L'idealismo di Schelling: tra soggettività e natura
L'idealismo di Schelling si colloca tra l'idealismo etico e soggettivo di Fichte e quello assoluto di Hegel. A differenza di Fichte, che vedeva la natura come mera antitesi dell'io, Schelling le conferisce una dignità propria, facendo della natura e dell'arte i principi fondamentali della sua filosofia.
Nel contesto del romanticismo, Schelling coglie la tensione verso l'assoluto che prevale nell'arte, nella letteratura e nella religione. La sua originalità sta nel tentativo di fondere due concezioni dell'assoluto: quello spinoziano (infinita oggettività) e quello fichtiano (infinita soggettività), conferendo pari dignità sia al soggetto che all'oggetto.
La filosofia di Schelling si sviluppa quindi in due direzioni complementari. Da un lato la filosofia della natura, che partendo dalla natura giunge allo spirito, mostrando come nella natura esista uno spirito "dormiente" che deve essere risvegliato. Dall'altro la filosofia trascendentale, che partendo dallo spirito giunge alla natura.
💡 Per Schelling, la natura non si spiega né col meccanicismo kantiano né col finalismo esterno, ma con un "organicismo finalistico immanentistico": la natura è un organismo vivente il cui fine è intrinseco a sé stessa.




