I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni racconta la storia di... Mostra di più
Riassunti Completi de 'I Promessi Sposi' - Tutti i Capitoli











L'inizio della storia e l'ostacolo al matrimonio
Renzo e Lucia sono due giovani della Brianza che si amano e vogliono sposarsi. Lui è un filatore di seta orfano, lei lavora nella filanda del signorotto Don Rodrigo e vive con la madre Agnese. Il matrimonio è fissato per l'8 novembre 1628.
Tutto cambia quando Don Rodrigo vede Lucia e se ne innamora perdutamente. Fa una scommessa con il cugino Don Attilio: riuscirà a portare la ragazza al suo castello come amante. Per prima cosa, deve impedire il matrimonio.
Manda quindi due bravi (i suoi sgherri armati) a minacciare Don Abbondio, il parroco del paese. I due malviventi intercettano il povere curato lungo la sua strada abituale e gli ordinano: "questo matrimonio non s'ha da fare né domani, né mai!".
Ricorda: La società del Seicento era dominata dai potenti che opprimevano i più deboli senza conseguenze.
Don Abbondio, spaventato e codardo, obbedisce subito. Quella notte non riesce a dormire, tormentato dalle minacce, e confessa tutto alla sua governante Perpetua.

Il rifiuto di Don Abbondio e la scoperta della verità
Don Abbondio passa una notte agitata preparando un piano per rimandare il matrimonio. Quando Renzo arriva al mattino per gli ultimi accordi, il parroco si mostra sorpreso e adduce scuse burocratiche: non ha preparato in tempo tutti gli atti necessari.
Renzo esce deluso e arrabbiato, ma Perpetua lo aspetta fuori. La governante, che muore dalla voglia di parlare, gli rivela la vera ragione del rinvio. Renzo torna immediatamente dal curato e, minacciandolo, scopre il nome del vero colpevole: Don Rodrigo.
Il giovane corre a casa da Lucia per raccontare tutto. Gli invitati vengono allontanati con la scusa che Don Abbondio si è ammalato. Effettivamente il parroco, stressato dalle minacce e dalle pressioni, è caduto in preda alla febbre.
Ricorda: Perpetua rappresenta il tipico personaggio che non sa tenere i segreti e finisce per complicare le situazioni.
La casa del curato si trasforma in una fortezza: tutto è sbarrato come se temesse un attacco imminente.

La ricerca di aiuto e l'incontro con l'avvocato
Lucia confessa di aver già incontrato Don Rodrigo per strada, che l'aveva avvicinata con proposte indecenti. Aveva già raccontato tutto a Fra Cristoforo, un frate del convento di Pescarenico. Renzo si arrabbia perché la ragazza non si era confidata prima con lui.
Agnese consiglia al genero di andare a Lecco da un avvocato soprannominato Azzecca-garbugli, portandogli quattro capponi come regalo. Durante il viaggio, Renzo è così agitato che strattona continuamente i poveri animali, che si beccano tra loro.
L'incontro con l'avvocato si trasforma in un equivoco tragicomico. Azzecca-garbugli scambia Renzo per un bravo e cerca di intimorirlo leggendo le gride (leggi) che puniscono chi impedisce i matrimoni. Pensa addirittura che il giovane si sia travestito tagliandosi il ciuffo tipico degli sgherri.
Ricorda: Il sistema burocratico spagnolo era così assurdo che vietava persino di portare certi tipi di acconciature!
Quando scopre l'equivoco, l'avvocato si infuria e caccia Renzo: essere vittima senza appoggi nobiliari era considerato un crimine gravissimo. Nel frattempo, Lucia e Agnese decidono di chiedere aiuto anche a Fra Cristoforo.

