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Aggiornato Mar 8, 2026
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Luigi Capuana nasce a Catania nel 1839 da una famiglia ricca di proprietari terrieri. Dopo gli studi religiosi (che abbandona) e la laurea in giurisprudenza, inizia a fare il giornalista girando l'Italia. La svolta arriva nel 1877 quando si trasferisce a Milano per lavorare al Corriere della Sera come critico teatrale.
Qui legge "L'ammazzatoio" di Zola e capisce che la prosa romantica de I promessi sposi non funziona più. Nasce così il verismo, movimento fondato da Capuana, Verga e De Roberto per documentare la vita quotidiana delle persone comuni, soprattutto del Sud Italia.
I veristi prendono dai naturalisti francesi l'osservazione dal vero e l'impersonalità del narratore, ma sviluppano tecniche originali. La più importante è la regressione: il narratore deve "farsi piccolo" e vedere la realtà con gli occhi dei personaggi.
Ricorda: Per i veristi la società è immutabile, non può essere cambiata. Per questo le loro opere non propongono soluzioni o denunce sociali.

Giovanni Verga (1840-1922) inizia scrivendo romanzi patriottici e sentimentali come "Storia di una capinera", pieni di melodramma e forti passioni. Non ottiene il successo sperato e negli anni '70 capisce di dover raccontare la sua Sicilia.
Il punto di svolta è "Nedda" (1874): la storia tragica di una raccoglitrice di olive che perde fidanzato, madre e figlio. Non c'è speranza né lieto fine, solo fatti raccontati senza giudizi. È ancora melodrammatico ma le tecniche veriste stanno nascendo.
Nel 1877, dopo aver letto "L'ammazzatoio" di Zola, Verga trova il suo stile. Nel 1880 esce "Vita dei campi", raccolta di racconti sui contadini siciliani dove "la storia si fa da sé" e il narratore scompare.
Curiosità: Verga passa da una generazione letteraria all'altra, colmando il vuoto tra Manzoni e il verismo!
Le tecniche veriste di Verga eliminano la suspense (anticipa sempre i fatti), non descrivono i personaggi (li capiamo dalle azioni) e usano il discorso indiretto libero per far parlare direttamente i personaggi.

Nel 1881 Verga progetta un ciclo di cinque romanzi per rappresentare tutte le classi sociali nella lotta per la sopravvivenza. Prima lo chiama "Marea" (tutte le classi sono onde della stessa marea), poi "Ciclo dei vinti" perché tutti sono destinati a perdere.
Il primo romanzo è "I Malavoglia" (1881): una famiglia di pescatori che investe tutto per comprare una barca. Rappresenta la classe più bassa che lotta per i bisogni materiali.
Segue "Mastro don Gesualdo" (1889): un muratore che diventa ricco e nobile ma alla fine si ritrova solo. Ha usato tutte le energie per il successo ma non gli serve a nulla.
Il progetto si ferma qui perché non ottiene abbastanza successo. Verga scrive ancora "Novelle rusticane" (1882) con toni più cupi e "Per le vie" (1883) sul proletariato urbano.
Concetto chiave: Ogni classe sociale lotta diversamente per la sopravvivenza, ma tutte sono destinate a essere "vinte" dalla vita.
Con "Don Candeloro e C." (1894) Verga abbandona il realismo puro e inizia a esplorare il tema della doppiezza: non esiste una sola verità ma più versioni della stessa storia.

L'obiettivo del verismo è raggiungere la massima oggettività. Verga vuole che "la storia si faccia da sé" eliminando l'intervento del narratore. Per questo anticipa sempre i fatti, togliendo la suspense: non importa cosa succede, ma come reagiscono i personaggi.
La tecnica più importante è la regressione del narratore: deve "farsi piccolo" e adottare il punto di vista dei personaggi. Il narratore quasi scompare, lasciando spazio alle loro voci e pensieri.
Verga non usa il dialetto siciliano perché vuole essere riconosciuto come autore italiano, non regionale. Però imita il modo di parlare dei suoi personaggi usando frasi idiomatiche, proverbi e la sintassi del parlato. I personaggi meno colti si affidano alla saggezza popolare.
Trucco per l'interrogazione: Il discorso indiretto libero è fondamentale! È "indiretto" perché rielabora i pensieri, "libero" perché non usa "disse" o "pensò". Fa scomparire il narratore.
Lo scrittore deve usare un linguaggio adeguato ai personaggi: più sono semplici, più usano proverbi e modi di dire. Verga sembra fare "errori" grammaticali, ma in realtà riproduce esattamente come parlano nella realtà.

