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L'Unità d'Italia e il Ruolo della Destra e Sinistra Storica

L'Unità d'Italia è un momento fondamentale della nostra storia nazionale,...

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# L'Unità d'Italia, Destra e Sinistra
Storica

*   17 marzo 1861 = fu proclamato il Regno d'Italia

*   Primo re d'Italia = Vittorio Emanuel

Le premesse dell'Unità d'Italia

Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d'Italia con Vittorio Emanuele II come primo re e Torino come capitale. Questo momento storico rappresenta il culmine di un processo iniziato anni prima, basato sulla prima costituzione italiana, lo Statuto Albertino, emanato nel 1848 da Carlo Alberto di Savoia.

L'unificazione italiana si realizzò grazie a due forze principali: l'ascesa della monarchia sabauda guidata da Cavour e l'impresa militare di Garibaldi che liberò il Mezzogiorno. Dopo le rivoluzioni del 1848 (la cosiddetta "primavera dei popoli"), il Piemonte divenne l'unico stato italiano a mantenere una costituzione, trasformandosi nel punto di riferimento per tutti i liberali italiani.

Il repubblicanesimo di Mazzini, che sognava una Repubblica democratica e unitaria, e quello federalista di Cattaneo entrarono in crisi. Molti repubblicani confluirono nella Società Nazionale, fondata nel 1857, che sosteneva il motto "L'Unità d'Italia e Vittorio Emanuele".

Lo sapevi? I ripetuti fallimenti delle insurrezioni mazziniane dimostrarono quanto fosse difficile ottenere l'indipendenza senza l'appoggio di uno stato già costituito come il Regno di Sardegna. Fu questo realismo politico a convincere molti repubblicani a sostenere la monarchia costituzionale.

Camillo Benso Conte di Cavour fu l'artefice della modernizzazione del Regno di Sardegna, ispirandosi al modello inglese sia politicamente (monarchia parlamentare) che economicamente (sviluppo di infrastrutture, banche e industrie). La sua visione prevedeva un legame inscindibile tra libertà politica ed economica.

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# L'Unità d'Italia, Destra e Sinistra
Storica

*   17 marzo 1861 = fu proclamato il Regno d'Italia

*   Primo re d'Italia = Vittorio Emanuel

La politica di Cavour e la Seconda guerra d'indipendenza

Cavour, divenuto primo ministro, si impegnò a rafforzare il potere del Parlamento e a limitare le ingerenze della Chiesa, seguendo il principio "Libera Chiesa in libero Stato". Attraverso la "politica del connubio" creò un'alleanza parlamentare tra centro-destra e centro-sinistra, isolando le ali estreme e ottenendo una solida maggioranza.

Per realizzare l'unificazione italiana, Cavour agì con abilità diplomatica. Partecipò alla Guerra di Crimea per portare la questione italiana all'attenzione europea e nel 1858 si incontrò segretamente con Napoleone III a Plombières per stringere un'alleanza militare contro l'Austria. L'accordo prevedeva che, in caso di vittoria, l'Italia sarebbe stata divisa in quattro stati.

Per provocare l'Austria, Cavour organizzò manovre militari al confine con il Lombardo-Veneto, includendo i Cacciatori delle Alpi guidati da Garibaldi. Nel 1859 scoppiò così la Seconda Guerra d'Indipendenza, in cui le truppe franco-piemontesi ottennero importanti vittorie a Magenta, Solferino e San Martino, liberando la Lombardia.

Tuttavia, quando nell'Italia centrale scoppiarono insurrezioni con governi provvisori che chiedevano l'annessione al Regno di Sardegna, Napoleone III si preoccupò e firmò l'armistizio di Villafranca con gli austriaci senza consultare Cavour. L'accordo riconosceva l'annessione della Lombardia, Emilia Romagna e Toscana al Regno di Sardegna, mentre all'Austria rimaneva il Veneto.

Curiosità storica: Cavour considerò l'armistizio un tradimento così grave da presentare immediatamente le sue dimissioni al re, anche se venne reintegrato pochi mesi dopo. Fu l'intervento diplomatico dell'Inghilterra, preoccupata dall'espansione francese, a favorire il mantenimento dei governi filo-repubblicani nell'Italia centrale.

