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2,187
•
Aggiornato Mar 29, 2026
•
Giada lombardo
@jijichan_
Giacomo Leopardi è uno dei poeti più importanti della letteratura... Mostra di più











Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 in una famiglia aristocratica ma economicamente in difficoltà. Suo padre Monaldo è un conte conservatore, mentre la madre Adelaide è una donna fredda e distante che segna profondamente la personalità del giovane poeta.
Il periodo più importante della sua formazione sono i "sette anni di studio matto e disperatissimo" (1809-1816), durante i quali si immerge nella vastissima biblioteca paterna. Questa formazione straordinaria lo rende un erudito eccezionale ma danneggia per sempre la sua salute fisica, causandogli problemi alla vista e alla schiena.
Nel 1817 avviene un evento decisivo: inizia la corrispondenza con Pietro Giordani, un letterato che diventa il suo mentore intellettuale. Nello stesso anno si innamora della cugina Gertrude e inizia a scrivere lo Zibaldone, il suo diario di pensieri filosofici. Questi eventi segnano l'inizio della sua "conversione letteraria", cioè il passaggio dall'erudizione pura alla creazione artistica.
Ricorda: La formazione di Leopardi è autodidattica e avviene principalmente attraverso la lettura dei classici nella biblioteca paterna.

Dal 1819 la vita di Leopardi è segnata da continui tentativi di fuga da Recanati. Il primo tentativo fallisce perché viene scoperto dal padre, causandogli una profonda delusione. La sua conversione filosofica lo porta ad abbracciare una visione materialista e atea, in contrasto con i valori cattolici della famiglia.
Nel 1822 va a Roma, ma anche questa esperienza si rivela deludente: la città eterna non lo affascina e l'ambiente intellettuale romano gli appare provinciale e meschino. Tornato a Recanati nel 1823, inizia a scrivere le Operette morali, prose filosofiche che esprimono la sua visione pessimista della condizione umana.
La svolta arriva nel 1825 quando finalmente riesce a lasciare definitivamente Recanati. Vive tra Milano, Bologna e Firenze, mantenendosi con lavori editoriali e lezioni private. A Pisa nel 1827 vive un periodo di relativa serenità che lo riporta alla poesia, ma nel 1828 è costretto a tornare a Recanati per problemi economici.
Dato interessante: Durante il soggiorno fiorentino, Leopardi si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, chiamata "Aspasia", che ispira alcune delle sue poesie più belle.

Le 931 lettere di Leopardi sono una fonte preziosa per comprendere la sua personalità. Quelle al padre rivelano un rapporto complesso, mentre con i fratelli Carlo e Paolina mostra maggiore intimità e complicità. Particolarmente importanti sono le lettere a Pietro Giordani, che rappresentano una sorta di diario della sua crescita intellettuale.
A differenza di Manzoni, che usa le lettere per esporre le proprie idee pubblicamente, Leopardi concepisce l'epistolario come comunicazione privata e personale. Il suo stile è sempre piano, diretto e affabile, senza mai ricercare effetti letterari.
La formazione culturale di Leopardi è straordinaria per vastità e precocità. Durante gli anni di "studio matto e disperatissimo" acquisisce una conoscenza perfetta del latino, greco, ebraico e sanscrito, diventando un filologo di grande valore. La vasta biblioteca paterna gli offre accesso non solo ai classici, ma anche alle opere illuministe francesi.
Inizialmente Leopardi applica la metodologia razionalista illuminista a contenuti ideologici cattolici, ma dal 1815-16 matura una "conversione letteraria" che lo porta verso il classicismo moderno. La sua competenza filologica lo accompagna per tutta la vita, culminando nei "Paralipomeni della Batracomiomachia" dove polemizza contro la linguistica tedesca.
Curiosità: Leopardi conosceva perfettamente le lingue classiche e orientali, tanto da essere considerato uno dei migliori filologi del suo tempo.