"Fantasticheria" è una lettera-racconto del narratore a una donna del Nord che aveva visitato Aci Trezza (ambientazione de "I Malavoglia"). Lei voleva restarci un mese ma dopo due giorni scappa, non sopportando quella vita.
Il narratore usa il sarcasmo per spiegare la disparità tra Nord e Sud: "basta non possedere centomila lire di entrata" e "patire un po' di tutti gli stenti" per poter vivere lì tutta la vita come quella povera gente.
Verga paragona gli abitanti ai formicai (come Leopardi): anche se la natura li distrugge con tifo, colera e burrasche, loro "ripullulano sempre nello stesso luogo". Sono attaccati alla loro terra con una caparbietà che può sembrare eroica.
La donna del Nord osserva "col cannocchiale", da lontano, quindi non può capire. Per comprendere davvero bisogna "farci piccini anche noi" e guardare "col microscopio" le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori.
L'ideale dell'ostrica: Gli abitanti di Aci Trezza sono come ostriche attaccate allo scoglio. Noi lo troviamo ridicolo solo perché "non siamo nati ostriche anche noi".

La prefazione de "I Malavoglia" è il vero manifesto della poetica verghiana. Verga annuncia il suo progetto: studiare come nasce nelle classi più umili la "bramosia dell'ignoto", il desiderio di star meglio che distrugge la felicità relativa delle famiglie.
Il "movente dell'attività umana" che produce il progresso va studiato dalle sue origini, nelle proporzioni più semplici. Nelle classi basse il meccanismo delle passioni è meno complicato, quindi più facile da osservare.
Man mano che si sale nelle classi sociali, la ricerca del benessere diventa avidità di ricchezze , poi vanità aristocratica, ambizione politica, fino all'Uomo di lusso che riunisce tutte queste bramosie e ne soffre.
Il progresso dell'umanità visto da lontano è grandioso, ma nasconde "irrequietudini, avidità, egoismo". L'osservatore non sta fuori dalla "fiumana" ma può fermarsi a studiare i vinti, quelli che restano indietro e vengono travolti.
Ruolo dello scrittore: Chi osserva non ha il diritto di giudicare. Deve solo "trarsi un istante fuori dal campo della lotta" per studiare senza passione e rappresentare la realtà com'è stata.

Il romanzo inizia presentando la famiglia Malavoglia di Aci Trezza. "Malavoglia" è un soprannome per antifrasi (significa il contrario): sono tutti "buona e brava gente di mare" che ha sempre avuto barche e case.
Padron 'Ntoni è il patriarca che governa la famiglia "come le dita della mano": ognuno ha il suo ruolo e tutti devono aiutarsi. Conosce proverbi e motti degli antichi perché "il motto degli antichi mai mentì".
La famiglia è composta da Bastianazzo (il figlio obbediente), la Longa (la nuora laboriosa), e i nipoti: 'Ntoni il maggiore (un bighellone), Luca (più giudizioso), Mena "Sant'Agata" (sempre al telaio), Alessi (tutto suo nonno) e Lia (ancora piccola).
Verga presenta i personaggi senza descrizioni, come se li conoscessimo già. Usa la sintassi del parlato ("che" polivalente al posto di "in cui", "per cui") e fa parlare padron 'Ntoni per proverbi, senza spiegarne il significato.
Tecnica narrativa: Il discorso indiretto libero riporta spesso le parole del paese, facendoci sentire dentro la comunità di Aci Trezza.

Con 'Ntoni maggiore via per il servizio militare (5 anni!), la famiglia ha problemi economici. Il pesce si vende poco perché ora "i cristiani mangiano carne anche il venerdì come tanti turchi" - critica al calo della religiosità.
Padron 'Ntoni decide di fare un affare: comprare lupini avariati da zio Crocifisso "Campana di legno" per rivenderli a Riposto. L'usuraio sa che i lupini sono rovinati ma finge di non saperlo, e la Provvidenza resta inutilizzata al sole.
Il narratore anticipa che l'affare andrà male, togliendo ogni suspense. Non interessa la trama ma solo il comportamento umano. Presenta Peppinino e Piedipapera senza spiegare chi sono, come se fossimo dentro la storia.
La partenza della Provvidenza è raccontata con un misto di tempi verbali: imperfetto per le azioni abituali, passato remoto per l'evento specifico. La barca che si chiama "Provvidenza" dovrebbe portare fortuna, ma invece porterà la rovina - critica ironica a Manzoni.
Dettagli significativi: Padron 'Ntoni si affida ingenuamente al proverbio sul tempo, mentre il narratore dà "lo spessore della catastrofe" che sta per arrivare.