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# L'Unità d'Italia, Destra e Sinistra
Storica

*   17 marzo 1861 = fu proclamato il Regno d'Italia

*   Primo re d'Italia = Vittorio Emanuel

L'impresa dei Mille e la nascita del Regno d'Italia

Giuseppe Garibaldi, l'"eroe dei due mondi", organizzò nel 1860 la famosa spedizione dei Mille con il segreto consenso del re. Partiti da Quarto (Genova), i garibaldini sbarcarono in Sicilia dove ottennero importanti vittorie a Calatafimi e Milazzo. Per ottenere l'appoggio dei contadini siciliani, Garibaldi promise l'abolizione della tassa sul macinato e la redistribuzione delle terre demaniali.

Questo creò un equivoco: i contadini pensarono che Garibaldi volesse attuare una rivoluzione sociale e, quando insorsero, furono duramente repressi. Il caso più noto fu quello di Bronte, dove Nino Bixio, collaboratore di Garibaldi, fece eseguire numerose condanne a morte.

Dopo aver liberato la Sicilia, Garibaldi proseguì verso Napoli, dove il re Francesco II fuggì nonostante avesse concesso tardivamente una Costituzione. A questo punto, Cavour intervenne con l'esercito piemontese, liberando le Marche e l'Umbria e sconfiggendo le truppe dello Stato Pontificio a Castelfidardo.

Il momento decisivo fu l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano, dove Garibaldi salutò Vittorio Emanuele come re d'Italia, cedendogli il controllo del Mezzogiorno. Attraverso una serie di plebisciti, il resto d'Italia venne annesso al Regno di Sardegna e il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia.

Dettaglio significativo: Vittorio Emanuele mantenne il numero II nel suo nome invece di diventare Vittorio Emanuele I d'Italia, sottolineando così la continuità tra il Regno di Sardegna e il nuovo Regno d'Italia.

L'unità d'Italia non era però ancora completa: mancavano ancora Veneto, Roma, Trentino e Friuli-Venezia-Giulia. Il Veneto venne annesso nel 1866 dopo la Terza Guerra d'Indipendenza, mentre Roma fu conquistata nel 1870, con la famosa Breccia di Porta Pia, approfittando della sconfitta di Napoleone III nella guerra franco-prussiana.

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# L'Unità d'Italia, Destra e Sinistra
Storica

*   17 marzo 1861 = fu proclamato il Regno d'Italia

*   Primo re d'Italia = Vittorio Emanuel

La Destra Storica e i problemi dell'unificazione

Nei primi 15 anni dopo l'unificazione (1861-1876), il Regno d'Italia fu governato dalla Destra Storica, composta da liberal-moderati seguaci di Cavour. Il loro compito principale fu costruire uno stato unitario sul piano monetario, militare, politico e amministrativo.

Per accelerare l'unificazione, la Destra Storica scelse di estendere a tutto il paese gli ordinamenti del Piemonte (piemontizzazione) e adottò un modello di accentramento amministrativo: l'Italia fu divisa in 59 province, ciascuna guidata da un prefetto di nomina regia. Nonostante ciò, l'ordinamento rimase liberale, anche se moderato, con un diritto di voto limitato a solo il 2% della popolazione.

Sul piano economico, la priorità fu raggiungere il pareggio di bilancio. Venne istituita la lira come moneta unica nazionale e si attuò una severa politica fiscale che introdusse nuove tasse, tra cui la famigerata tassa sul macinato, che gravò soprattutto sui ceti rurali meridionali, provocando forti malcontenti.

La Destra Storica si occupò anche dell'istruzione: con la legge Casati introdusse l'obbligo scolastico gratuito per i primi due anni delle elementari, una misura che incontrò resistenze nel Sud, dove le famiglie contadine vedevano la scuola come un ostacolo al lavoro nei campi.

Problema chiave: Durante questo periodo emerse chiaramente la questione meridionale, cioè il crescente divario economico e sociale tra Nord e Sud. Mentre al Nord si costruivano infrastrutture e industrie, al Sud dilagava il brigantaggio, affrontato dal governo come un problema di criminalità da risolvere con la forza militare attraverso la Legge Pica.

Un altro problema cruciale fu la questione romana, il conflitto tra Stato e Chiesa nato dalla conquista di Roma. La legge delle guarentigie cercò di garantire la sovranità del Papa sui suoi palazzi e il libero esercizio dei poteri spirituali, ma Papa Pio IX la rifiutò, dichiarandosi "prigioniero" e vietando ai cattolici di partecipare alla vita politica con il Non expedit ("non conviene").