Il pensiero di Leopardi non è sistematico come quello dei filosofi accademici, ma ha una sua coerenza interna. Lui stesso parla del "mio sistema" e definisce "teorie" le sue riflessioni più importanti. Il suo metodo si basa su due criteri: il vero esistenziale dell'individuo e il vero sociale dei molti.
Il pessimismo individuale è la prima fase: Leopardi pensa che la vita sia stata crudele specificamente con lui a causa dell'oppressione familiare, della delicata sensibilità, delle condizioni fisiche e delle delusioni amorose.
Il pessimismo storico rappresenta la seconda fase: l'infelicità diventa una condizione universale degli uomini moderni. La natura è ancora considerata benevola perché fornisce le illusioni per nascondere la realtà dolorosa. Gli antichi erano più felici perché vivevano immersi in queste illusioni naturali, mentre il progresso le ha distrutte. In questa fase Leopardi sviluppa la "teoria del piacere": l'uomo desidera un piacere infinito ma può trovare solo piaceri limitati e temporanei.
Il pessimismo cosmico segna la terza fase: ora la responsabilità dell'infelicità ricade interamente sulla "natura matrigna". La natura crea negli uomini il bisogno di felicità senza poterlo soddisfare, mostrandosi indifferente alle loro sofferenze.
Schema utile: Individuale → Storico → Cosmico → Eroico: questa è la progressione logica del pensiero leopardiano.

Nell'ultima fase, il pessimismo eroico, Leopardi supera la disperazione attraverso la solidarietà umana. Gli uomini, consapevoli di avere un nemico comune nella natura indifferente, devono allearsi per ridurre il dolore collettivo. Il suicidio viene rifiutato perché provoca ulteriore sofferenza nei sopravvissuti.
Questo pensiero può essere schematizzato secondo la dialettica hegeliana: Tesi (erudizione per esaltare la bellezza), Antitesi (filosofia che rivela la verità dolorosa), Sintesi (poesia filosofica che unisce bellezza e verità nel pessimismo eroico).
La poetica leopardiana evolve parallelamente al pensiero filosofico. Nel "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica" rifiuta il Romanticismo italiano perché vuole separare la poesia dai sensi e dalla natura. Per Leopardi la poesia deve ristabilire il rapporto primitivo con la natura attraverso lo studio e l'imitazione degli antichi.
Il classicismo leopardiano si fonda sulla condanna del presente moderno e sull'esigenza di tenere vive le facoltà immaginative dell'uomo. La poesia deve utilizzare la prospettiva del ricordo e dare voce alla tensione verso il piacere, accrescendo la vitalità attraverso sensazioni appassionate.
Quando crolla il "sistema della natura e delle illusioni", Leopardi si allontana temporaneamente dalla poesia per dedicarsi alla prosa critica delle Operette Morali. Dal 1828 ritorna alla poesia, ma ora fusasenza con la filosofia per comunicare la verità agli uomini.
Evoluzione chiave: La poesia leopardiana passa dalla funzione consolatoria (illusioni) a quella conoscitiva (verità).

Lo Zibaldone di pensieri viene iniziato nell'estate del 1817 e rappresenta il diario intellettuale di Leopardi. Il titolo deriva dalla varietà dei temi e dal carattere frammentario della scrittura. Non nasce come opera pubblica, ma come deposito personale della ricerca leopardiana.
Gli anni più fecondi per lo Zibaldone sono il 1821 e il 1823. Il materiale viene pubblicato solo tra il 1898 e il 1900 a cura di Carducci, dopo una lunga disputa legale per rivendicarne il possesso allo Stato. Lo Zibaldone contiene riflessioni letterarie, filosofiche e di costume, oltre a una sezione ricorrente chiamata "Memorie della mia vita".
Particolarmente significativo è il ritratto della madre Adelaide, descritta come una donna anaffettiva che non prova compassione nemmeno per i genitori che hanno perso i figli, anzi li invidia perché liberati dal vincolo economico. Questa figura materna fredda e calcolatrice ha profondamente influenzato la personalità di Leopardi.
La teoria del piacere, esposta in una ventina di pagine dello Zibaldone, costituisce un vero saggio filosofico. Secondo Leopardi ogni uomo mira al piacere infinito, ma i piaceri reali sono limitati e temporanei. Solo l'immaginazione può soddisfare questo desiderio infinito creando oggetti illusori infiniti per numero, durata ed estensione.
Importanza: Lo Zibaldone è fondamentale per comprendere l'evoluzione del pensiero leopardiano e rappresenta uno dei diari intellettuali più importanti della letteratura italiana.