La storia di Fra Cristoforo
Il mattino seguente Fra Cristoforo esce dal convento per raggiungere casa di Lucia. Il Manzoni interrompe la narrazione per raccontarci la storia del frate, una delle più belle del romanzo.
Fra Cristoforo si chiamava Ludovico ed era figlio di un ricco mercante che si vergognava delle sue origini popolane. Il padre voleva essere accettato dai nobili e aveva dato al figlio un'educazione aristocratica. Ludovico cresceva quindi in una contraddizione: voleva far parte della nobiltà ma odiava le ingiustizie che essa commetteva.
La svolta arriva con un duello in strada contro un signorotto prepotente che pretendeva di avere la precedenza sul marciapiede. Nello scontro, Ludovico vede morire il suo servo più caro, che si chiamava proprio Cristoforo, e nella rabbia uccide l'avversario.
Ricorda: I conventi godevano del "diritto d'asilo" - chiunque vi si rifugiasse era al sicuro, ma non poteva più uscire.
Si rifugia nel convento dei cappuccini, dove medita sulla sua vita e si converte. Diventa frate prendendo il nome del servo morto, Cristoforo, e dedica la sua esistenza alla lotta contro le ingiustizie. Prima di iniziare la vita religiosa, chiede perdono al fratello dell'ucciso e lo ottiene.

Lo scontro con Don Rodrigo
Fra Cristoforo decide di affrontare direttamente Don Rodrigo per convincerlo a lasciare in pace Lucia. Si presenta al palazzotto del signorotto durante un banchetto con vari ospiti: c'è il cugino Attilio, il podestà di Lecco, l'Azzecca-garbugli e altri.
I commensali discutono di argomenti frivoli: duelli, guerra tra Francia e Spagna per la successione del ducato di Mantova, e persino la carestia (che per loro non esiste, è solo colpa dei fornai che nascondono la farina). Mostrano tutta la loro insensibilità e stupidità.
Alla fine Don Rodrigo riceve il frate in privato. L'incontro è un fallimento totale: il signorotto si mostra prepotente e altezzoso, mentre Fra Cristoforo usa parole più di condanna che di preghiera. Quando Don Rodrigo dice ironicamente che Lucia può mettersi sotto la sua "protezione", il frate scatta e pronuncia un solenne "Verrà un giorno...".
Ricorda: Quella frase profetica terrorizza Don Rodrigo, che intuisce una minaccia divina.
Il nobile caccia il frate con parole volgari e minacciose. Un vecchio cameriere informa segretamente Fra Cristoforo che si sta tramando qualcosa di grave contro Lucia.
Nel frattempo, Agnese propone il matrimonio a sorpresa: se i due promessi pronunciano la formula matrimoniale davanti al curato e due testimoni, il matrimonio è valido anche senza il consenso del parroco.

Il piano del matrimonio a sorpresa e il rapimento mancato
Renzo accetta entusiasticamente il piano di Agnese, trovando subito due testimoni: i fratelli Tonio e Gervasio. Lucia inizialmente esita, vorrebbe prima parlarne con Fra Cristoforo, ma alla fine cede alle pressioni della madre.
Fra Cristoforo torna dal palazzotto e conferma che Don Rodrigo non cambierà idea. Raccomanda di mandare qualcuno al convento il giorno dopo per avere notizie. Anche se irritato, Renzo accetta il piano del matrimonio a sorpresa.
Durante la giornata, strani figuri travestiti da pellegrini si aggirano intorno alla casa di Lucia: sono i bravi di Don Rodrigo che fanno ricognizione per il rapimento. Don Rodrigo, ancora turbato dalla profezia di Fra Cristoforo ("Verrà un giorno..."), organizza con il suo capo il Griso il piano per rapire la ragazza.
Ricorda: Don Rodrigo raddoppia la posta della scommessa con il cugino Attilio dopo essere stato deriso per non aver saputo intimidire il frate.
La sera, Renzo con Tonio e Gervasio va all'osteria, dove incontra tre individui minacciosi (altri bravi di Don Rodrigo). L'oste fornisce informazioni sui tre giovani ai malviventi. Usciti dall'osteria, vengono seguiti ma si salvano grazie all'arrivo di altra gente. Finalmente si recano da Lucia per attuare il piano del matrimonio a sorpresa.

