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•
Aggiornato Mar 26, 2026
•
Aurora Allamprese
@auroraallamprese
La Restaurazione e il Risorgimento rappresentano due momenti cruciali della... Mostra di più











Pensate a quando finite la scuola e i vostri genitori vogliono che torniate alle regole dell'infanzia - ecco cosa provò a fare l'Europa dopo Napoleone. La Restaurazione (1814-1830) fu il tentativo delle grandi potenze di cancellare vent'anni di rivoluzioni e riforme.
Il Congresso di Vienna (1814-1815) ridisegnò completamente la mappa europea. Austria, Inghilterra, Prussia, Russia e Francia si sedettero attorno a un tavolo per decidere il futuro del continente. I due principi guida erano il principio di legittimità (riportare sul trono le vecchie dinastie) e quello di equilibrio (evitare che una potenza diventasse troppo forte).
Il risultato? La Francia venne ridimensionata, l'Austria ottenne il controllo dell'Italia del nord, e si creò un sistema di alleanze per mantenere l'ordine. La Santa Alleanza, la Quadruplice e poi la Quintuplice Alleanza dovevano garantire che nessuna rivoluzione mettesse in crisi questo fragile equilibrio.
Ricorda: Il "concerto europeo" significa che le decisioni importanti non le prendevano più i singoli stati, ma le grandi potenze insieme - un po' come un gruppo WhatsApp dove decidono solo gli admin!

Ma chi l'aveva detto che tutti erano d'accordo con questo ritorno al passato? In tutta Europa c'erano persone che avevano assaggiato la libertà e non volevano più rinunciarvi. Intellettuali, ex funzionari napoleonici, borghesi e persino parte del clero si opposero alla Restaurazione.
Nacquero due correnti di pensiero: i liberali (volevano costituzioni e suffragio censitario) e i democratici (puntavano al suffragio universale e all'uguaglianza sociale). Differenze importanti che spesso li mise l'uno contro l'altro!
Siccome i governi reprimevano duramente ogni forma di dissenso, nacquero le società segrete. La Massoneria in Inghilterra, la Carboneria in Italia - organizzazioni con gerarchie rigidissime dove nemmeno gli affiliati si conoscevano tra loro. Meglio di una spy story, no?
Il concetto di nazione cambiò completamente: non più solo un territorio, ma un popolo unito da lingua, cultura e destino comune. Un'idea che farà tremare i troni d'Europa.
Curiosità: Gli affiliati alle società segrete spesso non sapevano nemmeno chi fossero i loro compagni - tutto per evitare spie e tradimenti!

Il 1820 fu l'anno in cui l'Europa esplose. Come un effetto domino, le rivolte partirono dalla Spagna dove i militari si rifiutarono di partire per le colonie americane e costrinsero il re Ferdinando VII a concedere la costituzione.
In Italia non si fecero aspettare. Nel Regno delle Due Sicilie, i carbonari guidati dal generale Guglielmo Pepe ottennero la costituzione, mentre la Sicilia cercò addirittura l'indipendenza da Napoli. In Piemonte, il conte Santorre di Santarosa guidò l'insurrezione, ma Carlo Alberto (soprannominato "re tentenna") fece più voltafaccia di quanti ne vedete in un reality show!
Purtroppo per i rivoluzionari, le grandi potenze non stavano a guardare. I congressi di Troppau, Lubiana e Verona decisero gli interventi: gli austriaci schiacciarono Napoli, Carlo Felice sconfisse i patrioti piemontesi a Novara, i francesi sistemarono la Spagna.
L'unica vittoria vera fu in Grecia, ma solo perché Russia, Francia e Inghilterra volevano indebolire l'Impero Ottomano. Gli interessi geopolitici, sempre loro a decidere!
Attenzione: I moti fallirono anche per i contrasti tra moderati e democratici - quando non si va d'accordo tra "alleati", è difficile vincere!

