Le tre fasi del pessimismo leopardiano
Pessimismo storico (prima del 1824): All'inizio Leopardi pensa che la Natura sia una madre affettuosa che ci ha donato l'immaginazione per consolarci dalle sofferenze. Gli antichi, i primitivi e i bambini erano felici perché vivevano più vicini alla natura.
L'infelicità sarebbe solo degli uomini moderni, che hanno scelto la ragione invece dell'immaginazione naturale. È colpa nostra se stiamo male!
Pessimismo cosmico (dal 1824): Leopardi cambia idea radicalmente. Capisce che è la Natura stessa la causa dell'infelicità, perché ha messo in noi il desiderio infinito di felicità senza darci i mezzi per soddisfarlo. La Natura diventa una "matrigna" crudele che ci fa sperare per poi deluderci sempre.
Questa infelicità è universale: riguarda tutti gli esseri viventi, non solo gli uomini moderni.
Pessimismo eroico (fase finale): Nelle ultime opere, Leopardi propone una reazione coraggiosa. Dato che tutti soffriamo, dovremmo unirci in solidarietà fraterna per affrontare insieme il destino crudele, evitando almeno di farci del male a vicenda.
💡 Evoluzione: Il pensiero di Leopardi passa dalla colpa dell'uomo, alla colpa della natura, fino alla solidarietà umana contro il destino.