Il matrimonio fallito e la fuga
Quella sera Don Abbondio stava leggendo tranquillamente quando arriva Tonio con la scusa di saldare un debito. Il curato lo fa entrare, senza accorgersi che dietro ci sono anche Renzo e Lucia, mentre Agnese ha distratto Perpetua.
Quando Don Abbondio alza la testa, si trova davanti i due promessi sposi. Renzo riesce a pronunciare la formula matrimoniale, ma Lucia no perché il curato le scaglia addosso il tappeto del tavolino. Nella confusione generale, la candela cade e si spegne: tutti brancolano nel buio.
Don Abbondio si barrica nella stanza accanto e chiama il campanaio Ambrogio, che suona le campane a martello svegliando tutto il paese. Il suono delle campane fa credere ai bravi di Don Rodrigo, che erano entrati nella casa vuota di Lucia, di essere stati scoperti: fuggono precipitosamente.
Nel caos generale scappano tutti: Renzo, Lucia, Perpetua, Agnese. Il piccolo Menico, sfuggito ai bravi, informa i tre che Fra Cristoforo li aspetta nella chiesa del convento con un piano di fuga.
Ricorda: Il suono delle campane a martello era il segnale di pericolo che chiamava tutto il paese in aiuto.
Fra Cristoforo ha organizzato tutto: Lucia e Agnese andranno a Monza in un convento con una sua lettera di raccomandazione, mentre Renzo si dirigerà a Milano dai cappuccini. Inizia così la dolorosa separazione dei tre protagonisti.

L'arrivo a Milano e i tumulti per il pane
Dopo il viaggio in barca e su un barroccio, i tre arrivano a Monza. Renzo deve separarsi con grande dolore da Lucia e Agnese per proseguire verso Milano. Le due donne vengono accompagnate al "Monastero della Signora", dove vengono accolte da Gertrude, una monaca molto potente.
Gertrude non è una suora come le altre: è figlia di un principe che l'ha costretta a farsi monaca per non diminuire il patrimonio familiare con una dote. Cresciuta nel convento fin da bambina per questo destino, aveva tentato di ribellarsi scrivendo una lettera alla famiglia, ma senza successo.
Un episodio con un paggio aveva dato al padre l'occasione per ricattarla psicologicamente, costringendola ad accettare la vita religiosa. Gertrude era diventata suora contro la sua volontà, vittima di un vero e proprio sopruso familiare.
Nel frattempo Renzo arriva a Milano e vede scene strane: strade deserte con strisce di farina, pane sparso per terra, gente che trasporta sacchi di farina. Si reca al convento dei cappuccini ma non trova padre Bonaventura, così decide di vedere cosa succede in città.
Ricorda: Milano era in rivolta a causa della carestia e delle politiche sbagliate del governo spagnolo.
Milano era effettivamente in rivolta: la carestia aveva esasperato gli animi e si erano scatenati assalti ai forni. La situazione era dovuta sia a cause naturali (siccità, terre abbandonate) sia all'incapacità dei governanti spagnoli.

Renzo nei tumulti milanesi
La rivolta era iniziata con l'assalto a un forno da parte di una folla sempre più numerosa. Il capitano di giustizia, affacciatosi per calmare la gente, era stato colpito da un sasso e costretto alla ritirata. Renzo viene trascinato dalla folla e si trova coinvolto nei tumulti.
La folla si dirige verso la casa del vicario di provvisione, ritenuto responsabile della mancanza di pane. Il povero vicario, terrorizzato, si nasconde in soffitta mentre i servitori barricano porte e finestre.
Renzo parteggia per la folla perché la vede come una richiesta di giustizia, ma si oppone quando sente voci che chiedono la morte del vicario. Arriva il cancelliere Ferrer, considerato "l'amico del popolo", che con abili manovre demagogiche riesce a salvare il vicario facendolo salire segretamente sulla sua carrozza.
Renzo aiuta Ferrer a farsi strada tra la folla, convinto che sia davvero un uomo di giustizia. La gente è entusiasta, credendo che finalmente le cose cambieranno, mentre il vicario terrorizzato pensa di ritirarsi a fare l'eremita.
Ricorda: Ferrer è un tipico politico demagogo che promette tutto a tutti senza risolvere nulla.
La folla si disperde in piccoli gruppi che commentano l'accaduto. Renzo, eccitato dall'esperienza, prende la parola e collega i fatti milanesi alla sua storia personale: parla di ingiustizie, prepotenze e propone addirittura un'alleanza del popolo per restaurare la giustizia.