Le Operette Morali, scritte nel 1824 durante la fase del pessimismo cosmico, sono prose filosofiche in forma di dialogo o narrazione. L'edizione definitiva contiene 24 operette pubblicate postume a cura di Ranieri nel 1845.
Leopardi concepisce l'opera come organica e unitaria, ma la struttura appare volutamente variegata: cambiano tecniche narrative, protagonisti, luoghi ed epoche. Il modello stilistico è Luciano di Samosata, da cui deriva la comicità satirica. Il titolo riflette il carattere satirico ("Operette" per la brevità) e il fine morale (volontà di individuare nuovi modelli di comportamento).
I temi principali sono la teoria del piacere, il rapporto natura-civiltà, e la critica ai miti ottocenteschi: fiducia nel progresso, antropocentrismo, prospettiva religiosa. Lo stile varia dal registro lirico-alto a quello realistico-basso, utilizzando l'ironia come strumento per smascherare le illusioni e aiutare gli uomini ad accettare le proprie sofferenze.
Nel "Dialogo della Natura e di un Islandese" crolla definitivamente ogni fiducia nella natura, ora vista come spietata e nemica. L'Islandese cerca invano un luogo lontano dalle sofferenze, ma la Natura gli spiega di essere interessata solo a perpetuare la vita, di cui dolore e morte sono condizioni necessarie.
Il "Dialogo di Plotino e Porfirio" affronta il tema del suicidio: Plotino convince Porfirio a rinunciare al suicidio perché renderebbe infelici i propri cari, proponendo invece la solidarietà reciproca come unica soluzione al dolore.
Messaggio centrale: Le Operette propongono tre obiettivi: rappresentare la necessità del dolore umano, criticare le illusioni consolatorie, indicare un modello di reazione basato su passioni generose.

Il "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" (1832) è ambientato per strada in una città anonima. Il passeggere chiede al venditore se l'anno nuovo sarà felice, innescando uno scambio di battute che rivela una verità profonda: pur sostenendo che la vita è bella, il venditore ammette di non aver vissuto tempi veramente felici.
La conclusione è illuminante: la felicità consiste nell'attesa di qualcosa che non si conosce, nella speranza di un futuro diverso dal passato e dal presente. Il dialogo si conclude circolarmente con la stessa battuta iniziale, sottolineando il ripetersi delle vicende umane e l'impossibilità del cambiamento. La felicità non è legata a esperienze reali già vissute, ma solo all'attesa e alla speranza di ciò che immaginiamo possa accadere.
I "Paralipomeni della Batracomiomachia" (1831-1835) rappresentano l'opera satirica più impegnativa di Leopardi. È un poema eroicomico pubblicato postumo a Parigi nel 1842. Il titolo significa "cose tralasciate dalla guerra delle rane e dei topi", riferendosi a un poemetto pseudo-omerico che Leopardi aveva tradotto tre volte.
L'argomento è fiabesco ma ha valore allegorico: le rane rappresentano i Borboni, i granchi gli austriaci, i topi i liberali italiani. Le vicende narrano gli eventi storici tra il 1815 e il 1821, cioè il clima oppressivo della Restaurazione e i moti rivoluzionari del 1831. Lo stile alterna momenti avventurosi e punte caricaturali con descrizioni e digressioni filosofiche.
Tecnica narrativa: Leopardi usa l'allegoria animale per criticare sarcasticamente i miti ideologici del suo tempo: spiritualismo cristiano, fiducia nel progresso, antropocentrismo.

