Il Risorgimento italiano è il processo che tra il 1815...
Il Risorgimento Italiano: La Nascita di una Nazione





Il Risorgimento e i protagonisti del cambiamento
Il Risorgimento nasce dalla consapevolezza che le vecchie strategie - tipo le società segrete dei carbonari - non funzionavano più. Serviva qualcosa di nuovo per coinvolgere davvero tutti gli italiani.
Giuseppe Mazzini fu il primo a capirlo, fondando la "Giovine Italia" con un programma rivoluzionario basato su "Dio e popolo". La sua idea era semplice ma potente: l'Italia esisteva già come nazione (stessa lingua, cultura, religione), doveva solo diventare uno Stato attraverso insurrezioni popolari. Peccato che il popolo non si ribellò mai come sperava lui.
I moderati invece puntavano su riforme graduali e monarchie costituzionali. Cesare Balbo vedeva nei Savoia i liberatori naturali dal dominio austriaco, mentre Massimo d'Azeglio predicava crescita economica e riforme civili. Il neoguelfismo di Vincenzo Gioberti proponeva una confederazione di Stati italiani guidata dal Papa - un'idea che suonava rassicurante ma era altrettanto utopistica.
Curiosità: Il termine "Risorgimento" fu usato da Cavour come titolo del suo giornale, alludendo a un "risveglio" dopo secoli di decadenza politica.
Il 1846 segna la svolta: Papa Pio IX concede amnistie e libertà di stampa, creando un clima nuovo in tutta la penisola che preparerà le rivoluzioni del 1848.

Il 1848: l'anno delle rivoluzioni e delle speranze
Il 1848 è l'anno che cambia tutto. Inizia Palermo il 12 gennaio: i siciliani si ribellano contro i Borboni chiedendo costituzione e indipendenza. Ferdinando II promette riforme, ma non basta - i rivoltosi continuano la lotta con l'appoggio di Francia e Inghilterra.
L'ondata rivoluzionaria contagia tutta Italia. Le Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo) vedono 18mila austriaci di Radetzky sconfitti dalla furia popolare dei milanesi. Il giorno prima Venezia aveva già proclamato la Repubblica indipendente con Manin.
Carlo Alberto di Savoia fiuta l'occasione e il 23 marzo dichiara guerra all'Austria. Da una parte lo preoccupano le conseguenze internazionali, dall'altra vede la chance per espandere i domini sabaudi. Nasce così la Prima Guerra d'Indipendenza, con 80mila austriaci contro altrettanti piemontesi più rinforzi e sostegno popolare.
Purtroppo Carlo Alberto è lento e indeciso (lo chiamano "Re Tentenna"). Invece di attaccare subito, aspetta tre settimane permettendo a Radetzky di riorganizzarsi. Quando Papa, Granduca di Toscana e re delle Due Sicilie ritirano l'appoggio, il Piemonte rimane solo.
Momento chiave: La sconfitta di Custoza convince Carlo Alberto alla ritirata e all'armistizio che ristabilisce le frontiere originarie.
La Repubblica Romana del 1849 rappresenta l'ultimo sussulto democratico. Mazzini, Mameli (autore di "Fratelli d'Italia") e altri creano una costituzione avanzatissima: suffragio universale maschile, abolizione pena di morte, libertà di culto. Ma dopo la seconda sconfitta di Novara, Carlo Alberto abdica in favore del figlio Vittorio Emanuele II e il Papa rientra a Roma con le truppe francesi.

Cavour: il genio della diplomazia
Camillo Benso conte di Cavour rappresenta il volto moderno dell'aristocrazia italiana. Invece di limitarsi ai privilegi di nascita, trasforma le sue opportunità in occasioni di crescita: studia all'Accademia militare, diventa imprenditore e fonda il giornale "Il Risorgimento".
Come Primo ministro dal 1852, Cavour punta tutto su economia e diplomazia. La sua politica economica è fatta di investimenti massicci: ferrovie, strade, porti, cantieri navali. Fonda l'Ansaldo di Genova e riforma il sistema creditizio. Il Piemonte diventa una "terra d'asilo" per centinaia di profughi politici che diventeranno la futura classe dirigente italiana.
In politica estera, Cavour capisce che l'esercito piemontese da solo non può battere l'Austria. Serve un alleato potente: Napoleone III. L'occasione arriva con la Guerra di Crimea , dove il Piemonte combatte al fianco di Francia e Inghilterra contro la Russia. Al Congresso di Parigi del 1856, Cavour può finalmente sedere al tavolo delle grandi potenze e sollevare la "questione italiana".
A minacciare i piani cavouriani ci sono Mazzini e Garibaldi, che credono nell'intervento diretto delle masse popolari. Garibaldi, l'"Eroe dei Due Mondi", aveva già dimostrato in Sud America le sue capacità militari con i suoi uomini dalla famosa camicia rossa.
Svolta diplomatica: L'attentato di Felice Orsini a Napoleone III (1858) rischia di rovinare tutto, ma paradossalmente porta agli accordi di Plombières: Francia e Piemonte alleati contro l'Austria, in cambio di Nizza e Savoia alla Francia.

