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501
•
Aggiornato Mar 22, 2026
•
martina corneo
@martinacorneo
Giacomo Leopardi è uno dei poeti più importanti dell'Ottocento italiano.... Mostra di più











Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, un borgo delle Marche che lui stesso definirà "bigotto e conservatore". Da bambino prodigio, viene esibito dal padre nei salotti, ma la sua vera formazione avviene nella biblioteca paterna.
Per sette anni si dedica allo studio intensivo: impara greco, latino, ebraico, francese e traduce i grandi classici. Questo "studio matto e disperatissimo" però lo segna profondamente: sviluppa problemi alla schiena, alla vista e alla respirazione. Soprattutto, sacrifica la sua giovinezza ai libri.
Il rapporto con la madre Adelaide è drammatico: fredda e bigotta, arriva a pregare Dio perché il figlio malato muoia per non peccare più. Leopardi sogna di fuggire da Recanati, ma il tentativo di fuga fallisce miseramente quando il padre lo scopre.
Ricorda: Gli anni di studio intensivo segnano per sempre sia il corpo che l'animo di Leopardi, diventando la base della sua visione pessimistica della vita.
Dopo la delusione del viaggio a Roma, Leopardi collabora con l'editore Stella a Milano. A Pisa ritrova l'ispirazione poetica e scrive A Silvia, dando inizio ai Grandi idilli. A Firenze si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, ma viene respinto.

Il rifiuto di Fanny rappresenta per Leopardi la fine dell'ultima illusione: l'amore. Questo dolore lo porta a scrivere A se stesso, che fa parte del ciclo di Aspasia. Nel 1832 completa lo Zibaldone, il suo diario di pensieri che conta 5000 pagine.
Nel 1833 si trasferisce a Napoli con l'amico Antonio Ranieri. Qui scrive i Paralipomeni della Batracomiomachia, un poemetto satirico sui moti liberali del 1820-21. Attraverso la favola di rane, topi e granchi, critica austriaci, Borbone e rivoluzionari napoletani.
Curiosità: Leopardi dimostra di essere tutt'altro che indifferente alla politica: con la sua poesia vuole dire che non deve essere lo straniero a liberare l'Italia.
Quest'opera rivela un Leopardi attento ai problemi politici del suo tempo, lontano dal cliché del poeta chiuso nella torre d'avorio. A Napoli si spegne nel 1837, all'età di soli 39 anni, lasciando un'eredità poetica e filosofica immensa.

La teoria del piacere è fondamentale per capire Leopardi. L'uomo desidera un piacere infinito, ma essendo finito può ottenere solo piaceri limitati. Questo porta a una insoddisfazione perpetua: ogni piacere ottenuto delude perché non corrisponde al desiderio assoluto.
La natura, inizialmente "madre benevola", concede all'uomo l'immaginazione per illudersi di poter raggiungere la felicità. Gli antichi erano più felici perché, conoscendo meno la realtà, potevano immaginare di più. L'ignoranza protegge dalle delusioni.
L'infinito è il capolavoro di questa fase. Seduto sul monte Tabor, il poeta è bloccato da una siepe che gli impedisce di vedere l'orizzonte. Questo ostacolo fisico scatena l'immaginazione: nascono "interminabili spazi" e "sovraumani silenzi".
Tecnica poetica: Leopardi usa enjambement e tempi indefiniti ("sedendo", "mirando") per creare l'effetto di infinità nel verso.
Il contrasto tra il rumore del vento e il silenzio immaginato porta il poeta a riflettere sull'infinito nel tempo. Il suo io si "annega" in questa vastità e il "naufragio" diventa paradossalmente "dolce" - è il piacere dell'immaginazione che supera i limiti del reale.

