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Al cor gentil rempaira sempre amore

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POESIA
Al cor gentil rempaira
sempre amore come
l'ausello in selva a la
verdura; né fe' amor anti
che g

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Sara Morandin

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Sintesi

testo, parafrasi e spiegazione di "Al cor gentil rempaira sempre amore"

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Al cor gentil rempaira sempre amore POESIA Al cor gentil rempaira sempre amore come l'ausello in selva a la verdura; né fe' amor anti che gentil core, né gentil core anti ch'amor, natura: ch'adesso con' fu 'l sole, si tosto lo splendore fu lucente, né fu davanti 'l sole; e prende amore in gentilezza loco così propiamente come calore in clarità di foco. Foco d'amore in gentil cor s'aprende come vertute in petra preziosa, che da la stella valor no i discende anti che 'l sol la faccia gentil cosa; poi che n'ha tratto fòre per sua forza lo sol ciò che lì è vile, stella li dà valore: così lo cor ch'è fatto da natura asletto, pur, gentile, donna a guisa di stella lo 'nnamora. Amor per tal ragion sta 'n cor gentile per qual lo foco in cima del doplero: splendeli al su' diletto, clar, sottile; no li stari' altra guisa, tant'è fero. Così prava natura recontra amor come fa l'aigua il foco caldo, per la freddura. Amore in gentil cor prende rivera per suo consimel loco com'adamàs del ferro in la minera. Fere lo sol lo fango tutto 'I giorno: vile reman, né 'l sol PARAFRASI L'amore ritorna sempre al cuore nobile, come l'uccello fra il verde nel bosco; la natura non creò l'amore prima del cuore nobile, né il cuore nobile prima dell'amore: perché non appena fu creato il sole, subito lo splendore si diffuse e non c'era prima della creazione del sole; e l'amore prende posto nella nobiltà d'animo...