La rivolta greca (1821-1829) fu diversa da tutte le altre perché riuscì davvero. L'Eteria, la società segreta greca, aveva il sostegno popolare che mancava altrove. Ma soprattutto, Russia, Francia e Regno Unito decisero di intervenire contro i turchi - non per amore della libertà, ma per i loro interessi nel Mediterraneo!
Nel frattempo, l'Inghilterra stava cambiando dall'interno. Niente rivoluzioni violente, ma riforme graduali: legalizzazione dei sindacati (1825), diritti civili per tutte le religioni (1829), e soprattutto il Reform Act del 1832 che allargò il diritto di voto. Nascono i moderni partiti conservatore e liberale.
In Francia, Carlo X provò a riportare l'assolutismo, ma fu un disastro totale. Le Tre Giornate Gloriose del luglio 1830 lo cacciarono via e portarono al potere Luigi Filippo d'Orleans, il "re borghese" che rappresentava meglio i nuovi tempi.
Il 1830 fu un anno di rivoluzioni riuscite: il Belgio ottenne l'indipendenza dall'Olanda, mentre in Polonia i russi repressero duramente la rivolta. In Italia centrale, Ciro Menotti ci provò ma finì male - l'Austria non scherzava!
Differenza chiave: In Inghilterra le riforme arrivarono gradualmente, altrove servivano le barricate. Metodi diversi, stessi obiettivi!

Il 1848 fu l'anno che cambiò tutto. Una crisi economica devastante si unì al rafforzamento delle idee liberali creando una miscela esplosiva. Per la prima volta le masse popolari urbane scesero in piazza insieme ai borghesi.
In Francia, Luigi Filippo aveva deluso tutti: socialisti, democratici, repubblicani erano tutti contro di lui. La Rivoluzione di Febbraio lo spazzò via in tre giorni. Nacque la Seconda Repubblica con il suffragio universale maschile e gli atelier nationaux (fabbriche di Stato per i disoccupati).
Ma i borghesi non volevano la rivoluzione sociale: la Rivoluzione di Giugno fu una guerra civile vera e propria tra operai e borghesia. Vinsero i moderati, e alle elezioni presidenziali arrivò Luigi Napoleone Bonaparte, nipote del grande imperatore.
Colpo di scena: nel 1851 Luigi Napoleone fece un colpo di stato e l'anno dopo si proclamò Napoleone III, dando vita al Secondo Impero. La repubblica era già finita!
In Germania, l'Assemblea di Francoforte provò a unificare il paese ma fallì per i contrasti tra "Grande Germania" (con l'Austria) e "Piccola Germania" (solo Prussia). Federico Guglielmo IV rifiutò la corona e tutto tornò come prima.
Lezione importante: Le rivoluzioni del '48 coinvolsero per la prima volta le masse operaie - un segnale dei tempi nuovi che stavano arrivando!

L'Impero austriaco nel 1848 sembrava sul punto di crollare. A Vienna, studenti e lavoratori costrinsero l'imperatore a licenziare Metternich e concedere una costituzione. Ma la vera rivoluzione fu nelle nazionalità: ungheresi, cechi, italiani, tutti volevano l'indipendenza.
Francesco Giuseppe, salito al trono a 18 anni, riuscì a salvare l'impero giocando sulle divisioni tra i popoli ribelli. Nel 1867 concesse l'autonomia all'Ungheria creando la doppia monarchia austro-ungarica - un compromesso che funzionò fino al 1918.
In Italia inizia il Risorgimento vero e proprio, con due schieramenti ben definiti. I democratici (Mazzini, Cattaneo) volevano la repubblica attraverso la rivoluzione popolare. I liberali (Cavour, Gioberti, Balbo) puntavano sulla monarchia costituzionale e sui metodi pacifici.
Giuseppe Mazzini fondò la Giovine Italia (1831) predicando "Italia unita, libera e repubblicana". Tutti i suoi moti fallirono, ma l'idea di nazione si diffuse. Vincenzo Gioberti invece sognava una confederazione italiana guidata dal Papa (neoguelfismo).
Tra 1846 e 1848 arrivarono le prime riforme: Pio IX concesse un'amnistia, Leopoldo di Toscana e Carlo Alberto lo imitarono. Sembrava che l'unificazione potesse avvenire dall'alto, senza violenze.
Ricorda: Il Risorgimento non fu solo guerra e battaglie, ma anche un dibattito di idee tra chi voleva la repubblica e chi la monarchia!