Lo Zibaldone raccoglie le riflessioni filosofiche di Leopardi. Il vago e l'indefinito sono più poetici del preciso: ciò che copre parzialmente la vista stimola l'immaginazione. Da bambini si immagina di più, da adulti la scienza limita la fantasia.
La rimembranza è essenziale: ciò che ci attrae da adulti richiama sensazioni dell'infanzia. Il futuro è bello perché immaginabile, il passato conserva il ricordo delle emozioni, la realtà delude sempre. La poesia riesce a fissare immagini belle che la realtà non può dare.
L'Ultimo canto di Saffo presenta la poetessa greca come alter ego di Leopardi. Saffo è brutta come si sente il poeta, e la natura è dispettosa con alcuni individui sfortunati. Scritta in stile neoclassico, la poesia serve a dimostrare la cultura letteraria dell'autore.
Tema centrale: L'infelicità non riguarda solo i moderni, ma anche gli antichi come Saffo, anticipando il passaggio dal pessimismo personale a quello universale.
Saffo invoca la natura chiedendo perché l'ha resa brutta sin da bambina. La natura non risponde: il destino è imperscrutabile e l'unica certezza è il dolore. Il suicidio diventa atto liberatorio, non sconfitta. Nell'ultima parte, l'infelicità si allarga da individuale a universale: anche gli antichi privilegiati non sfuggivano al dolore.

A Silvia appartiene ai Canti pisano-recanatesi e usa la nuova forma della canzone libera leopardiana (versi endecasillabi e settenari alternati liberamente). Silvia, identificata con Teresa Fattorini, è una costruzione poetica che simboleggia la speranza giovanile prematuramente spezzata.
La poesia si divide in due parti. Nella prima parte Leopardi rievoca la giovinezza di Silvia: non la descrive fisicamente, ma attraverso le sue attività (tessere, cantare) e i suoi "occhi ridenti" che esprimono gioia e timidezza giovanile.
La seconda parte inizia con una serie di domande retoriche alla natura: "O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor?". Il poeta si rende conto che la natura inganna deliberatamente l'uomo per farlo soffrire di più.
Simbolismo: Silvia rappresenta la giovinezza e la speranza, la sua morte simboleggia la fine delle illusioni giovanili di tutti gli uomini.
La morte di Silvia è il motivo occasionale per riflettere sulla propria giovinezza perduta. Leopardi capisce che anche le sue speranze moriranno perché il destino gli ha negato la giovinezza. Resta solo "il freddo della tomba", ma il poeta non vuole arrendersi e continua a cercare nuove illusioni.

La quiete dopo la tempesta presenta due piani: uno descrittivo-gioioso e uno filosofico-pessimista. Dopo il temporale, Recanati riprende vita: uccelli che cantano, artigiani che si affacciano, donne che raccolgono l'acqua piovana. Sono immagini vivaci di normalità ritrovata.
La seconda parte rivela la metafora: la vita umana è come una tempesta continua, e l'uomo gode solo di rari momenti di "sospensione del dolore" tra una tempesta e l'altra. Il "piacere figlio d'affanno" significa che la gioia nasce solo dal cessare del male, non è mai autentica felicità.
Il sabato del villaggio è ambientato a Recanati il sabato sera. Tutti si preparano per la domenica: la fanciulla si adorna, l'anziana ricorda la giovinezza, il contadino fischia pensando al riposo. Anche qui troviamo immagini dinamiche e suoni della vita quotidiana.
Messaggio chiave: La vera felicità sta nell'attesa, non nel possesso. Il sabato è più bello della domenica perché è pieno di aspettative.
La metafora finale riguarda la giovinezza: è l'unica età felice perché piena di speranze, come il sabato rispetto alla domenica. Leopardi si rivolge al "garzoncello scherzoso" augurandogli che la vita sia sempre un sabato, ma tace la verità amara per generosità verso i giovani.

Il passero solitario nasce dall'osservazione di un uccello sulla torre campanaria di Recanati. Il parallelismo tra poeta e passero è il fulcro del componimento: entrambi stanno in disparte mentre gli altri festeggiano (gli uccelli la primavera, i giovani la vita sociale).
La differenza fondamentale è che il passero è solitario per natura e non soffre, mentre Leopardi sceglie consapevolmente la solitudine e se ne pente. Da vecchio si pentirà senza possibilità di consolazione. Il poeta diventa modello negativo: suggerisce di godersi pienamente la giovinezza.
Il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia presenta un pastore (alter ego di Leopardi) che interroga la Luna sulla condizione umana. Ispirato da un racconto sui pastori dell'Asia centrale che cantavano per vincere la noia.
Struttura: Sei strofe come dialogo/monologo tra pastore e Luna silenziosa, che diventa emblema della Natura indifferente.
Il pastore constata l'analogia tra monotonia lunare e vita umana: entrambe prive di senso, ma la Luna è eterna mentre l'uomo è mortale. Le domande fondamentali ("perché nascere per poi morire?") restano senza risposta. Il contrasto finale è tra il gregge che riposa sereno e l'uomo tormentato dalla noia esistenziale.