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in modo così naturale come il calore nella luce del fuoco. Il fuoco d'amore si accende nel cuore nobile come le più alte proprietà nella pietra preziosa, nella quale la proprietà non deriva dalla stella prima che il sole la trasformi in una cosa nobile; dopo che il sole con la sua forza ha tirato fuori ciò che in lei è cattivo, la stella le infonde valore: nello stesso modo il cuore, che è stato reso eletto, puro e nobile dalla natura, la donna simile alla stella lo fa innamorare L'amore risiede nel cuore nobile per lo stesso motivo per il quale il fuoco sta in cima alla torcia: lì splende a suo piacere, chiaro, sottile; non potrebbe starvi in altro modo, tanto esso è indomabile. Così la vile natura respinge l'amore come fa l'acqua fredda con il fuoco caldo. L'amore prende dimora nel cuore gentile, perché è un luogo che gli è affine, come il diamante nel minerale del ferro. Il sole colpisce il fango tutto il giorno: il fango resta vile e SPIEGAZIONE L'amore si trova sempre nel cuore nobile, come l'uccello nelle piante del bosco; l'amore e la natura vennero creati nello stesso momento, come il sole e la luce. È naturale che l'amore si trovi dove c'è la nobiltà d'animo, come il calore nel fuoco. Il fuoco d'amore si accende nel cuore gentile come la virtù in una pietra preziosa, la quale non riceve il potere direttamente dalla stella, ma prima da sole, il quale la purifica. Soltanto dopo la stella può infondere la virtù, come una donna fa innamorare il cuore dopo che la natura l'ha reso puro e gentile. L'amore sta nel cuore nobile come il fuoco su una torcia, dove può splendere a suo piacimento. Un cuore malvagio, invece, respinge l'amore come l'acqua il fuoco. L'amore sta nel cuore perché è un luogo adatto a lui come il ferro per il diamante. Il sole colpisce costantemente il fango, che perde calore; dis' omo alter: "Gentil per sclatta torno"; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità d'ere' sed a vertute non ha gentil core, com'aigua porta raggio e'l ciel riten le stelle e lo splendore. Splende 'n la 'ntelligenzïa del cielo Deo criator più che ['n] nostr'occhi 'l sole: ella intende suo fattor oltra 'l cielo, e 'l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con' segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende. Donna, Deo mi dirà: "Che presomisti?", sïando l'alma mia a lui davanti. "Lo ciel passasti e 'nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch'a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude". Dir Li porò: "Tenne d'angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s'in lei posi amanza". il sole non perde il suo calore; dice l'uomo superbo: "Sono nobile per stirpe"; io lo paragono al fango, al sole paragono la vera nobiltà: perché non si deve credere che la nobiltà risieda fuori dal cuore nella dignità ereditata col sangue, se non possiede un cuore nobile incline alla virtù, come l'acqua si lascia attraversare dalla luce e il cielo contiene le stelle e la loro luminosità. Dio creatore splende all'intelligenza angelica più che il sole nei nostri occhi: essa conosce il proprio creatore al di sopra del moto celeste e facendo girare il cielo [che è il compito che Dio le assegna] prende a ubbidirgli. E come, istantaneamente, consegue la perfezione dell'alto compito [di far girare il cielo] secondo la volontà del giusto Dio, così la bella donna quando splende agli occhi del suo nobile fedele, dovrebbe infondergli, in verità un desiderio [altrettanto forte] di non staccarsi mai dall'obbedienza a lei. Donna, Dio mi dirà:"Qual è stata la tua presunzione?", quando l'anima mia sarà davanti a lui. “Attraversasti il cielo e giungesti fino a Me e prendesti Me come termine di paragone per un amore vano [in quanto terreno]: soltanto a Me convengono le lodi, e alla Madonna regina del paradiso, grazie alla quale viene meno ogni peccato". Gli potrò rispondere: "[La donna mia] ebbe l'aspetto di un angelo del tuo regno; non commisi peccato, se rivolsi a lei il mio amore". rimane impuro comunque. Guinizzelli paragona l'uomo che afferma di essere nobile per stirpe al fango, mentre la nobiltà d'animo al sole. Ribadisce che la nobiltà non è quella del sangue, ma quella d'animo. Come gli angeli portano obbedienza a Dio, l'uomo deve obbedire alla donna attraverso il suo sguardo. Quindi qui la donna non viene paragonata ad un angelo, bensì a Dio. (Nel Medioevo si pensava che la terra fosse immobile, ma circondata da cieli rotanti, controllati dalle Intelligenze angeliche. Quindi gli le Intelligenze angeliche obbediscono a Dio facendo girare i pianeti, come l'amante obbedisce allo sguardo della donna) L'autore ha paura che Dio non lo accetti in paradiso, poiché ha preferito la donna a Lui. Si giustifica poi dicendo che la donna aveva le sembianze di un angelo venuto dal regno dei cieli, di conseguenza l'autore dice di non aver commesso un peccato.

