Negli anni '60 dell'Ottocento l'Italia aveva ancora dei "pezzi mancanti":...
La Questione Romana e la Terza Guerra d'Indipendenza






La questione romana e i primi contrasti
Ti sei mai chiesto perché Roma è diventata la capitale d'Italia? Nel 1861 mancavano ancora diversi territori: il Veneto era austriaco, mentre Roma e il Lazio appartenevano al Papa.
Cavour pronunciò la famosa frase "Libera Chiesa in libero Stato", proponendo una separazione netta tra potere religioso e politico. Il governo italiano iniziò subito una politica anticlericale: soppresse migliaia di conventi, confiscò i loro beni e rese valido solo il matrimonio civile.
Papa Pio IX si oppose fermamente all'unificazione italiana e poteva contare sulla protezione delle truppe francesi di Napoleone III che controllavano Roma dal 1849. Era una situazione di stallo che sembrava impossibile da risolvere.
💡 Ricorda: L'anticlericalismo del governo italiano non era solo ideologico, ma anche economico - confiscando i beni della Chiesa lo Stato cercava di risolvere i suoi problemi finanziari.

Il fallimento di Garibaldi all'Aspromonte
Nel 1862 il governo Rattazzi pensò di risolvere la questione romana usando la stessa strategia dei Mille: lasciare agire Garibaldi e poi intervenire "a cose fatte". Ma questa volta le cose andarono diversamente.
Quando Garibaldi organizzò la spedizione per Roma, Napoleone III minacciò di intervenire militarmente. Il governo italiano fu costretto a fermare l'eroe dei due mondi: il 29 agosto 1862 l'esercito italiano si scontrò con i garibaldini sull'Aspromonte.
Garibaldi rimase ferito e fu arrestato - un episodio che causò scandalo in tutta Italia. Come poteva l'esercito italiano sparare contro il "liberatore" della Sicilia? Rattazzi fu costretto alle dimissioni.
La convenzione di settembre del 1864 sembrò sbloccare la situazione: Napoleone III accettò di ritirare le truppe da Roma entro due anni, mentre l'Italia si impegnava a non attaccare lo Stato pontificio e a spostare la capitale da Torino a Firenze.
💡 Ricorda: L'episodio dell'Aspromonte dimostrò i limiti della diplomazia "irregolare" - non sempre si poteva contare sull'iniziativa garibaldina per risolvere i problemi politici.

La Terza guerra d'indipendenza: un successo a metà
Nel 1866 l'Italia ebbe l'occasione di conquistare il Veneto alleandosi con la Prussia di Bismarck contro l'Austria. Sembrava l'opportunità perfetta, ma le cose non andarono come previsto.
L'esercito italiano dimostrò tutta la sua impreparazione: sconfitta a Custoza (24 giugno) per terra e a Lissa (20 luglio) per mare. Solo Garibaldi riuscì a vincere gli austriaci a Bezzecca, ma fu bloccato mentre marciava verso Trento.
Nonostante le sconfitte militari italiane, la Prussia vinse rapidamente in Germania. Con la pace di Vienna (3 ottobre 1866) l'Austria cedette il Veneto alla Francia, che lo trasferì all'Italia dopo un plebiscito. Un successo politico, ma un'umiliazione militare che aumentò il malcontento verso i Savoia.
L'annessione del Veneto fu comunque un passo importante verso l'unificazione, anche se rimaneva l'amaro in bocca per le sconfitte subite dall'esercito italiano.
💡 Ricorda: Spesso in politica internazionale conta più la diplomazia della forza militare - l'Italia ottenne il Veneto grazie all'alleanza con la Prussia, non alle sue vittorie sul campo.