I Canti rappresentano la produzione poetica più significativa di Leopardi: 41 testi composti tra il 1816 e il 1837, pubblicati in edizione definitiva nel 1845 a cura di Antonio Ranieri. L'opera unisce due filoni: quello patriottico-civile-filosofico (canzoni civili) e quello evocativo-esistenziale-sentimentale (idilli).
La prima fase (1818-1822) comprende le canzoni civili e gli idilli. Le canzoni civili adottano una poesia impegnata ispirata ai modelli classici per suscitare passioni e virtù elevate. In "All'Italia" e "Sopra il monumento di Dante" (1818) il tema è la decadenza italiana e il confronto tra le virtù degli antichi e la schiavitù presente.
"Ad Angelo Mai" (1820) continua il confronto fra antichi e moderni, mentre "Nelle nozze della sorella Paolina" (1822) affronta il tema dell'educazione. "Ad un vincitore nel pallone" (1822) sottolinea la centralità dei valori corporali come premessa della felicità e nobiltà d'animo.
Le canzoni del suicidio - "Bruto minore" (1821) e "Ultimo canto di Saffo" (1822) - approfondiscono questo tema estremo. "Bruto minore" presenta il suicidio civile: il protagonista, sconfitto a Filippi, rinnega la "stolta virtù" e accusa l'indifferenza dell'universo. "Ultimo canto di Saffo" presenta invece il suicidio esistenziale: la poetessa greca, brutta ma dotata di animo sensibile, si suicida per amore non corrisposto.
Evoluzione tematica: Dalle canzoni civili che esaltano le virtù antiche si passa agli idilli che esplorano l'interiorità moderna.

"Ultimo canto di Saffo" è costruito come un monologo-lamento che la poetessa pronuncia prima di suicidarsi. Leopardi accoglie la leggenda narrata da Ovidio secondo cui Saffo, pur essendo una grande poetessa, aveva un aspetto sgradevole che le causò l'amore non corrisposto per il marinaio Faone.
Nella figura di Saffo, Leopardi vede riflessa la propria esperienza personale: entrambi possiedono un aspetto esteriore sgradevole ma sono dotati di animo delicato e sensibile. Tuttavia, mentre Saffo sfida la Natura con un gesto titanico tipicamente romantico (il suicidio), Leopardi rigetta completamente questa soluzione.
La struttura della canzone si sviluppa in quattro momenti: nelle prime due strofe Saffo si rappresenta come "dispregiata amante" di una natura che ama ma che la rifiuta - perfino il torrente devia il corso per non toccarle il piede. Nella terza strofa conclude che la bruttezza del corpo impedisce il riconoscimento delle virtù dell'individuo.
Solo nell'ultima strofa, proclamata l'intenzione suicida, Saffo si rivolge ironicamente all'ingrato amante augurandogli una vita felice. Il canto rappresenta perfettamente il pessimismo cosmico leopardiano: la natura è indifferente o addirittura ostile alle aspirazioni umane più nobili.
L'opera anticipa temi centrali della modernità: il contrasto tra interiorità ricca e apparenza deludente, l'incomprensione del genio, la solitudine dell'artista sensibile in un mondo che privilegia l'apparenza sulla sostanza.
Significato profondo: Saffo rappresenta tutti coloro che, pur possedendo doti eccezionali, sono condannati all'infelicità da una natura che premia solo l'apparenza esteriore.
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Giacomo Leopardi è uno dei poeti più importanti della letteratura italiana, vissuto tra il 1798 e il 1837. La sua figura rappresenta un ponte tra il classicismo e la modernità, sviluppando un pensiero filosofico originale e una poesia che parla... Mostra di più