Le Operette morali sono ispirate ai dialoghi di Luciano di Samosata. Il dialogo permette di trattare temi filosofici complessi in forma leggera e accessibile. "Operette" per la forma semplice, "morali" per i contenuti etici e filosofici profondi.
Il Dialogo della Natura e di un Islandese segna il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico. Un islandese fugge dalle avversità naturali ma in Africa incontra la Natura stessa: una donna gigantesca che rappresenta l'indifferenza cosmica.
La Natura dichiara che il mondo non è fatto per l'uomo e che se questo scomparisse lei non se ne accorgerebbe nemmeno. L'universo è un ciclo incessante di creazione e distruzione dove malattia e morte sono necessarie. L'uomo è una parte infinitesimale del tutto.
Svolta filosofica: La Natura da madre benevola diventa entità crudele e indifferente, unica responsabile dell'infelicità umana.
Il dialogo si conclude tragicamente: l'Islandese muore sbranato da leoni affamati o sepolto dalla sabbia del deserto. Anche i leoni soffrono e cacciano solo per sopravvivere un giorno in più. La domanda finale resta sospesa: a chi giova questa vita infelicissima dell'universo?

Il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere contrappone l'ingenuità popolare alla saggezza filosofica. L'almanacco medievale era simbolo di buon auspicio per l'anno nuovo, carico di speranze e aspettative.
Il venditore, uomo semplice, è convinto che l'anno nuovo sarà migliore del precedente nonostante ammetta che nessuno dei suoi vent'anni passati sia stato felice. Il passante-filosofo (proiezione di Leopardi) lo guida attraverso un ragionamento sillogistico a riconoscere la negatività della vita.
Nessuno accetterebbe di rivivere la propria vita identica, ma tutti sperano in una "vita diversa" di cui non sapere nulla prima. La felicità è connessa alla novità e all'ignoranza del futuro. L'attesa è carica di aspettative che inevitabilmente verranno deluse.
Paradosso umano: Anche sapendo che le speranze non si realizzeranno, l'uomo non può fare a meno di sperare che il domani sia migliore.
Il dialogo si chiude con ironia: nonostante tutto il ragionamento, il venditore non cambia idea e continua a vendere almanacchi ripetendo la battuta iniziale. Il passante comunque compra l'almanacco, dimostrando che anche il filosofo non può rinunciare alla speranza.

A se stesso chiude il ciclo di Aspasia dedicato all'amore non corrisposto per Fanny Targioni Tozzetti. È una canzone a strofa unica caratterizzata da imperativi categorici che la mente rivolge al proprio cuore.
Il poeta esorta il suo cuore a placare ogni turbamento: dopo aver visto infrangersi anche l'ultima illusione (l'amore), non prova più speranze né desidera altre illusioni. Il cuore ha palpitato tanto che nulla sulla terra è degno dei suoi battiti.
La conclusione è drastica: la vita consiste solo in "amaro e noia" e l'unico dono che il destino concede agli uomini è la morte. È il punto di arrivo del pessimismo leopardiano: dopo aver perso tutte le illusioni (giovinezza, gloria, amore), resta solo l'attesa della fine.
Stile essenziale: La forma poetica rispecchia il contenuto: frasi coordinate, linguaggio scarno, ritmo incalzante che esprime la decisione definitiva di rinunciare a ogni speranza.
Questa lirica rappresenta il momento più buio della poetica leopardiana: l'io poetico ha raggiunto la piena consapevolezza dell'infelicità umana e accetta la sconfitta definitiva. È l'addio definitivo a qualsiasi forma di illusione o consolazione.
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Sudenaz Ocak
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Giacomo Leopardi è uno dei poeti più importanti dell'Ottocento italiano. La sua vita difficile e la sua geniale riflessione sulla condizione umana hanno dato vita a opere che parlano ancora oggi ai nostri cuori e alla nostra mente.

