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2,100
•
Aggiornato Mar 28, 2026
•
Riccardo
@_ricc
L'Unità d'Italia non è solo una data da ricordare, ma... Mostra di più











Nella metà dell'800, l'Europa vive una fase contraddittoria che influenzerà profondamente il destino italiano. Da una parte c'è la Restaurazione, iniziata nel 1814 con il Congresso di Vienna, che vuole riportare indietro l'orologio della storia ripristinando i poteri assoluti. Dall'altra esplodono movimenti rivoluzionari che culminano nel 1848, definito "anno di fuoco" per l'intensità dei moti che scuotono tutta Europa.
L'Italia di questo periodo assomiglia a un puzzle di tanti piccoli regni: il Regno di Savoia (con Piemonte, Savoia e Sardegna), il Ducato di Toscana, lo Stato della Chiesa, il Regno delle Due Sicilie, mentre Lombardia, Veneto e Friuli sono sotto il dominio austriaco dal 1797. Tra gli italiani nasce però un sentimento nazionale che li spinge a unirsi contro l'oppressore austriaco.
Le idee sull'unificazione si dividono in tre correnti principali: la corrente neoguelfa di Vincenzo Gioberti (che voleva una confederazione guidata dal Papa), quella laica di Cesare Balbo (monarchia sabauda), e i democratici repubblicani di Giuseppe Mazzini. I primi movimenti rivoluzionari esplodono a Palermo nel 1848, quando i cittadini si ribellano all'autoritarismo di Ferdinando II chiedendo il rispetto dei diritti liberali.
Ricorda: Il 4 marzo 1848 Carlo Alberto concede lo Statuto Albertino, documento fondamentale che sopravviverà a tutte le sconfitte successive e diventerà la base costituzionale del Regno d'Italia.

Lo Statuto Albertino rappresenta una svolta costituzionale con caratteristiche innovative per l'epoca: introduce un sistema bicamerale con Senato e Camera dei Deputati, è una carta costituzionale flessibile (modificabile con procedimento legislativo ordinario) e riconosce i diritti civili fondamentali.
La Prima Guerra d'Indipendenza inizia nel marzo 1848 quando scoppiano scontri tra gli stati italiani e l'Impero austroungarico, prima a Venezia poi a Milano. Carlo Alberto interviene con il processo di "piemontesizzazione", puntando a conquistare Lombardia e Veneto, ma l'esito è fallimentare.
Nonostante l'entusiasmo iniziale e l'unione di monarchici e rivoluzionari nell'esercito dei democratici, le sconfitte si susseguono: luglio 1848 e marzo 1849. Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II, lasciando un bilancio amaro ma anche una lezione importante.
L'unico risultato positivo è la sopravvivenza dello Statuto Albertino nel Regno di Savoia, mentre tutti gli altri vengono aboliti. Gli italiani hanno dimostrato di saper collaborare nonostante le differenze politiche, gettando le basi per i futuri successi.
Punto chiave: Anche se militarmente fallimentare, questa guerra dimostra che l'unità italiana è possibile e che il Regno di Savoia può guidare il processo.

Mentre le monarchie assolute vengono restaurate, il Regno di Savoia diventa una monarchia costituzionale sotto la guida di Camillo Benso di Cavour. Dal 1850 ministro dell'economia, poi primo ministro dal 1852, Cavour domina la scena politica con una strategia geniale basata su due pilastri fondamentali.
La politica interna punta sulla modernizzazione economica: Cavour sa che uno stato deve essere economicamente potente per essere autonomo. Introduce un'economia liberista, costruisce infrastrutture cruciali come la ferrovia Torino-Genova e trasforma il Piemonte in una potenza economica regionale.
La politica estera è ancora più raffinata: Cavour vuole convincere l'Europa, specialmente Napoleone III di Francia, che l'unità italiana è necessaria per indebolire l'Austria. La strategia si rivela vincente quando nel 1855 invia 20.000 bersaglieri a sostenere la Francia nella Guerra di Crimea.
Questo gesto apre le porte del Congresso di Parigi a Cavour, che abilmente non chiede territori ma aiuto contro l'Austria. Anche l'attentato di Felice Orsini a Napoleone III viene gestito diplomaticamente, portando agli Accordi di Plombières del 1858: patti segreti difensivi tra Francia e Piemonte.
Strategia vincente: Cavour dimostra che la diplomazia intelligente vale più delle armi, preparando il terreno per i successi militari successivi.