Il 12 gennaio 1848 Palermo insorse contro i Borbone, dando il via a una catena di eventi straordinari. Ferdinando II dovette concedere la costituzione, seguito da Leopoldo II di Toscana, Pio IX e infine Carlo Alberto con lo Statuto Albertino (4 marzo 1848).
Lo Statuto Albertino fu una costituzione moderata ma importante: due camere (Senato e Camera), libertà di stampa e associazione, tolleranza religiosa. Resterà in vigore fino al 1948 - non male per un documento dell'Ottocento!
Il momento più epico furono le Cinque Giornate di Milano . La popolazione milanese, guidata da Carlo Cattaneo, affrontò a mani nude l'esercito del maresciallo Radetzky. Barricate in ogni strada, combattimenti casa per casa - e alla fine Milano fu liberata!
Anche Venezia insorse il 17 marzo, con Daniele Manin che proclamò la Repubblica di San Marco. L'Austria sembrava spacciata, con le sue truppe rinchiuse nel quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona, Legnago).
Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria: iniziava la Prima Guerra d'Indipendenza. Motivazioni miste: ideali patriottici, ma anche desiderio di espansione territoriale. L'importante era cacciare gli austriaci!
Momento storico: Le Cinque Giornate di Milano dimostrarono che un popolo determinato poteva battere un esercito professionale - David contro Golia versione milanese!

All'inizio tutto sembrava andare per il verso giusto. Pastrengo e Goito (1848) furono vittorie importanti per l'esercito piemontese guidato da Eusebio Bava. L'entusiasmo popolare era alle stelle, con contingenti inviati dal Papa, dal re di Napoli e dal granduca di Toscana.
Ma Carlo Alberto fece l'errore della sua vita: invece di inseguire gli austriaci, si fermò per organizzare i plebisciti di annessione del Lombardo-Veneto. Gli alleati capirono che voleva solo ingrandire il suo regno e se ne andarono. Prima il Papa (29 aprile), poi Napoli e Toscana.
Radetzky ne approfittò: a Custoza e Sommacampagna (1848) distrusse l'esercito piemontese. L'armistizio di Salasco (9 agosto) riportò tutto come prima. Il Lombardo-Veneto tornava austriaco, i moderati erano sconfitti.
Ma i democratici non si arresero! A Roma cacciarono il Papa e proclamarono la Repubblica Romana (9 febbraio 1849) con Giuseppe Mazzini tra i triumviri. Anche Firenze ebbe il suo governo democratico. Sembrava che l'Italia repubblicana potesse davvero nascere.
Carlo Alberto ci riprovò nel marzo 1849, ma a Novara (23 marzo) fu sconfitta definitiva. Abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e morì poco dopo in esilio. L'unico che mantenne la costituzione fu proprio il nuovo re di Sardegna.
Lezione tattica: Carlo Alberto perse la guerra perché pensò prima al territorio e poi alla strategia militare - errore che costerà caro!

