divenne rapidamente la prima potenza economica europea grazie all'industria siderurgica (le famose industrie Krupp), alla chimica (inventarono l'aspirina!) e all'elettronica.
Questo boom economico però creò tensioni enormi. La Weltpolitik di Guglielmo II - la sua politica di dominio mondiale - fece innervosire Francia e Gran Bretagna. Il risultato? Nel 1904 Francia e Inghilterra firmarono l'Entente cordiale, mettendo da parte le loro rivalità per fronteggiare insieme la minaccia tedesca.
💡 Curiosità: L'economia tedesca superò quella britannica anche grazie all'ampliamento della flotta navale voluto dal Kaiser, che però mandò in rosso il bilancio statale!
Intanto la Francia attraversava il caso Dreyfus (1894-1906), uno scandalo che divise il paese. Un ufficiale ebreo fu accusato ingiustamente di spionaggio, scatenando un dibattito feroce tra antisemiti e intellettuali come Émile Zola che lo difendevano. Alla fine Dreyfus fu riabilitato, ma il caso mostrò quanto fossero forti i sentimenti antisemiti in Europa.

L'Impero Austro-Ungarico e le Crisi Mediterranee
L'Impero austro-ungarico era una polveriera pronta a esplodere. Francesco Giuseppe doveva gestire decine di nazionalità diverse che volevano tutte l'indipendenza. I cechi erano particolarmente arrabbiati: l'imperatore aveva promesso loro l'autonomia nel 1871 ma non aveva mai mantenuto la parola.
La situazione peggiorò quando nel 1908 l'Austria annesse la Bosnia-Erzegovina senza chiedere il permesso a nessuno. Questa mossa fece infuriare Serbia e Russia, che sostenevano i popoli slavi, e creò ancora più tensione nei Balcani.
Nel frattempo il Mediterraneo era in fiamme. Francia e Germania si scontrarono due volte per il controllo del Marocco (1905 e 1911), mentre l'Impero Ottomano si stava sgretolando. I Giovani Turchi - un movimento rivoluzionario guidato anche da Mustafa Kemal (il futuro Atatürk) - rovesciarono il sultano nel 1909.
💡 Da sapere: Le due guerre balcaniche (1912-1913) ridisegnarono completamente la mappa dei Balcani e nacque persino un nuovo stato: l'Albania!
L'Italia ne approfittò per strappare all'Impero Ottomano la Libia e il Dodecaneso. Ma la situazione più esplosiva rimaneva quella balcanica: tra Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro si combattevano per spartirsi i territori ottomani, creando un clima di guerra permanente che presto avrebbe coinvolto tutta l'Europa.

L'Italia Giolittiana - Una Nuova Era
L'Italia di inizio '900 stava rinascendo dopo la crisi di fine secolo. La morte di Umberto I nel 1900 (assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci) segnò la fine di un'epoca autoritaria e l'inizio di quella che chiamiamo "età giolittiana".
Giovanni Giolitti rivoluzionò il rapporto tra Stato e società. La sua idea era geniale: invece di reprimere scioperi e proteste, lo Stato doveva fare da mediatore neutrale tra operai e padroni. Questo approccio "moderno" funzionò e portò stabilità sociale.
Il governo Zanardelli-Giolitti (1901-1903) introdusse riforme fondamentali: nuova legislazione sul lavoro femminile e minorile, sistema pensionistico, municipalizzazione dei servizi pubblici. Nacquero anche le prime organizzazioni sindacali moderne come le Camere del lavoro e nel 1906 la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL).
💡 Ricorda: Giolitti cercò di coinvolgere sia socialisti che cattolici nella vita politica, rompendo con l'isolamento del passato.
Nel Partito Socialista Italiano (PSI) si formarono due correnti: i riformisti di Filippo Turati (volevano le riforme tramite il Parlamento) e i rivoluzionari di Arturo Labriola (puntavano alla rivoluzione armata). Anche i cattolici iniziarono a partecipare alla politica dopo decenni di isolamento, superando il "non expedit" papale.
La politica giolittiana si basava sulla mediazione e sul compromesso, cercando di integrare le "masse" nello Stato liberale attraverso il dialogo piuttosto che la repressione.