Il romanzo si chiude con una scena straziante: 'Ntoni torna dal carcere cambiato, irriconoscibile. Il cane gli abbaia contro, non lo riconosce più. Ha prestato servizio militare ed è abituato all'ambiente cittadino - non può più accettare la vita del paese.
Mangia in silenzio la minestra, poi prende la sporta per andarsene. Non può restare perché "tutti mi conoscono" - si vergogna di quello che ha fatto. Alessi, che rappresenta i valori tradizionali, gli offre di restare: "ci hai la tua casa".
Ma 'Ntoni rifiuta: prima non sapeva nulla e non voleva starci, ora che sa ogni cosa deve andarsene. "Ora che conosce ed è cambiato non può più rimanere" - è il dramma di chi ha visto il mondo e non può più accettare l'ideale dell'ostrica.
Il confronto col passato è doloroso: ricorda le belle chiacchierate serali, quando "si sentiva chiacchierare per tutto il paese, come fossimo tutti una famiglia". Era felice ma non lo sapeva.
Messaggio profondo: L'ideale dell'ostrica funziona solo se non si conosce alternativa. Chi ha visto il mondo non può più "farsi piccolo" e accontentarsi.
La scena dell'addio sotto il nespolo chiude il cerchio: 'Ntoni se ne va per sempre, portando con sé la consapevolezza che chi cambia non può più tornare indietro.

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Stefano S
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utente Android
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Anna
utente iOS
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Anastasia
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Fantastica per qualsiasi materia avere gli appunti anche di altre persone è molto utile perchè posso confrontarmi e vedere come migliorarmi. con i quiz riesco ad apprendere al meglio.
Francesca
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Marianna
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Greenlight Bonnie
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Aurora
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Chiara
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Questa app è una delle migliori, nient’altro da dire.
Andrea
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Sudenaz Ocak
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Stai per scoprire il verismo, uno dei movimenti letterari più importanti dell'800 italiano! Ti racconterò di Luigi Capuana e Giovanni Verga, due siciliani che hanno rivoluzionato il modo di raccontare storie, documentando la vita vera delle persone comuni del Sud... Mostra di più

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Luigi Capuana nasce a Catania nel 1839 da una famiglia ricca di proprietari terrieri. Dopo gli studi religiosi (che abbandona) e la laurea in giurisprudenza, inizia a fare il giornalista girando l'Italia. La svolta arriva nel 1877 quando si trasferisce a Milano per lavorare al Corriere della Sera come critico teatrale.
Qui legge "L'ammazzatoio" di Zola e capisce che la prosa romantica de I promessi sposi non funziona più. Nasce così il verismo, movimento fondato da Capuana, Verga e De Roberto per documentare la vita quotidiana delle persone comuni, soprattutto del Sud Italia.
I veristi prendono dai naturalisti francesi l'osservazione dal vero e l'impersonalità del narratore, ma sviluppano tecniche originali. La più importante è la regressione: il narratore deve "farsi piccolo" e vedere la realtà con gli occhi dei personaggi.
Ricorda: Per i veristi la società è immutabile, non può essere cambiata. Per questo le loro opere non propongono soluzioni o denunce sociali.