L'arresto mancato e la fuga verso Bergamo
Renzo viene accompagnato in una trattoria da un uomo che sembra gentile ma è in realtà un informatore della polizia. Durante la cena, lo sbirro cerca di farlo parlare e di scoprire nome e cognome. Renzo, passando dall'eccitazione all'ubriachezza per il troppo vino, finisce per dire troppo.
Nelle sue parole confuse torna l'immagine di Don Rodrigo, descritto come il persecutore e tiranno che l'ha costretto alla fuga. L'oste riesce finalmente a portarlo in camera e a metterlo a letto.
L'oste denuncia tutto alla polizia, descrivendo Renzo come una delle "teste più calde" da arrestare. La mattina seguente il giovane viene svegliato da un notaio criminale con alcuni birri che lo arrestano e lo ammanettano.
Durante il trasferimento verso il carcere, Renzo riesce furbesmente ad attirare l'attenzione della gente per strada. La folla, solidale, libera il prigioniero mentre gli sbirri, terrorizzati dal rischio di linciaggio, se la danno a gambe.
Ricorda: Il popolo milanese simpatizzava con Renzo perché lo vedeva come uno di loro, vittima delle ingiustizie.
Renzo è libero ma braccato: gira per Milano cercando qualcuno che gli indichi la strada per Bergamo, dove abita suo cugino Bortolo. Bergamo non fa parte dello Stato di Milano, quindi lì sarebbe al sicuro dalle autorità spagnole. Il giovane deve stare molto attento a non essere riconosciuto o a imbattersi in altri sbirri.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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L'inizio della storia e l'ostacolo al matrimonio
Renzo e Lucia sono due giovani della Brianza che si amano e vogliono sposarsi. Lui è un filatore di seta orfano, lei lavora nella filanda del signorotto Don Rodrigo e vive con la madre Agnese. Il matrimonio è fissato per l'8 novembre 1628.
Tutto cambia quando Don Rodrigo vede Lucia e se ne innamora perdutamente. Fa una scommessa con il cugino Don Attilio: riuscirà a portare la ragazza al suo castello come amante. Per prima cosa, deve impedire il matrimonio.
Manda quindi due bravi (i suoi sgherri armati) a minacciare Don Abbondio, il parroco del paese. I due malviventi intercettano il povere curato lungo la sua strada abituale e gli ordinano: "questo matrimonio non s'ha da fare né domani, né mai!".
Ricorda: La società del Seicento era dominata dai potenti che opprimevano i più deboli senza conseguenze.
Don Abbondio, spaventato e codardo, obbedisce subito. Quella notte non riesce a dormire, tormentato dalle minacce, e confessa tutto alla sua governante Perpetua.

