La situazione all'inizio del Novecento
Il Novecento si apre con intensi dibattiti politici sui limiti del potere statale e sui diritti dei lavoratori, che vivevano in condizioni di miseria dopo la rivoluzione industriale. Le principali correnti politiche avevano visioni contrastanti:
I conservatori temevano che gli scioperi potessero causare disordine sociale e chiedevano l'intervento dello Stato, opponendosi all'istruzione di massa per preservare i privilegi delle classi più potenti.
I liberali esaltavano la libertà individuale e chiedevano che lo Stato non intervenisse nell'economia, sostenendo che solo la libera concorrenza dovesse regolare il mercato.
I socialisti ritenevano necessarie lotte e proteste per creare una società più giusta, mentre la Chiesa condannava sia il socialismo che il libero mercato, invitando alla collaborazione pacifica.
Attenzione! Il nazionalismo, diffusosi già nella prima metà dell'800, si trasformò in un'ideologia di guerra che ebbe un ruolo centrale nel primo conflitto mondiale, assumendo forme diverse e pericolose nei vari paesi europei.
La Belle Époque portò un periodo di apparente benessere e progresso tecnologico. Le nuove invenzioni come il telefono, il motore a scoppio, il cinema e la lampadina trasformarono la vita quotidiana, mentre la medicina faceva progressi contro malattie come la malaria. Tuttavia, questa società di massa si rivelò facilmente influenzabile da ideologie pericolose come il nazionalismo e il razzismo.
In Italia, tra il 1901 e il 1914, Giovanni Giolitti dominò la scena politica. Durante la sua amministrazione, il Partito Socialista Italiano si divise tra riformisti guidati da Filippo Turati, che sostenevano un cambiamento graduale, e massimalisti guidati da Benito Mussolini, che volevano la rivoluzione.











