L'età giolittiana: riforme e sviluppo economico
Dopo l'assassinio di Umberto I, Vittorio Emanuele III decide di cambiare completamente rotta rispetto alla politica repressiva del padre. Nel 1901 affida il governo a Giuseppe Zanardelli, che introduce il Codice Zanardelli: addio alla pena di morte, diritto di sciopero riconosciuto e focus sulla rieducazione dei detenuti.
Ma il vero protagonista diventa Giovanni Giolitti nel 1902. Questo politico della "Sinistra costituzionale" ha un approccio geniale: invece di reprimere violentemente gli scioperi, lo Stato deve rimanere neutrale e garantire solo l'ordine pubblico. La sua filosofia? Migliorare le condizioni dei lavoratori per far prosperare tutto il paese.
Le riforme sociali di Giolitti sono impressionanti: assicurazione obbligatoria contro gli infortuni per tutti i lavoratori, protezione per donne e bambini lavoratori, giorno di riposo settimanale. L'istruzione elementare passa dal Comune allo Stato, l'obbligo scolastico si estende fino ai 12 anni per combattere l'analfabetismo.
Curiosità: Giolitti distribuiva gratis il chinino contro la malaria - una vera rivoluzione sanitaria per l'epoca!
Il risultato? La lira italiana diventa così prestigiosa che sui mercati internazionali viene preferita alle monete d'oro. Il bilancio statale va in attivo e crescono i depositi bancari, finanziando lo sviluppo agricolo e industriale.









