La crisi di fine secolo e l'assassinio del Re
Gli ultimi anni del secolo sono drammatici. Il governo Rudinì cerca un riavvicinamento alla Francia e rinuncia alle velleità coloniali, ma in politica interna è durissimo. I conservatori come Sidney Sonnino vogliono addirittura tornare alla monarchia costituzionale, limitando i poteri del Parlamento.
La tensione esplode nella primavera del 1898: il prezzo del pane schizza alle stelle e scoppiano rivolte in tutta Italia. Invece di eliminare i dazi sul grano, il governo risponde con la forza. Il culmine è a Milano l'8-9 maggio 1898: l'esercito spara sulla folla disarmata facendo decine di morti.
Luigi Pelloux sostituisce Rudinì e vara le leggi "liberticide" che limitano drasticamente le libertà fondamentali. L'opposizione risponde con l'ostruzionismo parlamentare - una tattica nuova che consiste nel bloccare i lavori del Parlamento con interventi infiniti e votazioni continue.
Quando Pelloux prova a governare per decreti, la Corte di cassazione li dichiara incostituzionali. Alle elezioni del 1900 vince l'opposizione: i socialisti passano da 17 a 33 deputati. Pelloux si dimette e sale Giuseppe Saracco.
Il 29 luglio 1900, a Monza, l'anarchico Gaetano Bresci uccide re Umberto I. Finisce così un secolo di grandi trasformazioni ma anche di enormi contraddizioni.
Lezione della Storia: La repressione violenta non risolve i problemi sociali, li aggrava. L'assassinio del Re chiude tragicamente un'epoca di grandi speranze e grandi delusioni.