La rivoluzione inglese
Immaginate un regno prospero che si trasforma in un campo di battaglia tra re e parlamento. Dopo la morte di Elisabetta I nel 1603, l'Inghilterra visse un periodo di tensioni crescenti che portarono alla prima rivoluzione.
Giacomo I Stuart, diventato re nel 1603, era un grande fan dell'assolutismo e cercò di governare senza limiti. Per risolvere i problemi economici lasciati dalla guerra con la Spagna, impose forti tasse e creò una corte piena di privilegi. Il suo favorito George Villiers, duca di Buckingham, aveva enorme influenza sulle decisioni di governo.
La società inglese del XVII secolo era molto dinamica e variegata. Oltre alla nobiltà, c'erano i gentleman della piccola nobiltà di campagna (la gentry), i ricchi mercanti e un folto gruppo di popolani composto da artigiani e piccoli proprietari agricoli. Tutti questi nuovi ceti formavano il "partito parlamentare" che difendeva i propri interessi attraverso la Camera dei Comuni.
Il parlamento si divideva in due Camere: la Camera dei Lords (nominati dal re) e la Camera dei Comuni (eletti dai sudditi più ricchi). Le tensioni esplosero quando Carlo I, figlio di Giacomo, intensificò la politica assolutistica. Nel 1628 il parlamento gli sottopose la Petizione dei diritti, che limitava il potere regio e garantiva l'habeas corpus. Carlo accettò ma poi revocò tutto, governando senza parlamento dal 1629 al 1640.
Curiosità: I "padri pellegrini" che fondarono New Plymouth nel 1620 erano puritani in fuga dalle persecuzioni religiose di Giacomo I!