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*   17 marzo 1861 = fu proclamato il Regno d'Italia

*   Primo re d'Italia = Vittorio Emanuel

La Sinistra Storica e l'era di Depretis

Nel 1876 la Destra perse le elezioni e salì al governo la Sinistra Storica, composta principalmente da ex-mazziniani ed ex-garibaldini che si erano convertiti alla monarchia. Mentre la Destra sosteneva il suffragio censitario, la Sinistra voleva estendere il diritto di voto e promuovere riforme sociali.

Il nuovo Presidente del Consiglio, Agostino Depretis, impostò il suo programma su tre importanti riforme:

  1. Riforma scolastica: La legge Coppino innalzò l'obbligo scolastico fino a 9 anni, introdusse sanzioni per le famiglie inadempienti e affidò il controllo delle scuole allo Stato anziché ai Comuni.

  2. Riforma elettorale: Ampliò il diritto di voto dal 2% al 7% della popolazione, abbassando l'età minima da 25 a 21 anni e includendo gli alfabetizzati con licenza elementare.

  3. Riforma fiscale: Abolì la detestata tassa sul macinato e introdusse una politica protezionistica per difendere i prodotti nazionali dalla concorrenza estera, specialmente il grano americano a basso costo.

Durante questo periodo nacque il fenomeno del trasformismo politico: deputati eletti nell'opposizione passavano alla maggioranza per opportunismo. Inizialmente il termine non aveva connotazione negativa, ma col tempo divenne simbolo di comportamento politico interessato solo a mantenere il potere.

Effetto inatteso: Il protezionismo economico ebbe conseguenze opposte tra Nord e Sud. Mentre al Nord favorì lo sviluppo delle industrie tessili e siderurgiche, al Sud danneggiò l'agricoltura specializzata (agrumi, olio) che non poteva più esportare a causa delle barriere doganali degli altri paesi, accentuando ulteriormente il divario economico.

Il trasformismo comportò la formazione di un ampio centro parlamentare che sosteneva il governo, mentre le vere opposizioni (anarchici e il nascente Partito Socialista) rimanevano fuori dal Parlamento, alimentando tensioni sociali che avrebbero caratterizzato i decenni successivi.

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*   17 marzo 1861 = fu proclamato il Regno d'Italia

*   Primo re d'Italia = Vittorio Emanuel

L'era di Crispi e la politica coloniale

Alla morte di Depretis nel 1887, divenne Presidente del Consiglio Francesco Crispi, primo meridionale a governare l'Italia. Ex mazziniano, Crispi attuò una politica sempre più autoritaria: rafforzò il potere esecutivo a scapito del Parlamento, inasprì le norme di pubblica sicurezza, sciolse il Partito Socialista e represse duramente le rivolte sociali.

Due furono i principali movimenti di protesta repressi con la forza militare:

  • I Fasci Siciliani, unioni di contadini che protestavano contro l'alta tassazione e rivendicavano una più equa distribuzione delle terre
  • Le rivolte dei minatori della Lunigiana in Liguria e Toscana

Nonostante questi aspetti autoritari, durante il governo Crispi fu emanato il Codice Zanardelli, un nuovo codice penale che abolì la pena di morte (che sarebbe stata ripristinata solo durante il fascismo).

La politica estera italiana cambiò radicalmente in questo periodo. Nel 1882 l'Italia entrò nella Triplice Alleanza con Germania e Impero Austro-ungarico, principalmente a causa della rivalità con la Francia per il controllo della Tunisia.

Svolta coloniale: Spinta da Crispi, l'Italia entrò nella corsa alle colonie, acquisendo territori in Eritrea e Somalia. Tuttavia, i tentativi di espandere i possedimenti africani portarono alla disfatta di Adua nel 1896, quando l'esercito italiano fu sconfitto da quello etiope. Fu una delle più umilianti sconfitte subite da un esercito europeo in Africa, soprannominato in Italia "la sconfitta contro l'esercito dei piedi scalzi".

La disfatta di Adua segnò l'inizio della "crisi di fine secolo" e costrinse Crispi alle dimissioni. I problemi sociali culminarono nei moti di Milano contro il carovita, duramente repressi dal generale Bava Beccaris, e nell'assassinio del re Umberto I a Monza nel 1900 per mano dell'anarchico Gaetano Bresci.