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Giacomo Leopardi nasce nel 1798 a Recanati, un borgo delle Marche che lui stesso definirà "bigotto e conservatore". Da bambino prodigio, viene esibito dal padre nei salotti, ma la sua vera formazione avviene nella biblioteca paterna.
Per sette anni si dedica allo studio intensivo: impara greco, latino, ebraico, francese e traduce i grandi classici. Questo "studio matto e disperatissimo" però lo segna profondamente: sviluppa problemi alla schiena, alla vista e alla respirazione. Soprattutto, sacrifica la sua giovinezza ai libri.
Il rapporto con la madre Adelaide è drammatico: fredda e bigotta, arriva a pregare Dio perché il figlio malato muoia per non peccare più. Leopardi sogna di fuggire da Recanati, ma il tentativo di fuga fallisce miseramente quando il padre lo scopre.
Ricorda: Gli anni di studio intensivo segnano per sempre sia il corpo che l'animo di Leopardi, diventando la base della sua visione pessimistica della vita.
Dopo la delusione del viaggio a Roma, Leopardi collabora con l'editore Stella a Milano. A Pisa ritrova l'ispirazione poetica e scrive A Silvia, dando inizio ai Grandi idilli. A Firenze si innamora di Fanny Targioni Tozzetti, ma viene respinto.

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Il rifiuto di Fanny rappresenta per Leopardi la fine dell'ultima illusione: l'amore. Questo dolore lo porta a scrivere A se stesso, che fa parte del ciclo di Aspasia. Nel 1832 completa lo Zibaldone, il suo diario di pensieri che conta 5000 pagine.
Nel 1833 si trasferisce a Napoli con l'amico Antonio Ranieri. Qui scrive i Paralipomeni della Batracomiomachia, un poemetto satirico sui moti liberali del 1820-21. Attraverso la favola di rane, topi e granchi, critica austriaci, Borbone e rivoluzionari napoletani.
Curiosità: Leopardi dimostra di essere tutt'altro che indifferente alla politica: con la sua poesia vuole dire che non deve essere lo straniero a liberare l'Italia.
Quest'opera rivela un Leopardi attento ai problemi politici del suo tempo, lontano dal cliché del poeta chiuso nella torre d'avorio. A Napoli si spegne nel 1837, all'età di soli 39 anni, lasciando un'eredità poetica e filosofica immensa.

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La teoria del piacere è fondamentale per capire Leopardi. L'uomo desidera un piacere infinito, ma essendo finito può ottenere solo piaceri limitati. Questo porta a una insoddisfazione perpetua: ogni piacere ottenuto delude perché non corrisponde al desiderio assoluto.
La natura, inizialmente "madre benevola", concede all'uomo l'immaginazione per illudersi di poter raggiungere la felicità. Gli antichi erano più felici perché, conoscendo meno la realtà, potevano immaginare di più. L'ignoranza protegge dalle delusioni.
L'infinito è il capolavoro di questa fase. Seduto sul monte Tabor, il poeta è bloccato da una siepe che gli impedisce di vedere l'orizzonte. Questo ostacolo fisico scatena l'immaginazione: nascono "interminabili spazi" e "sovraumani silenzi".
Tecnica poetica: Leopardi usa enjambement e tempi indefiniti ("sedendo", "mirando") per creare l'effetto di infinità nel verso.
Il contrasto tra il rumore del vento e il silenzio immaginato porta il poeta a riflettere sull'infinito nel tempo. Il suo io si "annega" in questa vastità e il "naufragio" diventa paradossalmente "dolce" - è il piacere dell'immaginazione che supera i limiti del reale.

