L'era di Crispi
Francesco Crispi domina la scena politica italiana per quasi un decennio, diviso in due mandati principali. Ex mazziniano e organizzatore dello sbarco dei Mille, Crispi adotta però una politica autoritaria ispirata al modello di Bismarck.
La sua strategia punta alla fusione delle aristocrazie del Sud con la borghesia industriale del Nord attraverso il protezionismo economico. Introduce misure repressive contro movimenti operai e cattolici, rafforzando il controllo statale tramite i prefetti. Paradossalmente, nel 1890 approva il codice penale Zanardelli che abolisce la pena di morte e riconosce il diritto di sciopero.
In politica estera, Crispi rinnova la Triplice Alleanza con Germania e Austria e avvia l'espansione coloniale. Il trattato di Uccialli con l'Etiopia (1889) crea però tensioni a causa di traduzioni discordanti.
Il primo governo Crispi cade nel 1891 per l'opposizione parlamentare alla politica coloniale. Dopo il breve intermezzo di Giolitti (coinvolto nello scandalo della Banca Romana), Crispi torna al potere nel 1893 con ancora maggiore autoritarismo, fino al disastro di Adua del 1896 che ne segna la fine definitiva.
💡 Ricorda: Crispi rappresenta il tentativo dell'Italia di diventare una potenza europea attraverso autoritarismo interno ed espansionismo coloniale.






