Verso l'unità: guerre e spedizioni
La Seconda Guerra d'Indipendenza scoppia il 27 aprile 1859 dopo le provocazioni di Cavour all'Austria. Vittorio Emanuele II parla al Parlamento del "grido di dolore" che arriva da tutta Italia, mentre volontari lombardo-veneti si arruolano sotto bandiera sarda.
L'Austria abbocca e dichiara guerra. I piemontesi resistono demolendo ponti e allagando risaie, finché arrivano le truppe di Napoleone III. Le vittorie di Montebello, Solferino e San Martino sono decisive ma sanguinosissime. Tanto che l'imperatore francese, spaventato, firma l'armistizio di Villafranca con l'Austria senza avvertire l'alleato piemontese. Risultato: la Lombardia passa al Piemonte, ma il Veneto resta austriaco.
L'impresa più spettacolare è la Spedizione dei Mille (maggio 1860). Giuseppe Garibaldi parte da Quarto con 1.088 volontari (e una donna, Rose Montmasson) per liberare il Regno delle Due Sicilie. Vittorie a Calatafimi, Palermo e Milazzo aprono la strada verso Napoli, dove Garibaldi è accolto come un liberatore.
Purtroppo i contadini che speravano nella redistribuzione delle terre rimangono delusi - anzi, sono proprio i garibaldini a reprimere le rivolte rurali. Vittorio Emanuele II e Cavour intervengono per fermare l'avanzata verso Roma, che rischierebbe reazioni europee.
Il momento decisivo: L'incontro di Teano del 26 ottobre 1860, dove Garibaldi consegna i territori conquistati a Vittorio Emanuele II, causando incredibile delusione nei cittadini del Sud.
Il 17 marzo 1861 il parlamento di Torino proclama Vittorio Emanuele II re d'Italia. Il sovrano conserva nome e numerale (pur essendo il primo re d'Italia) per onorare la dinastia sabauda e rassicurare i piemontesi. L'unificazione è sostanzialmente compiuta, anche se mancano ancora Veneto, Lazio e Roma.
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Il Risorgimento nasce dalla consapevolezza che le vecchie strategie - tipo le società segrete dei carbonari - non funzionavano più. Serviva qualcosa di nuovo per coinvolgere davvero tutti gli italiani.
Giuseppe Mazzini fu il primo a capirlo, fondando la "Giovine Italia" con un programma rivoluzionario basato su "Dio e popolo". La sua idea era semplice ma potente: l'Italia esisteva già come nazione (stessa lingua, cultura, religione), doveva solo diventare uno Stato attraverso insurrezioni popolari. Peccato che il popolo non si ribellò mai come sperava lui.
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Come Primo ministro dal 1852, Cavour punta tutto su economia e diplomazia. La sua politica economica è fatta di investimenti massicci: ferrovie, strade, porti, cantieri navali. Fonda l'Ansaldo di Genova e riforma il sistema creditizio. Il Piemonte diventa una "terra d'asilo" per centinaia di profughi politici che diventeranno la futura classe dirigente italiana.
In politica estera, Cavour capisce che l'esercito piemontese da solo non può battere l'Austria. Serve un alleato potente: Napoleone III. L'occasione arriva con la Guerra di Crimea , dove il Piemonte combatte al fianco di Francia e Inghilterra contro la Russia. Al Congresso di Parigi del 1856, Cavour può finalmente sedere al tavolo delle grandi potenze e sollevare la "questione italiana".
A minacciare i piani cavouriani ci sono Mazzini e Garibaldi, che credono nell'intervento diretto delle masse popolari. Garibaldi, l'"Eroe dei Due Mondi", aveva già dimostrato in Sud America le sue capacità militari con i suoi uomini dalla famosa camicia rossa.
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La Seconda Guerra d'Indipendenza scoppia il 27 aprile 1859 dopo le provocazioni di Cavour all'Austria. Vittorio Emanuele II parla al Parlamento del "grido di dolore" che arriva da tutta Italia, mentre volontari lombardo-veneti si arruolano sotto bandiera sarda.
L'Austria abbocca e dichiara guerra. I piemontesi resistono demolendo ponti e allagando risaie, finché arrivano le truppe di Napoleone III. Le vittorie di Montebello, Solferino e San Martino sono decisive ma sanguinosissime. Tanto che l'imperatore francese, spaventato, firma l'armistizio di Villafranca con l'Austria senza avvertire l'alleato piemontese. Risultato: la Lombardia passa al Piemonte, ma il Veneto resta austriaco.
L'impresa più spettacolare è la Spedizione dei Mille (maggio 1860). Giuseppe Garibaldi parte da Quarto con 1.088 volontari (e una donna, Rose Montmasson) per liberare il Regno delle Due Sicilie. Vittorie a Calatafimi, Palermo e Milazzo aprono la strada verso Napoli, dove Garibaldi è accolto come un liberatore.
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