La Seconda Guerra d'Indipendenza inizia nell'aprile 1859 dopo mesi di provocazioni calcolate: Cavour parla di indipendenza in Parlamento mentre i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi fanno esercitazioni al confine lombardo fino a spingere l'Austria a un ultimatum. L'alleanza franco-piemontese funziona e le vittorie si susseguono.
Napoleone III propone un armistizio che fa infuriare Cavour fino alle dimissioni, ma il leader francese si rende conto dell'importanza del primo ministro piemontese e la guerra riprende fino alla liberazione della Lombardia. Il Regno di Savoia acquisisce una potenza tale da iniziare l'annessione di altri stati: prima Toscana ed Emilia-Romagna nel maggio 1860.
Parallelamente, Giuseppe Garibaldi organizza la leggendaria Spedizione dei Mille: nella notte tra il 5 e 6 maggio 1860 salpa con mille uomini verso il Regno delle Due Sicilie, convinto che la popolazione locale sia pronta alla ribellione. Il calcolo si rivela giusto: luglio 1860 conquista la Sicilia, settembre libera Napoli.
Il momento culminante arriva il 26 ottobre 1860 con l'incontro di Teano tra Garibaldi e Vittorio Emanuele II: l'eroe dei due mondi riconosce l'autorità del re, rinunciando al suo progetto repubblicano. Il 17 marzo 1861 nasce ufficialmente l'Italia unita sotto la monarchia costituzionale.
Momento storico: L'incontro di Teano rappresenta il trionfo dell'unità nazionale sulla divisione ideologica tra monarchici e repubblicani.

Con l'unità proclamata, restano da conquistare le terre irredente: Veneto, Trentino e soprattutto Roma. Cavour considera l'annessione di Roma una "necessità storica", ma Papa Pio IX e Napoleone III (protettore dello Stato Pontificio) si oppongono fermamente.
La morte di Cavour nel giugno 1861 rappresenta un colpo durissimo: il suo successore Bettino Ricasoli, liberale poco diplomatico, peggiora i rapporti con il Papa. Entrano in scena i rivoluzionari: Garibaldi organizza spedizioni dalla Sicilia che Napoleone III blocca, creando grande confusione politica.
Il governo Rattazzi decide di gestire militarmente la situazione: nell'agosto 1862 invia l'esercito italiano sull'Aspromonte per contrastare Garibaldi. Per l'opinione pubblica è un tradimento verso chi voleva completare l'unità nazionale, portando alle dimissioni di Rattazzi.
Marco Minghetti, nuovo primo ministro dal 1863, adotta l'approccio diplomatico di Cavour. Nel 1864 stipula la Convenzione di Settembre con la Francia: l'Italia rinuncia temporaneamente a Roma in cambio del ritiro francese entro due anni. Come segno di fiducia, sposta la capitale da Torino a Firenze.
Lezione politica: Dopo Cavour, l'Italia fatica a trovare leader capaci di bilanciare diplomazia e pressioni popolari per completare l'unificazione.

