Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'Europa e...
La Seconda Rivoluzione Industriale: Invenzioni e Innovazioni






Europa e America: la seconda rivoluzione industriale
All'inizio del Novecento l'Occidente domina il mondo: l'Europa è il continente più ricco, con una popolazione in crescita e urbanizzazione diffusa. Lo stesso succede in America.
Questa crescita nasce dalla rivoluzione tecnologica che porta invenzioni incredibili: telefono, lampadina, automobile, radio, cinema e aereo. Si tratta di beni di consumo duraturi, molto diversi dai prodotti alimentari della prima rivoluzione industriale.
Le fonti di energia cambiano completamente: dalle macchine a vapore si passa al motore a scoppio con la benzina. Anche l'industria chimica e metallurgica (soprattutto per l'acciaio) fanno passi da gigante.
Ricorda: La seconda rivoluzione industriale si basa su nuove energie, nuove invenzioni e nuovi settori produttivi che rivoluzionano la vita quotidiana.
Nelle fabbriche nasce il taylorismo, creato dall'ingegnere Frederick Taylor: ogni prodotto viene diviso in fasi, ogni operaio fa solo un pezzo del lavoro in tempi prestabiliti. Henry Ford applica questo principio alla catena di montaggio per produrre automobili in serie: più prodotti, prezzi più bassi, maggiori profitti. Ford capisce anche che per produrre di più i lavoratori devono stare bene, così riduce l'orario da 10 a 8 ore e aumenta i salari.

Produzione di massa e nuovo capitalismo
Nasce la produzione di massa: prodotti standardizzati, identici e riconoscibili su vasta scala. Si forma così la società di massa, dove la maggior parte delle persone vive nelle città e non più in campagna.
Il mercato dei consumi si apre e cresce: non più solo cibo e vestiti, ma i ceti più ricchi possono comprare beni durevoli. Nascono catene commerciali, grandi magazzini e il "mercato del tempo libero" dedicato al divertimento.
Le aziende diventano enormi e quelle più forti assorbono le più deboli creando i trust: accordi tra imprese per abbattere i costi e sconfiggere la concorrenza. Un solo proprietario controlla così veri imperi industriali.
Attenzione: I trust limitano la libertà d'impresa concentrando il potere economico in poche mani.
L'espansione imperialista
Tra il 1870 e il 1900 emergono nuove potenze come Italia, Giappone, Russia e Olanda che conquistano territori in Asia, Africa e America centrale. La superiorità militare, garantita dalla tecnologia, e la ricerca di materie prime e nuovi mercati spingono questa espansione.
La lunga depressione del 1873-1896 aumenta la domanda di materie prime. L'Europa non ne ha abbastanza, quindi si spinge verso nuovi mercati creando l'imperialismo: gli Stati sostituiscono le compagnie private nella conquista coloniale, unendo giuridicamente i territori dominati.

Guerre coloniali e Stati liberali
Le guerre coloniali sono principalmente "asimmetriche": c'è sproporzione totale tra le forze in campo. Un esempio drammatico è il genocidio degli Herero in Namibia nel 1904 da parte dei tedeschi.
Solo due conflitti sono "simmetrici" (alla pari): la guerra anglo-boera del 1899 in Sudafrica e il conflitto Giappone-Russia del 1905 per il controllo di Manciuria e Corea, vinto dai giapponesi.
Importante: Questi scontri dimostrano che le potenze imperialiste sono destinate a collidere tra loro, preparando futuri conflitti.
I paesi occidentali condividono il modello dello Stato liberale ottocentesco: territorio con confini definiti, sovranità totale, dimensioni sufficienti per lo sviluppo economico autonomo, sistema politico basato sul liberalismo con Costituzione e leggi uguali per tutti.
Questo modello promuove il capitalismo industriale ma genera anche crisi di sovrapproduzione (l'offerta supera la domanda). Tra il 1870-1890 la produzione dell'acciaio aumenta di venti volte!
La "grande depressione" del 1873 colpisce duramente: il grano extraeuropeo invade i mercati europei, i prezzi crollano, i contadini emigrano. Germania e Italia rispondono con il protezionismo: tariffe doganali alte per proteggere i prodotti nazionali dal liberismo.

