Il processo e l'eredità di Galileo
Il 1633 è l'anno del dramma finale. Galileo, ormai settantenne, viene processato dal tribunale dell'Inquisizione. La scena è teatrale e terrificante: in abito da penitente, in ginocchio, è costretto ad abiurare le sue teorie per salvarsi la vita.
La strategia funziona: Galileo evita il rogo ma viene condannato agli arresti domiciliari nella sua villa di Arcetri. Anche quasi cieco e sorvegliato, continua a studiare meccanica e fisica, facendo arrivare i suoi risultati in Olanda per aggirare i divieti della Chiesa.
Nel "Dialogo", Galileo utilizza tecniche narrative geniali. L'ambientazione veneziana non è casuale: Venezia rappresentava la libertà intellettuale. Il dialogo mantiene alta l'attenzione e permette di confrontare le tesi in modo dinamico.
La struttura dell'opera è perfetta: la prima giornata distrugge l'idea aristotelica di un cielo perfetto, la seconda demolisce il principio dell'ipse dixit con l'episodio del notomista che, sezionando un cadavere, dimostra che Aristotele sbagliava sull'origine dei nervi. La terza giornata esalta la teoria copernicana, la quarta (sbagliando) spiega le maree.
🎯 L'eredità: Solo nel 1992 Papa Giovanni Paolo II riabilita completamente Galileo, riconoscendo l'errore della Chiesa
Galileo muore nel 1642, ma la sua eredità è immensa: ha fondato il metodo scientifico moderno, ha dimostrato che la scienza deve essere libera dal dogma, e ha creato una prosa scientifica in italiano che è un modello ancora oggi. La sua tomba in Santa Croce a Firenze, accanto a Michelangelo e Machiavelli, simboleggia la grandezza del genio italiano.