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Il rifiuto di Don Abbondio e la scoperta della verità
Don Abbondio passa una notte agitata preparando un piano per rimandare il matrimonio. Quando Renzo arriva al mattino per gli ultimi accordi, il parroco si mostra sorpreso e adduce scuse burocratiche: non ha preparato in tempo tutti gli atti necessari.
Renzo esce deluso e arrabbiato, ma Perpetua lo aspetta fuori. La governante, che muore dalla voglia di parlare, gli rivela la vera ragione del rinvio. Renzo torna immediatamente dal curato e, minacciandolo, scopre il nome del vero colpevole: Don Rodrigo.
Il giovane corre a casa da Lucia per raccontare tutto. Gli invitati vengono allontanati con la scusa che Don Abbondio si è ammalato. Effettivamente il parroco, stressato dalle minacce e dalle pressioni, è caduto in preda alla febbre.
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La ricerca di aiuto e l'incontro con l'avvocato
Lucia confessa di aver già incontrato Don Rodrigo per strada, che l'aveva avvicinata con proposte indecenti. Aveva già raccontato tutto a Fra Cristoforo, un frate del convento di Pescarenico. Renzo si arrabbia perché la ragazza non si era confidata prima con lui.
Agnese consiglia al genero di andare a Lecco da un avvocato soprannominato Azzecca-garbugli, portandogli quattro capponi come regalo. Durante il viaggio, Renzo è così agitato che strattona continuamente i poveri animali, che si beccano tra loro.
L'incontro con l'avvocato si trasforma in un equivoco tragicomico. Azzecca-garbugli scambia Renzo per un bravo e cerca di intimorirlo leggendo le gride (leggi) che puniscono chi impedisce i matrimoni. Pensa addirittura che il giovane si sia travestito tagliandosi il ciuffo tipico degli sgherri.
Ricorda: Il sistema burocratico spagnolo era così assurdo che vietava persino di portare certi tipi di acconciature!
Quando scopre l'equivoco, l'avvocato si infuria e caccia Renzo: essere vittima senza appoggi nobiliari era considerato un crimine gravissimo. Nel frattempo, Lucia e Agnese decidono di chiedere aiuto anche a Fra Cristoforo.

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La storia di Fra Cristoforo
Il mattino seguente Fra Cristoforo esce dal convento per raggiungere casa di Lucia. Il Manzoni interrompe la narrazione per raccontarci la storia del frate, una delle più belle del romanzo.
Fra Cristoforo si chiamava Ludovico ed era figlio di un ricco mercante che si vergognava delle sue origini popolane. Il padre voleva essere accettato dai nobili e aveva dato al figlio un'educazione aristocratica. Ludovico cresceva quindi in una contraddizione: voleva far parte della nobiltà ma odiava le ingiustizie che essa commetteva.
La svolta arriva con un duello in strada contro un signorotto prepotente che pretendeva di avere la precedenza sul marciapiede. Nello scontro, Ludovico vede morire il suo servo più caro, che si chiamava proprio Cristoforo, e nella rabbia uccide l'avversario.
Ricorda: I conventi godevano del "diritto d'asilo" - chiunque vi si rifugiasse era al sicuro, ma non poteva più uscire.
Si rifugia nel convento dei cappuccini, dove medita sulla sua vita e si converte. Diventa frate prendendo il nome del servo morto, Cristoforo, e dedica la sua esistenza alla lotta contro le ingiustizie. Prima di iniziare la vita religiosa, chiede perdono al fratello dell'ucciso e lo ottiene.

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Lo scontro con Don Rodrigo
Fra Cristoforo decide di affrontare direttamente Don Rodrigo per convincerlo a lasciare in pace Lucia. Si presenta al palazzotto del signorotto durante un banchetto con vari ospiti: c'è il cugino Attilio, il podestà di Lecco, l'Azzecca-garbugli e altri.
I commensali discutono di argomenti frivoli: duelli, guerra tra Francia e Spagna per la successione del ducato di Mantova, e persino la carestia (che per loro non esiste, è solo colpa dei fornai che nascondono la farina). Mostrano tutta la loro insensibilità e stupidità.
Alla fine Don Rodrigo riceve il frate in privato. L'incontro è un fallimento totale: il signorotto si mostra prepotente e altezzoso, mentre Fra Cristoforo usa parole più di condanna che di preghiera. Quando Don Rodrigo dice ironicamente che Lucia può mettersi sotto la sua "protezione", il frate scatta e pronuncia un solenne "Verrà un giorno...".
Ricorda: Quella frase profetica terrorizza Don Rodrigo, che intuisce una minaccia divina.
Il nobile caccia il frate con parole volgari e minacciose. Un vecchio cameriere informa segretamente Fra Cristoforo che si sta tramando qualcosa di grave contro Lucia.
Nel frattempo, Agnese propone il matrimonio a sorpresa: se i due promessi pronunciano la formula matrimoniale davanti al curato e due testimoni, il matrimonio è valido anche senza il consenso del parroco.

