Il Risorgimento italiano rappresenta uno dei momenti più affascinanti della... Mostra di più
IL RISORGIMENTO E L'UNIFICAZIONE ITALIANA - La Storia Completa









Il Risorgimento: quando l'Italia sognava di diventare una nazione
Immagina l'Italia come un puzzle smontato: ogni pezzo controllato da potenze straniere, lingue diverse, monete diverse. Il Risorgimento nasce proprio da questo caos, con l'obiettivo di rimettere insieme i pezzi per creare una vera nazione italiana.
Il confronto con l'Europa più moderna fece emergere l'urgenza di riforme economiche e politiche. Le idee di libertà e democrazia circolavano attraverso giornali e riviste come "L'Antologia" di Vieusseux, creando per la prima volta una opinione pubblica nazionale. Tuttavia, la frammentazione politica, l'analfabetismo diffuso e la scarsa conoscenza dell'italiano rendevano tutto più complesso.
Si svilupparono due correnti opposte: i moderati (come Gioberti, d'Azeglio, Cavour) volevano riforme graduali guidate dai sovrani verso una monarchia costituzionale, mentre i democratici-repubblicani (Mazzini, Garibaldi, Cattaneo) puntavano su insurrezioni popolari per creare una repubblica.
Curiosità: I congressi degli scienziati italiani erano in realtà incontri "camuffati" per discutere di politica e unità nazionale!
Giuseppe Mazzini diventa il simbolo del movimento democratico con la Giovine Italia (1831). La sua idea era rivoluzionaria: un'insurrezione popolare per creare una Repubblica unitaria basata sul suffragio universale. Mazzini credeva che solo l'unità avrebbe dato forza all'Italia frammentata, rifiutando sia le soluzioni federali che gli accordi con i sovrani esistenti.

Le diverse visioni dell'Italia unita
Dopo i fallimenti dei moti mazziniani, nascono movimenti più moderati che guardano ai modelli inglese e francese. Vincenzo Gioberti propone il movimento neoguelfo: una confederazione di Stati autonomi guidata dal Papa. L'idea era geniale nella sua semplicità - unire l'Italia sotto l'unica autorità che tutti riconoscevano, quella religiosa.
Cesare Balbo aveva una strategia più pragmatica: puntare sulla monarchia piemontese e sfruttare gli equilibri internazionali. La sua intuizione? Se l'Austria si fosse espansa nei Balcani, avrebbe potuto essere convinta a lasciare l'Italia per mantenere l'equilibrio europeo.
Carlo Cattaneo rappresentava una terza via: il federalismo progressista. Con la sua formazione illuminista, vedeva il Risorgimento come progresso economico-civile. Voleva un'unità "dal basso", sentita dal popolo, con suffragio universale e una federazione sul modello americano che rispettasse le particolarità locali.
Nota bene: Cattaneo era convinto che solo un governo federale forte ma rispettoso delle autonomie locali avrebbe funzionato in un'Italia così diversificata!
Queste diverse visioni mostrano quanto fosse complesso immaginare un'Italia unita: alcuni puntavano sulla religione, altri sulla monarchia, altri ancora sulla repubblica federale.

1848: l'anno che cambiò tutto
Il 1848 segna la fine della Restaurazione con la famosa "primavera dei popoli". In tutta Europa esplodono rivoluzioni che chiedono costituzioni liberali, libertà dai domini stranieri e programmi più egualitari. L'Italia non resta a guardare.
Tutto inizia con Pio IX nel 1846, più aperto alle idee liberali. Carlo Alberto introduce riforme graduali, Leopoldo II concede la libertà di stampa. Solo Ferdinando II delle Due Sicilie resta immobile. Si crea un fermento incredibile: giornali, circoli, manifestazioni come il celebre sciopero del fumo a Milano (1 gennaio 1848) per danneggiare il fisco austriaco.
Il 12 gennaio 1848 Palermo insorge, chiedendo indipendenza da Napoli e una costituzione. L'effetto domino è immediato: tutti i sovrani italiani concedono costituzioni moderate con due camere, suffragio censitario e religione cattolica come religione di Stato.
Momento storico: Il 17 marzo, alla notizia della fuga di Metternich da Vienna, esplodono le insurrezioni a Venezia (Repubblica di San Marco) e Milano (Cinque Giornate)!
Le Cinque Giornate di Milano vedono la popolazione erigere barricate e sconfiggere Radetzky, che si rifugia nel quadrilatero. Nasce un governo provvisorio, ma subito emergono tensioni tra moderati e democratici guidati da Cattaneo (contrari per timore delle ambizioni sabaude).