La presa di Roma: finalmente capitale
Nel 1867 Garibaldi tentò nuovamente di conquistare Roma, ma fu sconfitto a Mentana dalle truppe franco-papali. Sembrava che la questione romana fosse destinata a rimanere irrisolta per sempre.
La svolta arrivò nel 1870 con la guerra franco-prussiana: Napoleone III fu sconfitto e fatto prigioniero, lasciando il Papa senza protezione. Il governo Lanza colse l'occasione e ordinò l'invasione dello Stato pontificio.
Il 20 settembre 1870 i bersaglieri aprirono la famosa Breccia di Porta Pia ed entrarono a Roma senza incontrare resistenza. Un plebiscito sancì l'annessione e il 3 febbraio 1871 Roma diventò ufficialmente capitale d'Italia.
La legge delle guarentigie (maggio 1871) cercò di regolare i rapporti con il Papa, garantendogli libertà spirituale, extraterritorialità per i palazzi vaticani e un compenso annuo. Ma Pio IX rifiutò tutto, ritenendosi "prigioniero in Vaticano".
💡 Ricorda: La presa di Roma fu possibile solo grazie a una congiuntura internazionale favorevole - dimostra quanto la politica italiana dipendesse ancora dagli equilibri europei.

Il non expedit e la fine della Destra storica
La conquista di Roma non risolse la questione romana, anzi la complicò. Papa Pio IX lanciò il "non expedit" (1874), vietando ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica come elettori e candidati.
Questa decisione creò una frattura profonda nella società italiana: milioni di cittadini cattolici rimasero esclusi dalla vita democratica. Il non expedit peserà sulla politica italiana per i successivi cinquant'anni, indebolendo le istituzioni del nuovo Stato.
La Destra storica aveva completato l'unificazione territoriale e raggiunto il pareggio di bilancio nel 1875, ma a costo di tasse altissime che colpivano soprattutto i più poveri. Il malcontento sociale cresceva sempre di più.
Nel 1876 la Destra storica cadde definitivamente, sostituita dalla Sinistra storica. Si chiudeva così il periodo risorgimentale e iniziava una nuova fase della storia italiana, con sfide diverse ma altrettanto complesse.
💡 Ricorda: L'unificazione territoriale era compiuta, ma rimanevano da "fare gli italiani" - la questione dell'identità nazionale e dell'integrazione sociale era appena iniziata.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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La Questione Romana e la Terza Guerra d'Indipendenza
Negli anni '60 dell'Ottocento l'Italia aveva ancora dei "pezzi mancanti": il Veneto era sotto l'Austria e Roma era controllata dal Papa con l'aiuto dei francesi. Queste due questioni crearono tensioni diplomatiche e conflitti che portarono alla definitiva unificazione italiana.

La questione romana e i primi contrasti
Ti sei mai chiesto perché Roma è diventata la capitale d'Italia? Nel 1861 mancavano ancora diversi territori: il Veneto era austriaco, mentre Roma e il Lazio appartenevano al Papa.
Cavour pronunciò la famosa frase "Libera Chiesa in libero Stato", proponendo una separazione netta tra potere religioso e politico. Il governo italiano iniziò subito una politica anticlericale: soppresse migliaia di conventi, confiscò i loro beni e rese valido solo il matrimonio civile.
Papa Pio IX si oppose fermamente all'unificazione italiana e poteva contare sulla protezione delle truppe francesi di Napoleone III che controllavano Roma dal 1849. Era una situazione di stallo che sembrava impossibile da risolvere.
💡 Ricorda: L'anticlericalismo del governo italiano non era solo ideologico, ma anche economico - confiscando i beni della Chiesa lo Stato cercava di risolvere i suoi problemi finanziari.