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Il piano del matrimonio a sorpresa e il rapimento mancato
Renzo accetta entusiasticamente il piano di Agnese, trovando subito due testimoni: i fratelli Tonio e Gervasio. Lucia inizialmente esita, vorrebbe prima parlarne con Fra Cristoforo, ma alla fine cede alle pressioni della madre.
Fra Cristoforo torna dal palazzotto e conferma che Don Rodrigo non cambierà idea. Raccomanda di mandare qualcuno al convento il giorno dopo per avere notizie. Anche se irritato, Renzo accetta il piano del matrimonio a sorpresa.
Durante la giornata, strani figuri travestiti da pellegrini si aggirano intorno alla casa di Lucia: sono i bravi di Don Rodrigo che fanno ricognizione per il rapimento. Don Rodrigo, ancora turbato dalla profezia di Fra Cristoforo ("Verrà un giorno..."), organizza con il suo capo il Griso il piano per rapire la ragazza.
Ricorda: Don Rodrigo raddoppia la posta della scommessa con il cugino Attilio dopo essere stato deriso per non aver saputo intimidire il frate.
La sera, Renzo con Tonio e Gervasio va all'osteria, dove incontra tre individui minacciosi (altri bravi di Don Rodrigo). L'oste fornisce informazioni sui tre giovani ai malviventi. Usciti dall'osteria, vengono seguiti ma si salvano grazie all'arrivo di altra gente. Finalmente si recano da Lucia per attuare il piano del matrimonio a sorpresa.

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Il matrimonio fallito e la fuga
Quella sera Don Abbondio stava leggendo tranquillamente quando arriva Tonio con la scusa di saldare un debito. Il curato lo fa entrare, senza accorgersi che dietro ci sono anche Renzo e Lucia, mentre Agnese ha distratto Perpetua.
Quando Don Abbondio alza la testa, si trova davanti i due promessi sposi. Renzo riesce a pronunciare la formula matrimoniale, ma Lucia no perché il curato le scaglia addosso il tappeto del tavolino. Nella confusione generale, la candela cade e si spegne: tutti brancolano nel buio.
Don Abbondio si barrica nella stanza accanto e chiama il campanaio Ambrogio, che suona le campane a martello svegliando tutto il paese. Il suono delle campane fa credere ai bravi di Don Rodrigo, che erano entrati nella casa vuota di Lucia, di essere stati scoperti: fuggono precipitosamente.
Nel caos generale scappano tutti: Renzo, Lucia, Perpetua, Agnese. Il piccolo Menico, sfuggito ai bravi, informa i tre che Fra Cristoforo li aspetta nella chiesa del convento con un piano di fuga.
Ricorda: Il suono delle campane a martello era il segnale di pericolo che chiamava tutto il paese in aiuto.
Fra Cristoforo ha organizzato tutto: Lucia e Agnese andranno a Monza in un convento con una sua lettera di raccomandazione, mentre Renzo si dirigerà a Milano dai cappuccini. Inizia così la dolorosa separazione dei tre protagonisti.