La Prima Guerra d'Indipendenza e le Repubbliche
Carlo Alberto, inizialmente titubante, dichiara guerra all'Austria il 23 marzo 1848. Il sogno di un'Italia unita sembra realizzarsi: Pio IX, Leopoldo II e Ferdinando II inviano truppe, Milano viene annessa al Regno di Sardegna, e a fine giugno Carlo Alberto regna formalmente su tutta l'Alta Italia.
Ma i sogni si infrangono rapidamente. Dopo le vittorie iniziali di Pastrengo e Goito, arrivano le sconfitte. Pio IX si ritira dal conflitto (non può combattere la cattolica Austria), nel Regno delle Due Sicilie scoppia la guerra civile tra Napoli e Sicilia, e Radetzky sconfigge i piemontesi a Custoza . Il 5 agosto Carlo Alberto abbandona Milano.
Prende allora l'iniziativa Mazzini con la strategia democratica: insurrezioni popolari e assemblee costituenti. La seconda fase del '48 vede nascere le repubbliche democratiche: in Toscana con Guerrazzi e Montanelli, e soprattutto a Roma con la Repubblica Romana guidata dal triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini e difesa militarmente da Garibaldi.
Tragedia e gloria: Carlo Alberto tenta un secondo attacco nel 1849, ma viene sconfitto a Novara e abdica. Le repubbliche cadono una dopo l'altra, ma nasce il mito garibaldino!
Il 1849 segna la fine delle speranze: Roma cade il 3 luglio (qui muore Mameli e Garibaldi inizia la sua leggendaria fuga), Venezia resiste fino al 23 agosto, stremata dalla fame e dal colera. Nonostante i fallimenti, emerge una novità importante: la partecipazione popolare dimostra che l'opinione pubblica nazionale sta maturando in tutte le classi sociali.

L'Italia dopo il 1848: solo il Piemonte guarda avanti
Dopo il fallimento del '48, l'Italia vive una seconda restaurazione ancora più dura della prima. Ogni governo italiano chiude alle riforme, tranne uno: il Regno di Sardegna sotto Vittorio Emanuele II, che mantiene lo Statuto Albertino e diventa il faro della speranza liberale.
Gli altri Stati italiani sprofondano nell'immobilismo: Radetzky governa il Lombardo-Veneto con il pugno di ferro, Leopoldo II limita le libertà in Toscana, Pio IX delude completamente le speranze liberali, Ferdinando II perde l'appoggio della borghesia meridionale. Solo la Sicilia rimane completamente ostile ai Borboni.
Il Piemonte invece sceglie la via opposta. Le Leggi Siccardi (1850) iniziano la laicizzazione dello Stato: abolito il foro ecclesiastico, ridotte le festività religiose, limitati i privilegi della Chiesa. È il primo passo verso uno Stato moderno.
Svolta decisiva: Nel 1852 arriva Cavour al governo con il "connubio" centro-destra e centro-sinistra, creando una maggioranza stabile per riformare il Paese!
Cavour si ispira al modello inglese e punta tutto sulla modernizzazione economica: libero scambio, sviluppo ferroviario, accordi commerciali internazionali. La Guerra di Crimea (1853-56) gli offre l'occasione per portare la questione italiana al Congresso di Parigi e ottenere credibilità internazionale.
Intanto Mazzini continua a organizzare insurrezioni fallimentari: Milano 1853, Lunigiana, Valtellina, fino alla tragica spedizione di Sapri con Pisacane (1857). Dopo questi fallimenti, anche democratici come Garibaldi iniziano a guardare ai Savoia come unica speranza.