Il nuovo re Vittorio Emanuele III scelse di abbandonare la politica autoritaria per una di riforme, aprendo la strada all'era giolittiana che avrebbe caratterizzato i primi anni del Novecento italiano.

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L'Unità d'Italia e il Ruolo della Destra e Sinistra Storica

L'Unità d'Italia è un momento fondamentale della nostra storia nazionale, un processo che trasformò una penisola frammentata in uno stato unitario. Questo percorso storico si sviluppò attraverso l'azione strategica dei Savoia, le imprese eroiche di Garibaldi e le scelte politiche...

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Le premesse dell'Unità d'Italia

Il 17 marzo 1861 viene proclamato il Regno d'Italia con Vittorio Emanuele II come primo re e Torino come capitale. Questo momento storico rappresenta il culmine di un processo iniziato anni prima, basato sulla prima costituzione italiana, lo Statuto Albertino, emanato nel 1848 da Carlo Alberto di Savoia.

L'unificazione italiana si realizzò grazie a due forze principali: l'ascesa della monarchia sabauda guidata da Cavour e l'impresa militare di Garibaldi che liberò il Mezzogiorno. Dopo le rivoluzioni del 1848 (la cosiddetta "primavera dei popoli"), il Piemonte divenne l'unico stato italiano a mantenere una costituzione, trasformandosi nel punto di riferimento per tutti i liberali italiani.

Il repubblicanesimo di Mazzini, che sognava una Repubblica democratica e unitaria, e quello federalista di Cattaneo entrarono in crisi. Molti repubblicani confluirono nella Società Nazionale, fondata nel 1857, che sosteneva il motto "L'Unità d'Italia e Vittorio Emanuele".

Lo sapevi? I ripetuti fallimenti delle insurrezioni mazziniane dimostrarono quanto fosse difficile ottenere l'indipendenza senza l'appoggio di uno stato già costituito come il Regno di Sardegna. Fu questo realismo politico a convincere molti repubblicani a sostenere la monarchia costituzionale.

Camillo Benso Conte di Cavour fu l'artefice della modernizzazione del Regno di Sardegna, ispirandosi al modello inglese sia politicamente (monarchia parlamentare) che economicamente (sviluppo di infrastrutture, banche e industrie). La sua visione prevedeva un legame inscindibile tra libertà politica ed economica.

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La politica di Cavour e la Seconda guerra d'indipendenza

Cavour, divenuto primo ministro, si impegnò a rafforzare il potere del Parlamento e a limitare le ingerenze della Chiesa, seguendo il principio "Libera Chiesa in libero Stato". Attraverso la "politica del connubio" creò un'alleanza parlamentare tra centro-destra e centro-sinistra, isolando le ali estreme e ottenendo una solida maggioranza.

Per realizzare l'unificazione italiana, Cavour agì con abilità diplomatica. Partecipò alla Guerra di Crimea per portare la questione italiana all'attenzione europea e nel 1858 si incontrò segretamente con Napoleone III a Plombières per stringere un'alleanza militare contro l'Austria. L'accordo prevedeva che, in caso di vittoria, l'Italia sarebbe stata divisa in quattro stati.

Per provocare l'Austria, Cavour organizzò manovre militari al confine con il Lombardo-Veneto, includendo i Cacciatori delle Alpi guidati da Garibaldi. Nel 1859 scoppiò così la Seconda Guerra d'Indipendenza, in cui le truppe franco-piemontesi ottennero importanti vittorie a Magenta, Solferino e San Martino, liberando la Lombardia.

Tuttavia, quando nell'Italia centrale scoppiarono insurrezioni con governi provvisori che chiedevano l'annessione al Regno di Sardegna, Napoleone III si preoccupò e firmò l'armistizio di Villafranca con gli austriaci senza consultare Cavour. L'accordo riconosceva l'annessione della Lombardia, Emilia Romagna e Toscana al Regno di Sardegna, mentre all'Austria rimaneva il Veneto.

Curiosità storica: Cavour considerò l'armistizio un tradimento così grave da presentare immediatamente le sue dimissioni al re, anche se venne reintegrato pochi mesi dopo. Fu l'intervento diplomatico dell'Inghilterra, preoccupata dall'espansione francese, a favorire il mantenimento dei governi filo-repubblicani nell'Italia centrale.