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Giovanni Verga (1840-1922) inizia scrivendo romanzi patriottici e sentimentali come "Storia di una capinera", pieni di melodramma e forti passioni. Non ottiene il successo sperato e negli anni '70 capisce di dover raccontare la sua Sicilia.
Il punto di svolta è "Nedda" (1874): la storia tragica di una raccoglitrice di olive che perde fidanzato, madre e figlio. Non c'è speranza né lieto fine, solo fatti raccontati senza giudizi. È ancora melodrammatico ma le tecniche veriste stanno nascendo.
Nel 1877, dopo aver letto "L'ammazzatoio" di Zola, Verga trova il suo stile. Nel 1880 esce "Vita dei campi", raccolta di racconti sui contadini siciliani dove "la storia si fa da sé" e il narratore scompare.
Curiosità: Verga passa da una generazione letteraria all'altra, colmando il vuoto tra Manzoni e il verismo!
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Nel 1881 Verga progetta un ciclo di cinque romanzi per rappresentare tutte le classi sociali nella lotta per la sopravvivenza. Prima lo chiama "Marea" (tutte le classi sono onde della stessa marea), poi "Ciclo dei vinti" perché tutti sono destinati a perdere.
Il primo romanzo è "I Malavoglia" (1881): una famiglia di pescatori che investe tutto per comprare una barca. Rappresenta la classe più bassa che lotta per i bisogni materiali.
Segue "Mastro don Gesualdo" (1889): un muratore che diventa ricco e nobile ma alla fine si ritrova solo. Ha usato tutte le energie per il successo ma non gli serve a nulla.
Il progetto si ferma qui perché non ottiene abbastanza successo. Verga scrive ancora "Novelle rusticane" (1882) con toni più cupi e "Per le vie" (1883) sul proletariato urbano.
Concetto chiave: Ogni classe sociale lotta diversamente per la sopravvivenza, ma tutte sono destinate a essere "vinte" dalla vita.
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L'obiettivo del verismo è raggiungere la massima oggettività. Verga vuole che "la storia si faccia da sé" eliminando l'intervento del narratore. Per questo anticipa sempre i fatti, togliendo la suspense: non importa cosa succede, ma come reagiscono i personaggi.
La tecnica più importante è la regressione del narratore: deve "farsi piccolo" e adottare il punto di vista dei personaggi. Il narratore quasi scompare, lasciando spazio alle loro voci e pensieri.
Verga non usa il dialetto siciliano perché vuole essere riconosciuto come autore italiano, non regionale. Però imita il modo di parlare dei suoi personaggi usando frasi idiomatiche, proverbi e la sintassi del parlato. I personaggi meno colti si affidano alla saggezza popolare.
Trucco per l'interrogazione: Il discorso indiretto libero è fondamentale! È "indiretto" perché rielabora i pensieri, "libero" perché non usa "disse" o "pensò". Fa scomparire il narratore.
Lo scrittore deve usare un linguaggio adeguato ai personaggi: più sono semplici, più usano proverbi e modi di dire. Verga sembra fare "errori" grammaticali, ma in realtà riproduce esattamente come parlano nella realtà.

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"Fantasticheria" è una lettera-racconto del narratore a una donna del Nord che aveva visitato Aci Trezza (ambientazione de "I Malavoglia"). Lei voleva restarci un mese ma dopo due giorni scappa, non sopportando quella vita.
Il narratore usa il sarcasmo per spiegare la disparità tra Nord e Sud: "basta non possedere centomila lire di entrata" e "patire un po' di tutti gli stenti" per poter vivere lì tutta la vita come quella povera gente.
Verga paragona gli abitanti ai formicai (come Leopardi): anche se la natura li distrugge con tifo, colera e burrasche, loro "ripullulano sempre nello stesso luogo". Sono attaccati alla loro terra con una caparbietà che può sembrare eroica.
La donna del Nord osserva "col cannocchiale", da lontano, quindi non può capire. Per comprendere davvero bisogna "farci piccini anche noi" e guardare "col microscopio" le piccole cause che fanno battere i piccoli cuori.
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La prefazione de "I Malavoglia" è il vero manifesto della poetica verghiana. Verga annuncia il suo progetto: studiare come nasce nelle classi più umili la "bramosia dell'ignoto", il desiderio di star meglio che distrugge la felicità relativa delle famiglie.
Il "movente dell'attività umana" che produce il progresso va studiato dalle sue origini, nelle proporzioni più semplici. Nelle classi basse il meccanismo delle passioni è meno complicato, quindi più facile da osservare.
Man mano che si sale nelle classi sociali, la ricerca del benessere diventa avidità di ricchezze , poi vanità aristocratica, ambizione politica, fino all'Uomo di lusso che riunisce tutte queste bramosie e ne soffre.
Il progresso dell'umanità visto da lontano è grandioso, ma nasconde "irrequietudini, avidità, egoismo". L'osservatore non sta fuori dalla "fiumana" ma può fermarsi a studiare i vinti, quelli che restano indietro e vengono travolti.
Ruolo dello scrittore: Chi osserva non ha il diritto di giudicare. Deve solo "trarsi un istante fuori dal campo della lotta" per studiare senza passione e rappresentare la realtà com'è stata.

