Dialogo tra un passeggere e un venditore: capolavoro di ironia
Questo dialogo è uno dei più geniali delle Operette morali. La scena è semplice: periodo natalizio, un passante chiede a un venditore di almanacchi se l'anno nuovo sarà felice. "Certamente!" risponde il venditore. Da qui nasce una conversazione che svela le contraddizioni della natura umana.
Il meccanismo è socratico: il passeggere (alter ego di Leopardi) fa domande apparentemente innocue che portano il venditore a contraddirsi. Il venditore sostiene che la vita è bella, ma ammette di non voler rivivere nessuno degli anni passati.
La conclusione è amara ma vera: "Quella vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura". La felicità esiste solo nell'attesa di qualcosa che non conosciamo.
💡 Struttura circolare: Il dialogo inizia e finisce con "Almanacchi, almanacchi nuovi" per sottolineare che nulla cambia, nonostante la riflessione!
L'ironia leopardiana è sottile: il venditore rappresenta l'umanità ingenua che si illude, il passeggere la ragione che smaschera le illusioni. Eppure, alla fine, anche il passeggere compra l'almanacco - perché tutti abbiamo bisogno di sperare.
La parola chiave è "nuovo", ripetuta ossessivamente con intento ironico. Tutto è nuovo (almanacco, anno, speranze) ma in realtà nulla cambia mai veramente. È un capolavoro di psicologia umana in poche pagine.
Il dialogo si basa su un'osservazione dello Zibaldone: Leopardi aveva chiesto a varie persone se avrebbero voluto rivivere la vita passata identica, e tutti avevano risposto di no, preferendo l'ignoto futuro.