Il 1866 porta una svolta decisiva con l'emergere della Prussia guidata da Otto von Bismarck. Quando Prussia e Austria entrano in guerra, l'Italia si allea con Bismarck: nonostante sia più un peso che un aiuto, la vittoria prussiana a Sadowa permette all'Italia di annettere il Veneto.
Garibaldi organizza nuove spedizioni per liberare Roma, ma stavolta la popolazione pontificia non lo sostiene e il 3 novembre 1867 subisce una pesante sconfitta contro le truppe papali e francesi. La soluzione arriva inaspettatamente dalla Guerra franco-prussiana del 1870.
Napoleone III impegna tutte le forze contro Bismarck ma perde a Sedan il 2 settembre 1870, finendo prigioniero. L'Italia coglie l'occasione: il 20 settembre 1870 l'esercito italiano apre la Breccia di Porta Pia e conquista Roma, sconfiggendo l'esercito pontificio.
Il Papa si rifugia a Fiuggi rifiutando ogni rapporto con lo Stato italiano, che promulga le Leggi delle Guarentigie per garantire libertà religiosa, extraterritorialità e indennizzi. Pio IX respinge tutto e nel 1874 emana la bolla papale "Non expedit", vietando ai cattolici la partecipazione politica.
Dal 1871 il progetto politico di Cavour è finalmente completato: l'Italia è unita territorialmente, ma deve ancora affrontare la sfida di diventare una nazione nel cuore e nella mente dei suoi cittadini.
Momento decisivo: La Breccia di Porta Pia chiude il Risorgimento politico ma apre la "questione romana" che condizionerà la vita italiana per decenni.

L'Italia del 1861 conta 22 milioni di abitanti ma presenta un quadro socio-economico drammatico: altissimo tasso di analfabetismo (90% della popolazione), economia prevalentemente agricola e enormi squilibri territoriali tra un Nord in via di industrializzazione e un Sud ancora feudale.
Le città più sviluppate sono Torino, Milano e Genova, centri industriali del triangolo settentrionale, mentre il Sud rimane legato ad agricoltura e allevamento con strutture arretrate. Questa disparità genera la "Questione Meridionale", problema che segnerà profondamente la storia italiana.
Le gravi difficoltà economiche del Meridione portano al fenomeno del brigantaggio: contadini costretti a rubare per sopravvivere e pagare le tasse sempre più pesanti diventano una piaga sociale che il governo deve affrontare con urgenza.
La classe dirigente si divide in Destra Storica (conservativa, eredita gli ideali di Cavour) e Sinistra Storica (progressista, si ispira a Mazzini e Minghetti). Entrambe rappresentano però solo l'élite aristocratica, mentre il popolo rimane escluso dalla vita politica.
Questo periodo vede nascere i concetti di progresso e capitalismo come motori del benessere futuro. La borghesia emerge come classe dominante, divisa in grande borghesia (banchieri), media borghesia (professionisti) e piccola borghesia (commercianti e artigiani).
Contraddizione fondamentale: L'unità politica è raggiunta, ma l'Italia deve ancora costruire una vera identità nazionale e affrontare profondi squilibri socio-economici.

L'industrializzazione trasforma radicalmente l'Europa e l'Italia della seconda metà dell'800. Nasce il capitalismo finanziario caratterizzato dal liberismo, con grandi banche d'affari che finanziano le industrie e producono ricchezza su scala mai vista prima.
I trasporti rivoluzionano la società: 100.000 km di ferrovie attraversano l'Europa, trasportando merci e persone, mentre l'invenzione del telegrafo crea l'idea di un mondo interconnesso. Nasce anche il turismo di massa e l'ideale di mobilità sociale.
L'urbanizzazione concentra popolazioni nelle grandi città come Parigi (che nel 1889 inaugura la Tour Eiffel), Londra e Berlino. Le stazioni ferroviarie diventano i nuovi centri della vita urbana, simboli di modernità e progresso.
Le Esposizioni Universali celebrano questo spirito borghese: la prima a Londra esalta la grandezza britannica dell'età vittoriana, quella di Parigi del 1889 vede nascere la Torre Eiffel, mentre Chicago introduce la prima ruota panoramica.
Accanto alla borghesia emerge il proletariato: i lavoratori che Marx definisce come coloro che hanno solo la "prole" come risorsa, ma che rappresentano la forza motrice dell'industria. Si allarga la forbice tra capitalisti sempre più ricchi e operai sempre più sfruttati.
Doppio volto del progresso: L'industrializzazione porta innovazione e ricchezza, ma crea anche nuove forme di sfruttamento e disuguaglianze sociali.