Le Riforme e il Decollo Industriale
Quando Giolitti divenne premier nel 1903, l'Italia visse il suo "primo miracolo economico". Il PIL cresceva costantemente e il reddito pro capite aumentava, permettendo agli italiani di consumare di più e vivere meglio.
Le riforme più importanti furono la nazionalizzazione delle ferrovie (1905) e l'introduzione del suffragio universale maschile (1912). Quest'ultima estese il diritto di voto dal 9% al 24% della popolazione - ancora niente donne, ma era comunque un passo enorme verso la democrazia.
L'industria italiana decollò in tre settori chiave: siderurgia (con l'Ansaldo di Genova), meccanica (nacque la FIAT nel 1899!) ed elettrico (la milanese Edison creò un vero impero). Fondamentali furono l'intervento statale, il protezionismo doganale e le "banche miste" che finanziavano le imprese.
💡 Problema cruciale: Lo sviluppo riguardò solo il "triangolo industriale" Genova-Torino-Milano, mentre il Sud rimaneva arretrato.
La questione meridionale fu il grande limite del giolittismo. Gaetano Salvemini accusava Giolitti di essere il "ministro della malavita" perché si appoggiava ai latifondisti e alla mafia per vincere le elezioni al Sud. Il latifondo rimaneva intatto e i contadini continuavano a vivere nella miseria.
Il patto Gentiloni (1913) segnò l'alleanza tra liberali e cattolici in funzione anti-socialista. Per la prima volta la Chiesa sosteneva apertamente un governo, in cambio della promessa di non approvare leggi anti-cattoliche.

La Guerra di Libia e la Crisi del Sistema
Nel 1911 Giolitti cedette alle pressioni nazionaliste e dichiarò guerra all'Impero Ottomano per conquistare la Libia. La decisione contraddiceva tutta la sua politica di pace e moderazione, ma le spinte erano troppo forti: nazionalisti, gruppi industriali e persino il cattolico Banco di Roma volevano l'avventura coloniale.
La guerra di Libia (1911-1912) fu più difficile del previsto. L'esercito ottomano evitò scontri diretti e scelse la guerriglia, costringendo l'Italia a un conflitto lungo e costoso. Alla fine vincemmo, ottenendo Tripolitania, Cirenaica e il Dodecaneso, ma a caro prezzo.
Questa guerra fu uno spartiacque per Giolitti. Da un lato rafforzò i nazionalisti, che predicavano un imperialismo aggressivo e anti-socialista. Dall'altro, i socialisti rivoluzionari presero il controllo del PSI, cacciando i riformisti perché troppo "morbidi" sulla guerra.
💡 Momento chiave: Nel 1914 Benito Mussolini, direttore dell'"Avanti!", fu espulso dal PSI per le sue posizioni interventiste e fondò "Il Popolo d'Italia".
La "settimana rossa" mostrò il fallimento definitivo del giolittismo. Dopo la morte di alcuni anarchici in una manifestazione, l'Italia centro-settentrionale fu attraversata da scioperi e rivolte violente. La repressione fu durissima e rese evidente la distanza ormai incolmabile tra masse popolari e istituzioni liberali.
Nel marzo 1914 Giolitti si dimise, lasciando il posto ad Antonio Salandra. Era convinto di poter tornare presto al governo, ma l'Italia era ormai cambiata per sempre.