Cavour e l'alleanza francese: la svolta diplomatica
Nel 1857 nasce la Società Nazionale Italiana che unisce tutti i patrioti intorno ai Savoia, inclusi ex-mazziniani delusi come Daniele Manin e Garibaldi. È il segno che l'opinione democratica sta convergendo sulla soluzione monarchica.
Cavour intuisce che Napoleone III è l'alleato ideale: vuole indebolire l'Austria e affermare la potenza francese in Europa. L'occasione arriva con l'attentato di Felice Orsini (14 gennaio 1858): Cavour presenta la situazione italiana come pericolo per la stabilità europea.
Nascono così gli Accordi di Plombières (20 luglio 1858): la Francia entrerà in guerra se il Piemonte sarà attaccato dall'Austria, in cambio di Nizza e Savoia. Il piano prevede un'Italia confederata di 4 Stati sotto presidenza papale, ma in realtà Napoleone III spera di controllare tutta la penisola.
Il 26 aprile 1859 l'Austria dichiara guerra al Piemonte, inizia la Seconda Guerra d'Indipendenza. Accorrono volontari da tutta Italia, Garibaldi comanda i Cacciatori delle Alpi. Le vittorie si susseguono: Magenta (4 giugno), San Martino e Solferino (24 giugno, dove nasce la Croce Rossa).
Colpo di scena: L'11 luglio Napoleone III firma l'armistizio di Villafranca tradendo l'alleanza! Cavour si dimette furioso, ma intanto Toscana, Ducati e Legazioni hanno cacciato i sovrani chiedendo l'annessione al Piemonte.
Il voltafaccia francese ha ragioni precise: la guerra è troppo sanguinosa per l'opinione pubblica francese e soprattutto il senso nazionale italiano si rivela molto più forte del previsto, mandando in crisi il progetto di controllo francese sull'Italia.

1860: l'anno dell'unità
Tornato al governo nel gennaio 1860, Cavour risolve lo stallo organizzando plebisciti: Toscana, Parma, Modena ed Emilia si annettono al Piemonte, mentre Nizza e Savoia vanno alla Francia (cosa che fa infuriare Garibaldi, nizzardo). Nella primavera 1860 l'Italia è divisa in tre: Regno di Sardegna al nord, Stato Pontificio al centro, Regno delle Due Sicilie al sud.
In Sicilia scoppia una nuova rivolta separatista. Francesco Crispi e Rosolino Pilo chiamano Garibaldi, che il 5 maggio 1860 salpa da Quarto con poco più di 1000 volontari democratici. È la leggendaria Spedizione dei Mille.
L'impresa sembra folle, ma funziona: sbarco a Marsala (11 maggio), proclama di Salemi dove Garibaldi assume la dittatura "in nome di Vittorio Emanuele II re d'Italia", vittoria di Calatafimi (15 maggio), conquista di tutta la Sicilia con la vittoria di Milazzo (20 luglio).
Cavour è preoccupato dal carattere mazziniano dell'impresa e cerca di controllarla, ma Garibaldi espelle i suoi emissari come "spie". Il 19 agosto Garibaldi sbarca in Calabria, il 7 settembre entra a Napoli da trionfatore.
Momento decisivo: Temendo una deriva repubblicana, Cavour organizza un corpo di spedizione che occupa Marche e Umbria, puntando verso la Campania per fermare Garibaldi!
Il 27 ottobre a Teano avviene l'incontro storico: Garibaldi consegna il potere conquistato a Vittorio Emanuele II. I plebisciti sanciscono l'annessione di tutto il Centro-Sud. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II diventa Re d'Italia, mantenendo nome e numerazione per sottolineare la continuità sabauda.