Dopo le sconfitte del 1848-49, il Piemonte cambiò strategia. Con i ministeri D'Azeglio e soprattutto Cavour iniziò una vera politica di modernizzazione: separazione tra Stato e Chiesa, trattati commerciali, sistema parlamentare moderno.
Cavour capì che l'Italia non poteva farcela da sola contro l'Austria. Serviva un alleato forte, e lo trovò in Napoleone III. La Guerra di Crimea (1853-56) fu l'occasione perfetta: il Piemonte combatté al fianco di Francia e Inghilterra contro la Russia, guadagnandosi un posto al tavolo dei vincitori.
L'attentato Orsini (gennaio 1858) cambiò tutto. Felice Orsini, repubblicano romagnolo, cercò di uccidere Napoleone III per vendetta contro la caduta della Repubblica Romana. Fallì, ma convinse l'imperatore francese ad affrontare la questione italiana.
Gli accordi di Plombières (luglio 1858) ridisegnarono l'Italia del futuro: quattro stati (Regno dell'Alta Italia, Regno dell'Italia Centrale, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie) sotto influenza francese. Il Piemonte avrebbe ceduto Nizza e Savoia alla Francia.
Cavour provocò abilmente l'Austria con manovre militari e discorsi bellicosi. Il 23 aprile 1859 arrivò l'ultimatum austriaco, rifiutato da Torino. Il 26 aprile l'Austria dichiarò guerra: iniziava la Seconda Guerra d'Indipendenza.
Strategia vincente: Cavour capì che la diplomazia era più importante delle battaglie - trovare alleati potenti valeva più di mille cannoni!

La Seconda Guerra d'Indipendenza iniziò bene per i Franco-Piemontesi. Magenta e Solferino (1859) furono vittorie importanti che aprirono la strada verso l'indipendenza. Garibaldi con i suoi Cacciatori delle Alpi liberò la Lombardia occidentale.
Ma anche stavolta arrivò una sorpresa: Napoleone III, spaventato dalle enormi perdite a Solferino e preoccupato che l'Italia diventasse troppo forte, firmò l'armistizio di Villafranca con l'Austria senza consultare Cavour. Il Veneto restava austriaco!
Cavour si dimise indignato, ma ormai il processo era inarrestabile. I plebisciti del 1860 portarono all'unione di Lombardia, Emilia, Romagna e Toscana al Regno di Sardegna. L'Italia del nord era praticamente unificata.
Restava il problema del sud, risolto in modo inaspettato dalla spedizione dei Mille di Garibaldi (maggio 1860). In pochi mesi l'eroe dei due mondi conquistò tutto il Regno delle Due Sicilie, aprendo la strada all'unificazione totale.
Il connubio tra centro-destra e centro-sinistra aveva funzionato, la modernizzazione del Piemonte aveva dato i suoi frutti. L'inserimento nella politica europea attraverso la diplomazia si rivelò la scelta vincente rispetto alle insurrezioni mazziniane.
Il segreto del successo: Combinare realismo politico (Cavour), idealismo patriottico (Mazzini) e azione militare (Garibaldi) - la formula perfetta per fare l'Italia!
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Il Congresso di Vienna (1814-1815) ridisegnò completamente la mappa europea. Austria, Inghilterra, Prussia, Russia e Francia si sedettero attorno a un tavolo per decidere il futuro del continente. I due principi guida erano il principio di legittimità (riportare sul trono le vecchie dinastie) e quello di equilibrio (evitare che una potenza diventasse troppo forte).
Il risultato? La Francia venne ridimensionata, l'Austria ottenne il controllo dell'Italia del nord, e si creò un sistema di alleanze per mantenere l'ordine. La Santa Alleanza, la Quadruplice e poi la Quintuplice Alleanza dovevano garantire che nessuna rivoluzione mettesse in crisi questo fragile equilibrio.
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Ma chi l'aveva detto che tutti erano d'accordo con questo ritorno al passato? In tutta Europa c'erano persone che avevano assaggiato la libertà e non volevano più rinunciarvi. Intellettuali, ex funzionari napoleonici, borghesi e persino parte del clero si opposero alla Restaurazione.
Nacquero due correnti di pensiero: i liberali (volevano costituzioni e suffragio censitario) e i democratici (puntavano al suffragio universale e all'uguaglianza sociale). Differenze importanti che spesso li mise l'uno contro l'altro!
Siccome i governi reprimevano duramente ogni forma di dissenso, nacquero le società segrete. La Massoneria in Inghilterra, la Carboneria in Italia - organizzazioni con gerarchie rigidissime dove nemmeno gli affiliati si conoscevano tra loro. Meglio di una spy story, no?
Il concetto di nazione cambiò completamente: non più solo un territorio, ma un popolo unito da lingua, cultura e destino comune. Un'idea che farà tremare i troni d'Europa.
Curiosità: Gli affiliati alle società segrete spesso non sapevano nemmeno chi fossero i loro compagni - tutto per evitare spie e tradimenti!

