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1,210
•
Aggiornato Mar 19, 2026
•
Elena
@lenahiara_expz
La crisi del IV secolo a.C. segna un momento di... Mostra di più











Dopo la guerra del Peloponneso, la Grecia era in ginocchio. La sconfitta di Atene aveva rivelato tutte le debolezze del sistema delle poleis - ogni città voleva restare indipendente e nessuna riusciva davvero a unificare il mondo greco.
Sparta vinse la guerra ma non riuscì a creare un vero impero. Le città alleate di Atene non sopportavano più di essere dominate e volevano la propria autonomia. Nel frattempo, due nuove minacce si affacciavano: la Persia tornava interessata al mar Egeo e la Macedonia stava diventando sempre più potente.
Ad Atene, dopo la sconfitta, furono instaurati i Trenta Tiranni nel 404 a.C. Questi oligarchi dovevano riformare la democrazia, ma in realtà instaurarono una dittatura. Per fortuna durò poco: nel 403 a.C. il generale Trasibulo li cacciò e restaurò la democrazia.
💡 Ricorda: I Trenta Tiranni rappresentano il tentativo spartano di controllare Atene dall'interno, ma il fallimento dimostra quanto fosse forte l'attaccamento degli ateniesi alla democrazia.

Sparta aveva un problema: durante la guerra aveva promesso alla Persia di cedere le città greche della Ionia, ma ora voleva riprenderle. L'occasione arrivò quando due fratelli persiani, Ciro il Giovane e Artaserse, si contesero il trono.
Gli spartani appoggiarono Ciro, ma le cose andarono male. Ciro morì nella battaglia di Cunassa nel 401 a.C., e i mercenari greci dovettero tornare a casa in una marcia disperata che Senofonte racconta nell'Anabasi.
La situazione peggiorò quando Artaserse si alleò con Atene per fermare Sparta. Nel 394 a.C. la flotta persiana distrusse quella spartana a Cnido. Sparta fu costretta a firmare la Pace di Antalcida (386 a.C.): dovette cedere le città ioniche alla Persia e sciogliere tutte le leghe.
Questa pace fece infuriare i greci, e Atene nel 378 a.C. fondò una nuova Lega di Delo per tornare protagonista.
💡 Punto chiave: La Pace di Antalcida dimostra come la Persia fosse tornata ad essere l'ago della bilancia nella politica greca.

Tebe decise di ribellarsi a Sparta organizzando una Lega beotica sotto la guida di due grandi condottieri: Pelopida ed Epaminonda. Sparta non poteva permetterlo e nel 371 a.C. inviò un esercito per sciogliere la Lega.
A Leuttra, Epaminonda inventò una tattica rivoluzionaria: rafforzò l'ala sinistra con 300 soldati scelti e dispose l'esercito in formazione obliqua. Fu un disastro per Sparta: la sua fanteria invincibile subì perdite gravissime.
La battaglia di Leuttra cambiò tutto. Gli iloti e altre popolazioni oppresse si ribellarono contro Sparta, che da quel momento ebbe un ruolo marginale nella storia greca. Tebe divenne la nuova potenza dominante.
Ma l'egemonia tebana durò poco. Nel 362 a.C., a Mantinea, Sparta e Atene si allearono contro Tebe. Nella battaglia morì Epaminonda, e Tebe perse la sua guida più importante. La Grecia si ritrovò senza una polis dominante, preparando il terreno per l'ascesa della Macedonia.
💡 Da ricordare: La tattica obliqua di Epaminonda influenzerà anche Alessandro Magno nelle sue future conquiste.

La Macedonia era una regione montuosa nel nord della Grecia, considerata quasi barbara dai greci "veri". Non aveva città importanti, solo contadini e un'aristocrazia guerriera guidata da un re che era più un capo militare che un sovrano assoluto.
Nel V secolo molti macedoni si erano avvicinati alla cultura greca. Il re Archelao aveva trasformato Pella, la capitale, in un centro culturale importante. Mentre le poleis greche si indebolivano nel IV secolo, la Macedonia si rafforzava.
Filippo II divenne re nel 359 a.C. Da giovane era stato ostaggio a Tebe, dove aveva studiato le tattiche militari di Epaminonda. Una volta sul trono, rivoluzionò l'esercito macedone: dotò i soldati di sarisse (lance lunghe fino a sei metri) e affiancò alla fanteria squadre di cavalieri.
Questa "macchina da guerra" permise a Filippo di conquistare rapidamente gran parte dei Balcani e le ricche miniere d'oro della Tracia. Ma fu anche abile diplomaticamente: si presentava alle poleis greche non come uno straniero, ma come un alleato e protettore della grecità.
💡 Aspetto cruciale: Le sarisse macedoni davano un vantaggio decisivo in battaglia, permettendo di tenere i nemici a distanza maggiore rispetto alle lance tradizionali.

