Giacomo Leopardi: Vita, Pensiero e Opere
La vita di un genio tormentato inizia nel 1798 a Recanati, dove Giacomo cresce in una famiglia rigida che lo opprime. Passa anni interi nella biblioteca di casa, studiando "in modo matto e disperato" - un'espressione che mostra quanto fosse ossessivo il suo amore per la cultura.
La sua vita sentimentale è segnata da delusioni amorose continue: si innamora di diverse donne, ma nessuna ricambia mai i suoi sentimenti. Inizialmente pensa che il suo malessere dipenda dall'ambiente di Recanati, ma quando si trasferisce capisce di aver sbagliato - il dolore lo segue ovunque.
Solo a Pisa trova un po' di serenità, ma è costretto a partire. La sua ultima tappa è Napoli, dove muore nel 1837 ospitato da un amico, a soli 39 anni.
Il pensiero leopardiano si sviluppa in due fasi fondamentali. Nella prima fase (1816-1819) nasce il pessimismo storico: Leopardi crede che l'infelicità umana sia legata al momento storico in cui vive. Nella seconda fase (1823-1829) arriva al pessimismo cosmico - molto più radicale.
💡 Ricorda: Il pessimismo cosmico significa che il dolore non dipende dalla storia, ma è una condizione eterna di tutti gli esseri viventi!
Nel pessimismo cosmico, Leopardi afferma che tutti gli esseri viventi sono infelici per natura. La natura diventa una "matrigna" - non una madre amorevole, ma una figura che crea gli uomini senza preoccuparsi della loro felicità.
Le opere principali sono lo Zibaldone (il suo diario filosofico), le Operette Morali e i Canti, divisi in Piccoli Idilli e Grandi Idilli. Il suo stile poetico è innovativo: mescola linguaggio elevato e quotidiano, vuole stimolare l'immaginazione del lettore e rinnova la forma tradizionale della canzone con versi endecasillabi e strofe di lunghezza variabile.