Le Operette Morali: filosofia attraverso l'ironia
Le Operette Morali, scritte nel 1824 durante la fase del pessimismo cosmico, sono prose filosofiche in forma di dialogo o narrazione. L'edizione definitiva contiene 24 operette pubblicate postume a cura di Ranieri nel 1845.
Leopardi concepisce l'opera come organica e unitaria, ma la struttura appare volutamente variegata: cambiano tecniche narrative, protagonisti, luoghi ed epoche. Il modello stilistico è Luciano di Samosata, da cui deriva la comicità satirica. Il titolo riflette il carattere satirico ("Operette" per la brevità) e il fine morale (volontà di individuare nuovi modelli di comportamento).
I temi principali sono la teoria del piacere, il rapporto natura-civiltà, e la critica ai miti ottocenteschi: fiducia nel progresso, antropocentrismo, prospettiva religiosa. Lo stile varia dal registro lirico-alto a quello realistico-basso, utilizzando l'ironia come strumento per smascherare le illusioni e aiutare gli uomini ad accettare le proprie sofferenze.
Nel "Dialogo della Natura e di un Islandese" crolla definitivamente ogni fiducia nella natura, ora vista come spietata e nemica. L'Islandese cerca invano un luogo lontano dalle sofferenze, ma la Natura gli spiega di essere interessata solo a perpetuare la vita, di cui dolore e morte sono condizioni necessarie.
Il "Dialogo di Plotino e Porfirio" affronta il tema del suicidio: Plotino convince Porfirio a rinunciare al suicidio perché renderebbe infelici i propri cari, proponendo invece la solidarietà reciproca come unica soluzione al dolore.
Messaggio centrale: Le Operette propongono tre obiettivi: rappresentare la necessità del dolore umano, criticare le illusioni consolatorie, indicare un modello di reazione basato su passioni generose.