"Le Ricordanze": Il Dolce Ricordo e l'Amaro Presente
"Le Ricordanze" rappresenta l'essenza della poetica leopardiana: il ricordo come fonte del bello poetico. Come teorizzato nello Zibaldone, qualcosa diventa poetico solo se suscita un ricordo, spesso nato da una fonte uditiva.
La poesia nasce dal ritorno a Recanati di Leopardi adulto, strutturata come confronto tra passato e presente. Il ricordo è "dolce" mentre il presente è "amaro" - tutti i contorni si sfumano nella memoria, le cose sembrano lontane e rimane solo un'immagine confusa ma abbellita dalla fantasia.
Come in altre poesie leopardiane, il ricordo scatta grazie a un elemento acustico - stesso procedimento dell'Infinito (suono del vento) o de La sera del dì di festa (canto dell'artigiano). È la conferma pratica della sua teoria del suono.
Nerina è la figura femminile centrale, simbolo della gioventù e delle speranze ormai superate. Come Silvia, rappresenta un amore legato a una "triste e prematura scomparsa" e permette a Leopardi di indagare il tema dell'amore impossibile.
Tornando a casa, Leopardi trova tutti i difetti della sua città che da bambino non percepiva. C'è una critica verso i cittadini, ma il poeta non li giudica perché capisce che non sono loro ad essere cambiati - è lui che ha perso la mentalità dell'infanzia.
Riflessione finale: La poesia mostra la rammaricata riflessione sulla gioventù trascorsa e mai vissuta. Leopardi si sentiva "stretto" a Recanati e sognava una città di "ampio respiro", ma ora comprende che la felicità non dipende dal luogo ma dalla capacità di immaginare.