Filippo trovò l'occasione perfetta per intervenire in Grecia: alcune città avevano saccheggiato il santuario di Delfi. Nel 346 a.C. scese con le sue truppe presentandosi come difensore del santuario nella cosiddetta "guerra sacra", conquistando il controllo di Focide e Beozia.
Ad Atene si formarono due fazioni. I pacifisti come Isocrate vedevano in Filippo un benefattore che poteva unire i greci contro il nemico tradizionale: la Persia. I radicali guidati da Demostene capirono invece il pericolo: nelle celebri Filippiche denunciò le vere intenzioni di Filippo.
Demostene riuscì a compattare gli ateniesi e a convincere Tebe ad allearsi con Atene. Ma era troppo tardi: nel 338 a.C. a Cheronea, la falange macedone guidata dal diciottenne Alessandro (figlio di Filippo) sbaragliò le truppe greche.
Quella data segna la fine dell'epoca delle poleis libere. Filippo costrinse tutte le città greche ad aderire alla Lega di Corinto, formalmente un'alleanza ma di fatto un controllo macedone. Il progetto era una grande spedizione contro la Persia, ma Filippo fu assassinato nel 336 a.C. Al trono salì Alessandro, a soli 20 anni.
💡 Data fondamentale: Il 338 a.C. (battaglia di Cheronea) segna la fine dell'indipendenza greca e l'inizio dell'era ellenistica.

Alessandro aveva ricevuto un'educazione straordinaria: il suo maestro era stato Aristotele, che gli aveva trasmesso l'amore per Omero e la cultura greca. Ma Alessandro possedeva anche carisma, coraggio e un'abilità strategica fuori dal comune che lo resero l'idolo dell'esercito.
Quando alcune città greche tentarono di ribellarsi dopo la morte di Filippo, Alessandro reagì duramente. Nel 335 a.C. espugnò Tebe e la distrusse completamente: tutti gli abitanti furono venduti come schiavi e la città rasa al suolo. Fu un esempio terrificante che spense ogni velleità di ribellione.
La spedizione contro la Persia iniziò nella primavera del 334 a.C. Alessandro attraversò l'Ellesponto con un esercito misto di greci e macedoni, ma il comando era saldamente in mani macedoni. Non portò solo soldati: c'erano anche scienziati, medici, storici e filosofi.
La prima vittoria arrivò subito, presso il fiume Granico in Frigia. Le poleis della Ionia furono liberate dal dominio persiano. In questa fase si colloca un episodio leggendario: a Gordio, Alessandro tagliò con la spada il famoso nodo gordiano, dimostrando simbolicamente la sua volontà di dominare l'Asia.
💡 Dettaglio importante: Alessandro volle dare alla sua spedizione anche un significato culturale e scientifico, non solo militare.

Nel 333 a.C. avvenne lo scontro decisivo: a Isso, in Cilicia, l'esercito persiano completo sotto Dario III affrontò i macedoni. La battaglia rimase incerta fino alla carica della cavalleria greca guidata da Alessandro, che arrivò quasi a catturare il Gran Re. Dario fuggì, abbandonando tesoro e famiglia.
Invece di inseguire Dario, Alessandro preferì conquistare le regioni costiere. Attraversò Siria e Fenicia, espugnando dopo un lungo assedio la città di Tiro, che venne rasa al suolo. Nel 332 a.C. penetrò in Egitto dove fu accolto come liberatore e fondò Alessandria.
Dario tentò una mossa diplomatica: propose di dividere l'impero, lasciando ad Alessandro tutti i territori conquistati. Ma Alessandro rifiutò la pace - voleva tutto. Lo scontro finale avvenne a Gaugamela nel 331 a.C.: vittoria completa dei macedoni.
Alessandro conquistò Susa e Persepoli, le capitali persiane. Nel 330 a.C. Dario fu ucciso da un satrapo: con lui cessò di esistere l'impero persiano che aveva dominato l'Oriente per due secoli.
💡 Svolta storica: La battaglia di Gaugamela non solo distrusse l'impero persiano, ma aprì ad Alessandro la strada verso l'India e l'estremo Oriente.

