La vita e il pensiero di Giovanni Verga
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da ricchi proprietari terrieri. Dopo aver abbandonato gli studi di legge, si dedica completamente alla letteratura. Il suo percorso è fatto di viaggi che cambiano la sua visione: prima Firenze per conoscere i salotti romantici, poi Milano dove entra in contatto con la Scapigliatura.
La svolta arriva nel 1878 con "Rosso Malpelo", quando Verga abbraccia definitivamente il verismo. Da questo momento, l'autore torna in Sicilia e si chiude in un isolamento quasi totale fino alla morte nel 1922.
Il pensiero di Verga è dominato da un pessimismo radicale. Per lui, la società umana è governata dalla legge del determinismo: il più forte schiaccia sempre il più debole, proprio come insegna il darwinismo. Gli uomini sono mossi solo dall'interesse economico e dal desiderio di supremazia.
💡 La teoria dell'ostrica: quando l'ostrica si stacca dal suo scoglio protettivo, viene divorata da pesci più grandi. Così l'uomo che cerca di migliorare la sua condizione finisce per peggiorarla.
Secondo Verga, tutti sono "vinti" - operai, borghesi, nobili - perché questa legge universale è immodificabile. Non esiste possibilità di riscatto, quindi il narratore può solo riprodurre la realtà senza giudicare (poetica dell'impersonalità).