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Il 1820 fu l'anno in cui l'Europa esplose. Come un effetto domino, le rivolte partirono dalla Spagna dove i militari si rifiutarono di partire per le colonie americane e costrinsero il re Ferdinando VII a concedere la costituzione.
In Italia non si fecero aspettare. Nel Regno delle Due Sicilie, i carbonari guidati dal generale Guglielmo Pepe ottennero la costituzione, mentre la Sicilia cercò addirittura l'indipendenza da Napoli. In Piemonte, il conte Santorre di Santarosa guidò l'insurrezione, ma Carlo Alberto (soprannominato "re tentenna") fece più voltafaccia di quanti ne vedete in un reality show!
Purtroppo per i rivoluzionari, le grandi potenze non stavano a guardare. I congressi di Troppau, Lubiana e Verona decisero gli interventi: gli austriaci schiacciarono Napoli, Carlo Felice sconfisse i patrioti piemontesi a Novara, i francesi sistemarono la Spagna.
L'unica vittoria vera fu in Grecia, ma solo perché Russia, Francia e Inghilterra volevano indebolire l'Impero Ottomano. Gli interessi geopolitici, sempre loro a decidere!
Attenzione: I moti fallirono anche per i contrasti tra moderati e democratici - quando non si va d'accordo tra "alleati", è difficile vincere!