Il problema dello sfruttamento del proletariato trova due risposte principali che segneranno la storia europea. Il socialismo nasce ufficialmente nel 1848 con il "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels, organizzandosi in movimenti internazionali.
La Prima Internazionale e la Seconda Internazionale danno voce ai proletari di tutto il mondo, riuscendo a ottenere conquiste fondamentali: orario massimo di lavoro, giusta retribuzione e ambienti salubri.
La Chiesa Cattolica offre una risposta alternativa con Papa Leone XIII, eletto nel 1876, che vive un momento di grande apertura sociale. Nel 1891 promulga la storica enciclica "Rerum Novarum", affrontando il problema sociale con una soluzione moderata che riconosce diritti sia ai lavoratori che ai capitalisti.
Questa enciclica rappresenta una svolta: la Chiesa non si limita più alla sfera spirituale ma entra attivamente nella questione sociale, proponendo riforme che tutelino la dignità umana senza abbracciare il radicalismo socialista.
Le due risposte, socialista e cattolica, influenzeranno profondamente i movimenti politici e sociali dei decenni successivi, offrendo alternative concrete al liberismo selvaggio dell'epoca.
Svolta epocale: La nascita della questione sociale costringe sia il mondo laico che religioso a ripensare il rapporto tra capitale e lavoro, gettando le basi dei moderni diritti dei lavoratori.

Dopo il 1870, l'Italia affronta la sfida di trasformare l'unità politica in vera nazionalizzazione del popolo. Il paese vive una profonda frattura tra istituzioni e cittadini, con problemi concreti che i governi faticano a risolvere: analfabetismo al 90%, arretratezza industriale, squilibrio Nord-Sud.
La paralisi del mercato interno costringe a comprare dall'estero, indebolendo l'economia liberista italiana. I governi della Destra Storica fino al 1875 portano avanti una politica elitaria che non riesce a rilanciare il sistema economico nazionale.
Nel 1875 entra in scena Agostino Depretis, esponente della Sinistra Progressista che presenta a Stradella un programma rivoluzionario: politica economica protezionista (opposta al liberismo) con controllo statale dei prezzi e dazi doganali sugli acquisti esteri.
Le altre riforme di Depretis includono: riforma elettorale che estende il voto ai maschi di 21 anni, riforma dell'istruzione con scuola obbligatoria e gratuita, abolizione della odiata tassa sul macinato imposta da Quintino Sella per pareggiare il bilancio.
Diventato primo ministro nel 1876, Depretis adotta l'"atteggiamento trasformista", accogliendo cambiamenti politici da sinistra a destra. Questo crea un canale di comunicazione tra popolo e Stato ma danneggia la credibilità del Parlamento.
Eredità controversa: Il trasformismo di Depretis migliora il dialogo politico ma indebolisce l'identità dei partiti, creando un precedente problematico per la vita democratica italiana.
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Il Piemonte di Cavour, Guerra di Crimea, Seconda Guerra di Indipendenza, la spedizione dei Mille di Garibaldi, Terza guerra di indipendenza, la Destra Storica, la Sinistra Storica (Depretis e Crispi)
La lotta per l'indipendenza italiana durante il periodo della Seconda Guerra d'Indipendenza e l'armistizio di Villafranca.
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Riccardo
@_ricc
L'Unità d'Italia non è solo una data da ricordare, ma un processo complesso che ha trasformato una penisola frammentata in una nazione moderna. Dalla metà dell'800 fino agli anni post-unificazione, l'Italia ha vissuto rivoluzioni, guerre e profonde trasformazioni sociali che... Mostra di più