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Lo Zibaldone raccoglie le riflessioni filosofiche di Leopardi. Il vago e l'indefinito sono più poetici del preciso: ciò che copre parzialmente la vista stimola l'immaginazione. Da bambini si immagina di più, da adulti la scienza limita la fantasia.
La rimembranza è essenziale: ciò che ci attrae da adulti richiama sensazioni dell'infanzia. Il futuro è bello perché immaginabile, il passato conserva il ricordo delle emozioni, la realtà delude sempre. La poesia riesce a fissare immagini belle che la realtà non può dare.
L'Ultimo canto di Saffo presenta la poetessa greca come alter ego di Leopardi. Saffo è brutta come si sente il poeta, e la natura è dispettosa con alcuni individui sfortunati. Scritta in stile neoclassico, la poesia serve a dimostrare la cultura letteraria dell'autore.
Tema centrale: L'infelicità non riguarda solo i moderni, ma anche gli antichi come Saffo, anticipando il passaggio dal pessimismo personale a quello universale.
Saffo invoca la natura chiedendo perché l'ha resa brutta sin da bambina. La natura non risponde: il destino è imperscrutabile e l'unica certezza è il dolore. Il suicidio diventa atto liberatorio, non sconfitta. Nell'ultima parte, l'infelicità si allarga da individuale a universale: anche gli antichi privilegiati non sfuggivano al dolore.

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A Silvia appartiene ai Canti pisano-recanatesi e usa la nuova forma della canzone libera leopardiana (versi endecasillabi e settenari alternati liberamente). Silvia, identificata con Teresa Fattorini, è una costruzione poetica che simboleggia la speranza giovanile prematuramente spezzata.
La poesia si divide in due parti. Nella prima parte Leopardi rievoca la giovinezza di Silvia: non la descrive fisicamente, ma attraverso le sue attività (tessere, cantare) e i suoi "occhi ridenti" che esprimono gioia e timidezza giovanile.
La seconda parte inizia con una serie di domande retoriche alla natura: "O natura, o natura, perché non rendi poi quel che prometti allor?". Il poeta si rende conto che la natura inganna deliberatamente l'uomo per farlo soffrire di più.
Simbolismo: Silvia rappresenta la giovinezza e la speranza, la sua morte simboleggia la fine delle illusioni giovanili di tutti gli uomini.
La morte di Silvia è il motivo occasionale per riflettere sulla propria giovinezza perduta. Leopardi capisce che anche le sue speranze moriranno perché il destino gli ha negato la giovinezza. Resta solo "il freddo della tomba", ma il poeta non vuole arrendersi e continua a cercare nuove illusioni.

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La quiete dopo la tempesta presenta due piani: uno descrittivo-gioioso e uno filosofico-pessimista. Dopo il temporale, Recanati riprende vita: uccelli che cantano, artigiani che si affacciano, donne che raccolgono l'acqua piovana. Sono immagini vivaci di normalità ritrovata.
La seconda parte rivela la metafora: la vita umana è come una tempesta continua, e l'uomo gode solo di rari momenti di "sospensione del dolore" tra una tempesta e l'altra. Il "piacere figlio d'affanno" significa che la gioia nasce solo dal cessare del male, non è mai autentica felicità.
Il sabato del villaggio è ambientato a Recanati il sabato sera. Tutti si preparano per la domenica: la fanciulla si adorna, l'anziana ricorda la giovinezza, il contadino fischia pensando al riposo. Anche qui troviamo immagini dinamiche e suoni della vita quotidiana.
Messaggio chiave: La vera felicità sta nell'attesa, non nel possesso. Il sabato è più bello della domenica perché è pieno di aspettative.
La metafora finale riguarda la giovinezza: è l'unica età felice perché piena di speranze, come il sabato rispetto alla domenica. Leopardi si rivolge al "garzoncello scherzoso" augurandogli che la vita sia sempre un sabato, ma tace la verità amara per generosità verso i giovani.