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L'impresa dei Mille e la nascita del Regno d'Italia

Giuseppe Garibaldi, l'"eroe dei due mondi", organizzò nel 1860 la famosa spedizione dei Mille con il segreto consenso del re. Partiti da Quarto (Genova), i garibaldini sbarcarono in Sicilia dove ottennero importanti vittorie a Calatafimi e Milazzo. Per ottenere l'appoggio dei contadini siciliani, Garibaldi promise l'abolizione della tassa sul macinato e la redistribuzione delle terre demaniali.

Questo creò un equivoco: i contadini pensarono che Garibaldi volesse attuare una rivoluzione sociale e, quando insorsero, furono duramente repressi. Il caso più noto fu quello di Bronte, dove Nino Bixio, collaboratore di Garibaldi, fece eseguire numerose condanne a morte.

Dopo aver liberato la Sicilia, Garibaldi proseguì verso Napoli, dove il re Francesco II fuggì nonostante avesse concesso tardivamente una Costituzione. A questo punto, Cavour intervenne con l'esercito piemontese, liberando le Marche e l'Umbria e sconfiggendo le truppe dello Stato Pontificio a Castelfidardo.

Il momento decisivo fu l'incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II a Teano, dove Garibaldi salutò Vittorio Emanuele come re d'Italia, cedendogli il controllo del Mezzogiorno. Attraverso una serie di plebisciti, il resto d'Italia venne annesso al Regno di Sardegna e il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia.

Dettaglio significativo: Vittorio Emanuele mantenne il numero II nel suo nome invece di diventare Vittorio Emanuele I d'Italia, sottolineando così la continuità tra il Regno di Sardegna e il nuovo Regno d'Italia.

L'unità d'Italia non era però ancora completa: mancavano ancora Veneto, Roma, Trentino e Friuli-Venezia-Giulia. Il Veneto venne annesso nel 1866 dopo la Terza Guerra d'Indipendenza, mentre Roma fu conquistata nel 1870, con la famosa Breccia di Porta Pia, approfittando della sconfitta di Napoleone III nella guerra franco-prussiana.

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La Destra Storica e i problemi dell'unificazione

Nei primi 15 anni dopo l'unificazione (1861-1876), il Regno d'Italia fu governato dalla Destra Storica, composta da liberal-moderati seguaci di Cavour. Il loro compito principale fu costruire uno stato unitario sul piano monetario, militare, politico e amministrativo.

Per accelerare l'unificazione, la Destra Storica scelse di estendere a tutto il paese gli ordinamenti del Piemonte (piemontizzazione) e adottò un modello di accentramento amministrativo: l'Italia fu divisa in 59 province, ciascuna guidata da un prefetto di nomina regia. Nonostante ciò, l'ordinamento rimase liberale, anche se moderato, con un diritto di voto limitato a solo il 2% della popolazione.

Sul piano economico, la priorità fu raggiungere il pareggio di bilancio. Venne istituita la lira come moneta unica nazionale e si attuò una severa politica fiscale che introdusse nuove tasse, tra cui la famigerata tassa sul macinato, che gravò soprattutto sui ceti rurali meridionali, provocando forti malcontenti.

La Destra Storica si occupò anche dell'istruzione: con la legge Casati introdusse l'obbligo scolastico gratuito per i primi due anni delle elementari, una misura che incontrò resistenze nel Sud, dove le famiglie contadine vedevano la scuola come un ostacolo al lavoro nei campi.

Problema chiave: Durante questo periodo emerse chiaramente la questione meridionale, cioè il crescente divario economico e sociale tra Nord e Sud. Mentre al Nord si costruivano infrastrutture e industrie, al Sud dilagava il brigantaggio, affrontato dal governo come un problema di criminalità da risolvere con la forza militare attraverso la Legge Pica.

Un altro problema cruciale fu la questione romana, il conflitto tra Stato e Chiesa nato dalla conquista di Roma. La legge delle guarentigie cercò di garantire la sovranità del Papa sui suoi palazzi e il libero esercizio dei poteri spirituali, ma Papa Pio IX la rifiutò, dichiarandosi "prigioniero" e vietando ai cattolici di partecipare alla vita politica con il Non expedit ("non conviene").