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Giacomo Leopardi nasce a Recanati nel 1798 in una famiglia aristocratica ma economicamente in difficoltà. Suo padre Monaldo è un conte conservatore, mentre la madre Adelaide è una donna fredda e distante che segna profondamente la personalità del giovane poeta.
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Nel 1822 va a Roma, ma anche questa esperienza si rivela deludente: la città eterna non lo affascina e l'ambiente intellettuale romano gli appare provinciale e meschino. Tornato a Recanati nel 1823, inizia a scrivere le Operette morali, prose filosofiche che esprimono la sua visione pessimista della condizione umana.
La svolta arriva nel 1825 quando finalmente riesce a lasciare definitivamente Recanati. Vive tra Milano, Bologna e Firenze, mantenendosi con lavori editoriali e lezioni private. A Pisa nel 1827 vive un periodo di relativa serenità che lo riporta alla poesia, ma nel 1828 è costretto a tornare a Recanati per problemi economici.
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Le 931 lettere di Leopardi sono una fonte preziosa per comprendere la sua personalità. Quelle al padre rivelano un rapporto complesso, mentre con i fratelli Carlo e Paolina mostra maggiore intimità e complicità. Particolarmente importanti sono le lettere a Pietro Giordani, che rappresentano una sorta di diario della sua crescita intellettuale.
A differenza di Manzoni, che usa le lettere per esporre le proprie idee pubblicamente, Leopardi concepisce l'epistolario come comunicazione privata e personale. Il suo stile è sempre piano, diretto e affabile, senza mai ricercare effetti letterari.
La formazione culturale di Leopardi è straordinaria per vastità e precocità. Durante gli anni di "studio matto e disperatissimo" acquisisce una conoscenza perfetta del latino, greco, ebraico e sanscrito, diventando un filologo di grande valore. La vasta biblioteca paterna gli offre accesso non solo ai classici, ma anche alle opere illuministe francesi.
Inizialmente Leopardi applica la metodologia razionalista illuminista a contenuti ideologici cattolici, ma dal 1815-16 matura una "conversione letteraria" che lo porta verso il classicismo moderno. La sua competenza filologica lo accompagna per tutta la vita, culminando nei "Paralipomeni della Batracomiomachia" dove polemizza contro la linguistica tedesca.
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Il pensiero di Leopardi non è sistematico come quello dei filosofi accademici, ma ha una sua coerenza interna. Lui stesso parla del "mio sistema" e definisce "teorie" le sue riflessioni più importanti. Il suo metodo si basa su due criteri: il vero esistenziale dell'individuo e il vero sociale dei molti.
Il pessimismo individuale è la prima fase: Leopardi pensa che la vita sia stata crudele specificamente con lui a causa dell'oppressione familiare, della delicata sensibilità, delle condizioni fisiche e delle delusioni amorose.
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Questo pensiero può essere schematizzato secondo la dialettica hegeliana: Tesi (erudizione per esaltare la bellezza), Antitesi (filosofia che rivela la verità dolorosa), Sintesi (poesia filosofica che unisce bellezza e verità nel pessimismo eroico).
La poetica leopardiana evolve parallelamente al pensiero filosofico. Nel "Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica" rifiuta il Romanticismo italiano perché vuole separare la poesia dai sensi e dalla natura. Per Leopardi la poesia deve ristabilire il rapporto primitivo con la natura attraverso lo studio e l'imitazione degli antichi.
Il classicismo leopardiano si fonda sulla condanna del presente moderno e sull'esigenza di tenere vive le facoltà immaginative dell'uomo. La poesia deve utilizzare la prospettiva del ricordo e dare voce alla tensione verso il piacere, accrescendo la vitalità attraverso sensazioni appassionate.
Quando crolla il "sistema della natura e delle illusioni", Leopardi si allontana temporaneamente dalla poesia per dedicarsi alla prosa critica delle Operette Morali. Dal 1828 ritorna alla poesia, ma ora fusasenza con la filosofia per comunicare la verità agli uomini.
Evoluzione chiave: La poesia leopardiana passa dalla funzione consolatoria (illusioni) a quella conoscitiva (verità).

