Ottaviano: il garante della pace
Dopo la vittoria ad Azio contro Antonio nel 31 a.C., Ottaviano ritorna a Roma accolto come "imperator" (generale vittorioso). Nonostante potesse prendere tutto il potere, sceglie un approccio cauto per non sembrare un tiranno come Cesare o un monarca orientale come Antonio.
Nel 27 a.C. Ottaviano compie un'abile mossa politica: dichiara di voler rinunciare ai poteri straordinari per ripristinare la normalità repubblicana. Il Senato, riconoscente, gli attribuisce il titolo di Augustus (venerabile). È l'inizio del suo principato basato su una finzione giuridica: mantenere le istituzioni repubblicane concentrando però tutto il potere decisionale nelle sue mani.
Con il tempo, Ottaviano accumula tutte le cariche più importanti: nel 23 a.C. ottiene le prerogative di tribuno della plebe (rendendo la sua persona sacra e inviolabile) e l'imperium proconsulare maius (potere di comandare l'esercito e le province); nel 12 a.C. diventa pontefice massimo e nel 2 a.C. riceve il titolo di pater patriae.
💡 La genialità di Augusto fu presentarsi come "primus inter pares" (primo fra pari), facendosi attribuire legalmente i poteri invece di usurparli, ottenendo così la legittimazione di tutte le classi sociali.
Per governare efficacemente, Augusto si assicura l'appoggio di tutti i ceti sociali: controlla il Senato riducendone i membri e votando per primo; offre ai cavalieri nuove opportunità di ascesa sociale; conquista la plebe con benefici e spettacoli; mantiene la fedeltà dell'esercito riducendo le legioni e affidandole a ufficiali fidati, tenendo a Roma solo la guardia pretoriana per la sua protezione personale.