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La rivolta greca (1821-1829) fu diversa da tutte le altre perché riuscì davvero. L'Eteria, la società segreta greca, aveva il sostegno popolare che mancava altrove. Ma soprattutto, Russia, Francia e Regno Unito decisero di intervenire contro i turchi - non per amore della libertà, ma per i loro interessi nel Mediterraneo!
Nel frattempo, l'Inghilterra stava cambiando dall'interno. Niente rivoluzioni violente, ma riforme graduali: legalizzazione dei sindacati (1825), diritti civili per tutte le religioni (1829), e soprattutto il Reform Act del 1832 che allargò il diritto di voto. Nascono i moderni partiti conservatore e liberale.
In Francia, Carlo X provò a riportare l'assolutismo, ma fu un disastro totale. Le Tre Giornate Gloriose del luglio 1830 lo cacciarono via e portarono al potere Luigi Filippo d'Orleans, il "re borghese" che rappresentava meglio i nuovi tempi.
Il 1830 fu un anno di rivoluzioni riuscite: il Belgio ottenne l'indipendenza dall'Olanda, mentre in Polonia i russi repressero duramente la rivolta. In Italia centrale, Ciro Menotti ci provò ma finì male - l'Austria non scherzava!
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Il 1848 fu l'anno che cambiò tutto. Una crisi economica devastante si unì al rafforzamento delle idee liberali creando una miscela esplosiva. Per la prima volta le masse popolari urbane scesero in piazza insieme ai borghesi.
In Francia, Luigi Filippo aveva deluso tutti: socialisti, democratici, repubblicani erano tutti contro di lui. La Rivoluzione di Febbraio lo spazzò via in tre giorni. Nacque la Seconda Repubblica con il suffragio universale maschile e gli atelier nationaux (fabbriche di Stato per i disoccupati).
Ma i borghesi non volevano la rivoluzione sociale: la Rivoluzione di Giugno fu una guerra civile vera e propria tra operai e borghesia. Vinsero i moderati, e alle elezioni presidenziali arrivò Luigi Napoleone Bonaparte, nipote del grande imperatore.
Colpo di scena: nel 1851 Luigi Napoleone fece un colpo di stato e l'anno dopo si proclamò Napoleone III, dando vita al Secondo Impero. La repubblica era già finita!
In Germania, l'Assemblea di Francoforte provò a unificare il paese ma fallì per i contrasti tra "Grande Germania" (con l'Austria) e "Piccola Germania" (solo Prussia). Federico Guglielmo IV rifiutò la corona e tutto tornò come prima.
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L'Impero austriaco nel 1848 sembrava sul punto di crollare. A Vienna, studenti e lavoratori costrinsero l'imperatore a licenziare Metternich e concedere una costituzione. Ma la vera rivoluzione fu nelle nazionalità: ungheresi, cechi, italiani, tutti volevano l'indipendenza.
Francesco Giuseppe, salito al trono a 18 anni, riuscì a salvare l'impero giocando sulle divisioni tra i popoli ribelli. Nel 1867 concesse l'autonomia all'Ungheria creando la doppia monarchia austro-ungarica - un compromesso che funzionò fino al 1918.
In Italia inizia il Risorgimento vero e proprio, con due schieramenti ben definiti. I democratici (Mazzini, Cattaneo) volevano la repubblica attraverso la rivoluzione popolare. I liberali (Cavour, Gioberti, Balbo) puntavano sulla monarchia costituzionale e sui metodi pacifici.
Giuseppe Mazzini fondò la Giovine Italia (1831) predicando "Italia unita, libera e repubblicana". Tutti i suoi moti fallirono, ma l'idea di nazione si diffuse. Vincenzo Gioberti invece sognava una confederazione italiana guidata dal Papa (neoguelfismo).
Tra 1846 e 1848 arrivarono le prime riforme: Pio IX concesse un'amnistia, Leopoldo di Toscana e Carlo Alberto lo imitarono. Sembrava che l'unificazione potesse avvenire dall'alto, senza violenze.
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Il 12 gennaio 1848 Palermo insorse contro i Borbone, dando il via a una catena di eventi straordinari. Ferdinando II dovette concedere la costituzione, seguito da Leopoldo II di Toscana, Pio IX e infine Carlo Alberto con lo Statuto Albertino (4 marzo 1848).
Lo Statuto Albertino fu una costituzione moderata ma importante: due camere (Senato e Camera), libertà di stampa e associazione, tolleranza religiosa. Resterà in vigore fino al 1948 - non male per un documento dell'Ottocento!
Il momento più epico furono le Cinque Giornate di Milano . La popolazione milanese, guidata da Carlo Cattaneo, affrontò a mani nude l'esercito del maresciallo Radetzky. Barricate in ogni strada, combattimenti casa per casa - e alla fine Milano fu liberata!
Anche Venezia insorse il 17 marzo, con Daniele Manin che proclamò la Repubblica di San Marco. L'Austria sembrava spacciata, con le sue truppe rinchiuse nel quadrilatero (Mantova, Peschiera, Verona, Legnago).
Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto dichiarò guerra all'Austria: iniziava la Prima Guerra d'Indipendenza. Motivazioni miste: ideali patriottici, ma anche desiderio di espansione territoriale. L'importante era cacciare gli austriaci!
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All'inizio tutto sembrava andare per il verso giusto. Pastrengo e Goito (1848) furono vittorie importanti per l'esercito piemontese guidato da Eusebio Bava. L'entusiasmo popolare era alle stelle, con contingenti inviati dal Papa, dal re di Napoli e dal granduca di Toscana.
Ma Carlo Alberto fece l'errore della sua vita: invece di inseguire gli austriaci, si fermò per organizzare i plebisciti di annessione del Lombardo-Veneto. Gli alleati capirono che voleva solo ingrandire il suo regno e se ne andarono. Prima il Papa (29 aprile), poi Napoli e Toscana.
Radetzky ne approfittò: a Custoza e Sommacampagna (1848) distrusse l'esercito piemontese. L'armistizio di Salasco (9 agosto) riportò tutto come prima. Il Lombardo-Veneto tornava austriaco, i moderati erano sconfitti.
Ma i democratici non si arresero! A Roma cacciarono il Papa e proclamarono la Repubblica Romana (9 febbraio 1849) con Giuseppe Mazzini tra i triumviri. Anche Firenze ebbe il suo governo democratico. Sembrava che l'Italia repubblicana potesse davvero nascere.
Carlo Alberto ci riprovò nel marzo 1849, ma a Novara (23 marzo) fu sconfitta definitiva. Abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II e morì poco dopo in esilio. L'unico che mantenne la costituzione fu proprio il nuovo re di Sardegna.
Lezione tattica: Carlo Alberto perse la guerra perché pensò prima al territorio e poi alla strategia militare - errore che costerà caro!