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Nella metà dell'800, l'Europa vive una fase contraddittoria che influenzerà profondamente il destino italiano. Da una parte c'è la Restaurazione, iniziata nel 1814 con il Congresso di Vienna, che vuole riportare indietro l'orologio della storia ripristinando i poteri assoluti. Dall'altra esplodono movimenti rivoluzionari che culminano nel 1848, definito "anno di fuoco" per l'intensità dei moti che scuotono tutta Europa.
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Mentre le monarchie assolute vengono restaurate, il Regno di Savoia diventa una monarchia costituzionale sotto la guida di Camillo Benso di Cavour. Dal 1850 ministro dell'economia, poi primo ministro dal 1852, Cavour domina la scena politica con una strategia geniale basata su due pilastri fondamentali.
La politica interna punta sulla modernizzazione economica: Cavour sa che uno stato deve essere economicamente potente per essere autonomo. Introduce un'economia liberista, costruisce infrastrutture cruciali come la ferrovia Torino-Genova e trasforma il Piemonte in una potenza economica regionale.
La politica estera è ancora più raffinata: Cavour vuole convincere l'Europa, specialmente Napoleone III di Francia, che l'unità italiana è necessaria per indebolire l'Austria. La strategia si rivela vincente quando nel 1855 invia 20.000 bersaglieri a sostenere la Francia nella Guerra di Crimea.
Questo gesto apre le porte del Congresso di Parigi a Cavour, che abilmente non chiede territori ma aiuto contro l'Austria. Anche l'attentato di Felice Orsini a Napoleone III viene gestito diplomaticamente, portando agli Accordi di Plombières del 1858: patti segreti difensivi tra Francia e Piemonte.
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La Seconda Guerra d'Indipendenza inizia nell'aprile 1859 dopo mesi di provocazioni calcolate: Cavour parla di indipendenza in Parlamento mentre i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi fanno esercitazioni al confine lombardo fino a spingere l'Austria a un ultimatum. L'alleanza franco-piemontese funziona e le vittorie si susseguono.
Napoleone III propone un armistizio che fa infuriare Cavour fino alle dimissioni, ma il leader francese si rende conto dell'importanza del primo ministro piemontese e la guerra riprende fino alla liberazione della Lombardia. Il Regno di Savoia acquisisce una potenza tale da iniziare l'annessione di altri stati: prima Toscana ed Emilia-Romagna nel maggio 1860.
Parallelamente, Giuseppe Garibaldi organizza la leggendaria Spedizione dei Mille: nella notte tra il 5 e 6 maggio 1860 salpa con mille uomini verso il Regno delle Due Sicilie, convinto che la popolazione locale sia pronta alla ribellione. Il calcolo si rivela giusto: luglio 1860 conquista la Sicilia, settembre libera Napoli.
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Con l'unità proclamata, restano da conquistare le terre irredente: Veneto, Trentino e soprattutto Roma. Cavour considera l'annessione di Roma una "necessità storica", ma Papa Pio IX e Napoleone III (protettore dello Stato Pontificio) si oppongono fermamente.
La morte di Cavour nel giugno 1861 rappresenta un colpo durissimo: il suo successore Bettino Ricasoli, liberale poco diplomatico, peggiora i rapporti con il Papa. Entrano in scena i rivoluzionari: Garibaldi organizza spedizioni dalla Sicilia che Napoleone III blocca, creando grande confusione politica.
Il governo Rattazzi decide di gestire militarmente la situazione: nell'agosto 1862 invia l'esercito italiano sull'Aspromonte per contrastare Garibaldi. Per l'opinione pubblica è un tradimento verso chi voleva completare l'unità nazionale, portando alle dimissioni di Rattazzi.
Marco Minghetti, nuovo primo ministro dal 1863, adotta l'approccio diplomatico di Cavour. Nel 1864 stipula la Convenzione di Settembre con la Francia: l'Italia rinuncia temporaneamente a Roma in cambio del ritiro francese entro due anni. Come segno di fiducia, sposta la capitale da Torino a Firenze.
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Il 1866 porta una svolta decisiva con l'emergere della Prussia guidata da Otto von Bismarck. Quando Prussia e Austria entrano in guerra, l'Italia si allea con Bismarck: nonostante sia più un peso che un aiuto, la vittoria prussiana a Sadowa permette all'Italia di annettere il Veneto.
Garibaldi organizza nuove spedizioni per liberare Roma, ma stavolta la popolazione pontificia non lo sostiene e il 3 novembre 1867 subisce una pesante sconfitta contro le truppe papali e francesi. La soluzione arriva inaspettatamente dalla Guerra franco-prussiana del 1870.
Napoleone III impegna tutte le forze contro Bismarck ma perde a Sedan il 2 settembre 1870, finendo prigioniero. L'Italia coglie l'occasione: il 20 settembre 1870 l'esercito italiano apre la Breccia di Porta Pia e conquista Roma, sconfiggendo l'esercito pontificio.
Il Papa si rifugia a Fiuggi rifiutando ogni rapporto con lo Stato italiano, che promulga le Leggi delle Guarentigie per garantire libertà religiosa, extraterritorialità e indennizzi. Pio IX respinge tutto e nel 1874 emana la bolla papale "Non expedit", vietando ai cattolici la partecipazione politica.
Dal 1871 il progetto politico di Cavour è finalmente completato: l'Italia è unita territorialmente, ma deve ancora affrontare la sfida di diventare una nazione nel cuore e nella mente dei suoi cittadini.
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L'Italia del 1861 conta 22 milioni di abitanti ma presenta un quadro socio-economico drammatico: altissimo tasso di analfabetismo (90% della popolazione), economia prevalentemente agricola e enormi squilibri territoriali tra un Nord in via di industrializzazione e un Sud ancora feudale.
Le città più sviluppate sono Torino, Milano e Genova, centri industriali del triangolo settentrionale, mentre il Sud rimane legato ad agricoltura e allevamento con strutture arretrate. Questa disparità genera la "Questione Meridionale", problema che segnerà profondamente la storia italiana.
Le gravi difficoltà economiche del Meridione portano al fenomeno del brigantaggio: contadini costretti a rubare per sopravvivere e pagare le tasse sempre più pesanti diventano una piaga sociale che il governo deve affrontare con urgenza.
La classe dirigente si divide in Destra Storica (conservativa, eredita gli ideali di Cavour) e Sinistra Storica (progressista, si ispira a Mazzini e Minghetti). Entrambe rappresentano però solo l'élite aristocratica, mentre il popolo rimane escluso dalla vita politica.
Questo periodo vede nascere i concetti di progresso e capitalismo come motori del benessere futuro. La borghesia emerge come classe dominante, divisa in grande borghesia (banchieri), media borghesia (professionisti) e piccola borghesia (commercianti e artigiani).
Contraddizione fondamentale: L'unità politica è raggiunta, ma l'Italia deve ancora costruire una vera identità nazionale e affrontare profondi squilibri socio-economici.