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in modo così naturale come il calore nella luce del fuoco. Il fuoco d'amore si accende nel cuore nobile come le più alte proprietà nella pietra preziosa, nella quale la proprietà non deriva dalla stella prima che il sole la trasformi in una cosa nobile; dopo che il sole con la sua forza ha tirato fuori ciò che in lei è cattivo, la stella le infonde valore: nello stesso modo il cuore, che è stato reso eletto, puro e nobile dalla natura, la donna simile alla stella lo fa innamorare L'amore risiede nel cuore nobile per lo stesso motivo per il quale il fuoco sta in cima alla torcia: lì splende a suo piacere, chiaro, sottile; non potrebbe starvi in altro modo, tanto esso è indomabile. Così la vile natura respinge l'amore come fa l'acqua fredda con il fuoco caldo. L'amore prende dimora nel cuore gentile, perché è un luogo che gli è affine, come il diamante nel minerale del ferro. Il sole colpisce il fango tutto il giorno: il fango resta vile e SPIEGAZIONE L'amore si trova sempre nel cuore nobile, come l'uccello nelle piante del bosco; l'amore e la natura vennero creati nello stesso momento, come il sole e la luce. È naturale che l'amore si trovi dove c'è la nobiltà d'animo, come il calore nel fuoco. Il fuoco d'amore si accende nel cuore gentile come la virtù in una pietra preziosa, la quale non riceve il potere direttamente dalla stella, ma prima da sole, il quale la purifica. Soltanto dopo la stella può infondere la virtù, come una donna fa innamorare il cuore dopo che la natura l'ha reso puro e gentile. L'amore sta nel cuore nobile come il fuoco su una torcia, dove può splendere a suo piacimento. Un cuore malvagio, invece, respinge l'amore come l'acqua il fuoco. L'amore sta nel cuore perché è un luogo adatto a lui come il ferro per il diamante. Il sole colpisce costantemente il fango, che perde calore; dis' omo alter: "Gentil per sclatta torno"; lui semblo al fango, al sol gentil valore: ché non dé dar om fé che gentilezza sia fòr di coraggio in degnità d'ere' sed a vertute non ha gentil core, com'aigua porta raggio e'l ciel riten le stelle e lo splendore. Splende 'n la 'ntelligenzïa del cielo Deo criator più che ['n] nostr'occhi 'l sole: ella intende suo fattor oltra 'l cielo, e 'l ciel volgiando, a Lui obedir tole; e con' segue, al primero, del giusto Deo beato compimento, così dar dovria, al vero, la bella donna, poi che ['n] gli occhi splende del suo gentil, talento che mai di lei obedir non si disprende. Donna, Deo mi dirà: "Che presomisti?", sïando l'alma mia a lui davanti. "Lo ciel passasti e 'nfin a Me venisti e desti in vano amor Me per semblanti: ch'a Me conven le laude e a la reina del regname degno, per cui cessa onne fraude". Dir Li porò: "Tenne d'angel sembianza che fosse del Tuo regno; non me fu fallo, s'in lei posi amanza". il sole non perde il suo calore; dice l'uomo superbo: "Sono nobile per stirpe"; io lo paragono al fango, al sole paragono la vera nobiltà: perché non si deve credere che la nobiltà risieda fuori dal cuore nella dignità ereditata col sangue, se non possiede un cuore nobile incline alla virtù, come l'acqua si lascia attraversare dalla luce e il cielo contiene le stelle e la loro luminosità. Dio creatore splende all'intelligenza angelica più che il sole nei nostri occhi: essa conosce il proprio creatore al di sopra del moto celeste e facendo girare il cielo [che è il compito che Dio le assegna] prende a ubbidirgli. E come, istantaneamente, consegue la perfezione dell'alto compito [di far girare il cielo] secondo la volontà del giusto Dio, così la bella donna quando splende agli occhi del suo nobile fedele, dovrebbe infondergli, in verità un desiderio [altrettanto forte] di non staccarsi mai dall'obbedienza a lei. Donna, Dio mi dirà:"Qual è stata la tua presunzione?", quando l'anima mia sarà davanti a lui. “Attraversasti il cielo e giungesti fino a Me e prendesti Me come termine di paragone per un amore vano [in quanto terreno]: soltanto a Me convengono le lodi, e alla Madonna regina del paradiso, grazie alla quale viene meno ogni peccato". Gli potrò rispondere: "[La donna mia] ebbe l'aspetto di un angelo del tuo regno; non commisi peccato, se rivolsi a lei il mio amore". rimane impuro comunque. Guinizzelli paragona l'uomo che afferma di essere nobile per stirpe al fango, mentre la nobiltà d'animo al sole. Ribadisce che la nobiltà non è quella del sangue, ma quella d'animo. Come gli angeli portano obbedienza a Dio, l'uomo deve obbedire alla donna attraverso il suo sguardo. Quindi qui la donna non viene paragonata ad un angelo, bensì a Dio. (Nel Medioevo si pensava che la terra fosse immobile, ma circondata da cieli rotanti, controllati dalle Intelligenze angeliche. Quindi gli le Intelligenze angeliche obbediscono a Dio facendo girare i pianeti, come l'amante obbedisce allo sguardo della donna) L'autore ha paura che Dio non lo accetti in paradiso, poiché ha preferito la donna a Lui. Si giustifica poi dicendo che la donna aveva le sembianze di un angelo venuto dal regno dei cieli, di conseguenza l'autore dice di non aver commesso un peccato.