Alessandro non si fermò. Continuò a spingersi verso oriente attraverso l'altopiano iranico, l'attuale Afghanistan, fino al Kashmir, arrivando quasi ai confini della Cina. Ovunque fondava città chiamate Alessandria, colonizzate dai suoi soldati.
Scese poi verso la valle dell'Indo, dove nel 326 a.C. sconfisse il re indiano Poro in una battaglia terribile. Ma l'esercito, stremato dopo migliaia di chilometri, si rifiutò di proseguire. Alessandro dovette tornare a Babilonia, dove stabilì la sua capitale.
Il regno era immenso e Alessandro capì che non poteva essere governato solo da greci e macedoni. Il suo progetto rivoluzionario era favorire la fusione tra conquistatori e conquistati: promosse matrimoni misti, sposò una nobile orientale (Rosanne) e rispettò tradizioni e religioni locali.
Ma Alessandro iniziò anche a comportarsi come un monarca orientale, pretendendo che i generali macedoni si inchinassero secondo la proskynesis orientale. Questo comportamento, estraneo alla mentalità greca, scatenò diverse congiure. Il progetto fu stroncato dalla morte prematura di Alessandro a 33 anni nel 323 a.C. a Babilonia.
💡 Visione rivoluzionaria: Il progetto di integrazione di Alessandro era secoli in anticipo sui tempi e avrebbe potuto cambiare la storia del mondo antico.

Alessandro morì senza eredi chiari: la moglie Rosanne era incinta. Affidò il sigillo reale al generale Perdicca, ma tutti i comandanti che lo avevano seguito tramavano per ereditare il potere. Iniziò così la lotta tra i diadochi (successori).
Perdicca e la famiglia di Alessandro furono presto eliminati. Le guerre tra i diadochi durarono più di vent'anni, ma nessuno riuscì a prevalere completamente. La politica di integrazione etnica fu rapidamente abbandonata: i funzionari persiani furono sostituiti con greci e macedoni.
Attorno al 300 a.C. l'impero si divise definitivamente in monarchie ellenistiche indipendenti:
Questi regni svilupparono storie autonome per circa due secoli, fino all'ascesa di Roma. L'ultimo regno ellenistico (l'Egitto) cessò di esistere nel 30 a.C. con la morte di Cleopatra.
💡 Eredità duratura: Anche se diviso, l'impero di Alessandro diffuse la cultura greca fino all'India, creando la civiltà ellenistica che influenzerà l'intero mondo antico.

Il Regno di Macedonia era il meno prospero dei regni ellenistici. Non aveva grandi risorse economiche e doveva fronteggiare le invasioni dei Galati (popoli celtici) dai Balcani. In Grecia i sentimenti antimacedoni si intensificarono: molte poleis si organizzarono nella Lega etolica (Grecia centrale) e Lega achea (Peloponneso).
Quando morì Alessandro, Demostene tentò un'ultima ribellione, ma il generale Antipatro la soffocò abolendo la democrazia ateniese. Demostene si suicidò per non finire nelle mani macedoni. Dopo una serie di guerre, il potere passò ad Antigono nel 276 a.C., che fondò la dinastia degli Antigonidi.
Il Regno di Siria fu fondato dal generale Seleuco e comprendeva la maggior parte delle conquiste asiatiche di Alessandro. Per controllare questi immensi territori, i greci intrapresero una massiccia colonizzazione fondando decine di città, tra cui Antiochia e Seleucia.
Tuttavia l'organizzazione si rivelò fragile: molte province si staccarono dal governo centrale, soprattutto ai confini orientali dove le popolazioni persiane iniziarono a organizzarsi in quello che sarebbe diventato l'impero dei Parti.
💡 Lezione importante: L'enormità dei territori conquistati da Alessandro rese impossibile mantenere unito l'impero - la frammentazione era inevitabile.
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Elena
@lenahiara_expz
La crisi del IV secolo a.C. segna un momento di svolta nella storia greca. Dopo la devastante guerra del Peloponneso, le poleis si ritrovano frammentate e vulnerabili, aprendo la strada all'ascesa della Macedonia e alle conquiste di Alessandro Magno.