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Lo Zibaldone di pensieri viene iniziato nell'estate del 1817 e rappresenta il diario intellettuale di Leopardi. Il titolo deriva dalla varietà dei temi e dal carattere frammentario della scrittura. Non nasce come opera pubblica, ma come deposito personale della ricerca leopardiana.
Gli anni più fecondi per lo Zibaldone sono il 1821 e il 1823. Il materiale viene pubblicato solo tra il 1898 e il 1900 a cura di Carducci, dopo una lunga disputa legale per rivendicarne il possesso allo Stato. Lo Zibaldone contiene riflessioni letterarie, filosofiche e di costume, oltre a una sezione ricorrente chiamata "Memorie della mia vita".
Particolarmente significativo è il ritratto della madre Adelaide, descritta come una donna anaffettiva che non prova compassione nemmeno per i genitori che hanno perso i figli, anzi li invidia perché liberati dal vincolo economico. Questa figura materna fredda e calcolatrice ha profondamente influenzato la personalità di Leopardi.
La teoria del piacere, esposta in una ventina di pagine dello Zibaldone, costituisce un vero saggio filosofico. Secondo Leopardi ogni uomo mira al piacere infinito, ma i piaceri reali sono limitati e temporanei. Solo l'immaginazione può soddisfare questo desiderio infinito creando oggetti illusori infiniti per numero, durata ed estensione.
Importanza: Lo Zibaldone è fondamentale per comprendere l'evoluzione del pensiero leopardiano e rappresenta uno dei diari intellettuali più importanti della letteratura italiana.

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Le Operette Morali, scritte nel 1824 durante la fase del pessimismo cosmico, sono prose filosofiche in forma di dialogo o narrazione. L'edizione definitiva contiene 24 operette pubblicate postume a cura di Ranieri nel 1845.
Leopardi concepisce l'opera come organica e unitaria, ma la struttura appare volutamente variegata: cambiano tecniche narrative, protagonisti, luoghi ed epoche. Il modello stilistico è Luciano di Samosata, da cui deriva la comicità satirica. Il titolo riflette il carattere satirico ("Operette" per la brevità) e il fine morale (volontà di individuare nuovi modelli di comportamento).
I temi principali sono la teoria del piacere, il rapporto natura-civiltà, e la critica ai miti ottocenteschi: fiducia nel progresso, antropocentrismo, prospettiva religiosa. Lo stile varia dal registro lirico-alto a quello realistico-basso, utilizzando l'ironia come strumento per smascherare le illusioni e aiutare gli uomini ad accettare le proprie sofferenze.
Nel "Dialogo della Natura e di un Islandese" crolla definitivamente ogni fiducia nella natura, ora vista come spietata e nemica. L'Islandese cerca invano un luogo lontano dalle sofferenze, ma la Natura gli spiega di essere interessata solo a perpetuare la vita, di cui dolore e morte sono condizioni necessarie.
Il "Dialogo di Plotino e Porfirio" affronta il tema del suicidio: Plotino convince Porfirio a rinunciare al suicidio perché renderebbe infelici i propri cari, proponendo invece la solidarietà reciproca come unica soluzione al dolore.
Messaggio centrale: Le Operette propongono tre obiettivi: rappresentare la necessità del dolore umano, criticare le illusioni consolatorie, indicare un modello di reazione basato su passioni generose.

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Il "Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere" (1832) è ambientato per strada in una città anonima. Il passeggere chiede al venditore se l'anno nuovo sarà felice, innescando uno scambio di battute che rivela una verità profonda: pur sostenendo che la vita è bella, il venditore ammette di non aver vissuto tempi veramente felici.
La conclusione è illuminante: la felicità consiste nell'attesa di qualcosa che non si conosce, nella speranza di un futuro diverso dal passato e dal presente. Il dialogo si conclude circolarmente con la stessa battuta iniziale, sottolineando il ripetersi delle vicende umane e l'impossibilità del cambiamento. La felicità non è legata a esperienze reali già vissute, ma solo all'attesa e alla speranza di ciò che immaginiamo possa accadere.
I "Paralipomeni della Batracomiomachia" (1831-1835) rappresentano l'opera satirica più impegnativa di Leopardi. È un poema eroicomico pubblicato postumo a Parigi nel 1842. Il titolo significa "cose tralasciate dalla guerra delle rane e dei topi", riferendosi a un poemetto pseudo-omerico che Leopardi aveva tradotto tre volte.
L'argomento è fiabesco ma ha valore allegorico: le rane rappresentano i Borboni, i granchi gli austriaci, i topi i liberali italiani. Le vicende narrano gli eventi storici tra il 1815 e il 1821, cioè il clima oppressivo della Restaurazione e i moti rivoluzionari del 1831. Lo stile alterna momenti avventurosi e punte caricaturali con descrizioni e digressioni filosofiche.
Tecnica narrativa: Leopardi usa l'allegoria animale per criticare sarcasticamente i miti ideologici del suo tempo: spiritualismo cristiano, fiducia nel progresso, antropocentrismo.