Il secolo delle masse e i nuovi partiti
Prima votava solo una ristretta élite aristocratico-borghese selezionata da censo e istruzione: tutti gli altri (la maggior parte degli uomini e tutte le donne) erano esclusi. Ma la crescita delle fabbriche porta masse di persone nel mercato del lavoro.
Si parla del "secolo delle masse": anche la politica diventa di massa, più democratica. La partecipazione politica si apre ai lavoratori, che acquisiscono consapevolezza ed esigono più diritti.
Negli ultimi decenni dell'800 nuove leggi elettorali ampliano il diritto di voto. Nascono i partiti politici di massa: si estendono su tutto il territorio nazionale, hanno un'ideologia comune, un progetto per la società e un programma politico esplicito.
Da ricordare: Le donne del movimento suffragista lottano per il diritto di voto, aprendo la strada all'uguaglianza politica.
Dal nazionalismo al socialismo
I ceti popolari sperimentano nuove forme di partecipazione politica. Diventa fondamentale costruire l'"idea di nazione" per far sentire le masse parte di una comunità politica comune.
Il nazionalismo diventa un'ideologia aggressiva: l'amore per la propria patria si lega all'odio per quella degli altri. La competizione imperialista alimenta questa mentalità, dove guerra e lotta tra nazioni sono viste come strumenti di progresso.
Tra il 1880-1914 il nazionalismo diventa elemento chiave delle destre. I "piccoli borghesi" (commercianti, artigiani, agricoltori) lo usano per compensare la propria inferiorità sociale, vedendo nello straniero una minaccia. Questo genera un grave antisemitismo.

Il movimento operaio e il socialismo
Dagli anni '70 si consolida il movimento operaio in opposizione al nazionalismo. Dopo la depressione del 1873, contadini e artigiani diventano operai, formando una vera classe sociale separata dal mondo borghese.
Alla fine dell'800, due terzi di chi lavora nelle grandi città è impiegato nelle industrie. Essere proletari (avere come unica ricchezza la prole) diventa condizione comune a milioni di persone. Nella produzione "a catena" tutti lavorano 10-14 ore al giorno, riposando solo la domenica.
Nascono i sindacati per tutelare diritti e interessi dei lavoratori. L'Inghilterra è il paese dove si sviluppano di più. Gli scioperi diventano strumenti decisivi per la loro crescita.
Fondamentale: Il socialismo diventa l'ideologia in cui la classe operaia si riconosce collettivamente.
I partiti si chiamano "socialisti" o "socialdemocratici". Secondo Karl Marx, il capitalismo produrrà le contraddizioni da cui nascerà una società più giusta ed egualitaria, fondata sulla collettivizzazione dei mezzi di produzione.
Marx non è pacifista: incita alla rivoluzione per eliminare il capitalismo (proprietà privata e profitto) che opprime le masse lavoratrici. Il marxismo si differenzia dall'anarchismo, che pure aspira all'uguaglianza ma rifiuta ogni organizzazione.
Si formano due idee diverse di socialismo: i riformisti vogliono piccole conquiste graduali dentro il capitalismo; i rivoluzionari puntano alla rottura totale del sistema per instaurare il socialismo.
Il positivismo alimenta la fiducia assoluta nella scienza: la conoscenza scientifica può essere applicata allo studio dell'uomo e della società. Questo ottimismo, rafforzato dal lungo periodo di pace 1870-1914 (la "Belle époque"), spinge l'umanità verso modernità e progresso.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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Ricorda: La seconda rivoluzione industriale si basa su nuove energie, nuove invenzioni e nuovi settori produttivi che rivoluzionano la vita quotidiana.
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Tra il 1870 e il 1900 emergono nuove potenze come Italia, Giappone, Russia e Olanda che conquistano territori in Asia, Africa e America centrale. La superiorità militare, garantita dalla tecnologia, e la ricerca di materie prime e nuovi mercati spingono questa espansione.
La lunga depressione del 1873-1896 aumenta la domanda di materie prime. L'Europa non ne ha abbastanza, quindi si spinge verso nuovi mercati creando l'imperialismo: gli Stati sostituiscono le compagnie private nella conquista coloniale, unendo giuridicamente i territori dominati.

