Il Proemio: Invocazione ad Apollo
Il canto si apre con il proemio più solenne di tutta la Commedia. Dante non invoca più le muse come nell'Inferno, ma Apollo stesso, dio della poesia e della luce.
La "gloria di colui che tutto move" (Dio) penetra l'intero universo, risplendendo con intensità diversa. Dante si trova nell'Empireo, il decimo cielo dove la luce divina è massima, e sperimenta il topos dell'ineffabilità: non può né ricordare né esprimere tutto ciò che ha visto.
L'invocazione ad Apollo è necessaria perché questa è l'"ultimo lavoro" del poeta. Prima bastava un solo "giogo del Parnaso" (le muse), ora servono entrambi: muse e Apollo insieme. Il linguaggio si fa più complesso per esprimere concetti che superano la comprensione umana.
💡 Concetto chiave: Il Paradiso è una cantica "visiva" dove predomina la luce come allegoria del divino.





