La crisi del III secolo: problemi e instabilità
L'Impero Romano iniziò a mostrare segnali di cedimento quando la sua vastità richiese più risorse di quante ne avesse a disposizione. I soldati assunsero un ruolo difensivo anziché espansivo, concentrandosi sulla protezione dei confini.
Per affrontare l'aumento delle spese, l'Impero aumentò la pressione fiscale, colpendo duramente le popolazioni rurali. I campi, coltivati con tecniche arretrate e spesso saccheggiati, vennero progressivamente abbandonati, causando una crisi di produzione e tensioni tra soldati e contadini.
Anche il commercio subì un duro colpo: le vie di comunicazione diventarono insicure, favorendo un'economia chiusa orientata alla sussistenza. La moneta si svalutò provocando una forte inflazione che portò al ritorno del baratto. A questo si aggiunse un'epidemia di peste bubbonica che decimò la popolazione.
⚠️ L'instabilità politica peggiorò tutto: dopo la morte di Commodo nel 192, iniziò un periodo di lotte violente per la successione al trono, durante il quale l'esercito e i pretoriani assunsero un ruolo sempre più determinante.
L'anno 193 vide ben tre imperatori: Elvio Pertinace (assassinato dopo tre mesi), Didio Giuliano (scelto per le sue ricchezze ma subito deposto) e infine Settimio Severo, che diede inizio alla dinastia dei Severi.