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La Sinistra Storica e l'era di Depretis

Nel 1876 la Destra perse le elezioni e salì al governo la Sinistra Storica, composta principalmente da ex-mazziniani ed ex-garibaldini che si erano convertiti alla monarchia. Mentre la Destra sosteneva il suffragio censitario, la Sinistra voleva estendere il diritto di voto e promuovere riforme sociali.

Il nuovo Presidente del Consiglio, Agostino Depretis, impostò il suo programma su tre importanti riforme:

  1. Riforma scolastica: La legge Coppino innalzò l'obbligo scolastico fino a 9 anni, introdusse sanzioni per le famiglie inadempienti e affidò il controllo delle scuole allo Stato anziché ai Comuni.

  2. Riforma elettorale: Ampliò il diritto di voto dal 2% al 7% della popolazione, abbassando l'età minima da 25 a 21 anni e includendo gli alfabetizzati con licenza elementare.

  3. Riforma fiscale: Abolì la detestata tassa sul macinato e introdusse una politica protezionistica per difendere i prodotti nazionali dalla concorrenza estera, specialmente il grano americano a basso costo.

Durante questo periodo nacque il fenomeno del trasformismo politico: deputati eletti nell'opposizione passavano alla maggioranza per opportunismo. Inizialmente il termine non aveva connotazione negativa, ma col tempo divenne simbolo di comportamento politico interessato solo a mantenere il potere.

Effetto inatteso: Il protezionismo economico ebbe conseguenze opposte tra Nord e Sud. Mentre al Nord favorì lo sviluppo delle industrie tessili e siderurgiche, al Sud danneggiò l'agricoltura specializzata (agrumi, olio) che non poteva più esportare a causa delle barriere doganali degli altri paesi, accentuando ulteriormente il divario economico.

Il trasformismo comportò la formazione di un ampio centro parlamentare che sosteneva il governo, mentre le vere opposizioni (anarchici e il nascente Partito Socialista) rimanevano fuori dal Parlamento, alimentando tensioni sociali che avrebbero caratterizzato i decenni successivi.

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L'era di Crispi e la politica coloniale

Alla morte di Depretis nel 1887, divenne Presidente del Consiglio Francesco Crispi, primo meridionale a governare l'Italia. Ex mazziniano, Crispi attuò una politica sempre più autoritaria: rafforzò il potere esecutivo a scapito del Parlamento, inasprì le norme di pubblica sicurezza, sciolse il Partito Socialista e represse duramente le rivolte sociali.

Due furono i principali movimenti di protesta repressi con la forza militare:

  • I Fasci Siciliani, unioni di contadini che protestavano contro l'alta tassazione e rivendicavano una più equa distribuzione delle terre
  • Le rivolte dei minatori della Lunigiana in Liguria e Toscana

Nonostante questi aspetti autoritari, durante il governo Crispi fu emanato il Codice Zanardelli, un nuovo codice penale che abolì la pena di morte (che sarebbe stata ripristinata solo durante il fascismo).

La politica estera italiana cambiò radicalmente in questo periodo. Nel 1882 l'Italia entrò nella Triplice Alleanza con Germania e Impero Austro-ungarico, principalmente a causa della rivalità con la Francia per il controllo della Tunisia.

Svolta coloniale: Spinta da Crispi, l'Italia entrò nella corsa alle colonie, acquisendo territori in Eritrea e Somalia. Tuttavia, i tentativi di espandere i possedimenti africani portarono alla disfatta di Adua nel 1896, quando l'esercito italiano fu sconfitto da quello etiope. Fu una delle più umilianti sconfitte subite da un esercito europeo in Africa, soprannominato in Italia "la sconfitta contro l'esercito dei piedi scalzi".

La disfatta di Adua segnò l'inizio della "crisi di fine secolo" e costrinse Crispi alle dimissioni. I problemi sociali culminarono nei moti di Milano contro il carovita, duramente repressi dal generale Bava Beccaris, e nell'assassinio del re Umberto I a Monza nel 1900 per mano dell'anarchico Gaetano Bresci.

Il nuovo re Vittorio Emanuele III scelse di abbandonare la politica autoritaria per una di riforme, aprendo la strada all'era giolittiana che avrebbe caratterizzato i primi anni del Novecento italiano.

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