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Dopo la guerra del Peloponneso, la Grecia era in ginocchio. La sconfitta di Atene aveva rivelato tutte le debolezze del sistema delle poleis - ogni città voleva restare indipendente e nessuna riusciva davvero a unificare il mondo greco.
Sparta vinse la guerra ma non riuscì a creare un vero impero. Le città alleate di Atene non sopportavano più di essere dominate e volevano la propria autonomia. Nel frattempo, due nuove minacce si affacciavano: la Persia tornava interessata al mar Egeo e la Macedonia stava diventando sempre più potente.
Ad Atene, dopo la sconfitta, furono instaurati i Trenta Tiranni nel 404 a.C. Questi oligarchi dovevano riformare la democrazia, ma in realtà instaurarono una dittatura. Per fortuna durò poco: nel 403 a.C. il generale Trasibulo li cacciò e restaurò la democrazia.
💡 Ricorda: I Trenta Tiranni rappresentano il tentativo spartano di controllare Atene dall'interno, ma il fallimento dimostra quanto fosse forte l'attaccamento degli ateniesi alla democrazia.

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Sparta aveva un problema: durante la guerra aveva promesso alla Persia di cedere le città greche della Ionia, ma ora voleva riprenderle. L'occasione arrivò quando due fratelli persiani, Ciro il Giovane e Artaserse, si contesero il trono.
Gli spartani appoggiarono Ciro, ma le cose andarono male. Ciro morì nella battaglia di Cunassa nel 401 a.C., e i mercenari greci dovettero tornare a casa in una marcia disperata che Senofonte racconta nell'Anabasi.
La situazione peggiorò quando Artaserse si alleò con Atene per fermare Sparta. Nel 394 a.C. la flotta persiana distrusse quella spartana a Cnido. Sparta fu costretta a firmare la Pace di Antalcida (386 a.C.): dovette cedere le città ioniche alla Persia e sciogliere tutte le leghe.
Questa pace fece infuriare i greci, e Atene nel 378 a.C. fondò una nuova Lega di Delo per tornare protagonista.
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Tebe decise di ribellarsi a Sparta organizzando una Lega beotica sotto la guida di due grandi condottieri: Pelopida ed Epaminonda. Sparta non poteva permetterlo e nel 371 a.C. inviò un esercito per sciogliere la Lega.
A Leuttra, Epaminonda inventò una tattica rivoluzionaria: rafforzò l'ala sinistra con 300 soldati scelti e dispose l'esercito in formazione obliqua. Fu un disastro per Sparta: la sua fanteria invincibile subì perdite gravissime.
La battaglia di Leuttra cambiò tutto. Gli iloti e altre popolazioni oppresse si ribellarono contro Sparta, che da quel momento ebbe un ruolo marginale nella storia greca. Tebe divenne la nuova potenza dominante.
Ma l'egemonia tebana durò poco. Nel 362 a.C., a Mantinea, Sparta e Atene si allearono contro Tebe. Nella battaglia morì Epaminonda, e Tebe perse la sua guida più importante. La Grecia si ritrovò senza una polis dominante, preparando il terreno per l'ascesa della Macedonia.
💡 Da ricordare: La tattica obliqua di Epaminonda influenzerà anche Alessandro Magno nelle sue future conquiste.

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La Macedonia era una regione montuosa nel nord della Grecia, considerata quasi barbara dai greci "veri". Non aveva città importanti, solo contadini e un'aristocrazia guerriera guidata da un re che era più un capo militare che un sovrano assoluto.
Nel V secolo molti macedoni si erano avvicinati alla cultura greca. Il re Archelao aveva trasformato Pella, la capitale, in un centro culturale importante. Mentre le poleis greche si indebolivano nel IV secolo, la Macedonia si rafforzava.
Filippo II divenne re nel 359 a.C. Da giovane era stato ostaggio a Tebe, dove aveva studiato le tattiche militari di Epaminonda. Una volta sul trono, rivoluzionò l'esercito macedone: dotò i soldati di sarisse (lance lunghe fino a sei metri) e affiancò alla fanteria squadre di cavalieri.
Questa "macchina da guerra" permise a Filippo di conquistare rapidamente gran parte dei Balcani e le ricche miniere d'oro della Tracia. Ma fu anche abile diplomaticamente: si presentava alle poleis greche non come uno straniero, ma come un alleato e protettore della grecità.
💡 Aspetto cruciale: Le sarisse macedoni davano un vantaggio decisivo in battaglia, permettendo di tenere i nemici a distanza maggiore rispetto alle lance tradizionali.