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Il passero solitario nasce dall'osservazione di un uccello sulla torre campanaria di Recanati. Il parallelismo tra poeta e passero è il fulcro del componimento: entrambi stanno in disparte mentre gli altri festeggiano (gli uccelli la primavera, i giovani la vita sociale).
La differenza fondamentale è che il passero è solitario per natura e non soffre, mentre Leopardi sceglie consapevolmente la solitudine e se ne pente. Da vecchio si pentirà senza possibilità di consolazione. Il poeta diventa modello negativo: suggerisce di godersi pienamente la giovinezza.
Il Canto notturno di un pastore errante dell'Asia presenta un pastore (alter ego di Leopardi) che interroga la Luna sulla condizione umana. Ispirato da un racconto sui pastori dell'Asia centrale che cantavano per vincere la noia.
Struttura: Sei strofe come dialogo/monologo tra pastore e Luna silenziosa, che diventa emblema della Natura indifferente.
Il pastore constata l'analogia tra monotonia lunare e vita umana: entrambe prive di senso, ma la Luna è eterna mentre l'uomo è mortale. Le domande fondamentali ("perché nascere per poi morire?") restano senza risposta. Il contrasto finale è tra il gregge che riposa sereno e l'uomo tormentato dalla noia esistenziale.

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Le Operette morali sono ispirate ai dialoghi di Luciano di Samosata. Il dialogo permette di trattare temi filosofici complessi in forma leggera e accessibile. "Operette" per la forma semplice, "morali" per i contenuti etici e filosofici profondi.
Il Dialogo della Natura e di un Islandese segna il passaggio dal pessimismo storico a quello cosmico. Un islandese fugge dalle avversità naturali ma in Africa incontra la Natura stessa: una donna gigantesca che rappresenta l'indifferenza cosmica.
La Natura dichiara che il mondo non è fatto per l'uomo e che se questo scomparisse lei non se ne accorgerebbe nemmeno. L'universo è un ciclo incessante di creazione e distruzione dove malattia e morte sono necessarie. L'uomo è una parte infinitesimale del tutto.
Svolta filosofica: La Natura da madre benevola diventa entità crudele e indifferente, unica responsabile dell'infelicità umana.
Il dialogo si conclude tragicamente: l'Islandese muore sbranato da leoni affamati o sepolto dalla sabbia del deserto. Anche i leoni soffrono e cacciano solo per sopravvivere un giorno in più. La domanda finale resta sospesa: a chi giova questa vita infelicissima dell'universo?

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Il Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere contrappone l'ingenuità popolare alla saggezza filosofica. L'almanacco medievale era simbolo di buon auspicio per l'anno nuovo, carico di speranze e aspettative.
Il venditore, uomo semplice, è convinto che l'anno nuovo sarà migliore del precedente nonostante ammetta che nessuno dei suoi vent'anni passati sia stato felice. Il passante-filosofo (proiezione di Leopardi) lo guida attraverso un ragionamento sillogistico a riconoscere la negatività della vita.
Nessuno accetterebbe di rivivere la propria vita identica, ma tutti sperano in una "vita diversa" di cui non sapere nulla prima. La felicità è connessa alla novità e all'ignoranza del futuro. L'attesa è carica di aspettative che inevitabilmente verranno deluse.
Paradosso umano: Anche sapendo che le speranze non si realizzeranno, l'uomo non può fare a meno di sperare che il domani sia migliore.
Il dialogo si chiude con ironia: nonostante tutto il ragionamento, il venditore non cambia idea e continua a vendere almanacchi ripetendo la battuta iniziale. Il passante comunque compra l'almanacco, dimostrando che anche il filosofo non può rinunciare alla speranza.