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L'arrivo a Milano e i tumulti per il pane
Dopo il viaggio in barca e su un barroccio, i tre arrivano a Monza. Renzo deve separarsi con grande dolore da Lucia e Agnese per proseguire verso Milano. Le due donne vengono accompagnate al "Monastero della Signora", dove vengono accolte da Gertrude, una monaca molto potente.
Gertrude non è una suora come le altre: è figlia di un principe che l'ha costretta a farsi monaca per non diminuire il patrimonio familiare con una dote. Cresciuta nel convento fin da bambina per questo destino, aveva tentato di ribellarsi scrivendo una lettera alla famiglia, ma senza successo.
Un episodio con un paggio aveva dato al padre l'occasione per ricattarla psicologicamente, costringendola ad accettare la vita religiosa. Gertrude era diventata suora contro la sua volontà, vittima di un vero e proprio sopruso familiare.
Nel frattempo Renzo arriva a Milano e vede scene strane: strade deserte con strisce di farina, pane sparso per terra, gente che trasporta sacchi di farina. Si reca al convento dei cappuccini ma non trova padre Bonaventura, così decide di vedere cosa succede in città.
Ricorda: Milano era in rivolta a causa della carestia e delle politiche sbagliate del governo spagnolo.
Milano era effettivamente in rivolta: la carestia aveva esasperato gli animi e si erano scatenati assalti ai forni. La situazione era dovuta sia a cause naturali (siccità, terre abbandonate) sia all'incapacità dei governanti spagnoli.

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Renzo nei tumulti milanesi
La rivolta era iniziata con l'assalto a un forno da parte di una folla sempre più numerosa. Il capitano di giustizia, affacciatosi per calmare la gente, era stato colpito da un sasso e costretto alla ritirata. Renzo viene trascinato dalla folla e si trova coinvolto nei tumulti.
La folla si dirige verso la casa del vicario di provvisione, ritenuto responsabile della mancanza di pane. Il povero vicario, terrorizzato, si nasconde in soffitta mentre i servitori barricano porte e finestre.
Renzo parteggia per la folla perché la vede come una richiesta di giustizia, ma si oppone quando sente voci che chiedono la morte del vicario. Arriva il cancelliere Ferrer, considerato "l'amico del popolo", che con abili manovre demagogiche riesce a salvare il vicario facendolo salire segretamente sulla sua carrozza.
Renzo aiuta Ferrer a farsi strada tra la folla, convinto che sia davvero un uomo di giustizia. La gente è entusiasta, credendo che finalmente le cose cambieranno, mentre il vicario terrorizzato pensa di ritirarsi a fare l'eremita.
Ricorda: Ferrer è un tipico politico demagogo che promette tutto a tutti senza risolvere nulla.
La folla si disperde in piccoli gruppi che commentano l'accaduto. Renzo, eccitato dall'esperienza, prende la parola e collega i fatti milanesi alla sua storia personale: parla di ingiustizie, prepotenze e propone addirittura un'alleanza del popolo per restaurare la giustizia.

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L'arresto mancato e la fuga verso Bergamo
Renzo viene accompagnato in una trattoria da un uomo che sembra gentile ma è in realtà un informatore della polizia. Durante la cena, lo sbirro cerca di farlo parlare e di scoprire nome e cognome. Renzo, passando dall'eccitazione all'ubriachezza per il troppo vino, finisce per dire troppo.
Nelle sue parole confuse torna l'immagine di Don Rodrigo, descritto come il persecutore e tiranno che l'ha costretto alla fuga. L'oste riesce finalmente a portarlo in camera e a metterlo a letto.
L'oste denuncia tutto alla polizia, descrivendo Renzo come una delle "teste più calde" da arrestare. La mattina seguente il giovane viene svegliato da un notaio criminale con alcuni birri che lo arrestano e lo ammanettano.
Durante il trasferimento verso il carcere, Renzo riesce furbesmente ad attirare l'attenzione della gente per strada. La folla, solidale, libera il prigioniero mentre gli sbirri, terrorizzati dal rischio di linciaggio, se la danno a gambe.
Ricorda: Il popolo milanese simpatizzava con Renzo perché lo vedeva come uno di loro, vittima delle ingiustizie.
Renzo è libero ma braccato: gira per Milano cercando qualcuno che gli indichi la strada per Bergamo, dove abita suo cugino Bortolo. Bergamo non fa parte dello Stato di Milano, quindi lì sarebbe al sicuro dalle autorità spagnole. Il giovane deve stare molto attento a non essere riconosciuto o a imbattersi in altri sbirri.
Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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