La Prima Guerra Mondiale - L'Europa in Fiamme
L'estate del 1914 cambiò il mondo per sempre. Il 28 giugno a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando fu assassinato da Gavrilo Princip, un nazionalista serbo-bosniaco. Quello che doveva essere un conflitto locale si trasformò nella prima guerra mondiale a causa del sistema di alleanze.
L'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia, la Russia intervenne a difesa dei serbi, la Germania attaccò Russia e Francia, l'Inghilterra entrò per difendere il Belgio. In poche settimane l'Europa era in fiamme: da una parte l'Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia), dall'altra gli Imperi centrali .
Il "piano Schlieffen" tedesco fallì miseramente. Doveva essere una guerra lampo contro la Francia, ma i tedeschi furono fermati nella battaglia della Marna. Sul fronte occidentale iniziò la terribile guerra di trincea: milioni di soldati si fronteggiavano in condizioni disumane, tra fango, topi e gas velenosi.
💡 Guerra totale: Per la prima volta nella storia, il conflitto coinvolse non solo i militari ma anche i civili, con bombardamenti, propaganda e razionamento.
L'Italia inizialmente rimase neutrale: la Triplice Alleanza era difensiva, ma l'Austria aveva attaccato per prima. Il paese si divise tra interventisti (nazionalisti, democratici, industriali) e neutralisti (giolittiani, cattolici, socialisti). Alla fine prevalse l'interventismo: nel 1915 l'Italia firmò il patto di Londra con l'Intesa e entrò in guerra.
La "grande guerra" era iniziata. Sessanta milioni di uomini combatterono in quattro anni di massacri senza precedenti, usando armi sempre più letali: mitragliatrici, gas, carri armati, sottomarini.

La Svolta del 1917 e la Fine della Guerra
Il 1917 fu l'anno della svolta. Sul fronte italiano gli austriaci sfondarono a Caporetto (ottobre), costringendo l'esercito alla ritirata fino al fiume Piave. Fu una disfatta che fece tremare l'Italia, ma anche l'inizio della riscossa.
L'evento più importante fu l'uscita della Russia dal conflitto. Due rivoluzioni rovesciarono prima lo zar e poi portarono al potere i bolscevichi di Lenin, che firmarono subito la pace con la Germania. Questo liberò enormi forze tedesche per gli altri fronti.
Ma la Germania commise un errore fatale: la guerra sottomarina indiscriminata contro le navi americane spinse gli Stati Uniti a entrare in guerra nel 1917. L'arrivo dei "doughboys" americani fu decisivo per ribaltare le sorti del conflitto.
💡 Il crollo: Nel 1918 tutti gli Imperi centrali crollarono uno dopo l'altro come un castello di carte.
L'estate del 1918 vide gli ultimi disperati attacchi tedeschi in Francia, tutti respinti. Sul fronte italiano, il generale Armando Diaz guidò la riscossa: nella battaglia di Vittorio Veneto (ottobre 1918) l'esercito austro-ungarico si sfaldò completamente.
I popoli dell'Impero asburgico capirono che la sconfitta austriaca significava la loro libertà e si ribellarono. Gli italiani occuparono Trento e Trieste mentre l'Austria firmava l'armistizio il 4 novembre 1918.
In Germania scoppiò la rivoluzione: Guglielmo II fuggì in Olanda, nacque la repubblica e il nuovo governo firmò l'armistizio l'11 novembre 1918. Dopo quattro anni di massacri, la "grande guerra" era finita, lasciando dietro di sé milioni di morti e un'Europa completamente trasformata.
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Wow, sono davvero stupita. Ho appena provato l'app perché l'ho vista pubblicizzata molte volte e sono rimasta assolutamente sbalordita. Questa app è L'AIUTO che cercate per la scuola e soprattutto offre tantissime cose, come allenamenti e schede, che a me personalmente sono state MOLTO utili.
Imperi Antichi e Nuove Potenze emergenti
Parliamo dell'Europa tra fine '800 e inizio '900, un periodo cruciale che ha cambiato per sempre la storia mondiale. È il momento in cui nascono nuove potenze come la Germania di Guglielmo II, mentre l'Italia vive la sua "età d'oro"... Mostra di più

