Il Miracolo Economico e la Questione Meridionale
Dal 1896 l'Italia visse il suo "primo miracolo economico". Il PIL aumentò del 6%, il reddito pro capite crebbe e nacquero industrie che sono ancora oggi simbolo del paese: la FIAT (1899), l'Ansaldo di Genova, l'ILVA, l'Edison di Milano e la Pirelli.
I fattori del successo furono tre: l'intervento statale (lo stato diventò il principale cliente dell'industria), il riordino del sistema bancario (nascita della Banca d'Italia e delle banche miste come il Credito Italiano), e lo sviluppo dell'industria elettrica che ridusse la dipendenza dal carbone straniero.
Però c'era un problema enorme: lo sviluppo si concentrò solo nel "triangolo industriale" Genova-Torino-Milano. Il Sud rimase arretrato e Giolitti, per ottenere voti meridionali, si alleò con latifondisti e notabili locali. Gaetano Salvemini lo chiamò "ministro della malavita" per questi metodi poco puliti.
La questione meridionale restò irrisolta. Mancò la riforma agraria che avrebbe spezzato i latifondi, e quando nel 1906 il Vesuvio eruttò e nel 1908 un terremoto distrusse Messina e Reggio Calabria, i fondi per la ricostruzione non bastarono a cambiare le sorti del Meridione.
Paradosso giolittiano: Mentre al Nord reprimeva i conservatori e dialogava con gli operai, al Sud reprimeva i braccianti e si alleava con i potenti locali.