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Filippo trovò l'occasione perfetta per intervenire in Grecia: alcune città avevano saccheggiato il santuario di Delfi. Nel 346 a.C. scese con le sue truppe presentandosi come difensore del santuario nella cosiddetta "guerra sacra", conquistando il controllo di Focide e Beozia.
Ad Atene si formarono due fazioni. I pacifisti come Isocrate vedevano in Filippo un benefattore che poteva unire i greci contro il nemico tradizionale: la Persia. I radicali guidati da Demostene capirono invece il pericolo: nelle celebri Filippiche denunciò le vere intenzioni di Filippo.
Demostene riuscì a compattare gli ateniesi e a convincere Tebe ad allearsi con Atene. Ma era troppo tardi: nel 338 a.C. a Cheronea, la falange macedone guidata dal diciottenne Alessandro (figlio di Filippo) sbaragliò le truppe greche.
Quella data segna la fine dell'epoca delle poleis libere. Filippo costrinse tutte le città greche ad aderire alla Lega di Corinto, formalmente un'alleanza ma di fatto un controllo macedone. Il progetto era una grande spedizione contro la Persia, ma Filippo fu assassinato nel 336 a.C. Al trono salì Alessandro, a soli 20 anni.
💡 Data fondamentale: Il 338 a.C. (battaglia di Cheronea) segna la fine dell'indipendenza greca e l'inizio dell'era ellenistica.

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Alessandro aveva ricevuto un'educazione straordinaria: il suo maestro era stato Aristotele, che gli aveva trasmesso l'amore per Omero e la cultura greca. Ma Alessandro possedeva anche carisma, coraggio e un'abilità strategica fuori dal comune che lo resero l'idolo dell'esercito.
Quando alcune città greche tentarono di ribellarsi dopo la morte di Filippo, Alessandro reagì duramente. Nel 335 a.C. espugnò Tebe e la distrusse completamente: tutti gli abitanti furono venduti come schiavi e la città rasa al suolo. Fu un esempio terrificante che spense ogni velleità di ribellione.
La spedizione contro la Persia iniziò nella primavera del 334 a.C. Alessandro attraversò l'Ellesponto con un esercito misto di greci e macedoni, ma il comando era saldamente in mani macedoni. Non portò solo soldati: c'erano anche scienziati, medici, storici e filosofi.
La prima vittoria arrivò subito, presso il fiume Granico in Frigia. Le poleis della Ionia furono liberate dal dominio persiano. In questa fase si colloca un episodio leggendario: a Gordio, Alessandro tagliò con la spada il famoso nodo gordiano, dimostrando simbolicamente la sua volontà di dominare l'Asia.
💡 Dettaglio importante: Alessandro volle dare alla sua spedizione anche un significato culturale e scientifico, non solo militare.

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Nel 333 a.C. avvenne lo scontro decisivo: a Isso, in Cilicia, l'esercito persiano completo sotto Dario III affrontò i macedoni. La battaglia rimase incerta fino alla carica della cavalleria greca guidata da Alessandro, che arrivò quasi a catturare il Gran Re. Dario fuggì, abbandonando tesoro e famiglia.
Invece di inseguire Dario, Alessandro preferì conquistare le regioni costiere. Attraversò Siria e Fenicia, espugnando dopo un lungo assedio la città di Tiro, che venne rasa al suolo. Nel 332 a.C. penetrò in Egitto dove fu accolto come liberatore e fondò Alessandria.
Dario tentò una mossa diplomatica: propose di dividere l'impero, lasciando ad Alessandro tutti i territori conquistati. Ma Alessandro rifiutò la pace - voleva tutto. Lo scontro finale avvenne a Gaugamela nel 331 a.C.: vittoria completa dei macedoni.
Alessandro conquistò Susa e Persepoli, le capitali persiane. Nel 330 a.C. Dario fu ucciso da un satrapo: con lui cessò di esistere l'impero persiano che aveva dominato l'Oriente per due secoli.
💡 Svolta storica: La battaglia di Gaugamela non solo distrusse l'impero persiano, ma aprì ad Alessandro la strada verso l'India e l'estremo Oriente.

