L'educazione byroniana e la caduta
Il padre di Andrea, cresciuto negli "estremi splendori della corte borbonica", aveva una "inclinazione byroniana" al romanticismo fantastico. Ha trasmesso al figlio l'aviditร del piacere e il disprezzo per i pregiudizi, ma anche una visione distruttiva dell'esistenza.
Andrea ha ricevuto un'educazione viva, fatta piรน di esperienze reali che di libri. Questo lo ha reso "prodigo di sรฉ", sempre pronto a nuove avventure, ma ha anche distrutto in lui la forza morale.
La massima paterna "Habere, non haberi" (possedere, non essere posseduti) si rivela devastante quando cade su una natura debole come quella di Andrea. Senza forza di volontร , diventa schiavo delle proprie passioni invece di dominarle.
Alla fine del romanzo, Andrea si ritrova completamente svuotato: "Aveva la sensazione, in bocca, come d'un sapore indicibilmente amaro e nauseoso che gli montasse su dal dissolvimento del suo cuore".
๐ก Messaggio nascosto: D'Annunzio mostra come l'estetismo puro, senza valori morali, conduca inevitabilmente alla distruzione dell'individuo.