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Il Risorgimento Italiano e i Movimenti Liberali








Il Congresso di Vienna e la Restaurazione
Il 1° novembre 1814 si aprì a Vienna un congresso destinato a ridisegnare l'Europa. Il primo ministro austriaco Metternich voleva cancellare tutto quello che Napoleone aveva costruito e riportare al potere le vecchie monarchie.
Le decisioni più importanti furono prese dalle quattro grandi potenze: Gran Bretagna, Russia, Prussia e Austria. A sorpresa riuscì a partecipare anche la Francia grazie all'abile Talleyrand. Il principio di legittimità stabiliva che solo le dinastie che regnavano prima del 1789 avevano diritto al trono.
Per l'Italia questo significò la fine delle repubbliche di Genova e Venezia. L'Austria ottenne il controllo del Regno Lombardo-Veneto e influenzò indirettamente molti altri Stati italiani. A Napoli tornarono i Borbone, mentre lo Stato della Chiesa fu restituito al Papa.
💡 Ricorda: Il Congresso di Vienna non tenne conto delle aspirazioni dei popoli, ma solo degli interessi delle monarchie. Questo creò le premesse per le future ribellioni.

Gli equilibri europei e le società segrete
Per proteggere il nuovo ordine furono creati degli Stati cuscinetto come il Belgio e la Svizzera, che dovevano impedire nuovi attacchi della Francia. Nacquero anche alleanze militari: prima la Santa Alleanza tra Austria, Prussia e Russia, poi la Quadruplice Alleanza che includeva anche la Gran Bretagna.
Di fronte a questo sistema repressivo, i liberali si organizzarono in società segrete. Non potendo fare opposizione politica aperta, dovettero agire nella clandestinità. Gli affiliati erano principalmente universitari, militari e borghesi, mentre mancava l'appoggio delle masse popolari.
La più importante fu la Carboneria, che si diffuse dall'Italia alla Francia e alla Spagna. I carbonari volevano ottenere costituzioni liberali e abolire l'assolutismo, non ancora l'unità italiana.
💡 Punto chiave: Le società segrete fallirono spesso perché non avevano il sostegno del popolo, rimanendo movimenti di élite.

I primi moti del 1820-1821
I moti del 1820 scoppiarono a Napoli quando ufficiali carbonari fecero insorgere le truppe di Nola. Ferdinando I fu costretto a concedere una costituzione, ma solo temporaneamente. In Sicilia la rivolta assunse caratteri autonomisti, con i baroni palermitani che dichiararono la secessione dal regno.
L'anno successivo fu la volta del Piemonte. Vittorio Emanuele I aveva reintrodotto privilegi del clero e barriere doganali, scatenando il malcontento dei liberali. La rivolta del 10 marzo 1821 partì da Alessandria e raggiunse Torino.
Il principe Carlo Alberto inizialmente appoggiò i rivoltosi e concesse la costituzione quando divenne reggente. Tuttavia, quando Carlo Felice tornò dall'estero, ritirò il proprio sostegno e la rivolta fallì.
💡 Attenzione: Questi primi moti non miravano ancora all'unità italiana, ma solo ad ottenere costituzioni liberali nei singoli Stati.

I moti del 1831 e la nascita del Risorgimento
I moti del 1831 iniziarono nel ducato di Modena con Ciro Menotti, che organizzò una rivolta antiaustriaca. Nonostante il duca Francesco IV lo tradisse facendolo arrestare e poi impiccare, la rivolta si estese a Bologna, Ferrara e altre città.
Questi moti furono diversi dai precedenti: coinvolsero più ceti sociali, dalla borghesia all'aristocrazia liberale, e ci fu un tentativo di coordinamento tra le varie insurrezioni cittadine.
È in questo periodo che inizia il Risorgimento italiano, il processo che porterà alla formazione dello Stato nazionale. Giuseppe Mazzini fondò nel 1831 la Giovine Italia, il primo vero partito politico italiano, basato sui principi di gioventù, indipendenza e repubblica democratica.
💡 Svolta importante: Con Mazzini nasce l'idea di un'Italia unita e indipendente, non più solo di singole costituzioni negli Stati esistenti.