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Vecchi Imperi e Potenze Nascenti
Alla fine dell'800, l'Europa stava cambiando rapidamente. Il Kaiser Guglielmo II salì al trono tedesco nel 1888 con idee molto diverse da quelle di Bismarck: voleva fare della Germania la protagonista assoluta della scena mondiale.
Il nuovo imperatore costrinse Bismarck alle dimissioni nel 1890 e stravolse completamente la politica tedesca. Sosteneva la modernità e la tecnologia, ma soprattutto era un convinto militarista che non si curava degli equilibri internazionali. La Germania divenne rapidamente la prima potenza economica europea grazie all'industria siderurgica (le famose industrie Krupp), alla chimica (inventarono l'aspirina!) e all'elettronica.
Questo boom economico però creò tensioni enormi. La Weltpolitik di Guglielmo II - la sua politica di dominio mondiale - fece innervosire Francia e Gran Bretagna. Il risultato? Nel 1904 Francia e Inghilterra firmarono l'Entente cordiale, mettendo da parte le loro rivalità per fronteggiare insieme la minaccia tedesca.
💡 Curiosità: L'economia tedesca superò quella britannica anche grazie all'ampliamento della flotta navale voluto dal Kaiser, che però mandò in rosso il bilancio statale!
Intanto la Francia attraversava il caso Dreyfus (1894-1906), uno scandalo che divise il paese. Un ufficiale ebreo fu accusato ingiustamente di spionaggio, scatenando un dibattito feroce tra antisemiti e intellettuali come Émile Zola che lo difendevano. Alla fine Dreyfus fu riabilitato, ma il caso mostrò quanto fossero forti i sentimenti antisemiti in Europa.

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L'Impero Austro-Ungarico e le Crisi Mediterranee
L'Impero austro-ungarico era una polveriera pronta a esplodere. Francesco Giuseppe doveva gestire decine di nazionalità diverse che volevano tutte l'indipendenza. I cechi erano particolarmente arrabbiati: l'imperatore aveva promesso loro l'autonomia nel 1871 ma non aveva mai mantenuto la parola.
La situazione peggiorò quando nel 1908 l'Austria annesse la Bosnia-Erzegovina senza chiedere il permesso a nessuno. Questa mossa fece infuriare Serbia e Russia, che sostenevano i popoli slavi, e creò ancora più tensione nei Balcani.
Nel frattempo il Mediterraneo era in fiamme. Francia e Germania si scontrarono due volte per il controllo del Marocco (1905 e 1911), mentre l'Impero Ottomano si stava sgretolando. I Giovani Turchi - un movimento rivoluzionario guidato anche da Mustafa Kemal (il futuro Atatürk) - rovesciarono il sultano nel 1909.
💡 Da sapere: Le due guerre balcaniche (1912-1913) ridisegnarono completamente la mappa dei Balcani e nacque persino un nuovo stato: l'Albania!
L'Italia ne approfittò per strappare all'Impero Ottomano la Libia e il Dodecaneso. Ma la situazione più esplosiva rimaneva quella balcanica: tra Serbia, Bulgaria, Grecia e Montenegro si combattevano per spartirsi i territori ottomani, creando un clima di guerra permanente che presto avrebbe coinvolto tutta l'Europa.

