L'Età Giolittiana: Quando l'Italia Diventa Moderna
Hai mai sentito parlare del momento in cui l'Italia è davvero "decollata"? Tutto inizia nel 1901 quando Giovanni Giolitti diventa primo ministro e resta al potere fino al 1914. Questo periodo segna la vera rivoluzione industriale italiana.
Il paese si trasforma rapidamente grazie allo sviluppo dell'industria siderurgica, elettrica e del vetro. Nasce il famoso triangolo industriale formato da Torino, Milano e Genova - le tre città che diventano il motore economico del nord. Nelle città arrivano finalmente l'acqua corrente e il gas, mentre le campagne si svuotano perché tutti cercano lavoro nelle fabbriche.
I socialisti si dividono in due fazioni che non riescono a mettersi d'accordo: i riformisti vogliono cambiare la società gradualmente, mentre i massimalisti puntano sulla rivoluzione. Nel 1904 organizzano il primo sciopero generale nazionale, spaventando non poco i proprietari delle fabbriche.
💡 Curiosità: Giolitti aveva una strategia furba - al Nord permetteva gli scioperi e le riforme sociali, al Sud usava corruzione e clientelismo per controllare i voti!
La doppia faccia di Giolitti è evidente: mentre al Nord introduce tutele per i lavoratori, diminuisce l'orario di lavoro e aumenta i salari, al Sud non affronta mai seriamente la questione meridionale. Intanto milioni di italiani emigrano all'estero in cerca di fortuna.
L'Italia vuole anche dimostrare di essere una potenza europea: nel 1911 dichiara guerra alla Turchia per conquistare la Libia. La missione riesce e con il Trattato di Losanna del 1912 ottiene il controllo della colonia africana.
Il 1912 è un anno fondamentale perché viene approvato il suffragio universale maschile (dai 30 anni in su). Per vincere le elezioni del 1913, Giolitti stringe il Patto Gentiloni con i cattolici: loro votano per i liberali, lui promette di non toccare i privilegi della Chiesa. La strategia funziona, ma nel 1914 Giolitti si dimette e lascia il posto ad Antonio Salandra, che porterà l'Italia verso posizioni interventiste.