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Dopo le sconfitte del 1848-49, il Piemonte cambiò strategia. Con i ministeri D'Azeglio e soprattutto Cavour iniziò una vera politica di modernizzazione: separazione tra Stato e Chiesa, trattati commerciali, sistema parlamentare moderno.
Cavour capì che l'Italia non poteva farcela da sola contro l'Austria. Serviva un alleato forte, e lo trovò in Napoleone III. La Guerra di Crimea (1853-56) fu l'occasione perfetta: il Piemonte combatté al fianco di Francia e Inghilterra contro la Russia, guadagnandosi un posto al tavolo dei vincitori.
L'attentato Orsini (gennaio 1858) cambiò tutto. Felice Orsini, repubblicano romagnolo, cercò di uccidere Napoleone III per vendetta contro la caduta della Repubblica Romana. Fallì, ma convinse l'imperatore francese ad affrontare la questione italiana.
Gli accordi di Plombières (luglio 1858) ridisegnarono l'Italia del futuro: quattro stati (Regno dell'Alta Italia, Regno dell'Italia Centrale, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie) sotto influenza francese. Il Piemonte avrebbe ceduto Nizza e Savoia alla Francia.
Cavour provocò abilmente l'Austria con manovre militari e discorsi bellicosi. Il 23 aprile 1859 arrivò l'ultimatum austriaco, rifiutato da Torino. Il 26 aprile l'Austria dichiarò guerra: iniziava la Seconda Guerra d'Indipendenza.
Strategia vincente: Cavour capì che la diplomazia era più importante delle battaglie - trovare alleati potenti valeva più di mille cannoni!

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La Seconda Guerra d'Indipendenza iniziò bene per i Franco-Piemontesi. Magenta e Solferino (1859) furono vittorie importanti che aprirono la strada verso l'indipendenza. Garibaldi con i suoi Cacciatori delle Alpi liberò la Lombardia occidentale.
Ma anche stavolta arrivò una sorpresa: Napoleone III, spaventato dalle enormi perdite a Solferino e preoccupato che l'Italia diventasse troppo forte, firmò l'armistizio di Villafranca con l'Austria senza consultare Cavour. Il Veneto restava austriaco!
Cavour si dimise indignato, ma ormai il processo era inarrestabile. I plebisciti del 1860 portarono all'unione di Lombardia, Emilia, Romagna e Toscana al Regno di Sardegna. L'Italia del nord era praticamente unificata.
Restava il problema del sud, risolto in modo inaspettato dalla spedizione dei Mille di Garibaldi (maggio 1860). In pochi mesi l'eroe dei due mondi conquistò tutto il Regno delle Due Sicilie, aprendo la strada all'unificazione totale.
Il connubio tra centro-destra e centro-sinistra aveva funzionato, la modernizzazione del Piemonte aveva dato i suoi frutti. L'inserimento nella politica europea attraverso la diplomazia si rivelò la scelta vincente rispetto alle insurrezioni mazziniane.
Il segreto del successo: Combinare realismo politico (Cavour), idealismo patriottico (Mazzini) e azione militare (Garibaldi) - la formula perfetta per fare l'Italia!
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