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L'industrializzazione trasforma radicalmente l'Europa e l'Italia della seconda metà dell'800. Nasce il capitalismo finanziario caratterizzato dal liberismo, con grandi banche d'affari che finanziano le industrie e producono ricchezza su scala mai vista prima.
I trasporti rivoluzionano la società: 100.000 km di ferrovie attraversano l'Europa, trasportando merci e persone, mentre l'invenzione del telegrafo crea l'idea di un mondo interconnesso. Nasce anche il turismo di massa e l'ideale di mobilità sociale.
L'urbanizzazione concentra popolazioni nelle grandi città come Parigi (che nel 1889 inaugura la Tour Eiffel), Londra e Berlino. Le stazioni ferroviarie diventano i nuovi centri della vita urbana, simboli di modernità e progresso.
Le Esposizioni Universali celebrano questo spirito borghese: la prima a Londra esalta la grandezza britannica dell'età vittoriana, quella di Parigi del 1889 vede nascere la Torre Eiffel, mentre Chicago introduce la prima ruota panoramica.
Accanto alla borghesia emerge il proletariato: i lavoratori che Marx definisce come coloro che hanno solo la "prole" come risorsa, ma che rappresentano la forza motrice dell'industria. Si allarga la forbice tra capitalisti sempre più ricchi e operai sempre più sfruttati.
Doppio volto del progresso: L'industrializzazione porta innovazione e ricchezza, ma crea anche nuove forme di sfruttamento e disuguaglianze sociali.