Il sogno realizzato: nasce l'Italia unita
La situazione di stallo dopo Villafranca sembrava insuperabile: la Francia non poteva permettere un intervento austriaco dopo aver sconfitto l'Austria, l'Austria non poteva accettare un intervento francese, Vittorio Emanuele II non poteva né accettare né rifiutare le annessioni senza compromettere i rapporti con la Francia.
Cavour risolse tutto con la sua geniale strategia dei plebisciti: il popolo decide democraticamente, nessuno può opporsi. Così Toscana, Parma, Modena ed Emilia entrano nel Regno di Sardegna, mentre Nizza e Savoia vanno alla Francia per mantenere l'alleanza.
L'impresa di Garibaldi rappresenta l'aspetto più romantico e avventuroso del Risorgimento. Con i suoi Mille volontari democratici conquista un intero regno, dimostrando che il senso nazionale aveva messo radici profonde. La sua capacità di unire azione militare e consenso popolare (concede terre ai contadini siciliani) è straordinaria.
Il controllo politico di Cavour si rivela però decisivo: occupando Marche e Umbria evita che Garibaldi marci su Roma (protetta dai francesi) e che l'impresa prenda una deriva repubblicana. L'incontro di Teano simboleggia la sintesi perfetta tra slancio democratico-popolare e realismo politico monarchico.
L'Italia è fatta: Il 17 marzo 1861 nasce il Regno d'Italia! Mancano ancora Veneto, Lazio e Trentino-Alto Adige, ma il sogno risorgimentale è sostanzialmente realizzato.
Il 17 marzo 1861 segna il trionfo del Risorgimento: da una penisola frammentata e dominata da stranieri nasce una nazione moderna. Vittorio Emanuele II diventa Re d'Italia, mantenendo il titolo sabaudo per sottolineare che l'unità si è realizzata attorno al Piemonte costituzionale e liberale.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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Il Risorgimento: quando l'Italia sognava di diventare una nazione
Immagina l'Italia come un puzzle smontato: ogni pezzo controllato da potenze straniere, lingue diverse, monete diverse. Il Risorgimento nasce proprio da questo caos, con l'obiettivo di rimettere insieme i pezzi per creare una vera nazione italiana.
Il confronto con l'Europa più moderna fece emergere l'urgenza di riforme economiche e politiche. Le idee di libertà e democrazia circolavano attraverso giornali e riviste come "L'Antologia" di Vieusseux, creando per la prima volta una opinione pubblica nazionale. Tuttavia, la frammentazione politica, l'analfabetismo diffuso e la scarsa conoscenza dell'italiano rendevano tutto più complesso.
Si svilupparono due correnti opposte: i moderati (come Gioberti, d'Azeglio, Cavour) volevano riforme graduali guidate dai sovrani verso una monarchia costituzionale, mentre i democratici-repubblicani (Mazzini, Garibaldi, Cattaneo) puntavano su insurrezioni popolari per creare una repubblica.
Curiosità: I congressi degli scienziati italiani erano in realtà incontri "camuffati" per discutere di politica e unità nazionale!
Giuseppe Mazzini diventa il simbolo del movimento democratico con la Giovine Italia (1831). La sua idea era rivoluzionaria: un'insurrezione popolare per creare una Repubblica unitaria basata sul suffragio universale. Mazzini credeva che solo l'unità avrebbe dato forza all'Italia frammentata, rifiutando sia le soluzioni federali che gli accordi con i sovrani esistenti.

