L'omicidio di Colasberna e i primi interrogatori
Il tutto inizia con un omicidio brutale: Salvatore Colasberna viene ucciso con due colpi di pistola mentre sta per salire su un autobus alle sei del mattino. I testimoni? Spariscono nel nulla, lasciando solo l'autista e il bigliettaio che "non ricordano niente".
Il maresciallo informa il capitano dei dettagli: Colasberna era a capo di una cooperativa edile che lavorava onestamente, accontentandosi di piccoli guadagni. Il venditore di panelle ricorda vagamente di aver visto dei lampi partire da un sacco per il carbone all'angolo della via.
Entra in scena il capitano Bellodi, un giovane continentale che i siciliani considerano gentile ma ingenuo. Attraverso una lettera anonima (scritta proprio da uno dei fratelli Colasberna), scopre il possibile movente: le cooperative che rifiutano la "protezione" della mafia diventano bersagli. Prima gli avvertimenti, poi gli incendi, infine la morte.
Curiosità: Il capitano scopre che la lettera anonima è stata scritta da una delle vittime confrontando la grafia - un dettaglio investigativo che rivela quanto sia metodico nel suo lavoro.































