Il pessimismo cosmico e la poetica leopardiana
L'evoluzione finale del pensiero di Leopardi è il pessimismo cosmico: non solo gli uomini, ma tutti gli esseri del creato sono destinati a soffrire. La natura, che prima sembrava una madre benevola, si rivela una "matrigna" crudele che crea illusioni solo per distruggerle.
Secondo Leopardi, la natura è una forza cieca e malvagia che fa nascere già predisposti alla sofferenza (pensate a un neonato che piange appena nato!). Le gioie sono solo pause momentanee tra una sofferenza e l'altra.
L'unica consolazione per il poeta era rifugiarsi nel mondo classico antico, puro e incontaminato, attraverso la poesia. Il suo stile è caratterizzato da versi sciolti, linguaggio musicale e anarchismi (parole antiche) che rendono i suoi componimenti eleganti e armoniosi.
Alla fine della sua vita, grazie all'amicizia con Ranieri e l'esperienza napoletana, il pessimismo si attenua leggermente: osservando la ginestra che cresce sul Vesuvio, comprende che l'unione e la solidarietà tra gli uomini possono aiutare a superare le difficoltà della vita.
💡 Confronto utile: Foscolo supera il pessimismo con le illusioni, Manzoni con la fede religiosa, Leopardi non lo supera mai completamente ma lo attenua con la solidarietà umana.