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Le diverse visioni dell'Italia unita
Dopo i fallimenti dei moti mazziniani, nascono movimenti più moderati che guardano ai modelli inglese e francese. Vincenzo Gioberti propone il movimento neoguelfo: una confederazione di Stati autonomi guidata dal Papa. L'idea era geniale nella sua semplicità - unire l'Italia sotto l'unica autorità che tutti riconoscevano, quella religiosa.
Cesare Balbo aveva una strategia più pragmatica: puntare sulla monarchia piemontese e sfruttare gli equilibri internazionali. La sua intuizione? Se l'Austria si fosse espansa nei Balcani, avrebbe potuto essere convinta a lasciare l'Italia per mantenere l'equilibrio europeo.
Carlo Cattaneo rappresentava una terza via: il federalismo progressista. Con la sua formazione illuminista, vedeva il Risorgimento come progresso economico-civile. Voleva un'unità "dal basso", sentita dal popolo, con suffragio universale e una federazione sul modello americano che rispettasse le particolarità locali.
Nota bene: Cattaneo era convinto che solo un governo federale forte ma rispettoso delle autonomie locali avrebbe funzionato in un'Italia così diversificata!
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1848: l'anno che cambiò tutto
Il 1848 segna la fine della Restaurazione con la famosa "primavera dei popoli". In tutta Europa esplodono rivoluzioni che chiedono costituzioni liberali, libertà dai domini stranieri e programmi più egualitari. L'Italia non resta a guardare.
Tutto inizia con Pio IX nel 1846, più aperto alle idee liberali. Carlo Alberto introduce riforme graduali, Leopoldo II concede la libertà di stampa. Solo Ferdinando II delle Due Sicilie resta immobile. Si crea un fermento incredibile: giornali, circoli, manifestazioni come il celebre sciopero del fumo a Milano (1 gennaio 1848) per danneggiare il fisco austriaco.
Il 12 gennaio 1848 Palermo insorge, chiedendo indipendenza da Napoli e una costituzione. L'effetto domino è immediato: tutti i sovrani italiani concedono costituzioni moderate con due camere, suffragio censitario e religione cattolica come religione di Stato.
Momento storico: Il 17 marzo, alla notizia della fuga di Metternich da Vienna, esplodono le insurrezioni a Venezia (Repubblica di San Marco) e Milano (Cinque Giornate)!
Le Cinque Giornate di Milano vedono la popolazione erigere barricate e sconfiggere Radetzky, che si rifugia nel quadrilatero. Nasce un governo provvisorio, ma subito emergono tensioni tra moderati e democratici guidati da Cattaneo (contrari per timore delle ambizioni sabaude).

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La Prima Guerra d'Indipendenza e le Repubbliche
Carlo Alberto, inizialmente titubante, dichiara guerra all'Austria il 23 marzo 1848. Il sogno di un'Italia unita sembra realizzarsi: Pio IX, Leopoldo II e Ferdinando II inviano truppe, Milano viene annessa al Regno di Sardegna, e a fine giugno Carlo Alberto regna formalmente su tutta l'Alta Italia.
Ma i sogni si infrangono rapidamente. Dopo le vittorie iniziali di Pastrengo e Goito, arrivano le sconfitte. Pio IX si ritira dal conflitto (non può combattere la cattolica Austria), nel Regno delle Due Sicilie scoppia la guerra civile tra Napoli e Sicilia, e Radetzky sconfigge i piemontesi a Custoza . Il 5 agosto Carlo Alberto abbandona Milano.
Prende allora l'iniziativa Mazzini con la strategia democratica: insurrezioni popolari e assemblee costituenti. La seconda fase del '48 vede nascere le repubbliche democratiche: in Toscana con Guerrazzi e Montanelli, e soprattutto a Roma con la Repubblica Romana guidata dal triumvirato Mazzini-Saffi-Armellini e difesa militarmente da Garibaldi.
Tragedia e gloria: Carlo Alberto tenta un secondo attacco nel 1849, ma viene sconfitto a Novara e abdica. Le repubbliche cadono una dopo l'altra, ma nasce il mito garibaldino!
Il 1849 segna la fine delle speranze: Roma cade il 3 luglio (qui muore Mameli e Garibaldi inizia la sua leggendaria fuga), Venezia resiste fino al 23 agosto, stremata dalla fame e dal colera. Nonostante i fallimenti, emerge una novità importante: la partecipazione popolare dimostra che l'opinione pubblica nazionale sta maturando in tutte le classi sociali.

