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L'epoca di Giolitti: il suffragio universale e il doppio volto








L'inizio dell'Età Giolittiana
Ti sei mai chiesto come sia nata l'Italia moderna? Tutto inizia con una tragedia: nel 1900 l'anarchico Gaetano Bresci assassina il re Umberto I per vendicare le vittime delle repressioni governative. L'Italia era infatti scossa da gravi tensioni sociali e il governo reagiva sparando sulla folla.
Il nuovo re Vittorio Emanuele III affida il potere a Giuseppe Zanardelli, ma il vero protagonista diventa Giovanni Giolitti, ministro degli interni. Giolitti ha un'idea rivoluzionaria: invece di reprimere gli scioperi, li permette! Secondo lui, il governo deve fare l'arbitro, non il nemico dei lavoratori.
Dal 1903 Giolitti diventa primo ministro e guiderà l'Italia per oltre dieci anni. Gli storici ancora oggi discutono se fosse un genio della politica o solo un opportunista furbo.
Curiosità: Giolitti non governò sempre consecutivamente, ma alternava periodi al potere con altri politici che però seguivano le sue direttive!

Il boom economico italiano
Indovina cosa succede quando la politica diventa più stabile? L'economia decolla! Durante l'Età giolittiana l'Italia vive la sua vera rivoluzione industriale. Nascono marchi che conosci ancora oggi: Pirelli, Fiat, Lancia e Alfa Romeo.
I settori che crescono di più sono quello siderurgico, elettrico e meccanico, concentrati nel famoso triangolo industriale: Torino, Milano e Genova. Anche l'agricoltura migliora, soprattutto nella pianura padana con nuove tecniche produttive.
Ma c'è un problema gigantesco: si crea una divisione economica ancora più forte tra Nord e Sud. La politica protezionistica (tasse alte sui prodotti stranieri) aiuta le industrie del Nord ma danneggia il Sud, che non riesce più a vendere i suoi prodotti all'estero.
Nelle città arrivano l'illuminazione elettrica, l'acqua corrente e il gas. La vita migliora, ma nasce anche un nuovo problema: milioni di persone si trasferiscono dalle campagne alle città, creando quartieri sovraffollati e degradati.
Dato impressionante: Durante questo periodo emigrano oltre 8 milioni di italiani, soprattutto dal Sud verso America ed Europa!

Socialisti divisi: riformisti contro rivoluzionari
Giolitti sa che per governare deve coinvolgere i socialisti, che rappresentano gli operai sempre più numerosi. Ma il Partito Socialista Italiano (PSI) è diviso in due correnti che non si sopportano.
I riformisti, guidati da Filippo Turati, vogliono cambiare la società gradualmente attraverso le riforme e collaborando con il governo. Pensano che sia meglio dialogare che fare la rivoluzione.
I massimalisti, con Benito Mussolini (sì, proprio lui!) come direttore del giornale "Avanti", credono invece nella rivoluzione violenta. Non vogliono scendere a patti con i "governi borghesi".
Nel 1904 i massimalisti organizzano il primo sciopero generale nazionale. La borghesia si spaventa della "minaccia rossa" e alle elezioni vota per i liberali. È una battaglia continua: i riformisti prendono il controllo, poi lo perdono di nuovo nel 1912 a favore dei massimalisti.
Attenzione: Questa divisione tra riformisti e rivoluzionari sarà cruciale per capire quello che succederà dopo la Prima Guerra Mondiale!

Il doppio volto di Giolitti
Ecco la parte più controversa: Giolitti viene accusato di avere un "doppio volto". Al Nord si comporta da democratico moderno, al Sud da politico corrotto e autoritario.
Al Nord permette gli scioperi, introduce riforme importanti come la riduzione dell'orario di lavoro a massimo 10 ore, migliora le pensioni e tutela le lavoratrici madri. Vieta il lavoro ai bambini sotto i 12 anni e nazionalizza ferrovie e assicurazioni.
Al Sud è tutt'altra storia. Contro gli scioperi meridionali manda l'esercito che spara sui manifestanti. I soldi pubblici finiscono nelle mani di clientele corrotte invece di sviluppare davvero l'economia. Lo storico Gaetano Salvemini lo chiama "Ministro della malavita"!
L'emigrazione diventa un fenomeno di massa: 8 milioni di italiani, soprattutto del Sud, partono per l'estero. È un dramma sociale, ma almeno i soldi che mandano a casa aiutano le famiglie rimaste in Italia.
La questione meridionale: Il divario tra Nord e Sud, invece di diminuire, aumenta durante il governo Giolitti!

La conquista della Libia
Nel 1911 Giolitti decide di fare la guerra per conquistare la Libia. Perché questa scelta? Vuole dimostrare ai nazionalisti che l'Italia conta qualcosa, accontentare gli industriali e convincere l'opinione pubblica che ci saranno nuove terre per gli emigranti.
L'Italia manda un ultimatum alla Turchia (che controllava la Libia) e poi le dichiara guerra. All'inizio sembra facile: l'esercito occupa le città principali. Ma poi iniziano i problemi: la popolazione libica organizza una resistenza feroce.
L'Italia reagisce mandando 100.000 soldati, ma non basta. Allora cambia tattica: attacca direttamente la Turchia nell'Egeo e conquista le isole del Dodecaneso (inclusa Rodi). I turchi si spaventano e nel 1912 firmano il Trattato di Losanna, cedendo la Libia all'Italia.
Ma è stata davvero una vittoria? Salvemini definisce la Libia uno "scatolone di sabbia": non è fertile, non ha ricchezze minerarie (il petrolio si scoprirà dopo) e gli emigranti continuano a preferire America ed Europa. L'Italia controlla solo la costa, l'interno rimarrà libero fino al 1927.
Chi ci guadagna davvero: Solo banche, armatori e industrie militari traggono profitto da questa guerra costosa e inutile!

Il suffragio universale maschile
La riforma più importante di Giolitti arriva nel 1912: il suffragio universale maschile. Gli elettori passano da 3 a 9 milioni! Tutti i maschi over 30 possono votare, mentre quelli tra 21 e 30 anni devono saper leggere e scrivere o aver fatto il servizio militare.
Non è ancora il vero suffragio universale (le donne dovranno aspettare il 1946), ma è una rivoluzione. Giolitti vuole coinvolgere nella politica socialisti e cattolici, i due grandi movimenti di massa fino ad allora esclusi.
Nel 1913 fa un accordo furbo: il Patto Gentiloni con i cattolici. I cattolici promettono di votare i candidati liberali che si impegnano a difendere la Chiesa (niente divorzio, niente leggi anticlericali). In cambio, per la prima volta dal 1870, i cattolici possono votare!
Era infatti in vigore il "Non expedit": dal 1874 il papa vietava ai cattolici di votare nelle elezioni italiane. Pio X ammorbidisce questa posizione, ma solo per battere i socialisti, considerati il nemico più pericoloso.
Il mondo cattolico si organizza: nascono sindacati cattolici, cooperative "bianche" e soprattutto l'Azione Cattolica, che inquadra i laici sotto la guida del papa!

Pensavamo che non l'avreste mai chiesto....
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