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A se stesso chiude il ciclo di Aspasia dedicato all'amore non corrisposto per Fanny Targioni Tozzetti. È una canzone a strofa unica caratterizzata da imperativi categorici che la mente rivolge al proprio cuore.
Il poeta esorta il suo cuore a placare ogni turbamento: dopo aver visto infrangersi anche l'ultima illusione (l'amore), non prova più speranze né desidera altre illusioni. Il cuore ha palpitato tanto che nulla sulla terra è degno dei suoi battiti.
La conclusione è drastica: la vita consiste solo in "amaro e noia" e l'unico dono che il destino concede agli uomini è la morte. È il punto di arrivo del pessimismo leopardiano: dopo aver perso tutte le illusioni (giovinezza, gloria, amore), resta solo l'attesa della fine.
Stile essenziale: La forma poetica rispecchia il contenuto: frasi coordinate, linguaggio scarno, ritmo incalzante che esprime la decisione definitiva di rinunciare a ogni speranza.
Questa lirica rappresenta il momento più buio della poetica leopardiana: l'io poetico ha raggiunto la piena consapevolezza dell'infelicità umana e accetta la sconfitta definitiva. È l'addio definitivo a qualsiasi forma di illusione o consolazione.
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Gabriele D’Annunzio: vita, poetica e opere
contiene: ricerca della libertà, fondazione di un giornale inutile, il giardino del dolore, dialogo plotino porfirio, ultimo canto di saffo, l'infinito, la sera del dì di festa, a silvia, la quiete dopo la tempesta, il sabato del villaggio, a sè stesso
maturità 2024. ripasso ampio: vita, pensiero, realismo+naturalismo+verismo, “Vita dei campi”, “Rosso Malpelo”, “Fantasticheria”, “Ciclo dei vinti”, “I Malavoglia”, “Mastro-don Gesualdo”
introduzione e parafrasi.
Schema riassuntivo de "La sera del dí di festa" di G. Leopardi
Analisi de "La Roba" di Giovanni Verga
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Google Play
L'applicazione è molto facile da usare e ben progettata. Finora ho trovato tutto quello che cercavo e ho potuto imparare molto dalle presentazioni! Utilizzerò sicuramente l'app per i compiti in classe! È molto utile anche come fonte di ispirazione.
Stefano S
utente iOS
Questa applicazione è davvero grande! Ci sono tantissimi appunti e aiuti con lo studio [...]. La mia materia problematica, per esempio, è il francese e l'app ha così tante opzioni per aiutarmi. Grazie a questa app ho migliorato il mio francese. La consiglio a tutti.
Samantha Klich
utente Android
Wow, sono davvero stupita. Ho appena provato l'app perché l'ho vista pubblicizzata molte volte e sono rimasta assolutamente sbalordita. Questa app è L'AIUTO che cercate per la scuola e soprattutto offre tantissime cose, come allenamenti e schede, che a me personalmente sono state MOLTO utili.
Anna
utente iOS
È bellissima questa app, la adoro. È utilissima per lo studio e mi aiuta molto, anzi moltissimo, ma soprattutto mi aiutano molto i quiz, per memorizzare anche quello che non sapevo
Anastasia
utente Android
Fantastica per qualsiasi materia avere gli appunti anche di altre persone è molto utile perchè posso confrontarmi e vedere come migliorarmi. con i quiz riesco ad apprendere al meglio.
Francesca
utente Android
moooolto utile,gli appunti sono belli e funzionanti,schoolGPT da dei consigli formidabili!!
Marianna
utente Android
L'applicazione è semplicemente fantastica! Tutto ciò che devo fare è inserire l'argomento nella barra di ricerca e ottengo la risposta molto velocemente. Non devo guardare 10 video di YouTube per capire qualcosa, quindi risparmio tempo. Consigliatissima!
Sudenaz Ocak
utente Android
A scuola andavo malissimo in matematica, ma grazie a questa applicazione ora vado meglio. Vi sono molto grato per aver creato questa app.
Greenlight Bonnie
utente Android
Knowunity è un applicazione fantastica,considerando che ha degli schemi veramente molto carini e sfiziosi e che ci sono dei quiz,oltre al fatto che questa cosa dell intelligenza artificiale "school gpt" è almeno per me molto utile, perché a differenza di Chatgpt ti da le spiegazioni, ti spiega ciò che non è chiaro! Posso studiare più velocemente tramite gli schemi e che posso pubblicare io stessa gli schemi è una funzione utilissima per gli altri studenti. Knowunity è PERFETTA
Aurora
utente Android
L’app funziona benissimo e puoi trovare qualsiasi tipo di informazione. Non ho l’abbonamento ma la parte gratuita è sufficiente per uno studio approfondito.
Martina
utente iOS
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Chiara
utente IOS
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Andrea
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