Natura e ragione: l'evoluzione del pensiero leopardiano
I due brani dello Zibaldone mostrano perfettamente come evolve il pensiero di Leopardi sulla natura. Nel primo passo (1817), durante la fase del pessimismo storico, la natura è ancora esente da colpe. Il vero nemico è la ragione, che distrugge le illusioni e ci condanna a "sminuzzare ogni cosa" invece di vivere nel "vasto".
È la ragione che rende l'uomo moderno infelice, togliendogli la capacità di illudersi e di vivere poeticamente. Più l'uomo è dominato dalla ragione, meno è capace di grandezza. È un'accusa diretta al razionalismo illuministico.
Nel secondo passo (1826) il quadro è completamente cambiato. Siamo nella fase del pessimismo cosmico e lo sguardo di Leopardi è quello di un "analista impetuoso" che scorge sofferenza ovunque. Anche in un giardino apparentemente idilliaco, l'occhio attento trova solo infelicità e patimento.
💡 Chiave di lettura: Il passaggio dall'accusare la ragione all'accusare la natura stessa segna la maturazione filosofica di Leopardi.
Il "Cantico del gallo silvestre" delle Operette morali porta alle estreme conseguenze questa visione. Il gallo, figura biblica e misteriosa, ha il compito di risvegliare gli uomini dal sonno - unico momento di pace che hanno. Ma questo risveglio è crudele perché li riporta alla realtà della sofferenza.
La vita è paragonata al corso del sole: come il sole tramonta, così tramonta la vita di ogni uomo and dell'intero universo. Di tutti i grandi imperi non rimarrà nulla, tutto sarà immerso in un "silenzio nudo e immenso". È una visione cosmica del nulla che anticipa temi molto moderni.