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I Canti rappresentano la produzione poetica più significativa di Leopardi: 41 testi composti tra il 1816 e il 1837, pubblicati in edizione definitiva nel 1845 a cura di Antonio Ranieri. L'opera unisce due filoni: quello patriottico-civile-filosofico (canzoni civili) e quello evocativo-esistenziale-sentimentale (idilli).
La prima fase (1818-1822) comprende le canzoni civili e gli idilli. Le canzoni civili adottano una poesia impegnata ispirata ai modelli classici per suscitare passioni e virtù elevate. In "All'Italia" e "Sopra il monumento di Dante" (1818) il tema è la decadenza italiana e il confronto tra le virtù degli antichi e la schiavitù presente.
"Ad Angelo Mai" (1820) continua il confronto fra antichi e moderni, mentre "Nelle nozze della sorella Paolina" (1822) affronta il tema dell'educazione. "Ad un vincitore nel pallone" (1822) sottolinea la centralità dei valori corporali come premessa della felicità e nobiltà d'animo.
Le canzoni del suicidio - "Bruto minore" (1821) e "Ultimo canto di Saffo" (1822) - approfondiscono questo tema estremo. "Bruto minore" presenta il suicidio civile: il protagonista, sconfitto a Filippi, rinnega la "stolta virtù" e accusa l'indifferenza dell'universo. "Ultimo canto di Saffo" presenta invece il suicidio esistenziale: la poetessa greca, brutta ma dotata di animo sensibile, si suicida per amore non corrisposto.
Evoluzione tematica: Dalle canzoni civili che esaltano le virtù antiche si passa agli idilli che esplorano l'interiorità moderna.

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"Ultimo canto di Saffo" è costruito come un monologo-lamento che la poetessa pronuncia prima di suicidarsi. Leopardi accoglie la leggenda narrata da Ovidio secondo cui Saffo, pur essendo una grande poetessa, aveva un aspetto sgradevole che le causò l'amore non corrisposto per il marinaio Faone.
Nella figura di Saffo, Leopardi vede riflessa la propria esperienza personale: entrambi possiedono un aspetto esteriore sgradevole ma sono dotati di animo delicato e sensibile. Tuttavia, mentre Saffo sfida la Natura con un gesto titanico tipicamente romantico (il suicidio), Leopardi rigetta completamente questa soluzione.
La struttura della canzone si sviluppa in quattro momenti: nelle prime due strofe Saffo si rappresenta come "dispregiata amante" di una natura che ama ma che la rifiuta - perfino il torrente devia il corso per non toccarle il piede. Nella terza strofa conclude che la bruttezza del corpo impedisce il riconoscimento delle virtù dell'individuo.
Solo nell'ultima strofa, proclamata l'intenzione suicida, Saffo si rivolge ironicamente all'ingrato amante augurandogli una vita felice. Il canto rappresenta perfettamente il pessimismo cosmico leopardiano: la natura è indifferente o addirittura ostile alle aspirazioni umane più nobili.
L'opera anticipa temi centrali della modernità: il contrasto tra interiorità ricca e apparenza deludente, l'incomprensione del genio, la solitudine dell'artista sensibile in un mondo che privilegia l'apparenza sulla sostanza.
Significato profondo: Saffo rappresenta tutti coloro che, pur possedendo doti eccezionali, sono condannati all'infelicità da una natura che premia solo l'apparenza esteriore.
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introduzione e parafrasi.
Schema riassuntivo de "La sera del dí di festa" di G. Leopardi
Gabriele D’Annunzio (come poeta) opere poetiche principali
Leopardi + poesie
Gabriele D’Annunzio: vita, poetica e opere
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