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Padron 'Ntoni è il patriarca che governa la famiglia "come le dita della mano": ognuno ha il suo ruolo e tutti devono aiutarsi. Conosce proverbi e motti degli antichi perché "il motto degli antichi mai mentì".
La famiglia è composta da Bastianazzo (il figlio obbediente), la Longa (la nuora laboriosa), e i nipoti: 'Ntoni il maggiore (un bighellone), Luca (più giudizioso), Mena "Sant'Agata" (sempre al telaio), Alessi (tutto suo nonno) e Lia (ancora piccola).
Verga presenta i personaggi senza descrizioni, come se li conoscessimo già. Usa la sintassi del parlato ("che" polivalente al posto di "in cui", "per cui") e fa parlare padron 'Ntoni per proverbi, senza spiegarne il significato.
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Padron 'Ntoni decide di fare un affare: comprare lupini avariati da zio Crocifisso "Campana di legno" per rivenderli a Riposto. L'usuraio sa che i lupini sono rovinati ma finge di non saperlo, e la Provvidenza resta inutilizzata al sole.
Il narratore anticipa che l'affare andrà male, togliendo ogni suspense. Non interessa la trama ma solo il comportamento umano. Presenta Peppinino e Piedipapera senza spiegare chi sono, come se fossimo dentro la storia.
La partenza della Provvidenza è raccontata con un misto di tempi verbali: imperfetto per le azioni abituali, passato remoto per l'evento specifico. La barca che si chiama "Provvidenza" dovrebbe portare fortuna, ma invece porterà la rovina - critica ironica a Manzoni.
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Mangia in silenzio la minestra, poi prende la sporta per andarsene. Non può restare perché "tutti mi conoscono" - si vergogna di quello che ha fatto. Alessi, che rappresenta i valori tradizionali, gli offre di restare: "ci hai la tua casa".
Ma 'Ntoni rifiuta: prima non sapeva nulla e non voleva starci, ora che sa ogni cosa deve andarsene. "Ora che conosce ed è cambiato non può più rimanere" - è il dramma di chi ha visto il mondo e non può più accettare l'ideale dell'ostrica.
Il confronto col passato è doloroso: ricorda le belle chiacchierate serali, quando "si sentiva chiacchierare per tutto il paese, come fossimo tutti una famiglia". Era felice ma non lo sapeva.
Messaggio profondo: L'ideale dell'ostrica funziona solo se non si conosce alternativa. Chi ha visto il mondo non può più "farsi piccolo" e accontentarsi.
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Gabriele D’Annunzio: vita, poetica e opere
contiene: ricerca della libertà, fondazione di un giornale inutile, il giardino del dolore, dialogo plotino porfirio, ultimo canto di saffo, l'infinito, la sera del dì di festa, a silvia, la quiete dopo la tempesta, il sabato del villaggio, a sè stesso
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introduzione e parafrasi.
Schema riassuntivo de "La sera del dí di festa" di G. Leopardi
Analisi de "La Roba" di Giovanni Verga
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Samantha Klich
utente Android
Wow, sono davvero stupita. Ho appena provato l'app perché l'ho vista pubblicizzata molte volte e sono rimasta assolutamente sbalordita. Questa app è L'AIUTO che cercate per la scuola e soprattutto offre tantissime cose, come allenamenti e schede, che a me personalmente sono state MOLTO utili.
Anna
utente iOS
È bellissima questa app, la adoro. È utilissima per lo studio e mi aiuta molto, anzi moltissimo, ma soprattutto mi aiutano molto i quiz, per memorizzare anche quello che non sapevo
Anastasia
utente Android
Fantastica per qualsiasi materia avere gli appunti anche di altre persone è molto utile perchè posso confrontarmi e vedere come migliorarmi. con i quiz riesco ad apprendere al meglio.
Francesca
utente Android
moooolto utile,gli appunti sono belli e funzionanti,schoolGPT da dei consigli formidabili!!
Marianna
utente Android
L'applicazione è semplicemente fantastica! Tutto ciò che devo fare è inserire l'argomento nella barra di ricerca e ottengo la risposta molto velocemente. Non devo guardare 10 video di YouTube per capire qualcosa, quindi risparmio tempo. Consigliatissima!