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Alessandro non si fermò. Continuò a spingersi verso oriente attraverso l'altopiano iranico, l'attuale Afghanistan, fino al Kashmir, arrivando quasi ai confini della Cina. Ovunque fondava città chiamate Alessandria, colonizzate dai suoi soldati.
Scese poi verso la valle dell'Indo, dove nel 326 a.C. sconfisse il re indiano Poro in una battaglia terribile. Ma l'esercito, stremato dopo migliaia di chilometri, si rifiutò di proseguire. Alessandro dovette tornare a Babilonia, dove stabilì la sua capitale.
Il regno era immenso e Alessandro capì che non poteva essere governato solo da greci e macedoni. Il suo progetto rivoluzionario era favorire la fusione tra conquistatori e conquistati: promosse matrimoni misti, sposò una nobile orientale (Rosanne) e rispettò tradizioni e religioni locali.
Ma Alessandro iniziò anche a comportarsi come un monarca orientale, pretendendo che i generali macedoni si inchinassero secondo la proskynesis orientale. Questo comportamento, estraneo alla mentalità greca, scatenò diverse congiure. Il progetto fu stroncato dalla morte prematura di Alessandro a 33 anni nel 323 a.C. a Babilonia.
💡 Visione rivoluzionaria: Il progetto di integrazione di Alessandro era secoli in anticipo sui tempi e avrebbe potuto cambiare la storia del mondo antico.

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Alessandro morì senza eredi chiari: la moglie Rosanne era incinta. Affidò il sigillo reale al generale Perdicca, ma tutti i comandanti che lo avevano seguito tramavano per ereditare il potere. Iniziò così la lotta tra i diadochi (successori).
Perdicca e la famiglia di Alessandro furono presto eliminati. Le guerre tra i diadochi durarono più di vent'anni, ma nessuno riuscì a prevalere completamente. La politica di integrazione etnica fu rapidamente abbandonata: i funzionari persiani furono sostituiti con greci e macedoni.
Attorno al 300 a.C. l'impero si divise definitivamente in monarchie ellenistiche indipendenti:
Questi regni svilupparono storie autonome per circa due secoli, fino all'ascesa di Roma. L'ultimo regno ellenistico (l'Egitto) cessò di esistere nel 30 a.C. con la morte di Cleopatra.
💡 Eredità duratura: Anche se diviso, l'impero di Alessandro diffuse la cultura greca fino all'India, creando la civiltà ellenistica che influenzerà l'intero mondo antico.

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Il Regno di Macedonia era il meno prospero dei regni ellenistici. Non aveva grandi risorse economiche e doveva fronteggiare le invasioni dei Galati (popoli celtici) dai Balcani. In Grecia i sentimenti antimacedoni si intensificarono: molte poleis si organizzarono nella Lega etolica (Grecia centrale) e Lega achea (Peloponneso).
Quando morì Alessandro, Demostene tentò un'ultima ribellione, ma il generale Antipatro la soffocò abolendo la democrazia ateniese. Demostene si suicidò per non finire nelle mani macedoni. Dopo una serie di guerre, il potere passò ad Antigono nel 276 a.C., che fondò la dinastia degli Antigonidi.
Il Regno di Siria fu fondato dal generale Seleuco e comprendeva la maggior parte delle conquiste asiatiche di Alessandro. Per controllare questi immensi territori, i greci intrapresero una massiccia colonizzazione fondando decine di città, tra cui Antiochia e Seleucia.
Tuttavia l'organizzazione si rivelò fragile: molte province si staccarono dal governo centrale, soprattutto ai confini orientali dove le popolazioni persiane iniziarono a organizzarsi in quello che sarebbe diventato l'impero dei Parti.
💡 Lezione importante: L'enormità dei territori conquistati da Alessandro rese impossibile mantenere unito l'impero - la frammentazione era inevitabile.
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L'impero di Alessandro Magno
L’ellenismo e Alessandro Magno
Alessandro Magno nell'arte, nella letteratura e nel cinema
Appunti di storia
Alessandro Magno
comprende i popoli dei Sumeri, degli Accadi, dei Gutei, dei Babilonesi, degli Hittiti, degli assir e dei persiani
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Stefano S
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Anna
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Anastasia
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Francesca
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Greenlight Bonnie
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Chiara
utente IOS
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