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L'Italia Giolittiana - Una Nuova Era
L'Italia di inizio '900 stava rinascendo dopo la crisi di fine secolo. La morte di Umberto I nel 1900 (assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci) segnò la fine di un'epoca autoritaria e l'inizio di quella che chiamiamo "età giolittiana".
Giovanni Giolitti rivoluzionò il rapporto tra Stato e società. La sua idea era geniale: invece di reprimere scioperi e proteste, lo Stato doveva fare da mediatore neutrale tra operai e padroni. Questo approccio "moderno" funzionò e portò stabilità sociale.
Il governo Zanardelli-Giolitti (1901-1903) introdusse riforme fondamentali: nuova legislazione sul lavoro femminile e minorile, sistema pensionistico, municipalizzazione dei servizi pubblici. Nacquero anche le prime organizzazioni sindacali moderne come le Camere del lavoro e nel 1906 la Confederazione Generale del Lavoro (CGdL).
💡 Ricorda: Giolitti cercò di coinvolgere sia socialisti che cattolici nella vita politica, rompendo con l'isolamento del passato.
Nel Partito Socialista Italiano (PSI) si formarono due correnti: i riformisti di Filippo Turati (volevano le riforme tramite il Parlamento) e i rivoluzionari di Arturo Labriola (puntavano alla rivoluzione armata). Anche i cattolici iniziarono a partecipare alla politica dopo decenni di isolamento, superando il "non expedit" papale.
La politica giolittiana si basava sulla mediazione e sul compromesso, cercando di integrare le "masse" nello Stato liberale attraverso il dialogo piuttosto che la repressione.

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Le Riforme e il Decollo Industriale
Quando Giolitti divenne premier nel 1903, l'Italia visse il suo "primo miracolo economico". Il PIL cresceva costantemente e il reddito pro capite aumentava, permettendo agli italiani di consumare di più e vivere meglio.
Le riforme più importanti furono la nazionalizzazione delle ferrovie (1905) e l'introduzione del suffragio universale maschile (1912). Quest'ultima estese il diritto di voto dal 9% al 24% della popolazione - ancora niente donne, ma era comunque un passo enorme verso la democrazia.
L'industria italiana decollò in tre settori chiave: siderurgia (con l'Ansaldo di Genova), meccanica (nacque la FIAT nel 1899!) ed elettrico (la milanese Edison creò un vero impero). Fondamentali furono l'intervento statale, il protezionismo doganale e le "banche miste" che finanziavano le imprese.
💡 Problema cruciale: Lo sviluppo riguardò solo il "triangolo industriale" Genova-Torino-Milano, mentre il Sud rimaneva arretrato.
La questione meridionale fu il grande limite del giolittismo. Gaetano Salvemini accusava Giolitti di essere il "ministro della malavita" perché si appoggiava ai latifondisti e alla mafia per vincere le elezioni al Sud. Il latifondo rimaneva intatto e i contadini continuavano a vivere nella miseria.
Il patto Gentiloni (1913) segnò l'alleanza tra liberali e cattolici in funzione anti-socialista. Per la prima volta la Chiesa sosteneva apertamente un governo, in cambio della promessa di non approvare leggi anti-cattoliche.

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La Guerra di Libia e la Crisi del Sistema
Nel 1911 Giolitti cedette alle pressioni nazionaliste e dichiarò guerra all'Impero Ottomano per conquistare la Libia. La decisione contraddiceva tutta la sua politica di pace e moderazione, ma le spinte erano troppo forti: nazionalisti, gruppi industriali e persino il cattolico Banco di Roma volevano l'avventura coloniale.
La guerra di Libia (1911-1912) fu più difficile del previsto. L'esercito ottomano evitò scontri diretti e scelse la guerriglia, costringendo l'Italia a un conflitto lungo e costoso. Alla fine vincemmo, ottenendo Tripolitania, Cirenaica e il Dodecaneso, ma a caro prezzo.
Questa guerra fu uno spartiacque per Giolitti. Da un lato rafforzò i nazionalisti, che predicavano un imperialismo aggressivo e anti-socialista. Dall'altro, i socialisti rivoluzionari presero il controllo del PSI, cacciando i riformisti perché troppo "morbidi" sulla guerra.
💡 Momento chiave: Nel 1914 Benito Mussolini, direttore dell'"Avanti!", fu espulso dal PSI per le sue posizioni interventiste e fondò "Il Popolo d'Italia".
La "settimana rossa" mostrò il fallimento definitivo del giolittismo. Dopo la morte di alcuni anarchici in una manifestazione, l'Italia centro-settentrionale fu attraversata da scioperi e rivolte violente. La repressione fu durissima e rese evidente la distanza ormai incolmabile tra masse popolari e istituzioni liberali.
Nel marzo 1914 Giolitti si dimise, lasciando il posto ad Antonio Salandra. Era convinto di poter tornare presto al governo, ma l'Italia era ormai cambiata per sempre.