Sudenaz Ocak
utente Android
A scuola andavo malissimo in matematica, ma grazie a questa applicazione ora vado meglio. Vi sono molto grato per aver creato questa app.
Greenlight Bonnie
utente Android
Knowunity è un applicazione fantastica,considerando che ha degli schemi veramente molto carini e sfiziosi e che ci sono dei quiz,oltre al fatto che questa cosa dell intelligenza artificiale "school gpt" è almeno per me molto utile, perché a differenza di Chatgpt ti da le spiegazioni, ti spiega ciò che non è chiaro! Posso studiare più velocemente tramite gli schemi e che posso pubblicare io stessa gli schemi è una funzione utilissima per gli altri studenti. Knowunity è PERFETTA
Aurora
utente Android
L’app funziona benissimo e puoi trovare qualsiasi tipo di informazione. Non ho l’abbonamento ma la parte gratuita è sufficiente per uno studio approfondito.
Martina
utente iOS
I quiz E LE flashcard SONO COSÌ UTILI E ADORO Knowunity IA. È ANCHE LETTERALMENTE COME CHATGPT MA PIÙ INTELLIGENTE!! MI HA AIUTATO ANCHE COI MIEI PROBLEMI DI MASCARA!! E ANCHE CON LE MIE VERE MATERIE! OVVIO 😍😁😲🤑💗✨🎀😮
Chiara
utente IOS
Questa app è una delle migliori, nient’altro da dire.
Andrea
utente iOS
L'applicazione è molto facile da usare e ben progettata. Finora ho trovato tutto quello che cercavo e ho potuto imparare molto dalle presentazioni! Utilizzerò sicuramente l'app per i compiti in classe! È molto utile anche come fonte di ispirazione.
Stefano S
utente iOS
Questa applicazione è davvero grande! Ci sono tantissimi appunti e aiuti con lo studio [...]. La mia materia problematica, per esempio, è il francese e l'app ha così tante opzioni per aiutarmi. Grazie a questa app ho migliorato il mio francese. La consiglio a tutti.
Samantha Klich
utente Android
Wow, sono davvero stupita. Ho appena provato l'app perché l'ho vista pubblicizzata molte volte e sono rimasta assolutamente sbalordita. Questa app è L'AIUTO che cercate per la scuola e soprattutto offre tantissime cose, come allenamenti e schede, che a me personalmente sono state MOLTO utili.
Anna
utente iOS
È bellissima questa app, la adoro. È utilissima per lo studio e mi aiuta molto, anzi moltissimo, ma soprattutto mi aiutano molto i quiz, per memorizzare anche quello che non sapevo
Anastasia
utente Android
Fantastica per qualsiasi materia avere gli appunti anche di altre persone è molto utile perchè posso confrontarmi e vedere come migliorarmi. con i quiz riesco ad apprendere al meglio.
Francesca
utente Android
moooolto utile,gli appunti sono belli e funzionanti,schoolGPT da dei consigli formidabili!!
Marianna
utente Android
L'applicazione è semplicemente fantastica! Tutto ciò che devo fare è inserire l'argomento nella barra di ricerca e ottengo la risposta molto velocemente. Non devo guardare 10 video di YouTube per capire qualcosa, quindi risparmio tempo. Consigliatissima!
Sudenaz Ocak
utente Android
A scuola andavo malissimo in matematica, ma grazie a questa applicazione ora vado meglio. Vi sono molto grato per aver creato questa app.
Greenlight Bonnie
utente Android
Knowunity è un applicazione fantastica,considerando che ha degli schemi veramente molto carini e sfiziosi e che ci sono dei quiz,oltre al fatto che questa cosa dell intelligenza artificiale "school gpt" è almeno per me molto utile, perché a differenza di Chatgpt ti da le spiegazioni, ti spiega ciò che non è chiaro! Posso studiare più velocemente tramite gli schemi e che posso pubblicare io stessa gli schemi è una funzione utilissima per gli altri studenti. Knowunity è PERFETTA
Aurora
utente Android
L’app funziona benissimo e puoi trovare qualsiasi tipo di informazione. Non ho l’abbonamento ma la parte gratuita è sufficiente per uno studio approfondito.
Martina
utente iOS
I quiz E LE flashcard SONO COSÌ UTILI E ADORO Knowunity IA. È ANCHE LETTERALMENTE COME CHATGPT MA PIÙ INTELLIGENTE!! MI HA AIUTATO ANCHE COI MIEI PROBLEMI DI MASCARA!! E ANCHE CON LE MIE VERE MATERIE! OVVIO 😍😁😲🤑💗✨🎀😮
Chiara
utente IOS
Questa app è una delle migliori, nient’altro da dire.
Andrea
utente iOS