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Le guerre coloniali sono principalmente "asimmetriche": c'è sproporzione totale tra le forze in campo. Un esempio drammatico è il genocidio degli Herero in Namibia nel 1904 da parte dei tedeschi.
Solo due conflitti sono "simmetrici" (alla pari): la guerra anglo-boera del 1899 in Sudafrica e il conflitto Giappone-Russia del 1905 per il controllo di Manciuria e Corea, vinto dai giapponesi.
Importante: Questi scontri dimostrano che le potenze imperialiste sono destinate a collidere tra loro, preparando futuri conflitti.
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Questo modello promuove il capitalismo industriale ma genera anche crisi di sovrapproduzione (l'offerta supera la domanda). Tra il 1870-1890 la produzione dell'acciaio aumenta di venti volte!
La "grande depressione" del 1873 colpisce duramente: il grano extraeuropeo invade i mercati europei, i prezzi crollano, i contadini emigrano. Germania e Italia rispondono con il protezionismo: tariffe doganali alte per proteggere i prodotti nazionali dal liberismo.

Il secolo delle masse e i nuovi partiti
Prima votava solo una ristretta élite aristocratico-borghese selezionata da censo e istruzione: tutti gli altri (la maggior parte degli uomini e tutte le donne) erano esclusi. Ma la crescita delle fabbriche porta masse di persone nel mercato del lavoro.
Si parla del "secolo delle masse": anche la politica diventa di massa, più democratica. La partecipazione politica si apre ai lavoratori, che acquisiscono consapevolezza ed esigono più diritti.
Negli ultimi decenni dell'800 nuove leggi elettorali ampliano il diritto di voto. Nascono i partiti politici di massa: si estendono su tutto il territorio nazionale, hanno un'ideologia comune, un progetto per la società e un programma politico esplicito.
Da ricordare: Le donne del movimento suffragista lottano per il diritto di voto, aprendo la strada all'uguaglianza politica.
Dal nazionalismo al socialismo
I ceti popolari sperimentano nuove forme di partecipazione politica. Diventa fondamentale costruire l'"idea di nazione" per far sentire le masse parte di una comunità politica comune.
Il nazionalismo diventa un'ideologia aggressiva: l'amore per la propria patria si lega all'odio per quella degli altri. La competizione imperialista alimenta questa mentalità, dove guerra e lotta tra nazioni sono viste come strumenti di progresso.
Tra il 1880-1914 il nazionalismo diventa elemento chiave delle destre. I "piccoli borghesi" (commercianti, artigiani, agricoltori) lo usano per compensare la propria inferiorità sociale, vedendo nello straniero una minaccia. Questo genera un grave antisemitismo.

Il movimento operaio e il socialismo
Dagli anni '70 si consolida il movimento operaio in opposizione al nazionalismo. Dopo la depressione del 1873, contadini e artigiani diventano operai, formando una vera classe sociale separata dal mondo borghese.
Alla fine dell'800, due terzi di chi lavora nelle grandi città è impiegato nelle industrie. Essere proletari (avere come unica ricchezza la prole) diventa condizione comune a milioni di persone. Nella produzione "a catena" tutti lavorano 10-14 ore al giorno, riposando solo la domenica.
Nascono i sindacati per tutelare diritti e interessi dei lavoratori. L'Inghilterra è il paese dove si sviluppano di più. Gli scioperi diventano strumenti decisivi per la loro crescita.
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