"Io voglio del ver la mia donna laudare"
Questo sonetto rappresenta il perfetto esempio di "lode della donna" stilnovistica. Guinizzelli non descrive l'aspetto fisico della sua amata, ma la trasforma in una creatura quasi soprannaturale attraverso paragoni con elementi naturali.
La donna viene paragonata alla rosa e al giglio (amore e purezza), alla stella del mattino, ai colori dei fiori, all'oro e alle pietre preziose. Non è una bellezza materiale, ma spirituale - tanto che persino Amore stesso "diventa migliore" grazie a lei.
Gli effetti salvifici della donna sono straordinari: il suo saluto abbassa l'orgoglio, converte i non credenti al cristianesimo, tiene lontani gli uomini vili. Chi la vede non può nemmeno pensare al male.
L'innovazione principale è nell'ultimo verso: "null'om pò mal pensar fin che la vede". La donna diventa uno strumento di elevazione spirituale, un tramite verso la salvezza divina.
Stile: Il sonetto ha un ritmo dolce e fluido, senza suoni aspri - quello che Dante chiamerà "dolce stil novo". La semplicità apparente nasconde una raffinatissima tecnica poetica.