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L'Italia dopo il 1848: solo il Piemonte guarda avanti
Dopo il fallimento del '48, l'Italia vive una seconda restaurazione ancora più dura della prima. Ogni governo italiano chiude alle riforme, tranne uno: il Regno di Sardegna sotto Vittorio Emanuele II, che mantiene lo Statuto Albertino e diventa il faro della speranza liberale.
Gli altri Stati italiani sprofondano nell'immobilismo: Radetzky governa il Lombardo-Veneto con il pugno di ferro, Leopoldo II limita le libertà in Toscana, Pio IX delude completamente le speranze liberali, Ferdinando II perde l'appoggio della borghesia meridionale. Solo la Sicilia rimane completamente ostile ai Borboni.
Il Piemonte invece sceglie la via opposta. Le Leggi Siccardi (1850) iniziano la laicizzazione dello Stato: abolito il foro ecclesiastico, ridotte le festività religiose, limitati i privilegi della Chiesa. È il primo passo verso uno Stato moderno.
Svolta decisiva: Nel 1852 arriva Cavour al governo con il "connubio" centro-destra e centro-sinistra, creando una maggioranza stabile per riformare il Paese!
Cavour si ispira al modello inglese e punta tutto sulla modernizzazione economica: libero scambio, sviluppo ferroviario, accordi commerciali internazionali. La Guerra di Crimea (1853-56) gli offre l'occasione per portare la questione italiana al Congresso di Parigi e ottenere credibilità internazionale.
Intanto Mazzini continua a organizzare insurrezioni fallimentari: Milano 1853, Lunigiana, Valtellina, fino alla tragica spedizione di Sapri con Pisacane (1857). Dopo questi fallimenti, anche democratici come Garibaldi iniziano a guardare ai Savoia come unica speranza.

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Cavour e l'alleanza francese: la svolta diplomatica
Nel 1857 nasce la Società Nazionale Italiana che unisce tutti i patrioti intorno ai Savoia, inclusi ex-mazziniani delusi come Daniele Manin e Garibaldi. È il segno che l'opinione democratica sta convergendo sulla soluzione monarchica.
Cavour intuisce che Napoleone III è l'alleato ideale: vuole indebolire l'Austria e affermare la potenza francese in Europa. L'occasione arriva con l'attentato di Felice Orsini (14 gennaio 1858): Cavour presenta la situazione italiana come pericolo per la stabilità europea.
Nascono così gli Accordi di Plombières (20 luglio 1858): la Francia entrerà in guerra se il Piemonte sarà attaccato dall'Austria, in cambio di Nizza e Savoia. Il piano prevede un'Italia confederata di 4 Stati sotto presidenza papale, ma in realtà Napoleone III spera di controllare tutta la penisola.
Il 26 aprile 1859 l'Austria dichiara guerra al Piemonte, inizia la Seconda Guerra d'Indipendenza. Accorrono volontari da tutta Italia, Garibaldi comanda i Cacciatori delle Alpi. Le vittorie si susseguono: Magenta (4 giugno), San Martino e Solferino (24 giugno, dove nasce la Croce Rossa).
Colpo di scena: L'11 luglio Napoleone III firma l'armistizio di Villafranca tradendo l'alleanza! Cavour si dimette furioso, ma intanto Toscana, Ducati e Legazioni hanno cacciato i sovrani chiedendo l'annessione al Piemonte.
Il voltafaccia francese ha ragioni precise: la guerra è troppo sanguinosa per l'opinione pubblica francese e soprattutto il senso nazionale italiano si rivela molto più forte del previsto, mandando in crisi il progetto di controllo francese sull'Italia.