Il fallimento di Garibaldi all'Aspromonte
Nel 1862 il governo Rattazzi pensò di risolvere la questione romana usando la stessa strategia dei Mille: lasciare agire Garibaldi e poi intervenire "a cose fatte". Ma questa volta le cose andarono diversamente.
Quando Garibaldi organizzò la spedizione per Roma, Napoleone III minacciò di intervenire militarmente. Il governo italiano fu costretto a fermare l'eroe dei due mondi: il 29 agosto 1862 l'esercito italiano si scontrò con i garibaldini sull'Aspromonte.
Garibaldi rimase ferito e fu arrestato - un episodio che causò scandalo in tutta Italia. Come poteva l'esercito italiano sparare contro il "liberatore" della Sicilia? Rattazzi fu costretto alle dimissioni.
La convenzione di settembre del 1864 sembrò sbloccare la situazione: Napoleone III accettò di ritirare le truppe da Roma entro due anni, mentre l'Italia si impegnava a non attaccare lo Stato pontificio e a spostare la capitale da Torino a Firenze.
💡 Ricorda: L'episodio dell'Aspromonte dimostrò i limiti della diplomazia "irregolare" - non sempre si poteva contare sull'iniziativa garibaldina per risolvere i problemi politici.

La Terza guerra d'indipendenza: un successo a metà
Nel 1866 l'Italia ebbe l'occasione di conquistare il Veneto alleandosi con la Prussia di Bismarck contro l'Austria. Sembrava l'opportunità perfetta, ma le cose non andarono come previsto.
L'esercito italiano dimostrò tutta la sua impreparazione: sconfitta a Custoza (24 giugno) per terra e a Lissa (20 luglio) per mare. Solo Garibaldi riuscì a vincere gli austriaci a Bezzecca, ma fu bloccato mentre marciava verso Trento.
Nonostante le sconfitte militari italiane, la Prussia vinse rapidamente in Germania. Con la pace di Vienna (3 ottobre 1866) l'Austria cedette il Veneto alla Francia, che lo trasferì all'Italia dopo un plebiscito. Un successo politico, ma un'umiliazione militare che aumentò il malcontento verso i Savoia.
L'annessione del Veneto fu comunque un passo importante verso l'unificazione, anche se rimaneva l'amaro in bocca per le sconfitte subite dall'esercito italiano.
💡 Ricorda: Spesso in politica internazionale conta più la diplomazia della forza militare - l'Italia ottenne il Veneto grazie all'alleanza con la Prussia, non alle sue vittorie sul campo.

La presa di Roma: finalmente capitale
Nel 1867 Garibaldi tentò nuovamente di conquistare Roma, ma fu sconfitto a Mentana dalle truppe franco-papali. Sembrava che la questione romana fosse destinata a rimanere irrisolta per sempre.
La svolta arrivò nel 1870 con la guerra franco-prussiana: Napoleone III fu sconfitto e fatto prigioniero, lasciando il Papa senza protezione. Il governo Lanza colse l'occasione e ordinò l'invasione dello Stato pontificio.
Il 20 settembre 1870 i bersaglieri aprirono la famosa Breccia di Porta Pia ed entrarono a Roma senza incontrare resistenza. Un plebiscito sancì l'annessione e il 3 febbraio 1871 Roma diventò ufficialmente capitale d'Italia.
La legge delle guarentigie (maggio 1871) cercò di regolare i rapporti con il Papa, garantendogli libertà spirituale, extraterritorialità per i palazzi vaticani e un compenso annuo. Ma Pio IX rifiutò tutto, ritenendosi "prigioniero in Vaticano".
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La conquista di Roma non risolse la questione romana, anzi la complicò. Papa Pio IX lanciò il "non expedit" (1874), vietando ai cattolici italiani di partecipare alla vita politica come elettori e candidati.
Questa decisione creò una frattura profonda nella società italiana: milioni di cittadini cattolici rimasero esclusi dalla vita democratica. Il non expedit peserà sulla politica italiana per i successivi cinquant'anni, indebolendo le istituzioni del nuovo Stato.
La Destra storica aveva completato l'unificazione territoriale e raggiunto il pareggio di bilancio nel 1875, ma a costo di tasse altissime che colpivano soprattutto i più poveri. Il malcontento sociale cresceva sempre di più.
Nel 1876 la Destra storica cadde definitivamente, sostituita dalla Sinistra storica. Si chiudeva così il periodo risorgimentale e iniziava una nuova fase della storia italiana, con sfide diverse ma altrettanto complesse.
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