Le origini della società di massa
La società di massa nasce nelle grandi città a fine '800, quando milioni di persone abbandonano le civiltà contadine per trasferirsi nei centri urbani. In questo contesto, le relazioni sociali diventano più anonime e nascono movimenti collettivi come sindacati e partiti politici per creare nuove forme di appartenenza.
Un importante fattore fu il boom demografico, causato dal miglioramento delle condizioni igieniche, dalla fine di carestie ed epidemie e dai progressi medici. Si sviluppa così il ciclo demografico moderno, caratterizzato da bassa natalità e mortalità ancora più ridotta. Questo provoca enormi flussi migratori verso le Americhe (circa 30 milioni di persone) e, in Italia, dal Sud al Nord.
L'aspetto economico fondamentale fu l'industrializzazione con sistema in serie. Taylor introdusse la produzione scientifica del lavoro, ottimizzando i tempi con la catena di montaggio, implementata per la prima volta da Henry Ford nel 1913. Nasce il fordismo: abbassare i costi di produzione ma aumentare i salari perché gli operai diventino anche consumatori. In questo periodo inizia anche la pubblicità moderna, come dimostra la Coca-Cola.
💡 La Seconda Rivoluzione Industriale trasformò l'economia con nuovi settori chiave: il chimico (medicinali, coloranti, fertilizzanti) e il siderurgico (produzione di acciaio). L'elettricità e il petrolio diventano le nuove fonti energetiche, permettendo lo sviluppo del motore a scoppio.
Questo periodo vede anche la nascita delle grandi aziende che tendono a inglobare quelle più piccole, formando cartelli o trust. In alcuni settori si creano monopoli, tanto che nel 1890 in America vengono introdotte leggi anti-trust (Sherman Act). L'economia e la politica iniziano così a intrecciarsi strettamente.



