Giacomo Leopardi: Il Poeta della Malinconia
Leopardi è il poeta della solitudine per eccellenza. Nato a Recanati nel 1798, vive una vita difficile: fisico gracile, famiglia nobile ma povera, e tanta, tantissima solitudine. Ma è proprio da questa sofferenza che nascono le sue poesie più belle.
Il suo pensiero evolve in due fasi. Prima c'è il pessimismo storico, quando pensa che gli antichi fossero più felici e usa l'immaginazione per consolarsi. Poi arriva il pessimismo cosmico, molto più duro: la natura non è più madre ma matrigna cattiva.
Nello Zibaldone (il suo diario filosofico) sviluppa la teoria del piacere: noi cerchiamo sempre la felicità, ma quando non la troviamo ci rifugiamo nell'immaginazione. Le uniche cose belle? I ricordi dell'infanzia.
I Canti si dividono in due gruppi. I Piccoli Idilli includono capolavori come "L'infinito" (il poeta sul colle che immagina cosa c'è oltre la siepe) e "Alla luna" (dialogo con la luna che non risponde mai). Sono poesie dolci ma malinconiche.
Ricorda: "L'infinito" nasce da un'esperienza reale sul colle di Recanati - Leopardi trasforma un limite (la siepe) in infinito grazie alla sua immaginazione.











