Il fascismo al potere
Il movimento dei Fasci di combattimento fu fondato il 23 marzo 1919 a Milano da Benito Mussolini, dopo la sua espulsione dal partito socialista nel 1914 per le sue posizioni interventiste. Inizialmente, il programma di Sansepolcro proponeva:
- Forte nazionalismo
- Autonomia regionale e comunale
- Suffragio alle donne
- Istituzione del referendum popolare
- Abolizione del senato e dei titoli nobiliari
Dopo il "biennio rosso", seguì il "biennio nero" , chiamato così per le camicie nere simbolo del fascismo. Mussolini abbandonò i progetti repubblicani, accentuando il carattere antisocialista del movimento e ottenendo l'appoggio dei ceti borghesi.
Dal 1919, Mussolini creò le squadre d'azione (squadracce), formazioni paramilitari che intervenivano con violenza per bloccare gli scioperi operai. Il governo si mostrò incapace di fermare queste violenze, favorendo un clima di diffusa illegalità.
Nel 1921, Giolitti formò un'alleanza (blocco nazionale) che comprendeva anche i fascisti, legittimando così la loro presenza in Parlamento. I fascisti trovarono sostegno nella grande borghesia, che vedeva nelle occupazioni di fabbriche e terre un attentato alla proprietà privata.
Concetto chiave: La Marcia su Roma del 28 ottobre 1922 fu il tentativo di occupare fisicamente la capitale, dando al re un motivo per affidare il governo a Mussolini. Il governo presieduto da Facta voleva dichiarare lo stato d'assedio, ma Vittorio Emanuele III rifiutò e il 30 ottobre incaricò Mussolini di formare il nuovo governo.
Mussolini creò un governo di coalizione e nel suo "discorso del bivacco" del 16 novembre 1922 dichiarò che le libertà dello Stato Albertino non sarebbero state toccate. In realtà, continuò ad appoggiare le azioni squadriste per mettere a tacere gli oppositori.
Per limitare il potere del Parlamento, Mussolini istituì:
- Il Gran Consiglio del fascismo (dicembre 1922)
- La Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (dicembre 1923)
Nelle elezioni dell'aprile 1924, il partito fascista si presentò in una "lista nazionale" (listone) che comprendeva fascisti, nazionalisti e liberali, ottenendo il 65% dei voti grazie a intimidazioni, violazione del segreto delle urne e brogli.