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La Prima Guerra Mondiale - L'Europa in Fiamme
L'estate del 1914 cambiò il mondo per sempre. Il 28 giugno a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando fu assassinato da Gavrilo Princip, un nazionalista serbo-bosniaco. Quello che doveva essere un conflitto locale si trasformò nella prima guerra mondiale a causa del sistema di alleanze.
L'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia, la Russia intervenne a difesa dei serbi, la Germania attaccò Russia e Francia, l'Inghilterra entrò per difendere il Belgio. In poche settimane l'Europa era in fiamme: da una parte l'Intesa (Francia, Gran Bretagna, Russia), dall'altra gli Imperi centrali .
Il "piano Schlieffen" tedesco fallì miseramente. Doveva essere una guerra lampo contro la Francia, ma i tedeschi furono fermati nella battaglia della Marna. Sul fronte occidentale iniziò la terribile guerra di trincea: milioni di soldati si fronteggiavano in condizioni disumane, tra fango, topi e gas velenosi.
💡 Guerra totale: Per la prima volta nella storia, il conflitto coinvolse non solo i militari ma anche i civili, con bombardamenti, propaganda e razionamento.
L'Italia inizialmente rimase neutrale: la Triplice Alleanza era difensiva, ma l'Austria aveva attaccato per prima. Il paese si divise tra interventisti (nazionalisti, democratici, industriali) e neutralisti (giolittiani, cattolici, socialisti). Alla fine prevalse l'interventismo: nel 1915 l'Italia firmò il patto di Londra con l'Intesa e entrò in guerra.
La "grande guerra" era iniziata. Sessanta milioni di uomini combatterono in quattro anni di massacri senza precedenti, usando armi sempre più letali: mitragliatrici, gas, carri armati, sottomarini.

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La Svolta del 1917 e la Fine della Guerra
Il 1917 fu l'anno della svolta. Sul fronte italiano gli austriaci sfondarono a Caporetto (ottobre), costringendo l'esercito alla ritirata fino al fiume Piave. Fu una disfatta che fece tremare l'Italia, ma anche l'inizio della riscossa.
L'evento più importante fu l'uscita della Russia dal conflitto. Due rivoluzioni rovesciarono prima lo zar e poi portarono al potere i bolscevichi di Lenin, che firmarono subito la pace con la Germania. Questo liberò enormi forze tedesche per gli altri fronti.
Ma la Germania commise un errore fatale: la guerra sottomarina indiscriminata contro le navi americane spinse gli Stati Uniti a entrare in guerra nel 1917. L'arrivo dei "doughboys" americani fu decisivo per ribaltare le sorti del conflitto.
💡 Il crollo: Nel 1918 tutti gli Imperi centrali crollarono uno dopo l'altro come un castello di carte.
L'estate del 1918 vide gli ultimi disperati attacchi tedeschi in Francia, tutti respinti. Sul fronte italiano, il generale Armando Diaz guidò la riscossa: nella battaglia di Vittorio Veneto (ottobre 1918) l'esercito austro-ungarico si sfaldò completamente.
I popoli dell'Impero asburgico capirono che la sconfitta austriaca significava la loro libertà e si ribellarono. Gli italiani occuparono Trento e Trieste mentre l'Austria firmava l'armistizio il 4 novembre 1918.
In Germania scoppiò la rivoluzione: Guglielmo II fuggì in Olanda, nacque la repubblica e il nuovo governo firmò l'armistizio l'11 novembre 1918. Dopo quattro anni di massacri, la "grande guerra" era finita, lasciando dietro di sé milioni di morti e un'Europa completamente trasformata.
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