Mazzini e i moderati: due vie per l'unità
Il pensiero di Mazzini si basava sulla formula "Dio e popolo" e vedeva la rivoluzione come una missione etico-religiosa. I suoi seguaci organizzarono vari tentativi insurrezionali: nel 1833 in Savoia, nel 1834 a Genova (dove Garibaldi dovette fuggire), e nel 1844 con i fratelli Bandiera in Calabria.
Non tutti i patrioti erano d'accordo con l'approccio repubblicano di Mazzini. I moderati preferivano la monarchia costituzionale ottenibile con riforme graduali. Vincenzo Gioberti propose il neoguelfismo: una confederazione di Stati italiani guidata dal Papa.
Altri moderati come Balbo puntavano sui Savoia, mentre D'Azeglio sosteneva un liberalismo contrario alle insurrezioni e favorevole alle riforme economiche e civili.
Nel 1846 l'elezione di Pio IX diede speranza ai liberali: il nuovo papa concesse un'amnistia ai prigionieri politici e allentò la censura, sembrando aprire a posizioni più liberali.
💡 Due strategie: Mazzini puntava sulla rivoluzione popolare, i moderati sulle riforme dall'alto. Entrambe le vie influenzeranno il Risorgimento.

Le rivoluzioni del 1848 in Italia
Il 1848 fu l'anno delle rivoluzioni europee, il primo vero scossone al sistema del Congresso di Vienna. In Italia le ribellioni esplosero sia per ottenere nuove libertà sia per cacciare il dominio straniero.
Nel Lombardo-Veneto scoppiarono due insurrezioni simultanee. A Venezia Daniele Manin guidò la cacciata degli austriaci e fece rinascere la Repubblica veneta. A Milano le famose Cinque giornate (precedute dallo "sciopero del fumo" contro il monopolio austriaco) portarono alla fuga di Radetzky verso il Quadrilatero di fortezze.
I milanesi chiamarono in aiuto Carlo Alberto re di Sardegna, che dichiarò guerra all'Austria iniziando la Prima Guerra d'Indipendenza. Inizialmente la guerra coinvolse contingenti di volontari da tutta Italia, ma Carlo Alberto perse tre settimane preziose a Milano permettendo agli austriaci di riorganizzarsi.
💡 Momento cruciale: Le Cinque giornate di Milano dimostrarono che il popolo italiano poteva sconfiggere l'Austria, ma serviva un coordinamento militare efficace.

La svolta del 1848: dall'entusiasmo alla delusione
La guerra federale iniziò bene con la vittoria di Goito e l'eroico sacrificio degli universitari pisani a Montanara e Curtatone, che rallentarono l'avanzata austriaca sacrificando le proprie vite per la patria.
Tuttavia, la situazione cambiò drasticamente quando Pio IX pronunciò la famosa allocuzione con cui si ritirò dalla guerra. Il Papa dichiarò che, essendo capo spirituale di tutti i cattolici, non poteva combattere contro il "cattolicissimo" popolo austriaco.
Seguendo l'esempio papale, anche gli altri sovrani italiani richiamarono i loro contingenti, trasformando la guerra da "federale" a "dinastica": i Savoia rimasero soli a combattere contro l'Austria. Molti volontari rimasero comunque a combattere, venendo considerati disertori dai loro sovrani. A Roma, la delusione per l'allocuzione pontificia portò alla proclamazione della Repubblica romana.
💡 Lezione importante: Il 1848 dimostrò che l'unità italiana non poteva basarsi sui sovrani esistenti, ma richiedeva una leadership più decisa.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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È in questo periodo che inizia il Risorgimento italiano, il processo che porterà alla formazione dello Stato nazionale. Giuseppe Mazzini fondò nel 1831 la Giovine Italia, il primo vero partito politico italiano, basato sui principi di gioventù, indipendenza e repubblica democratica.
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Mazzini e i moderati: due vie per l'unità
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Le rivoluzioni del 1848 in Italia
Il 1848 fu l'anno delle rivoluzioni europee, il primo vero scossone al sistema del Congresso di Vienna. In Italia le ribellioni esplosero sia per ottenere nuove libertà sia per cacciare il dominio straniero.
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