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1860: l'anno dell'unità
Tornato al governo nel gennaio 1860, Cavour risolve lo stallo organizzando plebisciti: Toscana, Parma, Modena ed Emilia si annettono al Piemonte, mentre Nizza e Savoia vanno alla Francia (cosa che fa infuriare Garibaldi, nizzardo). Nella primavera 1860 l'Italia è divisa in tre: Regno di Sardegna al nord, Stato Pontificio al centro, Regno delle Due Sicilie al sud.
In Sicilia scoppia una nuova rivolta separatista. Francesco Crispi e Rosolino Pilo chiamano Garibaldi, che il 5 maggio 1860 salpa da Quarto con poco più di 1000 volontari democratici. È la leggendaria Spedizione dei Mille.
L'impresa sembra folle, ma funziona: sbarco a Marsala (11 maggio), proclama di Salemi dove Garibaldi assume la dittatura "in nome di Vittorio Emanuele II re d'Italia", vittoria di Calatafimi (15 maggio), conquista di tutta la Sicilia con la vittoria di Milazzo (20 luglio).
Cavour è preoccupato dal carattere mazziniano dell'impresa e cerca di controllarla, ma Garibaldi espelle i suoi emissari come "spie". Il 19 agosto Garibaldi sbarca in Calabria, il 7 settembre entra a Napoli da trionfatore.
Momento decisivo: Temendo una deriva repubblicana, Cavour organizza un corpo di spedizione che occupa Marche e Umbria, puntando verso la Campania per fermare Garibaldi!
Il 27 ottobre a Teano avviene l'incontro storico: Garibaldi consegna il potere conquistato a Vittorio Emanuele II. I plebisciti sanciscono l'annessione di tutto il Centro-Sud. Il 17 marzo 1861 Vittorio Emanuele II diventa Re d'Italia, mantenendo nome e numerazione per sottolineare la continuità sabauda.

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Il sogno realizzato: nasce l'Italia unita
La situazione di stallo dopo Villafranca sembrava insuperabile: la Francia non poteva permettere un intervento austriaco dopo aver sconfitto l'Austria, l'Austria non poteva accettare un intervento francese, Vittorio Emanuele II non poteva né accettare né rifiutare le annessioni senza compromettere i rapporti con la Francia.
Cavour risolse tutto con la sua geniale strategia dei plebisciti: il popolo decide democraticamente, nessuno può opporsi. Così Toscana, Parma, Modena ed Emilia entrano nel Regno di Sardegna, mentre Nizza e Savoia vanno alla Francia per mantenere l'alleanza.
L'impresa di Garibaldi rappresenta l'aspetto più romantico e avventuroso del Risorgimento. Con i suoi Mille volontari democratici conquista un intero regno, dimostrando che il senso nazionale aveva messo radici profonde. La sua capacità di unire azione militare e consenso popolare (concede terre ai contadini siciliani) è straordinaria.
Il controllo politico di Cavour si rivela però decisivo: occupando Marche e Umbria evita che Garibaldi marci su Roma (protetta dai francesi) e che l'impresa prenda una deriva repubblicana. L'incontro di Teano simboleggia la sintesi perfetta tra slancio democratico-popolare e realismo politico monarchico.
L'Italia è fatta: Il 17 marzo 1861 nasce il Regno d'Italia! Mancano ancora Veneto, Lazio e Trentino-Alto Adige, ma il sogno risorgimentale è sostanzialmente realizzato.
Il 17 marzo 1861 segna il trionfo del Risorgimento: da una penisola frammentata e dominata da stranieri nasce una nazione moderna. Vittorio Emanuele II diventa Re d'Italia, mantenendo il titolo sabaudo per sottolineare che l'unità si è realizzata attorno al Piemonte costituzionale e liberale.
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