Repressione, Consenso e Crisi Mondiale
Il regime nazista perfeziona i metodi di controllo sociale: la Gestapo (polizia politica) e le SS (reparti speciali) eliminano sistematicamente ogni opposizione. Nei lager finiscono non solo gli ebrei, ma anche comunisti, omosessuali, testimoni di Geova, persone con disabilità.
Contemporaneamente Hitler costruisce il consenso: inquadra i giovani nelle organizzazioni del partito, usa cinema e radio per la propaganda, crea posti di lavoro con opere pubbliche e riarma l'esercito. Intellettuali e artisti "sgraditi" vengono cacciati, i libri "pericolosi" bruciati pubblicamente.
Proprio mentre nascono questi regimi totalitari, il mondo viene colpito da una crisi economica globale. Il 24 ottobre 1929, il "giovedì nero", crolla la Borsa di Wall Street a New York. L'America aveva prodotto troppo rispetto alla domanda, e quando i maggiori investitori iniziano a vendere in massa, l'effetto domino è devastante.
La "Grande Depressione" si estende rapidamente all'Europa: banche che falliscono, industrie che chiudono, disoccupazione di massa. Molti paesi adottano politiche protezioniste, consumando solo prodotti nazionali, ma questo peggiora la situazione.
Il presidente americano Roosevelt reagisce con il New Deal nel 1932: lo Stato interviene direttamente nell'economia con opere pubbliche, aumento dei salari e tasse più alte per i ricchi. È una rivoluzione che salva l'economia americana e diventa un modello per il futuro.
Lezione cruciale: Il New Deal dimostra che l'intervento dello Stato può essere la soluzione alle crisi economiche, anticipando le moderne politiche keynesiane.