La vita e gli esordi
Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri. Abbandona presto gli studi di legge per dedicarsi alla letteratura e al giornalismo politico. Il suo percorso artistico subisce una svolta decisiva quando lascia la Sicilia per trasferirsi prima a Firenze (1865) e poi a Milano (1872), centro culturale più vivace dell'Italia dell'epoca.
A Milano entra in contatto con gli ambienti della Scapigliatura e pubblica romanzi come Eva (1872) e Tigre reale (1875), ancora legati a un clima romantico. La vera svolta avviene nel 1878 con la pubblicazione di Rosso Malpelo, racconto che segna il passaggio al Verismo. Nel 1893 torna definitivamente a Catania, dove si chiude in un silenzio quasi totale fino alla morte, avvenuta nel gennaio 1922.
La svolta verista non rappresenta un'inversione netta di tendenza, ma il completamento di un percorso. Verga intendeva rappresentare il vero già dai tempi delle sue opere romantiche, ma solo con il Verismo trova gli strumenti narrativi adeguati. Come afferma nella prefazione ai Malavoglia, il suo progetto era di applicare questo metodo a tutti gli strati sociali, dai più umili fino all'aristocrazia.
💡 Contrariamente a quanto si pensa, Verga non abbandona mai l'interesse per gli ambienti dell'alta società. Il suo progetto era di studiarli con gli stessi strumenti incisivi che aveva sviluppato per raccontare il mondo popolare.
La poetica verghiana si basa sul concetto di impersonalità: l'opera deve sembrare "essersi fatta da sé". Lo scrittore non deve intervenire nel racconto con riflessioni o spiegazioni, ma deve far parlare i fatti, mettendo il lettore direttamente di fronte alla realtà nuda e cruda. L'autore deve vedere le cose con gli occhi dei personaggi ed esprimerle con le loro parole.