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Il problema dello sfruttamento del proletariato trova due risposte principali che segneranno la storia europea. Il socialismo nasce ufficialmente nel 1848 con il "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels, organizzandosi in movimenti internazionali.
La Prima Internazionale e la Seconda Internazionale danno voce ai proletari di tutto il mondo, riuscendo a ottenere conquiste fondamentali: orario massimo di lavoro, giusta retribuzione e ambienti salubri.
La Chiesa Cattolica offre una risposta alternativa con Papa Leone XIII, eletto nel 1876, che vive un momento di grande apertura sociale. Nel 1891 promulga la storica enciclica "Rerum Novarum", affrontando il problema sociale con una soluzione moderata che riconosce diritti sia ai lavoratori che ai capitalisti.
Questa enciclica rappresenta una svolta: la Chiesa non si limita più alla sfera spirituale ma entra attivamente nella questione sociale, proponendo riforme che tutelino la dignità umana senza abbracciare il radicalismo socialista.
Le due risposte, socialista e cattolica, influenzeranno profondamente i movimenti politici e sociali dei decenni successivi, offrendo alternative concrete al liberismo selvaggio dell'epoca.
Svolta epocale: La nascita della questione sociale costringe sia il mondo laico che religioso a ripensare il rapporto tra capitale e lavoro, gettando le basi dei moderni diritti dei lavoratori.

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Dopo il 1870, l'Italia affronta la sfida di trasformare l'unità politica in vera nazionalizzazione del popolo. Il paese vive una profonda frattura tra istituzioni e cittadini, con problemi concreti che i governi faticano a risolvere: analfabetismo al 90%, arretratezza industriale, squilibrio Nord-Sud.
La paralisi del mercato interno costringe a comprare dall'estero, indebolendo l'economia liberista italiana. I governi della Destra Storica fino al 1875 portano avanti una politica elitaria che non riesce a rilanciare il sistema economico nazionale.
Nel 1875 entra in scena Agostino Depretis, esponente della Sinistra Progressista che presenta a Stradella un programma rivoluzionario: politica economica protezionista (opposta al liberismo) con controllo statale dei prezzi e dazi doganali sugli acquisti esteri.
Le altre riforme di Depretis includono: riforma elettorale che estende il voto ai maschi di 21 anni, riforma dell'istruzione con scuola obbligatoria e gratuita, abolizione della odiata tassa sul macinato imposta da Quintino Sella per pareggiare il bilancio.
Diventato primo ministro nel 1876, Depretis adotta l'"atteggiamento trasformista", accogliendo cambiamenti politici da sinistra a destra. Questo crea un canale di comunicazione tra popolo e Stato ma danneggia la credibilità del Parlamento.
Eredità controversa: Il trasformismo di Depretis migliora il dialogo politico ma indebolisce l'identità dei partiti, creando un precedente problematico per la vita democratica italiana.
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Seconda guerra mondiale: politica estera fascista, politica estera nazista, scoppio della guerra, la guerra in Italia, il genocidio degli ebrei, la liberazione dell'Italia, le foibe, le bombe atomiche sul Giappone, i processi di Norimberga e di Tokyo etc
Il documento presenta un breve riassunto sulla sinistra storica.
Cronologia e Resistenza
Riassunto della II guerra di indipendenza, della spedizione dei Mille e del governo di Cavour
La seconda guerra mondiale
Industrializzazione e società di massa, Imperialismo e colonialismo, Italia di De Pretis e Giolitti
Il Piemonte di Cavour, Guerra di Crimea, Seconda Guerra di Indipendenza, la spedizione dei Mille di Garibaldi, Terza guerra di indipendenza, la Destra Storica, la Sinistra Storica (Depretis e Crispi)
La lotta per l'indipendenza italiana durante il periodo della Seconda Guerra d'Indipendenza e l'armistizio di Villafranca.
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